Indice
  1. Testo dell'articolo
  2. Commento
  3. Pronunce Corte Costituzionale
  4. Prassi e linee guida
  5. Casi pratici
  6. Domande frequenti
  7. Vedi anche

Testo dell'articoloVigente

Art. 335-bis c.p. – Disposizioni patrimoniali

Testo vigente – R.D. 1398/1930 (aggiornato da Normattiva)

Salvo quanto previsto dall’articolo 322-ter, nel caso di condanna per delitti previsti dal presente capo è comunque ordinata la confisca anche nelle ipotesi previste dall’articolo 240, primo comma .

In sintesi

  • Norma di confisca obbligatoria in seguito a condanna per delitti amministrativi
  • Eccezione ai normali casi di confisca previsti dall'art. 240 CP
  • Applicabile a tutti i delitti del Capo VI (Delitti contro la pubblica amministrazione)
  • Disposizione successivamente modificata da leggi antiriciclaggio
Indice dei contenuti

In caso di condanna per delitti contro la pubblica amministrazione, è ordinata la confisca anche oltre i casi ordinari previsti dalla legge.

Ratio

La confisca è uno strumento fondamentale per sanzionare i benefici della corruzione e della malversazione. L'art. 335-bis istituisce una confisca obbligatoria più ampia del regime ordinario previsto dall'art. 240 CP. La ratio è quella di punire non solo penalmente il colpevole di reati contro la pubblica amministrazione, ma anche di sottrargli i patrimoni che ha acquisito o ha utilizzato nella perpetrazione del reato. Ciò riflette l'evoluzione della lotta alla corruzione e al crimine amministrativo, con meccanismi di deterrenza patrimoniale.

Analisi

La disposizione rinvia all'art. 240 comma 1 CP e prevede che la confisca sia «comunque ordinata» per i delitti del Capo VI. L'art. 240 comma 1 prevede che siano confiscati «gli strumenti del reato e il denaro, beni e utilità, di cui il reo ha disposto per commettere il reato». L'art. 335-bis amplia questo regime ordinario, rendendo la confisca obbligatoria anche in ipotesi che potrebbero non rientrare stricto sensu nella categoria delle «utilità disposte per commettere il reato». La confisca è disposta dal giudice nella sentenza di condanna e si estende al patrimonio del colpevole secondo criteri di proporzionalità.

Quando si applica

Applicabile a condanne per qualsiasi delitto del Capo VI (Delitti contro la pubblica amministrazione): peculato (art. 314), concussione (art. 317), corruzione (artt. 318-320), abuso d'ufficio (art. 323), interruzione di servizi pubblici (art. 331), danneggiamento di beni sequestrati (art. 334), ecc. Una volta pronunciata la sentenza di condanna, il giudice ordina obbligatoriamente la confisca, indipendentemente dalle circostanze del singolo caso. L'art. 322-ter (situazioni straordinarie di corruzione internazionale) costituisce eccezione esplicita.

Connessioni

L'art. 335-bis è strettamente legato all'art. 240 CP (confisca ordinaria) e all'art. 322-ter (che delinea eccezioni). La norma si integra con la disciplina antiriciclaggio (D.Lgs. 231/2007, D.Lgs. 195/2005), che amplia i meccanismi di confisca di patrimoni illeciti. In sede civile, la confisca penale ha effetti sulla disponibilità dei beni e sulla loro destinazione a usi pubblici o di beneficenza. Rimandi anche al Codice di Procedura Penale (artt. 680-702 su confisca e sequestro) e alle leggi di riciclaggio.

Pronunce della Corte Costituzionale

Prassi e linee guida

Ministero della Giustizia

Codici giuridici

Il Ministero della Giustizia mette a disposizione la raccolta ufficiale dei codici giuridici italiani aggiornati, utile per consultare il testo vigente e i collegamenti normativi.

Casi pratici

Caso 1: Tizio, assessore comunale, è condannato per corruzione (art

318 CP): ha ricevuto tangenti da un'impresa per favorire l'assegnazione di un appalto pubblico. Nella sentenza di condanna, il giudice ordina obbligatoriamente la confisca ai sensi dell'art. 335-bis dei beni acquisiti da Tizio (denaro, immobili, veicoli, conti correnti) nel corso degli anni di corruzione, anche se non tutti i singoli beni sono provati come direttamente legati a una tangente specifica.

Caso 2: Caio, maresciallo dei Carabinieri, è condannato per peculato (art

314 CP): ha sottratto fondi pubblici destinati a operazioni di emergenza. Nella sentenza, il giudice applica obbligatoriamente la confisca ex art. 335-bis, disponendo il sequestro di tutti i patrimoni di Caio acquisiti nel periodo della malversazione (case, investimenti finanziari, aziende) in misura proporzionale al danno all'erario e ai guadagni illeciti.

Domande frequenti

La confisca è automatica una volta condannato?

La confisca ai sensi dell'art. 335-bis è obbligatoria per condanne per delitti contro la pubblica amministrazione. Il giudice non ha discrezionalità: ordina sempre la confisca nella sentenza di condanna.

Quali sono i beni confiscabili?

Denaro, immobili, veicoli, conto corrente, gioielli, aziende, e ogni patrimonio acquisito, direttamente o indirettamente, come risultato del reato amministrativo.

La confisca colpisce anche i beni del mio coniuge o dei miei figli?

No, ordinariamente no. La confisca colpisce il patrimonio personale del condannato. Se altri familiari possono provare che i beni sono legittimamente loro, restano preservati.

Posso ottenere la restituzione dei beni confiscati dopo la condanna?

La confisca è una pena definitiva una volta pronunciata la sentenza. Solo tramite ricorso in Cassazione o in Corte Costituzionale potresti contestare la legittimità, ma il ripristino è estremamente raro.

Se sono assolto dal reato, cosa succede ai miei beni sequestrati?

Se sei assolto, il sequestro preventivo è revocato e i tuoi beni ti sono restituiti integralmente. La confisca si applica solo se condannato.

Ultimo aggiornamento redazionale: 8 maggio 2026
Fonti consultate: 2 fontei verificate
Vedi anche
A cura di
Andrea Marton — Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale
Fondatore e responsabile editoriale di Legge in Chiaro, portale di divulgazione giuridica e fiscale gratuita su 101 testi e codici italiani. È un progetto individuale: la selezione delle fonti, la stesura dei commenti e la revisione sono curate direttamente dall’autore. I contenuti hanno scopo informativo e divulgativo e non costituiscono consulenza professionale. Profilo completo →
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