Autore: Andrea Marton

Autore

Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale

Cura Legge in Chiaro: la spiegazione in linguaggio chiaro dei testi normativi italiani, dal TUIR al Codice Civile, dai contratti collettivi alla Legge di Bilancio, sempre a partire dalle fonti ufficiali.

Metodo editoriale

  • Ogni scheda parte dal testo vigente pubblicato su Normattiva, non da rielaborazioni di terzi.
  • Le tabelle retributive CCNL sono ricostruite dai PDF ARAN e dai testi contrattuali depositati dalle parti firmatarie.
  • Vigenze e rinnovi sono verificati alla fonte e riportati con la data della verifica: quando un contratto viene rinnovato, le schede collegate vengono corrette.
  • Importi, aliquote e scadenze sono verificati sulle fonti primarie indicate in fondo a ogni scheda, con la data della verifica.
  • Gli errori segnalati vengono corretti e la correzione resta visibile nella pagina.

Fonti consultateNormattiva · Gazzetta Ufficiale · ARAN · Agenzia delle Entrate · INPS · INAIL · Banca d’Italia

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I contenuti pubblicati hanno finalità esclusivamente informativa e divulgativa: non costituiscono consulenza professionale e non sostituiscono il parere di un professionista abilitato. Per la valutazione del caso concreto occorre sempre rivolgersi a un professionista.

  • Orario di lavoro del dirigente del terziario: esenzione e reperibilita

    CCNL Dirigenti Commercio (Manageritalia)

    In sintesi

    Il dirigente del terziario e escluso dalla disciplina sull’orario di lavoro (D.Lgs. 66/2003): non si applica il limite delle 48 ore settimanali, non matura maggiorazioni per lavoro straordinario, ne ha diritto ai riposi compensativi obbligatori. La reperibilita e regolata dal contratto individuale o da accordi aziendali. Le ferie restano un diritto irrinunciabile.

    Dati contrattuali

    Parti firmatarie
    Confcommercio · Manageritalia
    Ultimo rinnovo
    5 novembre 2025 (Confcommercio-Manageritalia, vigenza 2026-2028)
    Vigenza
    1° gennaio 2026 – 31 dicembre 2028
    Platea
    Dirigenti di aziende del terziario, della distribuzione e dei servizi

    Tabella riepilogativa

    Orario di lavoro – Dirigente vs. lavoratori non dirigenti
    Aspetto Dirigente Lavoratore non dirigente
    Limite orario settimanale (D.Lgs. 66/2003) Non applicabile 48 ore medie (4 mesi)
    Straordinario retribuito Non previsto Maggiorazione min. 15% (CCNL Commercio)
    Pausa obbligatoria ogni 6 ore Non applicabile Minimo 10 minuti
    Riposo giornaliero (11 ore) Non applicabile Obbligatorio
    Ferie annuali Min. 4 settimane (CCNL) Min. 4 settimane
    Reperibilita Regolata da contratto individuale Disciplinata da CCNL e accordo aziendale

    Esenzione dai limiti di orario: il quadro normativo

    Il D.Lgs. 66/2003, attuativo delle direttive europee sull’orario di lavoro, esclude espressamente i dirigenti dal campo di applicazione delle norme su orario normale e massimo, straordinario, riposo giornaliero, pause obbligatorie e lavoro notturno (art. 17, comma 5); il riposo settimanale (art. 9) non è tra le norme escluse.

    La ratio e che il dirigente, per la sua autonomia organizzativa e la sua posizione nell’impresa, e in grado di gestire autonomamente i propri tempi di lavoro. L’esclusione non e derogabile in pejus dal contratto individuale: il datore non puo imporre limitazioni ulteriori rispetto a quelle dell’orario normale dei non-dirigenti usando tale esclusione come strumento di pressione.

    L’esenzione si applica solo ai dirigenti in senso sostanziale: se la qualifica e attribuita formalmente ma non corrisponde a reale autonomia, il lavoratore conserva i diritti sull’orario.

    Reperibilita e connettivita digitale

    La reperibilita – obbligo di rendersi raggiungibili fuori orario per interventi urgenti – non e disciplinata specificamente dal CCNL Manageritalia, ma puo essere regolata dal contratto individuale o da accordi aziendali.

    Con la diffusione degli strumenti digitali, la tematica si e intrecciata con il diritto alla disconnessione (art. 19, L. 81/2017 per i lavoratori agili; per i dirigenti in sede, la questione e regolata contrattualmente). Il CCNL Manageritalia non prevede un obbligo esplicito di disconnessione, ma accordi aziendali di secondo livello possono introdurlo.

    E buona prassi che il contratto individuale del dirigente chiarisca: (a) se esiste un obbligo di reperibilita; (b) se tale obbligo e gia remunerato nella RGA o da diritto a compenso aggiuntivo; (c) le fasce orarie di reperibilita.

    Ferie e riposi: diritti irrinunciabili

    Nonostante l’esenzione dall’orario, il dirigente conserva il diritto alle ferie annuali: il CCNL Manageritalia prevede un minimo di 4 settimane (28 giorni di calendario, o 20 giorni lavorativi) per anno. Le ferie sono irrinunciabili ex art. 36 Cost. e non possono essere monetizzate in corso di rapporto.

    La regola delle almeno 2 settimane da godere nell’anno di maturazione, consecutive se il lavoratore lo chiede (art. 10 D.Lgs. 66/2003), si applica anche ai dirigenti, in quanto norma a tutela della salute.

    I giorni di ferie maturati e non goduti al termine del rapporto sono liquidati in forma monetaria nella busta paga finale, con base di calcolo pari alla RGA giornaliera (RGA annua / 365).

    Casi pratici

    Tizio – Richiesta di straordinari arretrati
    Tizio, dirigente di fatto ma formalmente qualificato come quadro, viene promosso a dirigente dopo tre anni. Chiede il pagamento degli straordinari maturati negli ultimi tre anni come quadro (I livello CCNL Commercio). Il giudice verifica la qualifica effettiva: nei tre anni di qualifica formale da quadro, Tizio aveva mansioni impiegatizie e diritto agli straordinari. L’azienda e condannata al pagamento delle maggiorazioni arretrate.
    Caia – Reperibilita non retribuita
    Caia, dirigente commerciale, e di fatto reperibile H24 sette giorni su sette per rispondere a clienti internazionali. Il contratto individuale non prevede alcun compenso per la reperibilita. Caia negozia un’indennita mensile di reperibilita pari a 500 euro, inserita nella RGA come voce distinta, con accordo scritto. In assenza di accordo, la reperibilita del dirigente si presume inclusa nella RGA, ma Caia preferisce regolarla esplicitamente.
    Sempronio – Ferie non godute al termine del rapporto
    Sempronio lascia l’azienda con 35 giorni di ferie residue su quattro anni. L’azienda vuole monetizzare solo 20 giorni, sostenendo che i restanti 15 siano prescritti. La regola generale e che le ferie non si prescrivono se il datore non ha consentito o incentivato il godimento (CGUE C-619/16). Sempronio ottiene la liquidazione di tutti i 35 giorni residui calcolati sulla RGA giornaliera.

    Domande frequenti

    Il dirigente puo ricevere un compenso per lavoro notturno o festivo?
    Non esiste un obbligo contrattuale di maggiorazione per lavoro notturno o festivo per i dirigenti. Le maggiorazioni possono essere previste dal contratto individuale o da accordo aziendale, ma non sono un diritto minimo garantito dal CCNL Manageritalia.
    Il dirigente ha diritto ai permessi ROL?
    Il CCNL Manageritalia non prevede i Riduzione Orario di Lavoro (ROL) tipici del CCNL Commercio, in quanto i dirigenti sono esclusi dalla disciplina dell’orario. Le eventuali giornate di permesso aggiuntive rispetto alle ferie sono regolate dal contratto individuale o aziendale.
    Come si calcola il compenso per ferie non godute?
    RGA annua / 365 × giorni di ferie residue. La RGA rilevante e quella al momento della cessazione del rapporto, incluse le voci fisse con natura retributiva.
    Il dirigente puo lavorare in smart working?
    Si. Il lavoro agile per i dirigenti e disciplinato dall’accordo individuale (art. 18 ss., L. 81/2017). Il CCNL Manageritalia non pone limiti al ricorso allo smart working, rimettendo la regolamentazione al contratto individuale e agli accordi aziendali.
    L'esenzione dall'orario vale anche per i dirigenti di piccole imprese?
    Si, l’esenzione e soggettiva (legata alla qualifica) e non dipende dalle dimensioni dell’impresa. Tuttavia, in imprese piccole la qualifica dirigenziale e piu facilmente contestabile se non corrisponde a reale autonomia gestionale.

    Stesso CCNL: consulta anche tabelle retributive e minimo contrattuale, indennita supplementare, CCNL Manageritalia 2026, CCNL Manageritalia, CCNL Manageritalia 2026 e calcolo, destinazione e anticipo.

    Le informazioni di questa guida hanno finalità divulgativa e sono aggiornate al rinnovo del CCNL Dirigenti Commercio (Manageritalia). Per situazioni specifiche è consigliabile consultare un consulente del lavoro, il sindacato di categoria o l’Ispettorato Territoriale del Lavoro.

  • Art. 131 DPR 230/2000 – Incarichi giornalieri

    Art. 131 DPR 230/2000 – Incarichi giornalieri

    Decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 2000, n. 230 – Regolamento recante norme sull’ordinamento penitenziario e sulle misure privative e limitative della libertà

    1. Il provveditore regionale conferisce direttamente gli incarichi previsti dal secondo comma dell'articolo 80 della legge.

    2. Al conferimento degli incarichi si provvede a seguito di accertamento dell'idoneità del richiedente ad assolvere i compiti relativi.

    3. A tal fine, in ogni provveditorato regionale, una commissione composta dal provveditore, che la presiede, e da due dirigenti dell'amministrazione penitenziaria, integrata da un esperto nella materia relativa all'incarico da conferire, sottopone il richiedente ad un colloquio inteso a valutare l'idoneità indicata nel comma 2.

    4. Esercita le funzioni di segretario un funzionario del provveditorato regionale.

  • Art. 122 L. Fall. – Concorso dei vecchi e nuovi creditori

    Art. 122 L. Fall. – Concorso dei vecchi e nuovi creditori

    Art. 122 L. Fall. – Concorso dei vecchi e nuovi creditori

    Testo vigente (aggiornato da Normattiva)

    I creditori concorrono alle nuove ripartizioni per le somme loro dovute al momento della riapertura, dedotto quanto hanno percepito nelle precedenti ripartizioni, salve in ogni caso le cause legittime di prelazione.

    Restano ferme le precedenti statuizioni a norma del Capo V.

    Norma superata, non abrogata. Su Normattiva questo articolo non risulta abrogato. Il Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza (D.Lgs. 12 gennaio 2019, n. 14) è in vigore dal 15 luglio 2022 (art. 389) e disciplina le procedure aperte da quella data; l’art. 390 stabilisce però che i ricorsi e le domande depositati prima restano definiti secondo la legge fallimentare. Per una situazione attuale il riferimento è il Codice della crisi.

  • Art. 38 TUPI: Accesso dei cittadini degli Stati membri della Unione europea

    Art. 38 TUPI: Accesso dei cittadini degli Stati membri della Unione europea

    Testo vigente verificato su Normattiva. Scheda in arricchimento editoriale.

    Accesso dei cittadini degli Stati membri della Unione europea ( Art.37 d.lgs n.29 del 1993 , come modificato dall' art.24 del d.lgs n.80 del 1998 ) 1.

    I cittadini degli Stati membri dell'Unione europea e i loro familiari non aventi la cittadinanza di uno Stato membro che siano titolari del diritto di soggiorno o del diritto di soggiorno permanente possono accedere ai posti di lavoro presso te amministrazioni pubbliche che non implicano esercizio diretto o indiretto di pubblici poteri, ovvero non attengono alla tutela dell'interesse nazionale.

    Con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, ai sensi dell' articolo 17 della legge 23 agosto 1988, n.400 , e successive modificazioni ed integrazioni, sono individuati i posti e le funzioni per i quali non può prescindersi dal possesso della cittadinanza italiana, nonché i requisiti indispensabili all'accesso dei cittadini di cui al comma 1.

    Sino all'adozione di una regolamentazione della materia da parte dell'Unione europea, al riconoscimento dei titoli di studio esteri, aventi valore ufficiale nello Stato in cui sono stati conseguiti, ai fini della partecipazione ai concorsi pubblici destinati al reclutamento di personale dipendente, con esclusione dei concorsi per il personale docente delle scuole di ogni ordine e grado, provvede il Dipartimento della funzione pubblica della Presidenza del Consiglio dei ministri, previo parere conforme del Ministero dell'istruzione e del merito ovvero del Ministero dell'università e della ricerca.

    I candidati che sono in possesso del titolo di ammissione conseguito all'estero sono ammessi con riserva a partecipare ai concorsi di cui al primo periodo .

    Il Dipartimento della funzione pubblica conclude il procedimento di riconoscimento di cui al presente comma solo nei confronti dei vincitori del concorso, che hanno l'onere, a pena di decadenza, di presentare istanza di riconoscimento , entro quindici giorni dalla pubblicazione della graduatoria finale, al Ministero dell'università e della ricerca ovvero al Ministero dell'istruzione e del merito.

    3.1.

    Per i fini previsti dagli articoli 3 e 4 del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 luglio 2009, n. 189 , e per le selezioni pubbliche di personale non dipendente, al riconoscimento del titolo di studio provvede, con le medesime modalità di cui al comma 3 del presente articolo, il Ministero dell'università e della ricerca, indipendentemente dalla cittadinanza posseduta, anche per i titoli conseguiti in Paesi diversi da quelli firmatari della Convenzione sul riconoscimento dei titoli di studio relativi all'insegnamento superiore nella Regione europea, fatta a Lisbona l'11 aprile 1997, ratificata ai sensi della legge 11 luglio 2002, n. 148 .

    3.2.

    Al riconoscimento accademico e al conferimento del valore legale ai titoli di formazione superiore esteri, ai dottorati di ricerca esteri e ai titoli accademici esteri conseguiti nel settore artistico, musicale e coreutico, indipendentemente dalla cittadinanza posseduta, provvedono le istituzioni di formazione superiore italiane ai sensi dell' articolo 2 della legge 11 luglio 2002, n. 148 , anche per i titoli conseguiti in Paesi diversi da quelli firmatari della Convenzione sul riconoscimento dei titoli di studio relativi all'insegnamento superiore nella Regione europea, fatta a Lisbona l'11 aprile 1997, ratificata ai sensi della citata legge n. 148 del 2002 .

    Il riconoscimento accademico produce gli effetti legali del corrispondente titolo italiano, anche ai fini dei concorsi pubblici per l'accesso al pubblico impiego. 3-bis.

    Le disposizioni di cui ai commi 1, 2 e 3 si applicano ai cittadini di Paesi terzi che siano titolari del permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo o che siano titolari dello status di rifugiato ovvero dello status di protezione sussidiaria. 3-ter.

    Sono fatte salve, in ogni caso, le disposizioni di cui all' articolo 1 del decreto del Presidente della Repubblica 26 luglio 1976, n. 752 , in materia di conoscenza della lingua italiana e di quella tedesca per le assunzioni al pubblico impiego nella provincia autonoma di Bolzano.

    Fonte: Normattiva.it.

  • Art. 47 L. Fall. – Alimenti al fallito e alla famiglia

    Art. 47 L. Fall. – Alimenti al fallito e alla famiglia

    Art. 47 L. Fall. – Alimenti al fallito e alla famiglia

    Testo vigente (aggiornato da Normattiva)

    Se al fallito vengono a mancare i mezzi di sussistenza, il giudice delegato, sentiti il curatore e il comitato dei creditori, … può concedergli un sussidio a titolo di alimenti per lui e per la famiglia.

    La casa di proprietà del fallito, nei limiti in cui è necessaria all’abitazione di lui e della sua famiglia, non può essere distratta da tale uso fino alla liquidazione delle attività.

    Norma superata, non abrogata. Su Normattiva questo articolo non risulta abrogato. Il Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza (D.Lgs. 12 gennaio 2019, n. 14) è in vigore dal 15 luglio 2022 (art. 389) e disciplina le procedure aperte da quella data; l’art. 390 stabilisce però che i ricorsi e le domande depositati prima restano definiti secondo la legge fallimentare. Per una situazione attuale il riferimento è il Codice della crisi.

  • Art. 46 L. Fall. – Beni non compresi nel fallimento

    Art. 46 L. Fall. – Beni non compresi nel fallimento

    Art. 46 L. Fall. – Beni non compresi nel fallimento

    Testo vigente (aggiornato da Normattiva)

    Non sono compresi nel fallimento: 1) i beni ed i diritti di natura strettamente personale; 2) gli assegni aventi carattere alimentare, gli stipendi, pensioni, salari e ciò che il fallito guadagna con la sua attività, entro i limiti di quanto occorre per il mantenimento suo e della famiglia; ( i frutti derivanti dall’usufrutto legale sui beni dei figli, i beni costituiti in fondo patrimoniale e i frutti di essi, salvo quanto è disposto dall’ articolo 170 del codice civile ; 4) NUMERO SOPPRESSO DAL D.LGS. 9 GENNAIO 2006, N. 5 ; 5) le cose che non possono essere pignorate per disposizione di legge.

    I limiti previsti nel primo comma, n. 2), sono fissati con decreto motivato del giudice delegato che deve tener conto della condizione personale del fallito e di quella della sua famiglia.

    Norma superata, non abrogata. Su Normattiva questo articolo non risulta abrogato. Il Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza (D.Lgs. 12 gennaio 2019, n. 14) è in vigore dal 15 luglio 2022 (art. 389) e disciplina le procedure aperte da quella data; l’art. 390 stabilisce però che i ricorsi e le domande depositati prima restano definiti secondo la legge fallimentare. Per una situazione attuale il riferimento è il Codice della crisi.

  • Art. 44 L. Fall. – Atti compiuti dal fallito dopo la dichiarazione di fallimento

    Art. 44 L. Fall. – Atti compiuti dal fallito dopo la dichiarazione di fallimento

    Art. 44 L. Fall. – Atti compiuti dal fallito dopo la dichiarazione di fallimento

    Testo vigente (aggiornato da Normattiva)

    Tutti gli atti compiuti dal fallito e i pagamenti da lui eseguiti dopo la dichiarazione di fallimento sono inefficaci rispetto ai creditori.

    Sono egualmente inefficaci i pagamenti ricevuti dal fallito dopo la sentenza dichiarativa di fallimento.

    Fermo quanto previsto dall’articolo 42, secondo comma, sono acquisite al fallimento tutte le utilità che il fallito consegue nel corso della procedura per effetto degli atti di cui al primo e secondo comma.

    Norma superata, non abrogata. Su Normattiva questo articolo non risulta abrogato. Il Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza (D.Lgs. 12 gennaio 2019, n. 14) è in vigore dal 15 luglio 2022 (art. 389) e disciplina le procedure aperte da quella data; l’art. 390 stabilisce però che i ricorsi e le domande depositati prima restano definiti secondo la legge fallimentare. Per una situazione attuale il riferimento è il Codice della crisi.

  • Art. 43 L. Fall. – Rapporti processuali

    Art. 43 L. Fall. – Rapporti processuali

    Art. 43 L. Fall. – Rapporti processuali

    Testo vigente (aggiornato da Normattiva)

    Nelle controversie, anche in corso, relative a rapporti di diritto patrimoniale del fallito compresi nel fallimento sta in giudizio il curatore.

    Il fallito può intervenire nel giudizio solo per le questioni dalle quali può dipendere un’imputazione di bancarotta a suo carico o se l’intervento è previsto dalla legge.

    L’apertura del fallimento determina l’interruzione del processo.

    Le controversie in cui è parte un fallimento sono trattate con priorità.

    Il capo dell’ufficio trasmette annualmente al presidente della corte di appello i dati relativi al numero di procedimenti in cui è parte un fallimento e alla loro durata, nonché le disposizioni adottate per la finalità di cui al periodo precedente.

    Il presidente della corte di appello ne dà atto nella relazione sull’amministrazione della giustizia .

    Norma superata, non abrogata. Su Normattiva questo articolo non risulta abrogato. Il Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza (D.Lgs. 12 gennaio 2019, n. 14) è in vigore dal 15 luglio 2022 (art. 389) e disciplina le procedure aperte da quella data; l’art. 390 stabilisce però che i ricorsi e le domande depositati prima restano definiti secondo la legge fallimentare. Per una situazione attuale il riferimento è il Codice della crisi.

  • Imposta di registro e ipocatastali sulla donazione

    In sintesi

    • Imposta di donazione distinta dal registro: la donazione sconta l’imposta di donazione (con aliquote e franchigie proprie), non quella di registro proporzionale.
    • Aliquote dal 4% all’8%: variano a seconda del rapporto tra donante e donatario; le franchigie si applicano solo ai gradi più stretti.
    • Ipotecaria 2% e catastale 1%: per gli immobili si aggiungono sempre queste due imposte sul valore catastale.
    • Agevolazione prima casa: se il donatario ha i requisiti prima casa, ipotecaria e catastale diventano fisse a 200 euro ciascuna.
    • Franchigie elevate per figli e coniuge: fino a 1 milione di euro per ciascun beneficiario, l’imposta di donazione non è dovuta tra coniuge e figli.

    Come si tassa la donazione di un immobile

    Quando si dona un immobile – che si tratti di un appartamento, di un terreno o di un altro bene immobile – non si applica l’imposta di registro come in una compravendita. Si applica invece l’imposta di donazione, che ha regole proprie in termini di aliquote e franchigie. A questa si aggiungono poi le imposte ipotecaria e catastale, che riguardano specificamente i trasferimenti di beni immobili.

    L’imposta di donazione segue le stesse aliquote e franchigie dell’imposta di successione. Questo significa che il carico fiscale dipende in modo determinante dal grado di parentela tra chi dona (il donante) e chi riceve (il donatario). Più il rapporto è stretto, più la franchigia è alta e l’aliquota è bassa.

    Le imposte ipotecaria e catastale, invece, si calcolano sul valore catastale dell’immobile (non sul valore di mercato): ipotecaria al 2%, catastale all’1%. Se il donatario soddisfa i requisiti per l’agevolazione prima casa, queste due imposte diventano fisse a 200 euro ciascuna.

    La donazione di un immobile richiede la forma dell’atto notarile pubblico, con la presenza obbligatoria di due testimoni. Il notaio provvede alla registrazione e al versamento delle imposte. Non è possibile donare un immobile con una semplice scrittura privata: l’atto pubblico è un requisito di validità, non solo di forma.

    Aliquote e franchigie imposta di donazione per gli immobili
    Beneficiario Franchigia Aliquota sull'eccedenza
    Coniuge e figli (discendenti diretti) 1.000.000 euro per ciascuno 4%
    Fratelli e sorelle 100.000 euro per ciascuno 6%
    Altri parenti fino al 4° grado nessuna franchigia 6%
    Estranei e altri soggetti nessuna franchigia 8%

    Esempio pratico

    • Tizio dona al figlio un appartamento. Il valore catastale è 90.000 euro, il valore di mercato è 200.000 euro. L’imposta di donazione si calcola sul valore di mercato indicato nell’atto (200.000 euro), ma poiché è inferiore alla franchigia di 1 milione di euro, è zero. L’imposta ipotecaria è 2% × 90.000 = 1.800 euro; quella catastale è 1% × 90.000 = 900 euro. Totale imposte: 2.700 euro. Se il figlio ha i requisiti prima casa, ipotecaria e catastale diventano 200 + 200 = 400 euro, con un ulteriore risparmio di 2.300 euro.

    Documenti necessari

    • Atto di donazione notarile (con presenza di due testimoni)
    • Visura catastale dell’immobile donato
    • Planimetria catastale conforme
    • Documentazione per i requisiti prima casa del donatario (se applicabile)
    • Stato di famiglia o certificato di parentela tra donante e donatario

    Tizio dona l'appartamento al figlio

    Scenario. Tizio, 70 anni, dona al figlio l’appartamento al mare del valore di mercato di 300.000 euro. La rendita catastale è 800 euro, quindi il valore catastale è 800 × 1,05 × 120 = 100.800 euro. Il figlio non ne farà la propria abitazione principale.

    Come si applica. Il rapporto è genitore-figlio: franchigia 1.000.000 euro. Il valore della donazione (300.000 euro) è sotto la franchigia, quindi l’imposta di donazione è zero. Restano le imposte ipotecaria e catastale sul valore catastale: ipotecaria 2% × 100.800 = 2.016 euro; catastale 1% × 100.800 = 1.008 euro. Il figlio non ha i requisiti prima casa per questo immobile, quindi non si applicano le fisse. Costo fiscale complessivo: circa 3.024 euro.

    In pratica

    • La franchigia di 1 milione di euro per coniuge e figli si applica per ogni singolo donatario: se Tizio dona a due figli, ciascuno ha la propria franchigia.
    • Ipotecaria e catastale si calcolano sempre sul valore catastale, non sul prezzo di mercato indicato nell’atto.
    • Verificare prima dell’atto se il donatario ha i requisiti prima casa: il risparmio sulle fisse può essere rilevante.

    Caio dona casa al nipote (figlio del fratello)

    Scenario. Caio vuole donare un monolocale del valore di mercato di 120.000 euro al nipote (figlio del fratello). La rendita catastale è 400 euro: valore catastale 400 × 1,05 × 120 = 50.400 euro. Il nipote lo userà come prima casa.

    Come si applica. Il nipote è un parente di terzo grado. Non rientra tra fratelli (franchigia 100.000 euro e 6%) né tra coniuge/figli. Rientra nella categoria ‘altri parenti fino al 4° grado’: aliquota 6%, senza franchigia. L’imposta di donazione è quindi 120.000 × 6% = 7.200 euro. Il nipote ha i requisiti prima casa: le imposte ipotecaria e catastale diventano fisse a 200 euro ciascuna, per un totale di 400 euro. Costo fiscale complessivo: 7.600 euro.

    In pratica

    • Il grado di parentela va calcolato con attenzione: il nipote figlio del fratello è un parente di terzo grado, non di secondo.
    • L’aliquota del 6% senza franchigia si applica all’intero valore della donazione, non solo all’eccedenza.
    • Se il donatario richiede le agevolazioni prima casa, deve dichiararlo nell’atto notarile e rispettare i requisiti (residenza entro 18 mesi, ecc.).

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    La donazione di un immobile è sempre conveniente rispetto alla vendita?

    Dipende dal contesto. La donazione evita la tassazione delle plusvalenze (che può essere rilevante in una vendita), ma comporta l’imposta di donazione e le ipocatastali. Inoltre, la donazione può creare problemi in caso di successione futura, perché i legittimari possono impugnarla. È sempre consigliabile valutare con un notaio.

    Le franchigie si sommano tra donante e donatario?

    No. La franchigia è personale e si riferisce all’insieme delle donazioni e dei lasciti che lo stesso donatario riceve dallo stesso donante nel corso della vita. Se Tizio ha già donato 600.000 euro al figlio, la franchigia residua per donazioni successive è 400.000 euro.

    Devo pagare l'IRPEF sulla donazione ricevuta?

    No. Il donatario non paga l’IRPEF sulla donazione. Le imposte applicabili sono solo quelle di donazione, ipotecaria e catastale. Tuttavia, se il donatario vende successivamente l’immobile, potrebbe dover calcolare la plusvalenza rispetto al valore catastale al momento della donazione.

    La donazione è valida se fatta senza notaio?

    No. La donazione di beni immobili richiede obbligatoriamente l’atto notarile pubblico con due testimoni. Una donazione immobiliare fatta con scrittura privata è nulla e non produce effetti giuridici.

    Se il donatario è disabile, ci sono agevolazioni?

    Sì. Per i soggetti con handicap grave riconosciuto ai sensi della legge 104/1992, la franchigia è di 1.500.000 euro, indipendentemente dal grado di parentela con il donante.

    Posso donare solo una quota dell'immobile?

    Sì. È possibile donare una quota di comproprietà (ad esempio il 50% di un appartamento). Le imposte si calcolano sul valore corrispondente alla quota donata, con le stesse aliquote e franchigie.

    Vedi anche: Imposta di registro sulla divisione di eredità e immobili, Sistema del prezzo-valore, Imposta di registro su decreti ingiuntivi e sentenze, Imposta di registro, Imposta di registro sul preliminare e Imposta di registro sull’acquisto della prima casa.

  • Art. 42 L. Fall. – Beni del fallito

    Art. 42 L. Fall. – Beni del fallito

    Art. 42 L. Fall. – Beni del fallito

    Testo vigente (aggiornato da Normattiva)

    La sentenza che dichiara il fallimento priva dalla sua data il fallito dell’amministrazione e della disponibilità dei suoi beni esistenti alla data di dichiarazione di fallimento.

    Sono compresi nel fallimento anche i beni che pervengono al fallito durante il fallimento, dedotte le passività incontrate per l’acquisto e la conservazione dei beni medesimi.

    Il curatore, previa autorizzazione del comitato dei creditori, può rinunciare ad acquisire i beni che pervengono al fallito durante la procedura fallimentare qualora i costi da sostenere per il loro acquisto e la loro conservazione risultino superiori al presumibile valore di realizzo dei beni stessi.

    Norma superata, non abrogata. Su Normattiva questo articolo non risulta abrogato. Il Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza (D.Lgs. 12 gennaio 2019, n. 14) è in vigore dal 15 luglio 2022 (art. 389) e disciplina le procedure aperte da quella data; l’art. 390 stabilisce però che i ricorsi e le domande depositati prima restano definiti secondo la legge fallimentare. Per una situazione attuale il riferimento è il Codice della crisi.

  • Art. 262 L. Fall. – Iscrizione nel registro delle imprese

    Art. 262 L. Fall. – Iscrizione nel registro delle imprese

    Art. 262 L. Fall. – Iscrizione nel registro delle imprese

    Testo vigente (aggiornato da Normattiva)

    Fino all’attuazione del registro delle imprese non si fa luogo alle iscrizioni che secondo il presente decreto dovrebbero essere eseguite in detto registro.

    Tuttavia i provvedimenti relativi alle società, per i quali sia prevista la iscrizione nel registro delle imprese, sono iscritti nei registri di cancelleria presso i tribunali, provvisoriamente mantenuti.

    Norma superata, non abrogata. Su Normattiva questo articolo non risulta abrogato. Il Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza (D.Lgs. 12 gennaio 2019, n. 14) è in vigore dal 15 luglio 2022 (art. 389) e disciplina le procedure aperte da quella data; l’art. 390 stabilisce però che i ricorsi e le domande depositati prima restano definiti secondo la legge fallimentare. Per una situazione attuale il riferimento è il Codice della crisi.

  • CCNL Elettrici: apprendistato tecnici, operatori, ingegneri

    CCNL Settore Elettrico

    In sintesi

    Nel CCNL del settore elettrico (art. 15) l’apprendistato professionalizzante dura 24 mesi per le qualifiche di categoria A1 e BSS e 36 mesi per B1 e CS. L’apprendista è inquadrato nella categoria finale con una retribuzione in percentuale: dal 2023 86%, 90% e 96% nei tre anni per i gruppi B e C, 86% e 96% per BSS e gruppo A. Formazione di almeno 80 ore medie annue.

    Dati contrattuali

    Parti firmatarie
    Elettricità Futura · Utilitalia · Energia Libera · Enel · Terna · GSE · Sogin (datoriali) · Filctem-CGIL · Flaei-CISL · Uiltec-UIL (sindacali)
    Ultimo rinnovo
    CCNL 11 febbraio 2025 (rinnovo 2025-2027); testo integrale collazionato firmato il 17 luglio 2025
    Vigenza
    1° gennaio 2025 – 31 dicembre 2027 (CCNL settore elettrico 2025-2027)
    Platea
    Circa 60.000 addetti in quasi 130 imprese (dato delle parti firmatarie al rinnovo 2025)
    Fonte
    testo integrale del CCNL settore elettrico 11 febbraio 2025 (collazione 17 luglio 2025, diffusa dalla Flaei-Cisl)

    Aggiornamento al 3 settembre 2026. Il CCNL del settore elettrico è stato rinnovato per il triennio 2025-2027: l’ipotesi di accordo è stata firmata l’11 febbraio 2025 da Elettricità Futura, Utilitalia ed Energia Libera insieme ai gruppi maggiori (Enel, Terna, Sogin, GSE) con Filctem-CGIL, Flaei-CISL e Uiltec-UIL, per circa 60.000 addetti in poco meno di 130 imprese. L’aumento complessivo (TEC) è di 312 euro, quello sui minimi (TEM) di 290 euro in quattro tranche: 90 euro dal 1° aprile 2025, 65 dal 1° aprile 2026, 65 dal 1° aprile 2027 e 70 dal 1° ottobre 2027. Fra le novità normative: il confronto preventivo in azienda sull’intelligenza artificiale, la certificazione della rappresentanza, il comporto per i lavoratori con disabilità esteso da 12 a 18 mesi continuativi (da 18 a 24 non consecutivi nell’arco di 36 mesi) e il congedo per le vittime di violenza di genere portato da 6 a 12 mesi. Vedi l’hub CCNL Elettrici e le tabelle retributive.

    Tabella riepilogativa

    Apprendistato CCNL Elettrici
    Caratteristica Valore
    Età ammessa 18-29 anni (17 con qualifica professionale)
    Durata per qualifiche di categoria A1 e BSS 24 mesi
    Durata per qualifiche di categoria B1 e CS 36 mesi
    Retribuzione gruppi C e B (esclusa BSS) 86% il 1° anno, 90% il 2°, 96% il 3° (dal 2023)
    Retribuzione BSS e gruppo A 86% il 1° anno, 96% il 2° (dal 2023)
    Formazione tecnico-professionale Almeno 80 ore medie annue
    Formazione di base e trasversale Fino a 120 ore nel triennio (40 medie annue)
    Periodo di prova 3 mesi
    Comporto malattia 135 giorni (durata fino a 24 mesi), 180 (fino a 36), 270 per malattie gravi
    Conferme per assumere nuovi apprendisti Almeno il 70% di quelli terminati nei 36 mesi precedenti

    Tipologie apprendistato

    Tutte e 3 utilizzate:

    • Qualifica/diploma: 15-25 anni, IeFP Tecnico Elettrico
    • Professionalizzante: 18-29 anni, 24 o 36 mesi secondo la qualifica (più diffuso)
    • Alta formazione e ricerca: studenti di ITS, lauree, master e dottorati (art. 15, commi 23 e seguenti)

    Retribuzione in percentuale, non sottoinquadramento

    L’apprendista è inquadrato nella categoria della qualifica da conseguire, con una retribuzione in percentuale crescente (art. 15, comma 5):

    Retribuzione dell’apprendista professionalizzante dal gennaio 2023
    Qualifica da conseguire 1° anno 2° anno 3° anno
    Gruppo C 86% 90% 96%
    Gruppo B (esclusa BSS) 86% 90% 96%
    BSS e gruppo A 86% 96% –

    Fonte: art. 15 del CCNL settore elettrico 11 febbraio 2025. Al termine, verificato il percorso, spetta il 100% della retribuzione della qualifica conseguita.

    Esempio: manutentore di produzione in categoria CS (36 mesi). Sul minimo CS dal 1° aprile 2026, 1.822,69 €, riceve 1.567,51 € il primo anno, 1.640,42 € il secondo e 1.749,78 € il terzo.

    Formazione: almeno 80 ore medie annue

    La formazione tecnico-professionale e specialistica è di almeno 80 ore medie annue, a cura dell’azienda; quella di base e trasversale (prevenzione antinfortunistica, disciplina del rapporto, organizzazione aziendale) arriva fino a 120 ore nel triennio, 40 medie annue, ed è svolta all’inizio del rapporto (art. 15, commi 12-13). Ogni tutor segue al massimo 5 apprendisti. Nei percorsi dei profili tecnici rientrano tipicamente:

    • formazione per i lavori elettrici (PES/PAV/PEI)
    • sicurezza ai sensi del D.Lgs. 81/2008
    • corsi specifici di impianto, rete o conduzione

    Senza formazione effettiva e documentata il rapporto può essere considerato ordinario fin dall’inizio.

    Contributi previdenziali ridotti

    Il datore versa i contributi con l’aliquota agevolata prevista per gli apprendisti; il beneficio prosegue per un anno dopo la conferma (art. 47, comma 7, D.Lgs. 81/2015). Gli apprendisti non si contano per i limiti numerici di legge e di contratto (art. 15, comma 7, del CCNL).

    Alta formazione Ingegneria Energetica

    L’apprendistato di alta formazione è molto diffuso nel settore:

    • Ingegneria Energetica (Politecnico Milano, Torino, Roma)
    • Ingegneria Elettrica
    • Master in Energy Management
    • Laurea + apprendistato in Enel, Terna, Edison, A2A

    Combinazione studio + lavoro retribuito. Al termine: laurea + qualifica + esperienza.

    Casi pratici

    Tizio – Apprendista operatore centrale 21 anni
    Tizio (21 anni) è apprendista manutentore di produzione in centrale termoelettrica, qualifica di categoria CS: 36 mesi. Primo anno all’86% del minimo CS, secondo al 90%, terzo al 96%; poi 100%. Il preavviso per recedere alla fine dell’apprendistato è di 15 giorni.
    Caia – Apprendista tecnica AT 24 anni Terna
    Caia (24 anni, diplomata) è apprendista addetta linee e stazioni, qualifica di categoria B1: 36 mesi. Sul minimo B1 dal 1° aprile 2026 (2.365,63 €) riceve 2.034,44 € il primo anno, 2.129,07 € il secondo e 2.271,00 € il terzo.
    Sempronio – Alta formazione Ingegneria Energetica Politecnico
    Sempronio (25 anni) studia Ingegneria Energetica ed è assunto con apprendistato di alta formazione e ricerca, che alterna lavoro e studio secondo il protocollo con l’università (art. 15, commi 23 e seguenti).

    Domande frequenti

    Quanto dura un apprendistato nel settore elettrico?
    Il professionalizzante dura 24 mesi per le qualifiche di categoria A1 e BSS (di norma laureati) e 36 mesi per quelle di categoria B1 e CS (diplomati e qualificati), come elettricista o manutentore qualificato (art. 15, comma 3).
    Quanto guadagna un apprendista operatore centrale?
    È inquadrato nella categoria finale con una percentuale del minimo: 86% il primo anno, 90% il secondo e 96% il terzo per i gruppi B e C. Per un CS, dal 1° aprile 2026, 1.567,51 € il primo anno e 1.749,78 € il terzo.
    L'apprendistato include il patentino PEI?
    Sì, conseguimento patentini PEI/PES/PAV è parte della formazione obbligatoria. Per tecnici AT anche corso lavori in quota + PES Persone Esperte. Costo a carico azienda + ore retribuite.
    Posso studiare Ingegneria Energetica con apprendistato?
    Sì, con alta formazione. Combinazione studio Politecnico/Università + lavoro 30h/sett in Enel, Terna, Edison, A2A. Durata 36-60 mesi. Al termine: laurea + qualifica + esperienza in azienda strategica del settore.

    Stesso CCNL: consulta anche stipendi 2026 per parametro, preavviso 30-180 giorni, ferie 28 gg, permessi, congedi, maternità, esonero centrali, paternità, 13ª, 14ª, premi produttività e malattia, comporto, infortunio elettrico.

    Le informazioni di questa guida hanno finalità divulgativa e sono aggiornate al rinnovo del CCNL Settore Elettrico. Per situazioni specifiche è consigliabile consultare un consulente del lavoro, il sindacato di categoria o l’Ispettorato Territoriale del Lavoro.

Informazione di carattere generale. I calcoli e le indicazioni di questa pagina hanno finalità divulgativa e si basano sulle fonti ufficiali indicate nel metodo editoriale. Non sostituiscono il parere di un professionista abilitato: per la valutazione del caso concreto è necessario rivolgersi a un avvocato, a un commercialista o a un consulente iscritto al proprio albo.