Indice
  1. Testo dell'articolo
  2. Commento
  3. Casi pratici
  4. Domande frequenti
  5. Vedi anche

Testo dell'articoloVigente

Informazione giuridica di carattere generale. Il presente contenuto costituisce informazione giuridica di carattere generale e non sostituisce in alcun modo il parere di un avvocato iscritto all’Albo. La norma riportata è tratta da fonti ufficiali (Normattiva, Gazzetta Ufficiale) e il commento ha finalità divulgativa. Per la valutazione del caso specifico è necessario consultare un professionista abilitato.

Art. 124 Cod. Amb. – criteri generali

D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 – testo aggiornato

1. Tutti gli scarichi devono essere preventivamente autorizzati.

2. L’autorizzazione è rilasciata al titolare dell’attività da cui origina lo scarico. Ove uno o più stabilimenti conferiscano, tramite condotta, ad un terzo soggetto, titolare dello scarico finale, le acque reflue provenienti dalle loro attività, oppure qualora tra più stabilimenti sia costituito un consorzio per l’effettuazione in comune dello scarico delle acque reflue provenienti dalle attività dei consorziati, l’autorizzazione è rilasciata in capo al titolare dello scarico finale o al consorzio medesimo, ferme restando le responsabilità dei singoli titolari delle attività suddette e del gestore del relativo impianto di depurazione in caso di violazione delle disposizioni della parte terza del presente decreto.

3. Il regime autorizzatorio degli scarichi di acque reflue domestiche e di reti fognarie, servite o meno da impianti di depurazione delle acque reflue urbane, è definito dalle regioni nell’ambito della disciplina di cui all’articolo 101, commi 1 e

2. 4. In deroga al comma 1, gli scarichi di acque reflue domestiche in reti fognarie sono sempre ammessi nell’osservanza dei regolamenti fissati dal gestore del servizio idrico integrato ed approvati dall’ente di governo dell’ambito .

5. Il regime autorizzatorio degli scarichi di acque reflue termali è definito dalle regioni; tali scarichi sono ammessi in reti fognarie nell’osservanza dei regolamenti emanati dal gestore del servizio idrico integrato ed in conformità all’autorizzazione rilasciata dall’ente di governo dell’ambito .

6. Le regioni disciplinano le fasi di autorizzazione provvisoria agli scarichi degli impianti di depurazione delle acque reflue per il tempo necessario al loro avvio oppure, se già in esercizio, allo svolgimento di interventi, sugli impianti o sulle infrastrutture ad essi connesse, finalizzati all’adempimento degli obblighi derivanti dall’appartenenza dell’Italia all’Unione europea, ovvero al potenziamento funzionale, alla ristrutturazione o alla dismissione .

7. Salvo diversa disciplina regionale, la domanda di autorizzazione è presentata alla provincia ovvero all’ente di governo dell’ambito se lo scarico è in pubblica fognatura. L’autorità competente provvede entro novanta giorni dalla ricezione della domanda.

8. Salvo quanto previsto dal decreto legislativo 18 febbraio 2005, n. 59 , l’autorizzazione è valida per quattro anni dal momento del rilascio. Un anno prima della scadenza ne deve essere chiesto il rinnovo. Lo scarico può essere provvisoriamente mantenuto in funzione nel rispetto delle prescrizioni contenute nella precedente autorizzazione, fino all’adozione di un nuovo provvedimento, se la domanda di rinnovo è stata tempestivamente presentata. Per gli scarichi contenenti sostanze pericolose di cui all’articolo 108, il rinnovo deve essere concesso in modo espresso entro e non oltre sei mesi dalla data di scadenza; trascorso inutilmente tale termine, lo scarico dovrà cessare immediatamente. La disciplina regionale di cui al comma 3 può prevedere per specifiche tipologie di scarichi di acque reflue domestiche, ove soggetti ad autorizzazione, forme di rinnovo tacito della medesima.

9. Per gli scarichi in un corso d’acqua nel quale sia accertata una portata naturale nulla per oltre centoventi giorni annui, oppure in un corpo idrico non significativo, l’autorizzazione tiene conto del periodo di portata nulla e della capacità di diluizione del corpo idrico negli altri periodi, e stabilisce prescrizioni e limiti al fine di garantire le capacità autodepurative del corpo ricettore e la difesa delle acque sotterranee.

10. In relazione alle caratteristiche tecniche dello scarico, alla sua localizzazione e alle condizioni locali dell’ambiente interessato, l’autorizzazione contiene le ulteriori prescrizioni tecniche volte a garantire che lo scarico, ivi comprese le operazioni ad esso funzionalmente connesse, avvenga in conformità alle disposizioni della parte terza del presente decreto e senza che consegua alcun pregiudizio per il corpo ricettore, per la salute pubblica e l’ambiente.

11. Le spese occorrenti per l’effettuazione di rilievi, accertamenti, controlli e sopralluoghi necessari per l’istruttoria delle domande di autorizzazione allo scarico previste dalla parte terza del presente decreto sono a carico del richiedente. L’autorità competente determina, preliminarmente all’istruttoria e in via provvisoria, la somma che il richiedente è tenuto a versare, a titolo di deposito, quale condizione di procedibilità della domanda. La medesima Autorità, completata l’istruttoria, provvede alla liquidazione definitiva delle spese sostenute sulla base di un tariffario dalla stessa approntato.

12. Per insediamenti, edifici o stabilimenti la cui attività sia trasferita in altro luogo, ovvero per quelli soggetti a diversa destinazione d’uso, ad ampliamento o a ristrutturazione da cui derivi uno scarico avente caratteristiche qualitativamente e/o quantitativamente diverse da quelle dello scarico preesistente, deve essere richiesta una nuova autorizzazione allo scarico, ove quest’ultimo ne risulti soggetto. Nelle ipotesi in cui lo scarico non abbia caratteristiche qualitative o quantitative diverse, deve essere data comunicazione all’autorità competente, la quale, verificata la compatibilità dello scarico con il corpo recettore, adotta i provvedimenti che si rendano eventualmente necessari.

In sintesi

  • Regola criteri generali per la disciplina degli scarichi nella Parte Terza del Codice dell'Ambiente
  • Attua la direttiva 2000/60/CE e la direttiva 91/271/CEE
  • Tutti gli scarichi sono soggetti ad autorizzazione preventiva
  • Limiti di emissione nelle Tabelle dell'Allegato 5 Parte Terza
  • Controlli affidati in linea generale ad ARPA
Indice dei contenuti

La disciplina degli scarichi idrici costituisce il cuore operativo della Parte Terza del Codice dell'Ambiente: ogni scarico - in acque superficiali, sul suolo, in pubblica fognatura - è soggetto, in linea generale, ad autorizzazione preventiva, secondo limiti di emissione e prescrizioni tecniche calibrate sulla tipologia di refluo e sul corpo recettore. La disposizione in esame regola uno specifico passaggio di questo sistema, da leggere in coordinamento con la direttiva 2000/60/CE (Direttiva Quadro Acque) e con la direttiva 91/271/CEE sul trattamento delle acque reflue urbane.

Ratio della disciplina dello scarico

La norma in tema di criteri generali per la disciplina degli scarichi trova la propria ratio nell'esigenza di assoggettare ogni immissione di reflui nei corpi recettori a un controllo preventivo dell'autorità competente. regola di principio secondo cui tutti gli scarichi sono soggetti ad autorizzazione preventiva; rinvii alle competenze regionali. L'autorizzazione allo scarico costituisce, in linea generale, lo strumento mediante il quale l'autorità verifica che il refluo rispetti i limiti tabellari (Tabelle 3 e 4 dell'Allegato 5 alla Parte Terza) e impone le prescrizioni tecniche e gestionali necessarie a prevenire l'inquinamento delle acque, in attuazione della Direttiva Quadro Acque 2000/60/CE.

Soggetti coinvolti e iter procedurale

L'autorità competente al rilascio è, in linea generale, la Provincia (o la Città metropolitana) per gli scarichi in corpi idrici superficiali e sul suolo, mentre per gli scarichi in pubblica fognatura interviene il gestore del Servizio Idrico Integrato sulla base del regolamento di fognatura approvato dall'Ente di Governo dell'Ambito. La domanda contiene la descrizione delle attività produttive, la caratterizzazione quali-quantitativa del refluo, i sistemi di trattamento adottati e il piano di monitoraggio. La durata dell'autorizzazione è di norma quadriennale, salvo proroga su istanza tempestiva del titolare.

Controlli e monitoraggio

Il sistema dei controlli è affidato alle Agenzie Regionali per la Protezione dell'Ambiente (ARPA), che operano programmi di ispezione periodica e prelievi a campione. Per gli scarichi di sostanze pericolose (Tabelle 5 e 3/A) sono previsti regimi rafforzati di monitoraggio, comprensivi di autocontrolli a carico del titolare. ISPRA cura il coordinamento tecnico nazionale e la rendicontazione verso la Commissione UE. Per gli impianti complessi in AIA (direttiva 2010/75/UE) il regime dello scarico è ricompreso nell'autorizzazione integrata ambientale.

Profili sanzionatori e diffida

In caso di inosservanza delle prescrizioni l'autorità può adottare, in linea generale, atti di diffida, sospensione o revoca, oltre alle sanzioni amministrative e penali della Parte Terza (artt. 133 e 137). La giurisprudenza amministrativa ha valorizzato il principio di gradualità, esigendo che la revoca sia preceduta da diffida e tentativi di rientro nei limiti, salvo violazioni di particolare gravità. Sul versante penale, le contravvenzioni dell'art. 137 hanno tipicamente natura di pericolo astratto e prescindono dall'effettivo inquinamento.

Coordinamento sistematico

La disposizione si raccorda con la disciplina delle acque reflue urbane (artt. 100-108), con i limiti tabellari dell'Allegato 5 alla Parte Terza, con la disciplina dei fanghi di depurazione (art. 127, d.lgs. 99/1992), con quella delle aree di salvaguardia delle captazioni (art. 94) e con i piani di tutela delle acque regionali. MASE e ISPRA forniscono indicazioni operative per la classificazione dei reflui e per la corretta lettura dei valori-limite. Il quadro deve essere letto unitamente alle norme regionali attuative, spesso più stringenti.

Casi pratici

Caso 1: Tizio attiva un nuovo scarico industriale

Tizio S.r.l. avvia un nuovo stabilimento manifatturiero con uno scarico di acque reflue industriali in acque superficiali. Presenta alla Provincia la domanda di autorizzazione con la caratterizzazione quali-quantitativa del refluo, il progetto del sistema di trattamento e il piano di monitoraggio. L'autorità competente verifica la compatibilità con i limiti tabellari dell'Allegato 5 alla Parte Terza e rilascia l'autorizzazione con prescrizioni sulla frequenza degli autocontrolli e sui parametri da monitorare.

Caso 2: Caio supera i limiti tabellari in occasione di un'ispezione ARPA

Caio S.p.A., titolare di uno scarico autorizzato, è oggetto di un'ispezione ARPA. Le analisi rivelano il superamento dei limiti per alcuni parametri. L'autorità, in linea generale, attiva una diffida con termine per il rientro nei limiti; in caso di reiterazione può disporre la sospensione dell'autorizzazione. Sul piano penale, lo scarico in violazione dei limiti per le sostanze pericolose è contravvenzione ex art. 137, eventualmente estinguibile mediante la procedura degli artt. 318-bis ss.

Domande frequenti

Chi rilascia l'autorizzazione disciplinata dall'articolo 124?

Per gli scarichi in acque superficiali e sul suolo è competente, in linea generale, la Provincia o la Città metropolitana; per gli scarichi in pubblica fognatura interviene il gestore del Servizio Idrico Integrato sulla base del regolamento di fognatura dell'EGA. Per impianti complessi soggetti ad AIA, il regime dello scarico è ricompreso nell'autorizzazione integrata ambientale.

Qual è la durata dell'autorizzazione allo scarico?

L'autorizzazione ha tipicamente durata quadriennale, con possibilità di rinnovo su istanza tempestiva del titolare (di norma sei mesi prima della scadenza). In pendenza di rinnovo lo scarico può, in linea generale, proseguire alle condizioni del titolo scaduto.

Cosa accade in caso di violazione delle prescrizioni?

Possono essere adottati provvedimenti di diffida, sospensione o revoca dell'autorizzazione, oltre alle sanzioni amministrative (art. 133) e penali (art. 137). La giurisprudenza, in linea generale, esige il rispetto del principio di gradualità.

Ultimo aggiornamento redazionale: 2026-05-21
Vedi anche
A cura di
Andrea Marton — Dottore in Economia e Finanza, praticante commercialista
Fondatore e responsabile editoriale di Legge in Chiaro, portale di divulgazione giuridica e fiscale gratuita su 101 testi e codici italiani. I contenuti sono curati e rivisti da un team di laureati in economia; hanno scopo informativo e divulgativo e non costituiscono consulenza professionale. Profilo completo →
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