Testo dell'articoloVigente
Informazione giuridica di carattere generale. Il presente contenuto costituisce informazione giuridica di carattere generale e non sostituisce in alcun modo il parere di un avvocato iscritto all’Albo. La norma riportata è tratta da fonti ufficiali (Normattiva, Gazzetta Ufficiale) e il commento ha finalità divulgativa. Per la valutazione del caso specifico è necessario consultare un professionista abilitato.
Art. 9 bis L. 212/2000 (Statuto del Contribuente) – (Divieto di bis in idemnel procedimento tributario)
In vigore dal 01/08/2000
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1. Salvo che specifiche disposizioni prevedano diversamente e ferma l'emendabilità di vizi formali e procedurali, il contribuente ha diritto a che l'amministrazione finanziaria eserciti l'azione accertativa relativamente a ciascun tributo una sola volta per ogni periodo d'imposta. ))
Vedi anche
→Statuto Contribuente art. 9 - Art. 9 L. 212/2000 - Rimessione in termini→Statuto Contribuente art. 9-ter - Art. 9 ter L. 212/2000 - (Divieto di divulgazione dei dati dei co…→T.U. IVA art. 1 - Art. 1 T.U.IVA: Operazioni imponibili→IRAP art. 1 - Art. 1 IRAP - Istituzione dell’imposta→Imp. successioni art. 1 - Art. 1 D.Lgs. 346/1990 - Oggetto dell’imposta→Art. 10 L. 212/2000 – Tutela dell’affidamento e della buona fede. Errori del co…→Art. 10 bis L. 212/2000 – (Disciplina dell’abuso del diritto o elusione fiscale)→Art. 8 L. 212/2000 – Tutela dell’integrità patrimoniale→Art. 10 ter L. 212/2000 – (Principio di proporzionalità nel procedimento tributario)→Art. 10 quater L. 212/2000 – Esercizio del potere di autotutela obbligatoria→Art. 10 quinquies L. 212/2000 – (Esercizio del potere di autotutela facoltativa)→Art. 10 sexies L. 212/2000 – (Documenti di prassi)
Informazione giuridica di carattere generale. Il presente contenuto costituisce informazione giuridica di carattere generale e non sostituisce in alcun modo il parere di un avvocato iscritto all'Albo. La norma riportata è tratta da fonti ufficiali (Normattiva, Gazzetta Ufficiale) e il commento ha finalità divulgativa. Per la valutazione del caso specifico è necessario consultare un professionista abilitato.
In sintesi
L'articolo 9-bis, introdotto dal D.Lgs. 219/2023, codifica il principio del «ne bis in idem» nel procedimento tributario. Salvo che specifiche disposizioni dispongano diversamente, e ferma l'emendabilità di vizi formali e procedurali, il contribuente ha diritto a che l'amministrazione finanziaria eserciti l'azione accertativa relativamente a ciascun tributo una sola volta per ogni periodo d'imposta. La norma fissa un principio di concentrazione dell'accertamento: l'ufficio è chiamato a esaurire in un unico atto, per ciascuna annualità e per ciascun tributo (IRPEF, IRES, IRAP, IVA, registro), tutti i rilievi possibili sulla base degli elementi conosciuti. È superato il modello degli accertamenti «a singhiozzo», con cui l'amministrazione poteva rivisitare la stessa annualità più volte, salvo i casi tipici di accertamento integrativo o parziale. La clausola di salvezza fa salve le ipotesi nelle quali la legge consente espressamente nuove azioni: tipicamente l'accertamento integrativo per sopravvenuta conoscenza di nuovi elementi (art. 43, comma 3, DPR 600/1973 e art. 57, comma 4, DPR 633/1972), l'accertamento parziale (art. 41-bis DPR 600/1973) o gli atti di rettifica su ambiti distinti. Restano emendabili anche i vizi formali e procedurali, che possono essere rimossi senza che ciò violi il principio. Per il contribuente, il diritto al «bis in idem» implica certezza dei rapporti e protezione da reiterazioni vessatorie.L'articolo 9-bis cristallizza nel diritto positivo un principio già valorizzato dalla giurisprudenza: l'unicità dell'azione accertativa per ogni periodo d'imposta e per ogni tributo. La norma riallinea il procedimento tributario al canone di buona fede e collaborazione fra fisco e contribuente fissato dall'articolo 10 dello stesso Statuto, e mutua una logica analoga a quella penale, dove il «ne bis in idem» preclude un secondo giudizio sullo stesso fatto. Sul piano operativo, l'ufficio deve esaurire in un unico atto, sulla base degli elementi conoscibili a quella data, ogni rilievo verticalmente riconducibile al medesimo tributo e periodo: rettifica di componenti positivi e negativi, disconoscimento di crediti, recupero di ritenute, applicazione di sanzioni accessorie.
La clausola «salvo che specifiche disposizioni prevedano diversamente» preserva istituti consolidati. L'accertamento integrativo, previsto dall'articolo 43, comma 3, del DPR 600/1973 e dall'articolo 57, comma 4, del DPR 633/1972, resta consentito se fondato su «sopravvenuta conoscenza di nuovi elementi» non valutabili al momento del primo accertamento: ad esempio documentazione emersa da indagini bancarie successive o da scambi internazionali di informazioni. L'accertamento parziale ex art. 41-bis DPR 600/1973 resta ammesso quando si basa su segnalazioni specifiche di terzi (anagrafe tributaria, INPS, Guardia di finanza). Restano consentite anche le rettifiche su ambiti diversi non già coperti, ma il limite è rigoroso: l'ufficio non può «spezzare» artificialmente in più atti ciò che era unitariamente conoscibile.
La distinzione tra emendabilità dei vizi formali e nuova azione accertativa è centrale. L'amministrazione può rinotificare un atto viziato nella forma, purché nei termini di decadenza, senza che ciò integri un secondo accertamento sostanziale: non c'è «bis» se la pretesa è la stessa e si interviene solo sui difetti procedurali. È invece vietato emettere un secondo atto che amplia i rilievi sulla base di elementi già noti, costruendo retrospettivamente una motivazione integrata. Per il contribuente, il rimedio in caso di accertamento successivo è l'eccezione di violazione dell'articolo 9-bis, deducibile in ricorso entro sessanta giorni davanti alla Corte di giustizia tributaria, ai sensi del D.Lgs. 546/1992. Il principio si raccorda con la disciplina della concentrazione del contraddittorio (articolo 6-bis dello Statuto) e con il diritto a presentare osservazioni endoprocedimentali, configurando un sistema coerente in cui l'unicità dell'azione accertativa è coniugata con la centralità del confronto preventivo fra fisco e contribuente.
Casi pratici
Caso 1: Secondo accertamento IRPEF su stessa annualità: violazione del principio
Caso 2: Accertamento integrativo lecito per indagini bancarie sopravvenute
Domande frequenti
L'ufficio può emettere un secondo accertamento per lo stesso anno e lo stesso tributo?
Solo se ricorrono specifiche eccezioni di legge: tipicamente l'accertamento integrativo ex art. 43, comma 3, DPR 600/1973 (e art. 57, comma 4, DPR 633/1972), che richiede la sopravvenuta conoscenza di nuovi elementi non valutabili nel primo atto, oppure l'accertamento parziale ex art. 41-bis DPR 600/1973 basato su segnalazioni di terzi. Fuori da queste ipotesi, l'articolo 9-bis vieta un secondo accertamento sostanziale e l'atto è impugnabile per violazione del principio.
Il principio vale anche tra tributi diversi sullo stesso anno?
No: l'unicità è riferita a «ciascun tributo» per ogni periodo d'imposta. L'ufficio può accertare IRPEF e IVA per la stessa annualità con atti distinti, purché ciascun tributo sia esaurito in un unico provvedimento. La logica è impedire la frammentazione del controllo su un singolo tributo, non vincolare l'amministrazione a un atto unico cumulativo per tutti i prelievi, che peraltro avrebbe difficoltà procedurali e di calcolo distinte.
La rinotificazione di un atto viziato nella forma viola il principio?
No: il comma 1 fa salva l'emendabilità di vizi formali e procedurali. L'amministrazione può rinotificare entro i termini di decadenza un atto difettoso nelle forme, purché la pretesa sostanziale sia la stessa. Non si tratta di un secondo accertamento ai fini dell'articolo 9-bis. È invece preclusa l'integrazione successiva della pretesa con nuovi rilievi fondati su elementi già conoscibili, che configura un nuovo accertamento di merito.