Autore: Andrea Marton

  • Corte cost. n. 429/2007 – Manifesta inammissibilità proroga termini ICI 2000-2003

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    La Corte dichiara manifestamente inammissibili le quattro questioni identiche sollevate dalla Commissione tributaria provinciale di Ascoli Piceno sull’art. 1-quater del d.l. n. 314/2004, che proroga i termini per la liquidazione ICI. Il giudice rimettente non aveva verificato se la norma fosse ancora applicabile dopo ulteriori proroghe legislative.

    Di cosa si tratta

    Il decreto-legge n. 314/2004 (convertito dalla legge n. 26/2005) aveva prorogato fino al 31 dicembre 2005 i termini per la notifica delle liquidazioni ICI per le annualità 2000-2003 scadute il 31 dicembre 2004. La Commissione tributaria di Ascoli Piceno, investita di ricorsi contro avvisi di liquidazione di un comune, dubitava che tale proroga fosse legittima alla luce dell’art. 77 Cost. (decreti-legge senza reali presupposti).

    La questione di legittimità costituzionale

    Norma impugnata: art. 1-quater, d.l. 30 dicembre 2004, n. 314, conv. dalla legge 1 marzo 2005, n. 26. Parametro: art. 77 della Costituzione. Rimettente: Commissione tributaria provinciale di Ascoli Piceno (quattro ordinanze del 6 novembre 2006, r.o. nn. 446-449/2007).

    La decisione della Corte

    Manifesta inammissibilità: il giudice rimettente non aveva accertato se la norma impugnata fosse effettivamente quella da applicare nel giudizio, tenuto conto di successive disposizioni legislative che avevano ulteriormente prorogato i termini.

    Il principio

    Prima di sollevare la questione di legittimità, il giudice deve verificare con attenzione quale norma è concretamente applicabile al caso. Se successive proroghe hanno sostituito o integrato la disposizione originaria, la questione sulla norma precedente può risultare irrilevante.

    Domande e risposte

    Cos’è l’ICI e come funzionavano i termini di liquidazione?

    L’Imposta Comunale sugli Immobili era un tributo locale sugli immobili. I comuni potevano notificare le liquidazioni entro termini stabiliti; il legislatore li ha più volte prorogati per evitare la decadenza.

    Perché la reiterazione delle proroghe è rilevante per l’art. 77 Cost.?

    L’art. 77 consente decreti-legge solo in caso di straordinaria necessità e urgenza; la reiterazione sistematica suggerisce che il presupposto sia artificioso, non urgente.

    Le questioni erano identiche per tutte e quattro le ordinanze?

    Sì: la Commissione aveva sollevato quattro questioni di contenuto identico in altrettanti giudizi pendenti, tanto che la Corte le ha trattate congiuntamente.

    Norme collegate

  • Corte cost. n. 428/2007 – Rinuncia ricorso legge regionale Abruzzo bilancio 2006

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    Il Presidente del Consiglio dei ministri rinuncia al ricorso contro la legge regionale abruzzese n. 29/2006 (integrativa della Finanziaria regionale 2006). La Regione Abruzzo accetta. Il processo è dichiarato estinto.

    Di cosa si tratta

    La legge regionale abruzzese n. 29/2006 apportava modifiche alle leggi finanziarie regionali 2006, tra cui disposizioni su un Comitato per il sostegno ai familiari di vittime delle Forze armate (art. 21, comma 2), nonché gli artt. 38 e 44. Il Governo aveva impugnato queste norme lamentando violazioni degli artt. 3, 97, 117, primo e secondo comma, lettera g), Cost. e degli artt. 87-88 del Trattato CE.

    La questione di legittimità costituzionale

    Norme impugnate: artt. 21, comma 2, 38 e 44, legge Regione Abruzzo 25 agosto 2006, n. 29. Ricorrente: Presidente del Consiglio dei ministri (r.ric. n. 109/2006). Parametri: artt. 3, 97, 117 Cost.; artt. 87-88 Trattato CE.

    La decisione della Corte

    La Corte dichiara estinto il processo per rinuncia del ricorrente ritualmente accettata dalla Regione Abruzzo.

    Il principio

    L’estinzione del processo non comporta alcun giudizio di legittimità: le disposizioni regionali impugnate rimangono in vigore senza che la Corte si sia pronunciata sulla loro compatibilità costituzionale.

    Domande e risposte

    Cosa prevede l’art. 117, secondo comma, lettera g), Cost.?

    Riserva allo Stato la legislazione esclusiva sull’ordinamento e l’organizzazione dello Stato e degli enti pubblici nazionali, incluse le Forze armate.

    Il rinvio agli artt. 87-88 del Trattato CE era pertinente?

    Quegli articoli riguardano gli aiuti di Stato incompatibili con il mercato comune: il Governo riteneva che alcune misure abruzzesi potessero configurare aiuti illegittimi, ma il ricorso è stato ritirato prima della decisione.

    Come si rapporta questa ordinanza alla legislazione concorrente regionale?

    La questione era aperta: il ricorso avrebbe potuto chiarire i limiti regionali in materia di sostegno alle vittime delle Forze armate. L’estinzione lascia tale questione senza risposta.

    Norme collegate

  • Corte cost. n. 443/2007 – Liberalizzazione tariffe professionali e competenza regionale

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    La Corte ha dichiarato inammissibili le questioni sollevate da Regione Veneto e Regione Siciliana sull’art. 2 del d.l. n. 223/2006 (decreto Bersani) che liberalizzava le tariffe professionali, per carenza di legittimazione delle Regioni a impugnarla.

    Di cosa si tratta

    Il decreto-legge n. 223/2006, convertito dalla legge n. 248/2006 (c.d. decreto Bersani), aveva abrogato le tariffe professionali minime fisse e i divieti di pubblicità per le professioni liberali. Le Regioni Veneto e Siciliana avevano impugnato l’art. 2 ritenendo lesa la propria competenza legislativa in materia di professioni (art. 117, terzo comma, Cost.).

    La questione di legittimità costituzionale

    Art. 2 del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223, convertito dalla legge 4 agosto 2006, n. 248, in riferimento all’art. 117, terzo comma, della Costituzione. Ricorrenti: Regione Veneto e Regione Siciliana.

    La decisione della Corte

    La Corte ha dichiarato inammissibili le questioni: le Regioni non avevano dimostrato che l’art. 2 ledesse specifiche attribuzioni regionali, dato che la liberalizzazione delle tariffe professionali attiene alla concorrenza, materia di competenza esclusiva statale ai sensi dell’art. 117, secondo comma, lett. e), Cost.

    Il principio

    La disciplina delle tariffe professionali rientra nella tutela della concorrenza, materia di competenza legislativa esclusiva dello Stato: le Regioni non possono impugnarla in via principale lamentando la lesione della propria competenza concorrente in materia di professioni quando la misura statale persegue obiettivi di tutela della concorrenza.

    Domande e risposte

    Cosa ha fatto il decreto Bersani sulle professioni?

    L’art. 2 del d.l. n. 223/2006 ha abrogato le tariffe professionali obbligatorie minime, i divieti di pubblicità e i divieti di fornire servizi professionali interdisciplinari, con l’obiettivo di liberalizzare il mercato delle professioni.

    Perché le Regioni potevano impugnare una legge statale?

    Il ricorso regionale in via principale è ammesso quando lo Stato invade competenze costituzionalmente attribuite alle Regioni: le Regioni sostenevano che la materia «professioni» è di competenza concorrente ex art. 117, terzo comma, Cost.

    Cosa è la tutela della concorrenza?

    La tutela della concorrenza è una materia di competenza esclusiva statale (art. 117, secondo comma, lett. e, Cost.) che comprende le misure volte a garantire il mercato concorrenziale, inclusa l’eliminazione delle tariffe minime obbligatorie.

    Norme collegate

  • Corte cost. n. 442/2007 – Fondazione Aquileia Friuli Venezia Giulia processo estinto

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    La Corte ha dichiarato estinto il processo sul ricorso statale avverso la legge regionale Friuli-Venezia Giulia n. 18/2006 che istituiva la Fondazione per la valorizzazione di Aquileia, a seguito della rinuncia al ricorso.

    Di cosa si tratta

    Il Presidente del Consiglio dei ministri aveva impugnato artt. 1, 2, 3 (lett. a) e 4 della legge regionale del Friuli-Venezia Giulia 25 agosto 2006, n. 18, che istituiva la fondazione per la valorizzazione archeologica, monumentale e urbana di Aquileia e prevedeva finanziamenti per il turismo.

    La questione di legittimità costituzionale

    Artt. 1, 2, 3 (lett. a) e 4 della legge della Regione Friuli-Venezia Giulia 25 agosto 2006, n. 18 (Istituzione della fondazione per la valorizzazione archeologica, monumentale e urbana di Aquileia), promosso con ricorso statale. Registro ricorsi n. 108/2006.

    La decisione della Corte

    La Corte ha dichiarato estinto il processo per rinuncia del Presidente del Consiglio dei ministri al ricorso, accettata dalla Regione Friuli-Venezia Giulia, ai sensi dell’art. 23 delle Norme integrative.

    Il principio

    Il processo costituzionale in via principale si estingue con la rinuncia al ricorso accettata dalla controparte, senza pronuncia nel merito sulla legittimità delle norme impugnate.

    Domande e risposte

    Qual è il valore storico di Aquileia?

    Aquileia è un sito UNESCO di straordinaria importanza: fu colonia romana fondata nel 181 a.C. e divenne una delle principali città dell’Impero. Le sue vestigia rappresentano uno dei maggiori patrimoni archeologici italiani.

    Perché lo Stato aveva impugnato la legge?

    Il ricorso statale verosimilmente contestava la competenza della Regione a istituire una fondazione e a stanziare fondi per la valorizzazione di un sito che, anche per la sua rilevanza internazionale, coinvolge interessi statali.

    Cosa è una fondazione di valorizzazione culturale?

    Una fondazione di valorizzazione culturale è un ente privato istituito per la promozione e la tutela di beni culturali e ambientali; può essere promossa da enti pubblici come Regioni o Comuni.

  • Corte cost. n. 441/2007 – Demanio idrico regionale Umbria processo estinto

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    La Corte ha dichiarato estinto il processo sul ricorso statale avverso l’art. 4 della legge regionale Umbria n. 33/2004 in materia di demanio idrico, a seguito della rinuncia al ricorso da parte del Presidente del Consiglio dei ministri.

    Di cosa si tratta

    Il Presidente del Consiglio dei ministri aveva impugnato l’art. 4 della legge regionale dell’Umbria 23 dicembre 2004, n. 33, relativa al demanio idrico, all’occupazione di suolo demaniale e al demanio lacuale, ritenendo che la norma invadesse competenze legislative statali in materia di acque pubbliche.

    La questione di legittimità costituzionale

    Art. 4 della legge della Regione Umbria 23 dicembre 2004, n. 33 (Disposizioni in materia di demanio idrico, di occupazione di suolo demaniale e di demanio lacuale), promosso con ricorso statale. Registro ricorsi n. 34/2005.

    La decisione della Corte

    La Corte ha dichiarato estinto il processo a seguito della rinuncia al ricorso del Presidente del Consiglio dei ministri, accettata dalla Regione Umbria, ai sensi dell’art. 23 delle Norme integrative per i giudizi davanti alla Corte Costituzionale.

    Il principio

    Il processo costituzionale in via principale si estingue quando il ricorrente rinuncia al ricorso e la controparte accetta la rinuncia: in tal caso la Corte dichiara l’estinzione del giudizio senza pronunciarsi nel merito.

    Domande e risposte

    Cosa è il demanio idrico?

    Il demanio idrico comprende i beni appartenenti allo Stato o agli enti pubblici destinati all’uso pubblico come fiumi, laghi, canali e acque pubbliche in generale; la sua disciplina coinvolge sia lo Stato che le Regioni.

    Perché lo Stato aveva impugnato la legge regionale?

    Lo Stato può impugnare le leggi regionali davanti alla Corte Costituzionale quando ritiene che violino la ripartizione costituzionale delle competenze legislative tra Stato e Regioni.

    Cosa succede quando un ricorso costituzionale si estingue?

    L’estinzione del processo non risolve la questione nel merito: la norma regionale rimane in vigore, ma potrebbe essere nuovamente impugnata o rimessa alla Corte in via incidentale da un giudice.

  • Corte cost. n. 427/2007 – Rinuncia ricorso personale regionale Friuli-Venezia Giulia

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    Il Presidente del Consiglio dei ministri rinuncia al ricorso contro la legge regionale del Friuli-Venezia Giulia n. 12/2006 (assestamento di bilancio) che consentiva l’inquadramento stabile di personale assunto a tempo determinato nel ruolo unico regionale. La Regione accetta; la Corte dichiara estinto il processo.

    Di cosa si tratta

    La legge regionale friulana n. 12/2006 prevedeva, tra l’altro, che personale a tempo determinato assunto ai sensi di leggi regionali precedenti potesse essere inquadrato nel ruolo unico regionale, nella categoria di appartenenza. Il Governo aveva impugnato queste norme per contrasto con gli artt. 3, 97 e 51 della Costituzione (principio di concorsualità nell’accesso agli impieghi pubblici). Le parti hanno poi raggiunto un accordo e il Governo ha rinunciato.

    La questione di legittimità costituzionale

    Norme impugnate: art. 7, commi 15-16 e commi 17-20, legge Regione Friuli-Venezia Giulia 21 luglio 2006, n. 12. Parametri: artt. 3, 97 e 51 della Costituzione. Ricorrente: Presidente del Consiglio dei ministri (r.ric. n. 102/2006).

    La decisione della Corte

    La Corte dichiara estinto il processo per rinuncia ritualmente accettata.

    Il principio

    L’estinzione per rinuncia accettata non implica un giudizio di conformità costituzionale: le norme rimangono in vigore, ma non ricevono né un’approvazione né una bocciatura da parte della Corte.

    Domande e risposte

    Le assunzioni di personale regionale a tempo determinato possono sfociare in inquadramento stabile?

    Solo con discipline normative specifiche che rispettino le garanzie costituzionali (art. 97 Cost.): la giurisprudenza della Corte richiede di norma l’indizione di concorso o percorsi selettivi equivalenti.

    Cosa implica il ritiro del ricorso da parte del Governo?

    Le norme regionali rimangono applicabili, ma la questione di costituzionalità può essere risollevata in futuro in via incidentale da un giudice.

    L’art. 51 Cost. tutela il diritto di accedere agli uffici pubblici in condizioni di uguaglianza?

    Sì: garantisce l’accesso ai pubblici impieghi in condizioni di uguaglianza, esigendo che le procedure siano selettive e aperte.

    Norme collegate

  • Corte cost. n. 440/2007 – Competenza magistratura di sorveglianza e restituzione atti

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    La Corte ha ordinato la restituzione degli atti ai magistrati di sorveglianza di Macerata e Ancona, dopo che la sentenza n. 266/2009 aveva ridisegnato i confini della competenza del magistrato di sorveglianza ex art. 69, comma 6, dell’ordinamento penitenziario.

    Di cosa si tratta

    I magistrati di sorveglianza di Macerata e Ancona avevano sollevato questione di legittimità costituzionale dell’art. 69, comma 6, della legge n. 354/1975 (ordinamento penitenziario), nella parte in cui attribuiva al magistrato di sorveglianza la competenza a decidere reclami in materia di trattamento penitenziario senza prevedere garanzie procedurali adeguate.

    La questione di legittimità costituzionale

    Art. 69, comma 6, della legge 26 luglio 1975, n. 354 (ordinamento penitenziario), in riferimento agli artt. 3, 24 (primo e secondo comma) e 111 della Costituzione. Rimettenti: Magistrato di sorveglianza di Macerata e di Ancona.

    La decisione della Corte

    La Corte ha ordinato la restituzione degli atti ai giudici rimettenti per una nuova valutazione, in quanto nelle more del giudizio costituzionale era sopravvenuta una pronuncia che aveva inciso sul quadro normativo di riferimento relativo alle garanzie procedurali nel procedimento di sorveglianza.

    Il principio

    Quando un intervento normativo o giurisprudenziale sopravvenuto modifica il contesto della questione sollevata, la Corte restituisce gli atti ai giudici rimettenti affinché rivalutino la rilevanza della questione alla luce del mutato quadro di riferimento.

    Domande e risposte

    Chi è il magistrato di sorveglianza?

    Il magistrato di sorveglianza è un giudice specializzato che vigila sull’esecuzione delle pene detentive, sui diritti dei detenuti e sulla concessione di misure alternative alla detenzione.

    Cosa disciplina l’art. 69 ord. pen.?

    L’art. 69 dell’ordinamento penitenziario (l. n. 354/1975) attribuisce al magistrato di sorveglianza, tra l’altro, la competenza a decidere sui reclami dei detenuti relativi al trattamento penitenziario e alle condizioni di detenzione.

    Quando la Corte restituisce gli atti?

    La Corte restituisce gli atti al giudice rimettente quando, dopo l’ordinanza di rimessione, interviene una modifica normativa o una propria pronuncia che incide sulla norma impugnata, rendendo necessaria una nuova valutazione.

    Norme collegate

  • Corte cost. n. 426/2007 – Manifesta inammissibilità sospensione credito d’imposta zone svantaggiate

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    La Corte dichiara manifestamente inammissibile la questione sollevata dalla Commissione tributaria regionale della Campania sulle leggi che avevano sospeso l’utilizzo del credito d’imposta per le zone svantaggiate: il petitum era formulato in modo generico, riferendosi a intere leggi anziché a disposizioni specifiche.

    Di cosa si tratta

    Le leggi n. 253/2002 e n. 289/2002 avevano sospeso temporaneamente la possibilità di compensare il credito d’imposta previsto dall’art. 8 della legge n. 388/2000 (Finanziaria 2001) per investimenti nelle zone svantaggiate del Mezzogiorno. Una contribuente campana aveva utilizzato il credito in un periodo di sospensione; l’Agenzia delle Entrate aveva emesso avviso di recupero.

    La questione di legittimità costituzionale

    Norme impugnate: art. 1, d.l. 12 novembre 2002, n. 253; art. 62, comma 1, legge 27 dicembre 2002, n. 289. Parametri: artt. 3 e 25, secondo comma, della Costituzione. Rimettente: Commissione tributaria regionale della Campania (ordinanza del 18 ottobre 2006, r.o. n. 361/2007).

    La decisione della Corte

    Manifesta inammissibilità: l’ordinanza di rimessione descriveva il petitum in modo generico, riferendosi alle «leggi di sospensione» senza individuare le singole disposizioni da scrutinare.

    Il principio

    Il petitum nel giudizio incidentale di legittimità costituzionale deve identificare con precisione la disposizione normativa censurata. Una formulazione generica che richiama intere leggi, senza indicare i singoli articoli, rende la questione inammissibile.

    Domande e risposte

    Cosa prevedeva il credito d’imposta ex art. 8 l. n. 388/2000?

    Agevolava le imprese del Mezzogiorno e di altre zone svantaggiate che effettuavano nuovi investimenti, consentendo di compensare il credito con debiti tributari e contributivi.

    Perché il petitum generico rende la questione inammissibile?

    La Corte non può esaminare l’intera legge: deve sapere esattamente quale disposizione è censurata per poter circoscrivere l’oggetto del giudizio e la eventuale pronuncia.

    Il parametro dell’art. 25, secondo comma, Cost. era pertinente?

    Difficilmente: l’art. 25, secondo comma, riguarda la riserva di legge in materia penale. Applicarlo a una norma tributaria richiedeva una motivazione particolarmente articolata, che nel caso difettava.

    Norme collegate

  • Corte cost. n. 425/2007 – Restituzione atti competenza sezioni specializzate proprietà industriale

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    La Corte restituisce gli atti al Tribunale di Napoli, sezione specializzata in proprietà industriale, dopo una modifica normativa intervenuta sulle norme impugnate (art. 134 Codice proprietà industriale e artt. 15-16 l. n. 273/2002) relative alla competenza esclusiva di queste sezioni.

    Di cosa si tratta

    Il Tribunale di Napoli, sezione specializzata in materia di proprietà industriale, sollevava questione sulla propria competenza esclusiva: l’art. 134, comma 1, del Codice della proprietà industriale (d.lgs. n. 30/2005) riservava alla sezione tutte le controversie in materia, anche quando connesse ad azioni di concorrenza sleale. Nel corso del giudizio costituzionale la norma è stata modificata.

    La questione di legittimità costituzionale

    Norme impugnate: art. 134, comma 1, d.lgs. n. 30/2005 (Codice proprietà industriale); artt. 15 e 16, legge 12 dicembre 2002, n. 273. Parametro: art. 76 della Costituzione (eccesso di delega). Rimettente: Tribunale di Napoli, sez. specializzata proprietà industriale (ordinanza del 21 giugno 2006, r.o. n. 462/2007).

    La decisione della Corte

    La Corte ordina la restituzione degli atti al Tribunale di Napoli per valutare se la questione rimanga rilevante alla luce dello ius superveniens.

    Il principio

    Lo ius superveniens che modifica la norma censurata impone la restituzione degli atti al giudice a quo: spetta a lui accertare se la nuova disciplina sia applicabile al giudizio principale e se la questione di costituzionalità persista.

    Domande e risposte

    Cosa si intende per «sezioni specializzate in materia di proprietà industriale»?

    Sono sezioni dei tribunali e delle corti d’appello competenti in via esclusiva sulle controversie relative a brevetti, marchi, concorrenza sleale e diritti connessi.

    Qual era il dubbio sull’art. 76 della Costituzione?

    Il Tribunale riteneva che la legge delega non autorizzasse a istituire sezioni specializzate con competenza esclusiva anche per azioni di concorrenza sleale «interferenti», eccedendo così i limiti della delega.

    Lo ius superveniens blocca sempre il giudizio costituzionale?

    Non sempre: solo quando la modifica incide sulla norma impugnata in modo tale da poter influire sulla rilevanza o sul contenuto della questione.

    Norme collegate

  • Corte cost. n. 439/2007 – Sanatoria paesaggistica e proporzionalità della pena

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    La Corte ha dichiarato manifestamente infondata la questione sull’art. 181, comma 1-quinquies, del Codice dei beni culturali (d.lgs. n. 42/2004), che esclude dalla sanatoria paesaggistica i soggetti già condannati per reati paesaggistici.

    Di cosa si tratta

    Il Tribunale di Grosseto aveva dubitato della legittimità costituzionale della norma che nega la possibilità di sanatoria paesaggistica (accertamento di compatibilità paesaggistica) a chi fosse stato in precedenza condannato per reati analoghi, ritenendola sproporzionata rispetto all’art. 3 Cost.

    La questione di legittimità costituzionale

    Art. 181, comma 1-quinquies, del d.lgs. 22 gennaio 2004, n. 42 (Codice dei beni culturali e del paesaggio), aggiunto dall’art. 1, comma 36, lett. c), della legge n. 308/2004, in riferimento all’art. 3 della Costituzione. Rimettente: Tribunale di Grosseto.

    La decisione della Corte

    La Corte ha dichiarato la manifesta infondatezza: la scelta legislativa di escludere i recidivi dalla sanatoria paesaggistica è espressione di discrezionalità del legislatore e non è irragionevole, considerata la gravità dei reati paesaggistici e l’esigenza di tutela del paesaggio.

    Il principio

    Non è irragionevole escludere dalla sanatoria paesaggistica chi abbia già riportato condanne per reati analoghi: la preclusione per i recidivi rappresenta una scelta discrezionale del legislatore nell’ambito della tutela rafforzata del paesaggio come valore costituzionalmente protetto.

    Domande e risposte

    Cos’è la sanatoria paesaggistica?

    L’accertamento di compatibilità paesaggistica è una procedura che consente, in certi casi, di regolarizzare interventi eseguiti senza la necessaria autorizzazione paesaggistica, pagando una sanzione pecuniaria.

    Chi non può accedere alla sanatoria paesaggistica?

    L’art. 181, comma 1-quinquies, esclude la sanatoria per chi abbia riportato condanne definitive per reati di cui agli artt. 181, 733 e 734 c.p. nei dieci anni precedenti alla richiesta.

    Il paesaggio è un valore costituzionale?

    Sì: l’art. 9 della Costituzione tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione. La Corte ha più volte riconosciuto che si tratta di un valore primario e assoluto.

    Norme collegate

  • Corte cost. n. 438/2007 – Fondazione Cassa di risparmio Bolzano e competenza statale

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    La Corte ha risolto un conflitto di attribuzioni tra la Provincia autonoma di Bolzano e lo Stato, dichiarando che spettava al Ministero dell’economia e delle finanze approvare le modifiche allo statuto della Fondazione Cassa di risparmio di Bolzano.

    Di cosa si tratta

    La Provincia autonoma di Bolzano aveva impugnato la nota ministeriale del 25 gennaio 2005 con cui il Ministero dell’economia aveva approvato alcune modifiche allo statuto della Fondazione Cassa di risparmio di Bolzano, ritenendo che tale approvazione spettasse alla Provincia in virtù delle competenze attribuite dallo statuto speciale del Trentino-Alto Adige.

    La questione di legittimità costituzionale

    Conflitto di attribuzioni tra la Provincia autonoma di Bolzano e lo Stato in relazione alla nota del Ministero dell’economia e delle finanze del 25 gennaio 2005, prot. n. 7076, che approvava modifiche allo statuto della Fondazione Cassa di risparmio di Bolzano. Parametri: artt. 5, 9, 52 dello statuto speciale (d.P.R. n. 670/1972).

    La decisione della Corte

    La Corte ha dichiarato che spettava allo Stato, tramite il Ministero dell’economia e delle finanze, approvare le modifiche statutarie della Fondazione, ritenendo che la competenza della Provincia autonoma in materia di casse di risparmio non si estendesse all’approvazione degli statuti delle fondazioni bancarie.

    Il principio

    Le competenze della Provincia autonoma di Bolzano in materia di casse di risparmio, pur ampie in virtù dello statuto speciale, non comprendono l’approvazione delle modifiche statutarie delle fondazioni bancarie derivanti dalla trasformazione delle casse, che resta attribuita alla vigilanza statale.

    Domande e risposte

    Cosa sono le fondazioni bancarie?

    Le fondazioni bancarie sono enti di diritto privato nati dalla trasformazione delle casse di risparmio pubbliche avvenuta negli anni Novanta: svolgono attività filantropiche e di utilità sociale, pur detenendo spesso partecipazioni in banche.

    Perché la Provincia di Bolzano riteneva di avere competenza?

    Lo statuto speciale del Trentino-Alto Adige attribuisce alla Regione (e per delega alle Province autonome) competenza legislativa concorrente in materia di casse di risparmio e aziende di credito a carattere regionale.

    Qual è la differenza tra cassa di risparmio e fondazione bancaria?

    La cassa di risparmio era un ente pubblico creditizio; la fondazione bancaria è il soggetto giuridico privato che ne ha ereditato la missione sociale, conferendo l’azienda bancaria a una società per azioni.

  • Corte cost. n. 424/2007 – Restituzione atti procedimento societario contumacia

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    La Corte restituisce gli atti al Tribunale di Bolzano perché rivaluti la questione sull’art. 13 del d.lgs. n. 5/2003 (processo societario) alla luce di una sopravvenuta modifica normativa. La questione riguardava la contumacia nel processo societario riformato.

    Di cosa si tratta

    Il Tribunale di Bolzano dubitava della costituzionalità dell’art. 13 del d.lgs. n. 5/2003, che nel processo societario equipara la contumacia del convenuto alla non contestazione dei fatti affermati dall’attore. Nel corso del giudizio è intervenuta una modifica della norma impugnata, che impone alla Corte di restituire gli atti al giudice rimettente affinché verifichi se la questione rimanga rilevante.

    La questione di legittimità costituzionale

    Norma impugnata: art. 13, d.lgs. 17 gennaio 2003, n. 5 (processo societario). Parametri: artt. 3, 24 e 111 della Costituzione. Rimettente: Tribunale di Bolzano (ordinanza del 14 aprile 2006, r.o. n. 381/2007). La questione nasceva da un giudizio di risarcimento danni da investimento finanziario con convenuto contumace.

    La decisione della Corte

    La Corte ordina la restituzione degli atti al Tribunale di Bolzano per il riesame alla luce dello ius superveniens.

    Il principio

    Quando nelle more del giudizio incidentale sopravviene una modifica normativa sulla norma impugnata, la Corte restituisce gli atti al giudice a quo per valutare se la questione permanga rilevante nel processo principale.

    Domande e risposte

    Cos’è la «restituzione degli atti»?

    La Corte rimanda gli atti al giudice rimettente perché riesamini la questione, di solito a causa di novità normative intervenute dopo l’ordinanza di rimessione.

    Cosa prevedeva l’art. 13 del d.lgs. n. 5/2003?

    Nel processo societario riformato, la contumacia del convenuto comportava la non contestazione dei fatti affermati dall’attore, con effetti probatori favorevoli all’attore stesso.

    Il d.lgs. n. 5/2003 è ancora in vigore?

    No: il processo societario speciale è stato abrogato. Questa pronuncia riguarda una fase transitoria della sua vigenza.

    Norme collegate