- L'art. 6 CPI regola i casi in cui un diritto di proprietà industriale appartiene a più soggetti.
- Si applicano, in quanto compatibili, le norme del codice civile sulla comunione, salvo diversa convenzione tra le parti.
- Ciascun comunista può esercitare i diritti compatibili con la natura del bene e con il rispetto degli altri contitolari.
- La norma è di particolare rilevanza in ambito brevettuale e per i marchi sviluppati congiuntamente.
Testo dell'articoloVigente
Art. 6 CPI — Comunione
D.Lgs. 10 febbraio 2005, n. 30 — testo aggiornato
1. Se un diritto di proprietà industriale appartiene a più soggetti, le facoltà relative sono regolate, salvo convenzioni in contrario, dalle disposizioni del codice civile relative alla comunione in quanto compatibili.
1-bis. In caso di diritto appartenente a più soggetti, la presentazione della domanda di brevetto o di registrazione, la prosecuzione del procedimento di brevettazione o registrazione, la presentazione della domanda di rinnovo, ove prevista, il pagamento dei diritti di mantenimento in vita, la presentazione della traduzione in lingua italiana delle rivendicazioni di una domanda di brevetto europeo o del testo del brevetto europeo concesso o mantenuto in forma modificata o limitata e gli altri procedimenti di fronte all’Ufficio italiano brevetti e marchi possono essere effettuati da ciascuno di tali soggetti nell’interesse di tutti.
Commento
L'art. 6 CPI affronta una situazione frequente nella prassi industriale: la contitolarità di un diritto di proprietà industriale tra due o più soggetti. La norma rinvia al modello generale della comunione disciplinato dal codice civile, ma con gli adattamenti resi necessari dalla particolare natura dei beni immateriali.
Il rinvio alla disciplina civilistica
Il legislatore sceglie un modello flessibile: applica, in quanto compatibili, gli artt. 1100 e seguenti del codice civile, lasciando spazio all'autonomia privata. Le parti possono infatti regolare diversamente i propri rapporti mediante convenzioni che definiscono quote, modalità di sfruttamento, partecipazione ai costi e ricavi, gestione delle licenze. In assenza di accordi, opera il regime legale residuale.
Le facoltà di ciascun contitolare
Ogni comunista può, in linea generale, utilizzare il bene comune senza pregiudizio degli altri. Sul piano operativo questo significa, per esempio, che il singolo cotitolare di un brevetto può sfruttarlo direttamente, salvo il dovere di rispettare le quote e di rendere conto degli eventuali proventi nei casi previsti. Le decisioni che incidono significativamente sul diritto, come la concessione di licenze esclusive o la cessione, richiedono tipicamente il consenso degli altri contitolari.
La rilevanza della convenzione
Nella pratica, la convenzione tra cotitolari è lo strumento decisivo per evitare conflitti. Una buona regolamentazione contrattuale definisce in dettaglio la ripartizione delle quote, i poteri di licenza, i criteri di destinazione dei ricavi, la gestione dei rinnovi e degli adempimenti amministrativi presso l'UIBM, EUIPO o WIPO. La sua assenza è spesso fonte di contenzioso, in particolare quando uno dei comunisti intende valorizzare in autonomia il proprio diritto.
Profili processuali
La contitolarità ha riflessi anche sull'esercizio delle azioni di tutela. La giurisprudenza ha riconosciuto che ciascun comunista può agire individualmente in difesa del bene comune, sia con azioni inibitorie sia con azioni di risarcimento, fermo restando il dovere di rendiconto verso gli altri contitolari per quanto eccedente la propria quota. Per atti che incidono in modo definitivo sul diritto è invece richiesta la partecipazione di tutti i cotitolari.
Domande frequenti
Cosa succede se un diritto di proprietà industriale appartiene a più persone?
Si applica, salvo diversa convenzione, la disciplina della comunione prevista dal codice civile, in quanto compatibile con la natura del bene immateriale.
Un singolo cotitolare può sfruttare da solo il brevetto?
In linea generale sì, ma deve rispettare gli altri cotitolari, in particolare per quanto riguarda la ripartizione dei proventi e gli atti che incidono in modo significativo sul diritto comune.
Serve un accordo scritto tra i cotitolari?
Non è obbligatorio, ma è fortemente raccomandato. Una convenzione scritta evita controversie su quote, licenze e ripartizione dei ricavi e disciplina anche i rapporti con gli uffici amministrativi competenti.
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