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Con la sentenza n. 13/2026 la Corte costituzionale ha dichiarato inammissibili le questioni con cui la Regione siciliana contestava la disciplina statale sui regimi amministrativi per la produzione di energia da fonti rinnovabili.

Di cosa si tratta

La transizione energetica passa dalla semplificazione delle procedure per costruire impianti che producono energia da fonti rinnovabili (eolico, fotovoltaico e simili). Lo Stato, con il decreto legislativo n. 190 del 2024, ha riordinato i regimi amministrativi (autorizzazioni, procedure semplificate, attività libera) per questi impianti, individuando in un allegato quali tipologie rientrino in ciascun regime. La Regione siciliana ha impugnato alcune di queste norme davanti alla Corte costituzionale, ritenendo che lo Stato avesse invaso le competenze che lo Statuto speciale e la Costituzione riconoscono alla Regione, e che la disciplina violasse i principi di sussidiarietà, ragionevolezza e leale collaborazione tra Stato e Regioni. In gioco c’era il riparto di competenze tra centro e autonomie in un settore strategico, dove l’esigenza di standard uniformi per accelerare gli investimenti si confronta con le prerogative delle Regioni, in particolare di quelle a statuto speciale.

La questione di legittimità costituzionale

Erano impugnati l’art. 9, commi 1, 2 e 13, e il relativo Allegato C del decreto legislativo 25 novembre 2024, n. 190, sui regimi amministrativi per la produzione di energia da fonti rinnovabili. A promuovere il giudizio, in via principale, è stata la Regione siciliana, in riferimento all’art. 14 dello Statuto speciale (legge cost. n. 2 del 1948) e agli artt. 117, terzo comma, 118, quarto comma (sussidiarietà), 3 e 120, secondo comma (ragionevolezza e leale collaborazione), della Costituzione. È intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri.

La decisione della Corte

La Corte ha dichiarato inammissibili tutte le questioni. Si tratta di un esito processuale: la Corte non ha valutato nel merito se la disciplina statale invada o meno le competenze regionali, perché le censure, per come prospettate dalla Regione, non potevano essere esaminate. Le norme statali sui regimi amministrativi per le fonti rinnovabili restano dunque in vigore.

Il principio

Quando le censure di una Regione contro una legge statale sono formulate in modo da non consentire l’esame nel merito, la Corte le dichiara inammissibili: non si pronuncia sul riparto di competenze e la disciplina impugnata continua ad applicarsi.

Domande e risposte

La Corte ha dato torto alla Regione siciliana?

Non nel merito. Ha dichiarato le questioni inammissibili per ragioni processuali, senza stabilire se lo Stato abbia invaso le competenze regionali.

Cosa cambia per gli impianti di energia rinnovabile in Sicilia?

Nulla: la disciplina statale del d.lgs. n. 190 del 2024 sui regimi amministrativi resta applicabile, non essendo stata toccata dalla decisione.

La Regione potrà tornare a contestare la norma?

L’inammissibilità è legata al modo in cui la questione era stata posta in questo giudizio; in linea generale eventuali profili potranno essere fatti valere, con i dovuti presupposti, in altre sedi.

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Andrea Marton — Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale
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