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Informazione giuridica di carattere generale. Il presente contenuto costituisce informazione giuridica di carattere generale e non sostituisce in alcun modo il parere di un avvocato iscritto all’Albo. La norma riportata è tratta da fonti ufficiali (Normattiva, Gazzetta Ufficiale) e il commento ha finalità divulgativa. Per la valutazione del caso specifico è necessario consultare un professionista abilitato.

Con la sentenza n. 110/2023 la Corte costituzionale ha dichiarato illegittime quattro disposizioni della legge di stabilità 2022 della Regione Molise, censurate dal Governo per violazione del riparto di competenze tra Stato e Regioni e delle regole sulla finanza pubblica.

Di cosa si tratta

Le leggi di stabilità regionali contengono molte disposizioni eterogenee: stanziamenti, riorganizzazioni di enti, misure su personale e servizi. La legge di stabilità 2022 della Regione Molise conteneva, tra le altre, norme sullo scioglimento di una società partecipata dalla Regione e disposizioni che, secondo il Governo, invadevano ambiti riservati allo Stato o non rispettavano i vincoli di finanza pubblica. Il Presidente del Consiglio dei ministri ha quindi impugnato più articoli, lamentando il superamento dei limiti della competenza regionale. La vicenda è un esempio tipico del contenzioso tra Stato e Regioni sulle leggi finanziarie regionali, in cui la Corte costituzionale verifica che, anche nell’esercizio dell’autonomia di spesa, la Regione resti entro i confini segnati dalla Costituzione in materia di competenze legislative e di coordinamento della finanza pubblica.

La questione di legittimità costituzionale

Il Presidente del Consiglio dei ministri ha impugnato gli artt. 4; 7, commi da 5 a 14 e 18; e 11 della legge della Regione Molise n. 8 del 2022 (legge di stabilità regionale 2022), in riferimento a più parametri costituzionali, in particolare all’art. 117 della Costituzione sul riparto di competenze tra Stato e Regioni, per contrasto con i limiti posti alla potestà legislativa regionale.

La decisione della Corte

La Corte ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 4, dell’art. 7, commi da 5 a 14, dell’art. 7, comma 18, e dell’art. 11 della legge regionale. Le disposizioni colpite eccedevano i limiti della competenza regionale o contrastavano con i vincoli costituzionali in materia di finanza pubblica e di riparto delle competenze.

Il principio

Anche nelle leggi di stabilità la Regione deve rispettare il riparto di competenze tra Stato e Regioni e i vincoli costituzionali sulla finanza pubblica: le disposizioni che eccedono tali limiti sono illegittime, a prescindere dalla loro collocazione in una legge finanziaria.

Domande e risposte

Perché il Governo impugna le leggi di stabilità regionali?

Perché in quelle leggi confluiscono numerose norme e talvolta alcune invadono materie statali o violano i vincoli di finanza pubblica. Il Governo le impugna per ripristinare il corretto riparto di competenze.

Cosa accade alle norme dichiarate illegittime?

Cessano di avere efficacia e non possono più essere applicate. La Regione, se intende perseguire gli stessi obiettivi, deve farlo con disposizioni rispettose dei limiti costituzionali.

La Regione perde autonomia con queste pronunce?

No: l’autonomia regionale resta, ma va esercitata nei confini fissati dalla Costituzione. La Corte non nega l’autonomia, ne ribadisce i limiti.

Norme collegate

Leggi la decisione integrale
Testo ufficiale della Corte Costituzionale (PDF) e testo integrale con note.

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Vedi anche

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A cura di
Andrea Marton — Dottore in Economia e Finanza, praticante commercialista
Fondatore e responsabile editoriale di Legge in Chiaro, portale di divulgazione giuridica e fiscale gratuita su 101 testi e codici italiani. I contenuti sono curati e rivisti da un team di laureati in economia; hanno scopo informativo e divulgativo e non costituiscono consulenza professionale. Profilo completo →
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