Autore: Andrea Marton

Autore

Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale

Cura Legge in Chiaro: la spiegazione in linguaggio chiaro dei testi normativi italiani, dal TUIR al Codice Civile, dai contratti collettivi alla Legge di Bilancio, sempre a partire dalle fonti ufficiali.

Metodo editoriale

  • Ogni scheda parte dal testo vigente pubblicato su Normattiva, non da rielaborazioni di terzi.
  • Le tabelle retributive CCNL sono ricostruite dai PDF ARAN e dai testi contrattuali depositati dalle parti firmatarie.
  • Vigenze e rinnovi sono verificati alla fonte e riportati con la data della verifica: quando un contratto viene rinnovato, le schede collegate vengono corrette.
  • Importi, aliquote e scadenze sono verificati sulle fonti primarie indicate in fondo a ogni scheda, con la data della verifica.
  • Gli errori segnalati vengono corretti e la correzione resta visibile nella pagina.

Fonti consultateNormattiva · Gazzetta Ufficiale · ARAN · Agenzia delle Entrate · INPS · INAIL · Banca d’Italia

Profilo LinkedIn ›

I contenuti pubblicati hanno finalità esclusivamente informativa e divulgativa: non costituiscono consulenza professionale e non sostituiscono il parere di un professionista abilitato. Per la valutazione del caso concreto occorre sempre rivolgersi a un professionista.

  • Art. 138 L. Fall. – Annullamento del concordato

    Art. 138 L. Fall. – Annullamento del concordato

    Art. 138 L. Fall. – Annullamento del concordato

    Testo vigente (aggiornato da Normattiva)

    Il concordato omologato può essere annullato dal tribunale, su istanza del curatore o di qualunque creditore, in contraddittorio con il debitore, quando si scopre che è stato dolosamente esagerato il passivo, ovvero sottratta o dissimulata una parte rilevante dell’attivo.

    Non è ammessa alcuna altra azione di nullità.

    Si procede a norma dell’articolo 137.

    La sentenza che annulla il concordato riapre la procedura di fallimento ed è provvisoriamente esecutiva.

    Essa è reclamabile ai sensi dell’articolo 18.

    Il ricorso per l’annullamento deve proporsi nel termine di sei mesi dalla scoperta del dolo e, in ogni caso, non oltre due anni dalla scadenza del termine fissato per l’ultimo adempimento previsto nel concordato.

    Norma superata, non abrogata. Su Normattiva questo articolo non risulta abrogato. Il Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza (D.Lgs. 12 gennaio 2019, n. 14) è in vigore dal 15 luglio 2022 (art. 389) e disciplina le procedure aperte da quella data; l’art. 390 stabilisce però che i ricorsi e le domande depositati prima restano definiti secondo la legge fallimentare. Per una situazione attuale il riferimento è il Codice della crisi.

  • Art. 137 L. Fall. – Risoluzione del concordato

    Art. 137 L. Fall. – Risoluzione del concordato

    Art. 137 L. Fall. – Risoluzione del concordato

    Testo vigente (aggiornato da Normattiva)

    Se le garanzie promesse non vengono costituite o se il proponente non adempie regolarmente gli obblighi derivanti dal concordato, ciascun creditore può chiederne la risoluzione.

    Si applicano le disposizioni dell’articolo 15 in quanto compatibili.

    Al procedimento è chiamato a partecipare anche l’eventuale garante.

    La sentenza che risolve il concordato riapre la procedura di fallimento ed è provvisoriamente esecutiva.

    La sentenza è reclamabile ai sensi dell’articolo 18.

    Il ricorso per la risoluzione deve proporsi entro un anno dalla scadenza del termine fissato per l’ultimo adempimento previsto nel concordato.

    Le disposizioni di questo articolo non si applicano quando gli obblighi derivanti dal concordato sono stati assunti dal proponente o da uno o più creditori con liberazione immediata del debitore.

    Non possono proporre istanza di risoluzione i creditori del fallito verso cui il terzo, ai sensi dell’articolo 124, non abbia assunto responsabilità per effetto del concordato.

    Norma superata, non abrogata. Su Normattiva questo articolo non risulta abrogato. Il Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza (D.Lgs. 12 gennaio 2019, n. 14) è in vigore dal 15 luglio 2022 (art. 389) e disciplina le procedure aperte da quella data; l’art. 390 stabilisce però che i ricorsi e le domande depositati prima restano definiti secondo la legge fallimentare. Per una situazione attuale il riferimento è il Codice della crisi.

  • Art. 290 Cod. Amb. – disposizioni transitorie e finali

    Art. 290 Cod. Amb. – disposizioni transitorie e finali

    D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 – testo aggiornato

    1. COMMA SOPPRESSO DAL D.LGS. 29 GIUGNO 2010, N. 128 .

    2. L’installazione di impianti termici civili centralizzati può essere imposta dai regolamenti edilizi comunali relativamente agli interventi di ristrutturazione edilizia ed agli interventi di nuova costruzione qualora tale misura sia individuata dai piani e dai programmi di qualità dell’aria previsti dalla vigente normativa, come necessaria al conseguimento dei valori di qualità dell’aria.

    3. COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 15 NOVEMBRE 2017, N. 183 .

    4. Con decreto del Ministro dell’ambiente, di concerto con i Ministri della salute e dello sviluppo economico … sono disciplinati i requisiti, le procedure e le competenze per il rilascio di una certificazione dei generatori di calore, con priorità per quelli aventi potenza termica nominale inferiore al valore di soglia di 0,035 MW, alimentati con i combustibili individuati alle lettere f), g) e h) della parte I, sezione 2, dell’allegato X alla parte quinta del presente decreto. Nella certificazione si attesta l’idoneità dell’impianto ad assicurare specifiche prestazioni emissive, con particolare riferimento alle emissioni di polveri e di ossidi di azoto, e si assegna, in relazione ai livelli prestazionali assicurati, una specifica classe di qualità. Tale decreto individua anche le prestazioni emissive di riferimento per le diverse classi, i relativi metodi di prova e le verifiche che il produttore deve effettuare ai fini della certificazione, nonché indicazioni circa le corrette modalità di installazione e gestione dei generatori di calore. A seguito dell’entrata in vigore del decreto, i piani di qualità dell’aria previsti dalla vigente normativa possono imporre limiti e divieti all’utilizzo dei generatori di calore non aventi la certificazione o certificati con una classe di qualità inferiore, ove tale misura sia necessaria al conseguimento dei valori di qualità dell’aria. I programmi e gli strumenti di finanziamento statali e regionali diretti ad incentivare l’installazione di generatori di calore a ridotto impatto ambientale assicurano priorità a quelli certificati con una classe di qualità superiore.

  • Art. 136 L. Fall. – Esecuzione del concordato

    Art. 136 L. Fall. – Esecuzione del concordato

    Art. 136 L. Fall. – Esecuzione del concordato

    Testo vigente (aggiornato da Normattiva)

    Dopo l’omologazione del concordato il giudice delegato, il curatore e il comitato dei creditori ne sorvegliano l’adempimento, secondo le modalità stabilite nel decreto di omologazione.

    Le somme spettanti ai creditori contestati, condizionali o irreperibili sono depositate nei modi stabiliti dal giudice delegato.

    Accertata la completa esecuzione del concordato, il giudice delegato ordina lo svincolo delle cauzioni e la cancellazione delle ipoteche iscritte a garanzia e adotta ogni misura idonea per il conseguimento delle finalità del concordato.

    Il provvedimento è pubblicato ed affisso ai sensi dell’art. 17.

    Le spese sono a carico del debitore.

    Norma superata, non abrogata. Su Normattiva questo articolo non risulta abrogato. Il Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza (D.Lgs. 12 gennaio 2019, n. 14) è in vigore dal 15 luglio 2022 (art. 389) e disciplina le procedure aperte da quella data; l’art. 390 stabilisce però che i ricorsi e le domande depositati prima restano definiti secondo la legge fallimentare. Per una situazione attuale il riferimento è il Codice della crisi.

  • Art. 143 D.Lgs. 42/2004 – (Piano paesaggistico)

    Art. 143 D.Lgs. 42/2004 – (Piano paesaggistico)

    D.Lgs. 22 gennaio 2004, n. 42 – Codice dei beni culturali e del paesaggio

    1. 1. L'elaborazione del piano paesaggistico comprende almeno: a) ricognizione del territorio oggetto di pianificazione, mediante l'analisi delle sue caratteristiche paesaggistiche, impresse dalla natura, dalla storia e dalle loro interrelazioni, ai sensi degli articoli 131 e 135; b) ricognizione degli immobili e delle aree dichiarati di notevole interesse pubblico ai sensi dell'articolo 136, loro delimitazione e rappresentazione in scala idonea alla identificazione, nonché determinazione delle specifiche prescrizioni d'uso, a termini dell'articolo 138, comma 1, fatto salvo il disposto di cui agli articoli 140, comma 2, e 141-bis; c) ricognizione delle aree di cui al comma 1 dell'articolo 142, loro delimitazione e rappresentazione in scala idonea alla identificazione, nonché determinazione di prescrizioni d'uso intese ad assicurare la conservazione dei caratteri distintivi di dette aree e, compatibilmente con essi, la valorizzazione; d) eventuale individuazione di ulteriori immobili od aree, di notevole interesse pubblico a termini dell'articolo 134, comma 1, lettera c), loro delimitazione e rappresentazione in scala idonea alla identificazione, nonché determinazione delle specifiche prescrizioni d'uso, a termini dell'articolo 138, comma 1; e) individuazione di eventuali, ulteriori contesti, diversi da quelli indicati all'articolo 134, da sottoporre a specifiche misure di salvaguardia e di utilizzazione; f) analisi delle dinamiche di trasformazione del territorio ai fini dell'individuazione dei fattori di rischio e degli elementi di vulnerabilità del paesaggio, nonché comparazione con gli altri atti di programmazione, di pianificazione e di difesa del suolo; g) individuazione degli interventi di recupero e riqualificazione delle aree significativamente compromesse o degradate e degli altri interventi di valorizzazione compatibili con le esigenze della tutela; h) individuazione delle misure necessarie per il corretto inserimento, nel contesto paesaggistico, degli interventi di trasformazione del territorio, al fine di realizzare uno sviluppo sostenibile delle aree interessate; i) individuazione dei diversi ambiti e dei relativi obiettivi di qualità, a termini dell'articolo 135, comma 3.

    2. Le regioni, il Ministero ed il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare possono stipulare intese per la definizione delle modalità di elaborazione congiunta dei piani paesaggistici, salvo quanto previsto dall'articolo 135, comma 1, terzo periodo. Nell'intesa è stabilito il termine entro il quale deve essere completata l'elaborazione del piano. Il piano è oggetto di apposito accordo fra pubbliche amministrazioni, ai sensi dell' articolo 15 della legge 7 agosto 1990, n. 241. L'accordo stabilisce altresì i presupposti, le modalità ed i tempi per la revisione del piano, con particolare riferimento all'eventuale sopravvenienza di dichiarazioni emanate ai sensi degli articoli 140 e 141 o di integrazioni disposte ai sensi dell'articolo 141-bis. Il piano è approvato con provvedimento regionale entro il termine fissato nell'accordo. Decorso inutilmente tale termine, il piano, limitatamente ai beni paesaggistici di cui alle lettere b), c) e d) del comma 1, è approvato in via sostitutiva con decreto del Ministro, sentito il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare.

    3. Approvato il piano paesaggistico, il parere reso dal soprintendente nel procedimento autorizzatorio di cui agli articoli 146 e 147 è vincolante in relazione agli interventi da eseguirsi nell'ambito dei beni paesaggistici di cui alle lettere b), c) e d) del comma 1, salvo quanto disposto al comma 4, nonché quanto previsto dall'articolo 146, comma 5.

    4. 4. Il piano può prevedere: a) la individuazione di aree soggette a tutela ai sensi dell'articolo 142 e non interessate da specifici procedimenti o provvedimenti ai sensi degli articoli 136, 138, 139, 140, 141 e 157, nelle quali la realizzazione di interventi può avvenire previo accertamento, nell'ambito del procedimento ordinato al rilascio del titolo edilizio, della conformità degli interventi medesimi alle previsioni del piano paesaggistico e dello strumento urbanistico comunale; b) la individuazione delle aree gravemente compromesse o degradate nelle quali la realizzazione degli interventi effettivamente volti al recupero ed alla riqualificazione non richiede il rilascio dell'autorizzazione di cui all'articolo 146.

    5. L'entrata in vigore delle disposizioni di cui al comma 4 è subordinata all'approvazione degli strumenti urbanistici adeguati al piano paesaggistico, ai sensi dell'articolo 145, commi 3 e 4.

    6. Il piano può anche subordinare l'entrata in vigore delle disposizioni che consentono la realizzazione di interventi senza autorizzazione paesaggistica, ai sensi del comma 4, all'esito positivo di un periodo di monitoraggio che verifichi l'effettiva conformità alle previsioni vigenti delle trasformazioni del territorio realizzate.

    7. Il piano prevede comunque che nelle aree di cui al comma 4, lettera a), siano effettuati controlli a campione sugli interventi realizzati e che l'accertamento di significative violazioni delle previsioni vigenti determini la reintroduzione dell'obbligo dell'autorizzazione di cui agli articoli 146 e 147, relativamente ai comuni nei quali si sono rilevate le violazioni.

    8. Il piano paesaggistico può individuare anche linee-guida prioritarie per progetti di conservazione, recupero, riqualificazione, valorizzazione e gestione di aree regionali, indicandone gli strumenti di attuazione, comprese le misure incentivanti.

    9. A far data dall'adozione del piano paesaggistico non sono consentiti, sugli immobili e nelle aree di cui all'articolo 134, interventi in contrasto con le prescrizioni di tutela previste nel piano stesso. A far data dalla approvazione del piano le relative previsioni e prescrizioni sono immediatamente cogenti e prevalenti sulle previsioni dei piani territoriali ed urbanistici.

  • Art. 135 L. Fall. – Effetti del concordato

    Art. 135 L. Fall. – Effetti del concordato

    Art. 135 L. Fall. – Effetti del concordato

    Testo vigente (aggiornato da Normattiva)

    Il concordato omologato è obbligatorio per tutti i creditori anteriori all’apertura del fallimento, compresi quelli che non hanno presentato domanda di ammissione al passivo.

    A questi però non si estendono le garanzie date nel concordato da terzi.

    I creditori conservano la loro azione per l’intero credito contro i coobbligati, i fideiussori del fallito e gli obbligati in via di regresso.

    Norma superata, non abrogata. Su Normattiva questo articolo non risulta abrogato. Il Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza (D.Lgs. 12 gennaio 2019, n. 14) è in vigore dal 15 luglio 2022 (art. 389) e disciplina le procedure aperte da quella data; l’art. 390 stabilisce però che i ricorsi e le domande depositati prima restano definiti secondo la legge fallimentare. Per una situazione attuale il riferimento è il Codice della crisi.

  • Part-time e orario ridotto nel CCNL Portieri e Proprietari di Fabbricato: turni e ore complementari

    CCNL Portieri e Proprietari di Fabbricato

    Part-time e orario ridotto nel CCNL Portieri e Proprietari di Fabbricato: turni e ore complementari

    Per i portieri il part-time è regolato dal CCNL con limiti di ore propri: minimo e massimo settimanali, lavoro supplementare con maggiorazione del 27%, clausole flessibili ed elastiche. Qui trovi i numeri degli artt. 54-58, 64 e 73, accanto alle regole generali della legge.

    In sintesi

    Nel part-time dei portieri (profili A) l’orario orizzontale va da 20 a 36 ore settimanali con alloggio e da 16 a 32 senza alloggio. Il lavoro supplementare, fino a 180 ore l’anno, è pagato con la paga oraria maggiorata del 27%. Il contratto va fatto per iscritto e il trattamento economico è riproporzionato all’orario.

    Dati contrattuali

    Parti firmatarie
    Confedilizia · Filcams-CGIL · Fisascat-CISL · Uiltucs-UIL
    Istituti trattati
    Part-time del portiere · Lavoro supplementare (+27%) · Clausole flessibili ed elastiche · Trasformazione e precedenza
    Riferimenti
    D.Lgs. 81/2015, artt. 4-12 (disciplina del part-time) · D.Lgs. 66/2003 (riposi) · CCNL per limiti, maggiorazioni e clausole
    Fonte
    Testo del CCNL depositato presso il CNEL

    Le forme del part-time

    Il tempo parziale può articolarsi in tre forme, a seconda di come la riduzione dell’orario si distribuisce nel tempo. La distinzione rileva soprattutto per l’applicazione del lavoro supplementare e delle clausole elastiche.

    Le tre forme di part-time
    Forma Come si articola l’orario Esempio
    Orizzontale Riduzione dell’orario giornaliero, su tutti i giorni lavorativi 4 ore al giorno, dal lunedì al venerdì
    Verticale Orario pieno ma solo in alcuni giorni, settimane o mesi Tre giornate intere a settimana
    Misto Combinazione di orizzontale e verticale Alcuni giorni pieni e altri a orario ridotto
    Il contratto part-time deve essere stipulato per iscritto e indicare durata e collocazione dell’orario (D.Lgs. 81/2015; art. 55 CCNL). Orizzontale, per i portieri (profili A, art. 54): da 20 a 36 ore settimanali con alloggio, da 16 a 32 senza alloggio; per i soli conviventi di un portiere con alloggio il minimo scende a 12 ore; per completare il servizio di una portineria servita da un portiere a tempo pieno bastano 15 ore settimanali e 3 ore giornaliere. Per i profili C la fascia è di norma da 12 a 30 ore (art. 64); per i profili D da 16 a 30 ore (D1) o da 12 a 30 ore (D2 e D3) (art. 73). Lavoro supplementare: paga oraria maggiorata del 27%, entro 180 ore l’anno (art. 57).

    Ore supplementari, clausole flessibili ed elastiche

    Il part-time del portiere si innesta in un servizio di custodia e sorveglianza con orari fissi: contano la collocazione dell’orario, le ore aggiuntive e le clausole flessibili o elastiche.

    La collocazione dell’orario

    Il contratto part-time deve indicare per iscritto la durata della prestazione e la sua collocazione (in quali giorni e fasce). È questa indicazione che consente al lavoratore di organizzare la propria vita e al datore di programmare il servizio. Ai part-time non può essere affidata la conduzione dell’impianto di riscaldamento, salvo il part-time verticale con orario giornaliero completo (art. 54, comma 5).

    Ore supplementari e clausole elastiche

    Il lavoro supplementare (ore oltre il concordato, entro il tempo pieno) è pagato con la paga oraria maggiorata del 27% e può essere richiesto fino a 180 ore l’anno, non in modo costante per oltre sei mesi (altrimenti si consolida); il rifiuto del lavoratore non è giustificato motivo di licenziamento. Per i portieri è ammesso per manutenzioni che non si possono fare nell’orario normale e per altre necessità di custodia e sorveglianza (art. 57). Con la clausola flessibile (variazione della collocazione) il preavviso è di 10 giorni lavorativi e spetta un’indennità del 5% della retribuzione globale di fatto; con la clausola elastica (aumento della durata) il preavviso è di 5 giorni lavorativi e le ore in più sono pagate come supplementare (art. 58). Il D.Lgs. 81/2015 (art. 6) prevede un preavviso di almeno 2 giorni, salvo diversa previsione dei contratti collettivi. Il lavoratore può denunciare il patto per gravi esigenze familiari, di salute o per un altro lavoro.

    Riposi

    Anche nel part-time vanno rispettati i riposi giornaliero e settimanale del D.Lgs. 66/2003: la riduzione dell’orario non comprime le tutele sulla distribuzione del lavoro nell’arco della giornata.

    Trattamento e principio di non discriminazione

    Il lavoratore part-time non può ricevere un trattamento meno favorevole rispetto al collega a tempo pieno comparabile: ha gli stessi diritti, riproporzionati alla minore durata della prestazione (art. 7, D.Lgs. 81/2015). Sono riproporzionati, tra l’altro, la retribuzione, le ferie, le mensilità aggiuntive e il TFR; restano invece pieni i diritti non frazionabili (ad esempio le tutele in materia di salute e sicurezza). Anche l’anzianità di servizio si calcola per intero, come per un rapporto a tempo pieno.

    Trasformazione del rapporto e diritto di precedenza

    Il passaggio da tempo pieno a part-time, e viceversa, è volontario: richiede l’accordo delle parti e la forma scritta. Il rifiuto del lavoratore di trasformare il rapporto non costituisce giustificato motivo di licenziamento.

    La legge tutela inoltre alcune situazioni: chi è affetto da patologie oncologiche o gravi, i genitori di figli piccoli e chi assiste familiari con L. 104 hanno priorità o un vero e proprio diritto alla trasformazione in part-time. Specularmente, il lavoratore che ha trasformato il rapporto in part-time gode di un diritto di precedenza nelle assunzioni a tempo pieno per mansioni equivalenti, secondo i criteri del CCNL.

    Casi pratici

    Tizio — portiere part-time e ore in più per una manutenzione
    Tizio è portiere A4 con alloggio, assunto part-time a 30 ore settimanali (il massimo è 36). Per una manutenzione urgente che non si può fare nell’orario normale gli vengono chieste 4 ore in più: sono lavoro supplementare, entro il tempo pieno, pagato con la maggiorazione del 27%. Spostare invece l’orario di lavoro richiede una clausola flessibile, con 10 giorni lavorativi di preavviso e l’indennità del 5%.
    Caia — richiesta di part-time per assistere un familiare
    Caia, a tempo pieno, chiede la trasformazione in part-time per assistere un familiare con L. 104. La trasformazione richiede l’accordo e la forma scritta; la legge accorda priorità alle richieste legate ad assistenza e salute. Quando le esigenze verranno meno, Caia avrà titolo di precedenza per tornare al tempo pieno.

    Domande frequenti

    Il contratto part-time deve essere scritto?
    Sì. La forma scritta è richiesta e il contratto deve indicare la durata della prestazione e la collocazione dell’orario. La sua assenza può essere fatta valere dal lavoratore per ottenere l’accertamento del rapporto e, a certe condizioni, il riconoscimento di un orario pieno.
    Che differenza c’è tra lavoro supplementare e straordinario?
    Il lavoro supplementare è quello reso dal part-time oltre l’orario concordato ma entro il tempo pieno: nel CCNL dei portieri è pagato con la paga oraria maggiorata del 27%, entro 180 ore l’anno. Lo straordinario presuppone invece il superamento dell’orario a tempo pieno ed è maggiorato del 15% (20% dalla decima ora giornaliera) secondo la disciplina del tempo pieno.
    Ferie e tredicesima del part-time sono dimezzate?
    Non dimezzate, ma riproporzionate alla durata della prestazione, in applicazione del principio di non discriminazione. L’anzianità di servizio, invece, si computa per intero.
    Posso chiedere il part-time per assistere un familiare?
    Sì: la trasformazione richiede accordo e forma scritta, ma la legge dà priorità alle richieste legate ad assistenza di familiari e a motivi di salute. Cessate le esigenze, opera il diritto di precedenza per tornare al tempo pieno.

    Stesso CCNL: consulta anche minimi per livello, come darle, preavviso e telematiche, Preavviso, licenziamento e dimissioni nel CCNL Portieri e Proprietari di Fabbricato, Ferie e permessi nel CCNL Portieri e Proprietari di Fabbricato, Maternità, paternità e congedi nel CCNL Portieri e Proprietari di Fabbricato e Tredicesima e mensilità aggiuntive nel CCNL Portieri e Proprietari di Fabbricato.

    Contenuto divulgativo basato sul testo del CCNL 12 novembre 2012 (artt. 54-58, 64, 73) e sul D.Lgs. 81/2015. Le percentuali del supplementare e delle clausole sono quelle di quel testo; il rinnovo del 30 ottobre 2025, nelle sintesi consultate, non le modifica.

  • Art. 134 L. Fall. – Abrogato (oggi CCII)

    Art. 134 L. Fall. – Abrogato (oggi CCII)

    Art. 134 L. Fall. – Rendiconto del curatore

    Articolo abrogato dal D.Lgs. 9 gennaio 2006, n. 5. Fonte: Normattiva.

  • Morosità condominiale: cosa si rischia a non pagare

    La morosità di un condòmino mette in difficoltà l’intero condominio, perché le spese comuni vanno comunque pagate. La legge offre all’amministratore strumenti rapidi per il recupero e prevede conseguenze precise per chi non paga. Vediamo cosa rischia davvero il moroso e come si procede.

    Il decreto ingiuntivo immediato

    Per recuperare le quote non pagate, l’amministratore – sulla base dello stato di ripartizione approvato – può ottenere dal giudice un decreto ingiuntivo immediatamente esecutivo, anche in pendenza di opposizione. È uno strumento rapido: significa che il condominio può avviare il recupero forzato senza attendere l’esito di un’eventuale causa.

    La sospensione dei servizi comuni

    In caso di mora nel pagamento dei contributi protratta per oltre sei mesi, l’amministratore può sospendere il condòmino moroso dalla fruizione dei servizi comuni suscettibili di godimento separato – tipicamente il riscaldamento centralizzato o l’acqua calda, quando tecnicamente è possibile interromperli per la singola unità. Non possono invece essere sospesi i servizi essenziali e indivisibili.

    La responsabilità dell’acquirente

    Chi acquista un’unità immobiliare è obbligato in solido con il venditore per i contributi relativi all’anno in corso e a quello precedente. Il condominio può quindi rivolgersi al nuovo proprietario per quegli arretrati; chi vende, dal canto suo, resta obbligato per le spese maturate finché non comunica all’amministratore il trasferimento. È una ragione in più per verificare la situazione debitoria prima del rogito.

    Prima i morosi, poi gli altri

    I condòmini sono obbligati a pagare la propria quota; tuttavia, nei rapporti con i creditori del condominio (per esempio i fornitori), questi devono prima escutere i condòmini morosi sulla base dei dati che l’amministratore è tenuto a comunicare, e solo dopo possono rivolgersi ai condòmini in regola. Si evita così che chi ha pagato debba farsi carico anche del debito altrui prima ancora che si sia tentato il recupero verso il moroso.

    Cosa può fare il condòmino moroso

    Chi non riesce a pagare ha comunque margini: può chiedere all’assemblea o all’amministratore una rateizzazione, contestare con l’opposizione il decreto ingiuntivo se le somme non sono dovute, e verificare la correttezza del riparto. Ignorare la situazione, invece, espone al recupero forzato (pignoramento) e all’aggravio di interessi e spese legali.

    Articoli di legge da consultare

    Domande frequenti

    Cosa rischia chi non paga le spese condominiali?

    Un decreto ingiuntivo immediatamente esecutivo e il recupero forzato (pignoramento); dopo sei mesi di morosità, la sospensione dei servizi comuni separabili come il riscaldamento centralizzato.

    Il condominio può staccarmi il riscaldamento se non pago?

    Sì, se la morosità supera i sei mesi e il servizio è tecnicamente suscettibile di godimento separato. Non possono invece essere sospesi i servizi essenziali e indivisibili.

    Chi paga i debiti condominiali del vecchio proprietario?

    L’acquirente è obbligato in solido per le spese dell’anno in corso e di quello precedente; potrà poi rivalersi sul venditore. Conviene verificare gli arretrati prima dell’acquisto.

    Risorse correlate

    I contenuti hanno finalità divulgativa e non sostituiscono la consulenza di un avvocato. Per la propria situazione specifica si raccomanda di rivolgersi a un professionista abilitato.

  • Art. 132 L. Fall. – Abrogato (oggi CCII)

    Art. 132 L. Fall. – Abrogato (oggi CCII)

    Art. 132 L. Fall. – Intervento del pubblico ministero

    Articolo abrogato dal D.Lgs. 9 gennaio 2006, n. 5. Fonte: Normattiva.

  • CCNL Elettrici: TFR, anticipazioni, Pegaso

    CCNL Settore Elettrico

    In sintesi

    Il TFR del CCNL Elettrici si calcola dividendo la retribuzione annua per 13,5. Si rivaluta al 75% indice ISTAT + 1,5% fisso. Anticipazioni 70% del maturato dopo 8 anni anzianità. Fondo pensione Pegaso come complementare di settore (1,55%+1,55% sul minimo + TFR maturando + contribuzione aggiuntiva azienda Enel 2,5%). TFR sostanzioso per settore alta retribuzione + 14 mensilità.

    Dati contrattuali

    Parti firmatarie
    Elettricità Futura · Utilitalia · Energia Libera · Enel · Terna · GSE · Sogin (datoriali) · Filctem-CGIL · Flaei-CISL · Uiltec-UIL (sindacali)
    Ultimo rinnovo
    CCNL 11 febbraio 2025 (rinnovo 2025-2027); testo integrale collazionato firmato il 17 luglio 2025
    Vigenza
    1° gennaio 2025 – 31 dicembre 2027 (CCNL settore elettrico 2025-2027)
    Platea
    Circa 60.000 addetti in quasi 130 imprese (dato delle parti firmatarie al rinnovo 2025)
    Fonte
    testo integrale del CCNL settore elettrico 11 febbraio 2025 (collazione 17 luglio 2025, diffusa dalla Flaei-Cisl)

    Aggiornamento al 3 settembre 2026. Il CCNL del settore elettrico è stato rinnovato per il triennio 2025-2027: l’ipotesi di accordo è stata firmata l’11 febbraio 2025 da Elettricità Futura, Utilitalia ed Energia Libera insieme ai gruppi maggiori (Enel, Terna, Sogin, GSE) con Filctem-CGIL, Flaei-CISL e Uiltec-UIL, per circa 60.000 addetti in poco meno di 130 imprese. L’aumento complessivo (TEC) è di 312 euro, quello sui minimi (TEM) di 290 euro in quattro tranche: 90 euro dal 1° aprile 2025, 65 dal 1° aprile 2026, 65 dal 1° aprile 2027 e 70 dal 1° ottobre 2027. Fra le novità normative: il confronto preventivo in azienda sull’intelligenza artificiale, la certificazione della rappresentanza, il comporto per i lavoratori con disabilità esteso da 12 a 18 mesi continuativi (da 18 a 24 non consecutivi nell’arco di 36 mesi) e il congedo per le vittime di violenza di genere portato da 6 a 12 mesi. Vedi l’hub CCNL Elettrici e le tabelle retributive.

    Tabella riepilogativa

    TFR CCNL Elettrici
    Voce Valore
    Formula TFR annuo Retribuzione annua / 13,5
    Rivalutazione annua 75% ISTAT FOI + 1,5%
    Anticipazione max 70% del maturato
    Frequenza anticipazioni 1 volta nell’arco del rapporto
    Anzianità minima anticipazione 8 anni
    Fondo pensione Pegaso
    Contributo azienda Pegaso 1,55-2,5% del minimo (variabile per CCNL aziendale)
    Contributo lavoratore Pegaso 1,55% del minimo
    Pagamento cessazione 30 gg

    Calcolo TFR

    TFR annuo = Retribuzione lorda annua / 13,5

    Calcolato su tutta la retribuzione (art. 2120): minimo parametrico + ISV + indennità fisse + 13ª + 14ª.

    La 14 mensilità rende il TFR più sostanzioso (~8% in più rispetto a CCNL con 13 mensilità).

    Rivalutazione

    75% ISTAT FOI + 1,5% fisso annuo. Imposta sostitutiva 17%.

    Anticipazioni

    Anticipazione 70% dopo 8 anni anzianità per: prima casa, salute, congedi, formazione, ristrutturazione.

    Pegaso: fondo pensione settore Elettrico

    Pegaso è il fondo pensione complementare contrattuale per i lavoratori del settore elettrico.

    Contribuzione:

    • Aziende del Gruppo Enel: 2,5% azienda + 1,55% lavoratore + TFR
    • Altre aziende del settore: 1,55% + 1,55% + TFR (CCNL standard)
    • Possibilità contributo aggiuntivo volontario

    Vantaggi:

    • Contributi deducibili fino €5.164,57/anno
    • Anticipazioni per casa, salute, formazione
    • Tassazione finale 15% calante fino 9%
    • Iscrizione automatica con silenzio-assenso

    TFR cessazione

    Tassazione separata (IRPEF media). Pagamento entro 30 giorni. Fondo Garanzia INPS in caso insolvenza azienda.

    Casi pratici

    Tizio – Operatore centrale TFR 10 anni
    Tizio (operatore centrale) con retribuzione annua €36.000 (14 mens + indennità). TFR annuo €2.667. Dopo 10 anni TFR maturato ~€30.000 (incluse rivalutazioni).
    Caia – Anticipazione prima casa
    Caia (tecnica AT) con 12 anni e TFR €38.000. Anticipazione 70% (€26.600) per acquisto prima casa. Azienda approva.
    Sempronio – Cessazione Pegaso con contributo Enel
    Sempronio (direttore esercizio Enel) cessa con 20 anni. Pegaso accumulato €120.000 (con contributo 2,5% Enel + 1,55% lavoratore + TFR). Sulle prestazioni pensionistiche la ritenuta è del 15%, ridotta di 0,30 punti per ogni anno di partecipazione oltre il quindicesimo: con 20 anni di partecipazione è del 13,5%.

    Domande frequenti

    Come si calcola il TFR di un elettricista?
    TFR annuo = Retribuzione lorda annua / 13,5. Su parametro base + ISV + indennità fisse + 13ª + 14ª. Settore alta retribuzione + 14 mens = TFR sostanzioso.
    Posso chiedere un'anticipazione del TFR?
    Sì, dopo 8 anni di anzianità, fino al 70% del maturato, una sola volta. Per: prima casa, spese sanitarie straordinarie, congedi parentali, formazione, ristrutturazione abitazione.
    Cos'è Pegaso?
    È il fondo pensione complementare del settore elettrico. Contributo standard 1,55% az + 1,55% lav + TFR maturando. Aziende Gruppo Enel: contributo aziendale 2,5% (più alto). Iscrizione automatica. Tassazione finale 15% calante.
    Quanto tempo per ricevere il TFR alla cessazione?
    30 giorni dalla cessazione. Oltre: interessi legali. Se azienda fallisce (raro nel settore strategico), Fondo Garanzia INPS paga TFR + ultime 3 mensilità.

    Stesso CCNL: consulta anche stipendi 2026 per parametro, preavviso da 1 a 4 mesi, ferie da 20 a 24 giorni, permessi, congedi, maternità, esonero centrali, paternità, 13ª, 14ª, premi produttività e malattia, comporto, infortunio elettrico.

    Le informazioni di questa guida hanno finalità divulgativa e sono aggiornate al rinnovo del CCNL Settore Elettrico. Per situazioni specifiche è consigliabile consultare un consulente del lavoro, il sindacato di categoria o l’Ispettorato Territoriale del Lavoro.

  • Art. 131 L. Fall. – Reclamo

    Art. 131 L. Fall. – Reclamo

    Art. 131 L. Fall. – Reclamo

    Testo vigente (aggiornato da Normattiva)

    Il decreto del tribunale è reclamabile dinanzi alla corte di appello che pronuncia in camera di consiglio.

    Il reclamo è proposto con ricorso da depositarsi nella cancelleria della corte d’appello nel termine perentorio di trenta giorni dalla notificazione del decreto fatta dalla cancelleria del tribunale.

    Esso deve contenere i requisiti prescritti dall’articolo 18, secondo comma, numeri 1), 2), 3) e 4).

    Il presidente, nei cinque giorni successivi al deposito del ricorso, designa il relatore, e fissa con decreto l’udienza di comparizione entro sessanta giorni dal deposito del ricorso.

    Il ricorso, unitamente al decreto di fissazione dell’udienza, deve essere notificato, a cura del reclamante, entro dieci giorni dalla comunicazione del decreto, al curatore e alle altre parti, che si identificano, se non sono reclamanti, nel fallito, nel proponente e negli opponenti.

    Tra la data della notificazione e quella dell’udienza deve intercorrere un termine non minore di trenta giorni.

    Le parti resistenti devono costituirsi almeno dieci giorni prima della udienza, eleggendo il domicilio nel comune in cui ha sede la corte d’appello.

    La costituzione si effettua mediante il deposito in cancelleria di una memoria contenente l’esposizione delle difese in fatto e in diritto, nonché l’indicazione dei mezzi di prova e dei documenti prodotti.

    L’intervento di qualunque interessato non può aver luogo oltre il termine stabilito per la costituzione delle parti resistenti, con le modalità per queste previste.

    All’udienza, il collegio, sentite le parti, assume, anche d’ufficio, i mezzi di prova, eventualmente delegando un suo componente.

    La corte provvede con decreto motivato.

    Il decreto è pubblicato a norma dell’articolo 17 e notificato alle parti, a cura della cancelleria, ed è impugnabile con ricorso per cassazione entro trenta giorni dalla notificazione.

    Norma superata, non abrogata. Su Normattiva questo articolo non risulta abrogato. Il Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza (D.Lgs. 12 gennaio 2019, n. 14) è in vigore dal 15 luglio 2022 (art. 389) e disciplina le procedure aperte da quella data; l’art. 390 stabilisce però che i ricorsi e le domande depositati prima restano definiti secondo la legge fallimentare. Per una situazione attuale il riferimento è il Codice della crisi.

Informazione di carattere generale. I calcoli e le indicazioni di questa pagina hanno finalità divulgativa e si basano sulle fonti ufficiali indicate nel metodo editoriale. Non sostituiscono il parere di un professionista abilitato: per la valutazione del caso concreto è necessario rivolgersi a un avvocato, a un commercialista o a un consulente iscritto al proprio albo.