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Informazione giuridica di carattere generale. Il presente contenuto costituisce informazione giuridica di carattere generale e non sostituisce in alcun modo il parere di un avvocato iscritto all’Albo. La norma riportata è tratta da fonti ufficiali (Normattiva, Gazzetta Ufficiale) e il commento ha finalità divulgativa. Per la valutazione del caso specifico è necessario consultare un professionista abilitato.

Con la sentenza n. 152/2025 la Corte costituzionale ha respinto il ricorso della Regione Campania contro la legge di bilancio 2025, confermando la legittimità del contributo aggiuntivo richiesto alle Regioni a statuto ordinario per il risanamento dei conti pubblici.

Di cosa si tratta

La legge di bilancio 2025 ha chiesto alle Regioni a statuto ordinario un contributo aggiuntivo alla finanza pubblica, qualificato come principio fondamentale di coordinamento della finanza pubblica: centinaia di milioni di euro l’anno, dal 2025 al 2029, da reperire comprimendo la spesa corrente, con l’esclusione della sanità e delle spese sociali. Il riparto tra le Regioni avviene per accordo o, in mancanza, con provvedimento statale proporzionato alla spesa corrente. La Regione Campania ha impugnato diverse disposizioni, ritenendo lesa la propria autonomia finanziaria e violati i principi di eguaglianza, equilibrio di bilancio, buon andamento e leale collaborazione. In gioco c’erano i limiti entro cui lo Stato può imporre alle Regioni sacrifici di bilancio in nome del coordinamento della finanza pubblica e dei vincoli europei.

La questione di legittimità costituzionale

La Regione Campania ha impugnato l’art. 1, commi 784, 786, 789, 790, 792, 793, 796 e 797, lettere a) e d), della legge n. 207 del 2024, in riferimento agli artt. 3, 53, 81, 97, 117, 119 e 120 della Costituzione, lamentando in particolare la lesione della propria autonomia finanziaria e dei principi di coordinamento e leale collaborazione.

La decisione della Corte

La Corte ha dichiarato inammissibili le questioni sollevate in riferimento all’art. 53 Cost. su alcuni commi, e non fondate tutte le altre questioni (artt. 3, 81, 97, 117, 119 e 120 Cost.). Il contributo richiesto alle Regioni rientra nei poteri statali di coordinamento della finanza pubblica, è giustificato dagli obiettivi di risanamento e dai vincoli europei e non compromette in modo illegittimo l’autonomia finanziaria regionale.

Il principio

Lo Stato può imporre alle Regioni a statuto ordinario contributi aggiuntivi al risanamento della finanza pubblica, quali principi di coordinamento, purché ragionevoli e temporanei: ciò non lede di per sé l’autonomia finanziaria regionale né i principi di equilibrio di bilancio e leale collaborazione.

Domande e risposte

Le Regioni devono davvero versare questo contributo?

Sì. La Corte ha confermato la legittimità del contributo aggiuntivo richiesto alle Regioni a statuto ordinario dalla legge di bilancio 2025.

La sanità è stata toccata?

No. Il contributo va reperito comprimendo la spesa corrente, ma con esclusione dell’intero perimetro sanitario e delle spese per i diritti e le politiche sociali.

Perché lo Stato può imporre questi sacrifici?

In virtù del coordinamento della finanza pubblica e del rispetto dei vincoli europei, che la Corte considera obiettivi legittimi se perseguiti in modo ragionevole.

Norme collegate

Leggi la decisione integrale
Testo ufficiale della Corte Costituzionale (PDF) e testo integrale con note.

📄 PDF ufficiale →Testo integrale con note (Consulta OnLine)

Vedi anche

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A cura di
Andrea Marton — Dottore in Economia e Finanza, praticante commercialista
Fondatore e responsabile editoriale di Legge in Chiaro, portale di divulgazione giuridica e fiscale gratuita su 101 testi e codici italiani. I contenuti sono curati e rivisti da un team di laureati in economia; hanno scopo informativo e divulgativo e non costituiscono consulenza professionale. Profilo completo →
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