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Ultimo aggiornamento: 23 Maggio 2026
Fonte: Normattiva.it · Gazzetta Ufficiale
Indice
  1. Testo dell'articolo
  2. Commento
  3. Casi pratici
  4. Domande frequenti
  5. Vedi anche
In sintesi
  • L'art. 128 disciplina la consulenza tecnica preventiva nei giudizi di proprietà industriale.
  • È uno strumento istruttorio finalizzato a chiarire questioni tecniche prima del giudizio di merito.
  • Può essere richiesta da chi voglia accertare l'esistenza di una violazione o difendersi da contestazioni.
  • Il provvedimento è emesso da giudice e si svolge in contraddittorio tra le parti.
  • L'esito può favorire una composizione bonaria della controversia.

Testo dell'articoloVigente

Art. 128 CPI — (Consulenza tecnica preventiva)

D.Lgs. 10 febbraio 2005, n. 30 — testo aggiornato

1. Le istanze per l’espletamento della consulenza tecnica preventiva prevista dall’ art. 696-bis del codice di procedura civile , si propongono al Presidente della sezione specializzata del tribunale competente per il giudizio di merito, secondo le disposizioni del medesimo articolo, in quanto compatibili.

Commento

L'art. 128 introduce nella materia della proprietà industriale la consulenza tecnica preventiva: uno strumento istruttorio anticipato che consente alle parti di chiarire questioni tecniche prima di intraprendere un giudizio di merito. È una previsione di grande efficacia operativa, che recepisce nel settore le esperienze positive sviluppate in altri ambiti del processo civile.

La logica della consulenza preventiva

I giudizi di proprietà industriale ruotano in linea generale attorno a questioni tecniche complesse: la sussistenza di una violazione, la portata di una rivendicazione brevettuale, l'identità sostanziale di due varietà vegetali. La consulenza tecnica preventiva permette di portare avanti queste verifiche in una fase anticipata, prima della decisione sul promuovere o resistere a una causa. È uno strumento di razionalità processuale.

Chi può richiederla

La richiesta può essere presentata sia da chi voglia accertare l'esistenza di una violazione del proprio diritto, sia da chi voglia difendersi preventivamente da possibili contestazioni. Tipicamente la prima ipotesi è quella del titolare che, prima di promuovere un'azione di contraffazione, vuole verificare con certezza tecnica la fondatezza della propria pretesa; la seconda è quella dell'operatore che, prima di lanciare un nuovo prodotto, vuole accertare di non interferire con diritti altrui.

Il procedimento

Il provvedimento è emesso dal giudice competente, in linea generale con un'ordinanza che dispone la nomina di un consulente tecnico d'ufficio. Il consulente svolge le proprie operazioni in contraddittorio tra le parti, che possono nominare propri consulenti, presentare osservazioni, chiedere chiarimenti. Al termine il consulente deposita una relazione che illustra le valutazioni tecniche svolte.

Il ruolo del contraddittorio

Il contraddittorio è una garanzia essenziale del procedimento: le parti devono essere in grado di influire sull'esito della consulenza, presentando le proprie ragioni tecniche e replicando a quelle della controparte. Questa garanzia rende l'esito della consulenza preventiva particolarmente affidabile, perché frutto di un confronto strutturato tra le posizioni in campo.

Effetto compositivo

Uno degli aspetti più rilevanti della consulenza preventiva è il suo effetto compositivo. Una volta acquisita una relazione tecnica che chiarisce la situazione, le parti sono spesso indotte a un componimento bonario: il titolare valuta se la propria pretesa è fondata, il presunto contraffattore valuta la propria esposizione, le posizioni convergono verso una transazione. È un risultato di grande valore, perché evita giudizi lunghi e costosi.

Utilizzabilità degli atti

La relazione tecnica e gli atti della consulenza preventiva possono essere prodotti nel successivo giudizio di merito, se la controversia non si compone. Hanno valore di prova qualificata, sottoposta al vaglio del giudice del merito, che può comunque disporre ulteriori approfondimenti. È un'utilizzabilità che valorizza l'investimento iniziale e dà continuità al percorso istruttorio.

Strategie processuali

L'uso della consulenza preventiva è uno snodo strategico. Per il titolare di un diritto, è uno strumento per acquisire prove qualificate a costi più contenuti rispetto a un giudizio integrale e con tempi più rapidi. Per il presunto violatore, è un'opportunità per chiarire la propria posizione e, se del caso, modificare il proprio prodotto prima di subire azioni più aggressive. Le imprese più mature integrano la consulenza preventiva nella propria strategia di gestione del contenzioso.

Domande frequenti

A cosa serve la consulenza tecnica preventiva?

Serve a chiarire questioni tecniche complesse prima di intraprendere un giudizio di merito. Consente alle parti di acquisire valutazioni qualificate sulla sussistenza di una violazione, sulla portata di un diritto o sull'identità di prodotti, in tempi e a costi più contenuti rispetto a un giudizio integrale.

Chi può richiederla?

Sia il titolare di un diritto che voglia accertare la fondatezza di una possibile azione, sia chi voglia difendersi preventivamente da contestazioni — tipicamente l'operatore che intende lanciare un nuovo prodotto e vuole verificare di non interferire con diritti altrui.

L'esito della consulenza è vincolante?

No, ma è influente. La relazione tecnica può essere prodotta nel successivo giudizio di merito con valore di prova qualificata. Spesso porta le parti a un componimento bonario, evitando il giudizio. Il giudice del merito può comunque disporre ulteriori approfondimenti.

A cura di
Andrea Marton — Autore e divulgatore giuridico
Autore e responsabile editoriale di La Legge in Chiaro, portale di divulgazione giuridica gratuita su 54 testi e codici italiani. I contenuti hanno scopo informativo e divulgativo e non costituiscono consulenza professionale. Profilo completo →
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