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La Corte Costituzionale ha pronunciato sentenza sul massiccio contenzioso tra numerose Regioni e lo Stato in merito alle disposizioni del Codice dell’ambiente (d.lgs. n. 152/2006) relative alla gestione dei rifiuti, dall’autorizzazione integrata ambientale alle procedure semplificate di recupero. La Corte ha articolato il proprio giudizio in numerose decisioni di ammissibilità, fondatezza e non fondatezza, in base alla specifica norma impugnata e al parametro invocato.

Di cosa si tratta

Il Codice dell’ambiente ha riorganizzato l’intera disciplina della gestione dei rifiuti in Italia: ha dettato la definizione di raccolta differenziata, disciplinato l’autorizzazione integrata ambientale (AIA) per gli impianti di smaltimento, le procedure semplificate di recupero, la competenza a disciplinare i piani regionali e nazionali di gestione rifiuti, e i meccanismi sostitutivi statali. Le Regioni hanno contestato che molte di queste norme invadessero le loro competenze.

La questione di legittimità costituzionale

Le Regioni Emilia-Romagna, Calabria, Toscana, Piemonte, Valle d’Aosta, Umbria, Liguria, Abruzzo, Puglia, Campania, Marche e Basilicata hanno impugnato numerose disposizioni degli artt. 181-216 del d.lgs. n. 152/2006, in riferimento agli artt. 76, 117, 118 e 120 Cost. nonché al principio di leale collaborazione.

La decisione della Corte

La Corte ha dichiarato non fondate le questioni relative agli artt. 183 co.1, 185 co.1, 186, 194, 206 co. 2 e 3, 208 co. 10, 211 co. 3 e 212 co. 2, ritenendo che le disposizioni statali si collocassero nell’alveo della competenza esclusiva in materia ambientale o rispettassero il principio di leale collaborazione. Ha invece dichiarato inammissibili numerose questioni per carenza dei presupposti formali o per sopravvenuta modifica normativa.

Il principio

In materia di gestione dei rifiuti – che rientra nella competenza legislativa esclusiva statale in materia di tutela dell’ambiente – lo Stato può dettare una disciplina uniforme anche incidente sulle competenze regionali, purché rispetti il principio di leale collaborazione attraverso i meccanismi istituzionali di coinvolgimento delle Regioni (Conferenza unificata, intese) nelle scelte più rilevanti.

Domande e risposte

Cosa si intende per raccolta differenziata nel Codice dell’ambiente?

La raccolta differenziata consiste nella separazione dei rifiuti urbani in frazioni omogenee (carta, plastica, vetro, organico, ecc.) al fine di favorirne il recupero e il riciclo. La sua definizione e le misure per incrementarla erano state dettate dall’art. 183, comma 1, e dall’art. 205 del d.lgs. 152/2006, norme che le Regioni contestavano per presunte ingerenze nella loro competenza organizzativa.

Cos’è l’autorizzazione integrata ambientale (AIA)?

L’AIA è il provvedimento che autorizza l’esercizio degli impianti soggetti alla direttiva IPPC (ora IED) che svolgono attività potenzialmente inquinanti (impianti industriali, grandi allevamenti, impianti di smaltimento rifiuti). Fissa le condizioni ambientali a cui l’impianto deve conformarsi, integrando in un unico atto le autorizzazioni settoriali.

Perché così tante Regioni hanno impugnato il Codice dell’ambiente?

Il d.lgs. 152/2006 aveva riorganizzato radicalmente la disciplina ambientale, ridefinendo il riparto di competenze tra Stato e Regioni in modo che le Regioni percepivano come eccessivamente centralizzatore, in particolare su materie come la pianificazione dei rifiuti, l’organizzazione del servizio idrico e le funzioni autorizzatorie ambientali.

Norme collegate

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A cura di
Andrea Marton — Dottore in Economia e Finanza, praticante commercialista
Fondatore e responsabile editoriale di Legge in Chiaro, portale di divulgazione giuridica e fiscale gratuita su 101 testi e codici italiani. I contenuti sono curati e rivisti da un team di laureati in economia; hanno scopo informativo e divulgativo e non costituiscono consulenza professionale. Profilo completo →
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