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  1. Testo dell'articolo
  2. Commento
  3. Domande frequenti
  4. Vedi anche

Testo dell'articoloVigente

Informazione giuridica di carattere generale. Il presente contenuto costituisce informazione giuridica di carattere generale e non sostituisce in alcun modo il parere di un avvocato iscritto all’Albo. La norma riportata è tratta da fonti ufficiali (Normattiva, Gazzetta Ufficiale) e il commento ha finalità divulgativa. Per la valutazione del caso specifico è necessario consultare un professionista abilitato.

Art. 2936 c.c. Inderogabilità delle norme sulla prescrizione

In vigore dal 19/04/1942

È nullo ogni patto diretto a modificare la disciplina legale della prescrizione.

In sintesi

  • È nullo qualsiasi patto volto a modificare la disciplina legale della prescrizione.
  • Le parti non possono né abbreviare né allungare i termini di prescrizione previsti dalla legge.
  • Non possono nemmeno rinunciare preventivamente alla prescrizione prima che questa sia maturata.
  • La nullità del patto è assoluta: può essere rilevata da chiunque e in qualsiasi momento del processo.
  • Dopo il maturare della prescrizione, però, il debitore può validamente rinunciarvi (art. 2937 c.c.).
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Il carattere imperativo delle norme sulla prescrizione

L'articolo 2936 del Codice Civile afferma il carattere imperativo della disciplina legale della prescrizione, sancendo la nullità di qualsiasi patto diretto a modificarla. Questa norma esprime un principio fondamentale: la prescrizione è un istituto di ordine pubblico, posto a tutela non solo dell'interesse individuale del debitore ma dell'interesse generale alla certezza giuridica e alla stabilità dei rapporti economici.

Il divieto ha una portata ampia: comprende i patti che abbreviano i termini legali (accelerazione della prescrizione), quelli che li allungano (proroga convenzionale) e, soprattutto, quelli che stabiliscono la rinuncia anticipata alla prescrizione. Se le parti potessero liberamente derogare ai termini legali, il creditore più forte potrebbe imporre al debitore più debole la rinuncia alla prescrizione o l'allungamento del termine, privandolo di una tutela che la legge ritiene essenziale.

Nullità assoluta del patto

La nullità prevista dall'art. 2936 c.c. è una nullità assoluta ex art. 1418 c.c., rilevabile d'ufficio dal giudice e da chiunque vi abbia interesse, senza limiti di tempo. Il patto contrario alla disciplina legale della prescrizione non produce alcun effetto: non abbrevia né allunga il termine, non può essere confermato o sanato.

Questa nullità può trovare applicazione in vari contesti contrattuali: clausole nei contratti standard che tentano di stabilire termini di prescrizione diversi da quelli legali per le azioni di garanzia, rinunce preventive a diritti soggetti a prescrizione breve, patti parasociali che escludono la prescrizione per certi tipi di crediti. In tutti questi casi, la clausola è nulla e si sostituisce automaticamente con la disciplina legale.

Distinzione dalla rinuncia alla prescrizione già maturata

L'art. 2936 c.c. va letto in coordinamento con l'art. 2937 c.c., che disciplina la rinuncia alla prescrizione. La regola generale dell'art. 2936 c.c. vieta le rinunce preventive (prima che il termine di prescrizione sia decorso), ma l'art. 2937 c.c. ammette espressamente che dopo il decorso del termine il debitore possa rinunciarvi. La rinuncia alla prescrizione già maturata è un atto libero del debitore, che sceglie di non avvalersi della difesa che la legge gli offre.

Questa distinzione temporale è fondamentale: prima del decorso del termine, qualsiasi accordo che modifichi la prescrizione è nullo; dopo il decorso, il debitore può validamente rinunciare alla prescrizione e quindi obbligarsi a pagare comunque il debito ormai prescritto.

Clausole di decadenza convenzionale

Va notato che la nullità dell'art. 2936 c.c. riguarda specificamente la prescrizione e non si estende automaticamente ai termini di decadenza convenzionale. L'art. 2965 c.c. consente alle parti di stabilire termini di decadenza convenzionale, purché non rendano eccessivamente difficile l'esercizio del diritto. Le clausole di decadenza convenzionale sono quindi ammesse entro certi limiti, e non devono essere confuse con i patti modificativi della prescrizione vietati dall'art. 2936 c.c.

Domande frequenti

Le parti possono accordarsi per prolungare la prescrizione?

No. Qualsiasi patto diretto a modificare i termini legali di prescrizione è nullo per legge (art. 2936 c.c.). Non si può né abbreviare né allungare il termine di prescrizione per accordo delle parti.

Si può rinunciare alla prescrizione prima che maturi?

No. La rinuncia preventiva alla prescrizione è nulla. Si può invece rinunciare alla prescrizione già maturata (art. 2937 c.c.): il debitore che ha già maturato il diritto di eccepire la prescrizione può validamente rinunciarvi.

Un contratto che fissa una prescrizione di 5 anni invece di 10 è valido?

No. La clausola che abbrevia il termine legale di prescrizione è nulla per contrasto con l'art. 2936 c.c. Si applica il termine legale, a prescindere da quanto scritto nel contratto.

La nullità del patto contrario alla prescrizione deve essere eccepita o è rilevabile d'ufficio?

È una nullità assoluta, rilevabile d'ufficio dal giudice e da chiunque vi abbia interesse in qualsiasi momento del processo. Non ha bisogno di essere eccepita da una parte specifica.

La stessa regola vale per i termini di decadenza?

No. I termini di decadenza convenzionale sono ammessi dall'art. 2965 c.c., purché non rendano eccessivamente difficile l'esercizio del diritto. I termini di decadenza convenzionale e i termini di prescrizione seguono regimi distinti.

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A cura di
Andrea Marton — Dottore in Economia e Finanza, praticante commercialista
Fondatore e responsabile editoriale di Legge in Chiaro, portale di divulgazione giuridica e fiscale gratuita su 101 testi e codici italiani. I contenuti sono curati e rivisti da un team di laureati in economia; hanno scopo informativo e divulgativo e non costituiscono consulenza professionale. Profilo completo →
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