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Testo dell'articoloVigente
Informazione giuridica di carattere generale. Il presente contenuto costituisce informazione giuridica di carattere generale e non sostituisce in alcun modo il parere di un avvocato iscritto all’Albo. La norma riportata è tratta da fonti ufficiali (Normattiva, Gazzetta Ufficiale) e il commento ha finalità divulgativa. Per la valutazione del caso specifico è necessario consultare un professionista abilitato.
Art. 2635-ter c.c. – Pene accessorie
Testo vigente – R.D. 262/1942 (aggiornato da Normattiva)
La condanna per il reato di cui all’articolo 2635, primo comma, importa in ogni caso l’interdizione temporanea dagli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese di cui all’articolo 32-bis del codice penale nei confronti di chi sia già stato condannato per il medesimo reato o per quello di cui all’articolo 2635-bis, secondo comma.
Vedi anche
→Cod. civ. art. 2635-bis - Art. 2635 bis Codice Civile: Istigazione alla corruzione tra priv…→Cod. civ. art. 2636 - Art. 2636 c.c.: Amministratori giudiziari e commissari governati→Cod. proc. civ. art. 1 - Articolo 1 Codice di Procedura Civile - Giurisdizione dei giudici…→Imp. successioni art. 1 - Art. 1 D.Lgs. 346/1990 - Oggetto dell’imposta→Cost. art. 2 - Diritti inviolabili→Art. 2635 c.c.: Omissione dell’iscrizione nel registro delle imp→Art. 2634 c.c.: Rappresentante comune degli obbligazionisti→Articolo 2637 Codice Civile: Aggiotaggio.→Art. 2633 c.c.: Irregolarità dei titoli azionari o obbligazionari→Articolo 2638 Codice Civile: Accettazione di retribuzione non dovuta→Art. 2632 c.c.: Violazione di obblighi incombenti ai sindaci→Art. 2639 c.c.: Omessa consegna o deposito di cose detenute a ca
Informazione giuridica di carattere generale. Il presente contenuto costituisce informazione giuridica di carattere generale e non sostituisce in alcun modo il parere di un avvocato iscritto all'Albo. La norma riportata è tratta da fonti ufficiali (Normattiva, Gazzetta Ufficiale) e il commento ha finalità divulgativa. Per la valutazione del caso specifico è necessario consultare un professionista abilitato.
In sintesi
Indice dei contenuti
Art. 2635-ter c.c. dispone la pena accessoria dell'interdizione dagli uffici direttivi per il reato di corruzione.
Ratio della norma
L'art. 2635-ter c.c. è stato introdotto per irrobustire il sistema sanzionatorio in materia di corruzione tra privati, affiancando alla pena principale una pena accessoria automatica nei casi di recidiva. La logica sottostante è che chi abbia già riportato una condanna per fatti analoghi manifesta una pericolosità qualificata per il corretto funzionamento del mercato e degli assetti organizzativi delle imprese, giustificando una misura che lo allontani temporaneamente dai ruoli apicali.
Analisi del testo
La norma fa riferimento alla condanna per il reato di cui all'art. 2635, primo comma c.c. (corruzione tra privati nella forma attiva e passiva), e subordina l'applicazione dell'interdizione alla circostanza che il soggetto sia già stato condannato per il medesimo reato ovvero per quello di cui all'art. 2635-bis, secondo comma c.c. (istigazione alla corruzione tra privati commessa dal privato). L'espressione 'in ogni caso' esclude qualsiasi margine di discrezionalità del giudice: l'interdizione segue automaticamente dalla condanna in presenza del presupposto della precedente condanna. Il rinvio all'art. 32-bis c.p. definisce il contenuto dell'interdizione, che in linea generale preclude lo svolgimento di funzioni di amministratore, direttore generale, dirigente preposto alla redazione dei documenti contabili societari, sindaco e liquidatore in persone giuridiche e imprese.
Quando si applica
La pena accessoria scatta quando ricorrono congiuntamente due presupposti: (i) una condanna per corruzione tra privati ai sensi dell'art. 2635, primo comma c.c. nel procedimento in corso; (ii) una precedente condanna definitiva per il medesimo reato o per istigazione alla corruzione tra privati di cui all'art. 2635-bis, secondo comma c.c. In assenza di precedenti condanne per questi specifici reati, la pena accessoria prevista dall'art. 2635-ter non trova applicazione automatica, salvo quanto diversamente disposto da altre norme.
Connessioni con altre norme
La disposizione si inserisce nel sistema sanzionatorio degli artt. 2635 e 2635-bis c.c., che disciplinano rispettivamente la corruzione tra privati e l'istigazione alla corruzione tra privati. Il contenuto dell'interdizione è mutuato dall'art. 32-bis c.p., norma generale in materia di interdizione dagli uffici direttivi. Sul piano della responsabilità degli enti, occorre considerare il coordinamento con il d.lgs. 231/2001, nell'ambito del quale la corruzione tra privati rileva come reato presupposto. La norma riflette altresì l'evoluzione derivante dall'attuazione delle direttive europee in materia di lotta alla corruzione nel settore privato.
Casi pratici
Caso 1: Tizio è condannato per corruzione ai sensi dell'art
2635 c.c. primo comma. La sentenza importa ipso iure l'interdizione temporanea dagli uffici direttivi secondo l'art. 2635-ter, quale pena accessoria è automatica se già precedentemente condannato per lo stesso reato.
Caso 2: Caso 2
Caio, amministratore di una società per azioni, subisce condanna per violazione dell'art. 2635-bis. L'art. 2635-ter dispone l'interdizione dagli uffici direttivi di tutte le persone giuridiche per il periodo stabilito dal giudice.
Domande frequenti
Che cos'è l'interdizione dagli uffici direttivi prevista dall'art. 2635-ter c.c.?
È una pena accessoria che, in linea generale, impedisce al condannato di ricoprire ruoli apicali in persone giuridiche e imprese (ad esempio amministratore, direttore generale, sindaco). Il suo contenuto è definito dall'art. 32-bis del codice penale.
L'interdizione si applica sempre in caso di condanna per corruzione tra privati?
No. La pena accessoria dell'art. 2635-ter c.c. si applica soltanto se il condannato risulta già recidivo, ossia ha riportato in precedenza una condanna per corruzione tra privati (art. 2635, primo comma c.c.) o per istigazione alla corruzione tra privati (art. 2635-bis, secondo comma c.c.).
Qual è il presupposto soggettivo richiesto dalla norma?
La norma richiede che il soggetto sia già stato condannato per il medesimo reato di corruzione tra privati oppure per il reato di istigazione alla corruzione tra privati di cui all'art. 2635-bis, secondo comma c.c. Senza questa precedente condanna, la pena accessoria automatica non scatta.
Il giudice può escludere l'applicazione dell'interdizione prevista dall'art. 2635-ter c.c.?
No. La norma utilizza l'espressione 'in ogni caso', che secondo l'orientamento prevalente rende la pena accessoria obbligatoria e non soggetta a discrezionalità del giudice quando ricorrono i presupposti richiesti.
Qual è il collegamento tra l'art. 2635-ter c.c. e il d.lgs. 231/2001?
La corruzione tra privati (art. 2635 c.c.) rientra tra i reati presupposto della responsabilità amministrativa degli enti ai sensi del d.lgs. 231/2001. L'art. 2635-ter riguarda le pene accessorie personali, ma il fatto-reato può al contempo far sorgere la responsabilità dell'ente, con conseguente applicazione delle sanzioni previste dal decreto 231.