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Ultimo aggiornamento: 27 Maggio 2026
Fonte: Normattiva.it · Gazzetta Ufficiale
Indice
  1. Testo dell'articolo
  2. Commento
  3. Casi pratici
  4. Domande frequenti

Testo dell'articoloAbrogato

Informazione giuridica di carattere generale — Il presente contenuto costituisce informazione giuridica di carattere generale e non sostituisce in alcun modo il parere di un avvocato iscritto all’Albo. La norma riportata è tratta da fonti ufficiali (Normattiva, Gazzetta Ufficiale) e il commento ha finalità divulgativa. Per la valutazione del caso specifico è necessario consultare un professionista abilitato.
Art. 15 L. 392/1978 — Coefficienti correttivi del costo base

L. 27 luglio 1978, n. 392 — Disciplina delle locazioni di immobili urbani (equo canone)

I coefficienti correttivi sono stabiliti in funzione del tipo, della classe demografica dei comuni, dell’ubicazione, del livello di piano, della vetusta’ e dello stato di conservazione e manutenzione dell’immobile.

Scheda in aggiornamento. Il commento professionale, i casi pratici e le FAQ per questo articolo sono in corso di redazione.
Per il testo normativo integrale e aggiornato consulta Normattiva.it.

Commento

Ratio della norma

La mera applicazione del costo base per regione avrebbe prodotto distorsioni enormi: un appartamento signorile al piano attico in centro storico di Roma e un alloggio popolare in periferia avrebbero avuto lo stesso costo base. I coefficienti correttivi servivano a modulare il calcolo in funzione delle reali caratteristiche dell'immobile, avvicinando il canone massimo al valore d'uso effettivo. Era un sistema di personalizzazione applicato a una formula fissa, nel tentativo di bilanciare equità formale ed equità sostanziale.

Analisi e struttura

I sei coefficienti si moltiplicavano tra loro (non si sommavano): tipologia catastale (da 0,50 per A/5 ultrapopolare a 2,00 per A/1 signorile), classe demografica del comune (da 0,80 per comuni fino a 10.000 abitanti a 1,20 per metropoli sopra 400.000), ubicazione (da 0,85 per zona agricola a 1,30 per centro storico), livello di piano (da 0,80 per seminterrato a 1,20 per attico), vetustà (coefficiente decrescente con gli anni di vita dell'immobile) e stato di conservazione (1,00 normale, 0,80 mediocre, 0,60 scadente). Il risultato finale poteva variare moltissimo in funzione della combinazione di questi fattori.

Quando si applicava

Il sistema dei coefficienti si applicava a tutti gli immobili abitativi soggetti all'equo canone. Il locatore era tenuto a indicare nel contratto gli elementi su cui si basava il calcolo del canone. La contestazione di uno o più coefficienti era uno dei principali motivi di ricorso giudiziale nel regime dell'equo canone.

Confronto e norme correlate

Con la L. 431/1998, il sistema dei coefficienti è stato abrogato per le locazioni abitative. I canoni concordati 3+2 utilizzano invece tabelle territoriali negoziate tra associazioni di categoria, che tengono conto di variabili simili (zona, caratteristiche dell'immobile) ma con una metodologia completamente diversa, basata sulla negoziazione collettiva piuttosto che sul calcolo matematico individuale.

Problemi applicativi

La complessità del calcolo dei coefficienti era tale che spesso le parti non riuscivano a concordare il valore esatto del canone senza ricorrere a una perizia tecnica. Le controversie più frequenti riguardavano la categoria catastale (errata o non aggiornata), l'ubicazione in zona di confine tra aree diverse e la classificazione dello stato di conservazione. La giurisprudenza ha progressivamente precisato i criteri di valutazione per ciascun coefficiente, producendo una vastissima casistica applicativa ormai in larga parte obsoleta.

Casi pratici

Caso 1: Coefficienti moltiplicativi su un appartamento tipo

Caso 2: Contestazione della categoria catastale

Caso 3: Immobile in stato di conservazione scadente

Domande frequenti

Cosa erano i 'coefficienti correttivi' dell'equo canone?

Erano sei moltiplicatori (tipologia catastale, classe demografica, ubicazione, livello di piano, vetustà, stato di conservazione) che si applicavano al costo base per personalizzare il calcolo del canone massimo in funzione delle caratteristiche specifiche dell'immobile. Il loro prodotto moltiplicato per il costo base dava il costo unitario.

Quante variabili influivano sul calcolo dell'equo canone?

Sei variabili principali, ciascuna con il proprio coefficiente: categoria catastale, dimensione del comune, zona urbana, piano dell'immobile, età del fabbricato e stato di conservazione. Si moltiplicavano tra loro, per cui un singolo coefficiente basso (es. stato scadente 0,60) riduceva sensibilmente il canone massimo ammissibile.

È ancora utile conoscere il sistema dei coefficienti oggi?

Scarsamente, per i contratti correnti. Ha rilevanza solo per controversie residuali su contratti ante 1998 ancora in corso o per calcoli retroattivi in procedimenti giudiziari. Per i contratti attuali (4+4 o 3+2) il canone è libero o fissato da tabelle territoriali, senza ricorso a questa formula.

Come veniva accertato lo stato di conservazione dell'immobile ai fini dell'equo canone?

L'art. 21 prevedeva una valutazione per elementi: pavimenti, pareti, infissi, impianto elettrico, impianto idrico, riscaldamento (elementi propri) più scale, ascensore, facciate (elementi comuni). Tre elementi in cattive condizioni davano stato mediocre (0,80); quattro o più, stato scadente (0,60).

A cura di
Andrea Marton — Autore e divulgatore giuridico
Autore e responsabile editoriale di La Legge in Chiaro, portale di divulgazione giuridica gratuita su 54 testi e codici italiani. I contenuti hanno scopo informativo e divulgativo e non costituiscono consulenza professionale. Profilo completo →
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