Testo dell'articoloVigente
Art. 12-bis D.Lgs. 502/1992 — Ricerca sanitaria
Decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502 — Riordino della disciplina in materia sanitaria
1. La ricerca sanitaria risponde al fabbisogno conoscitivo e operativo del Servizio sanitario nazionale e ai suoi obiettivi di sa- lute, individuato con un apposito programma di ricerca previsto dal Piano sanitario nazionale.
2. Il Piano sanitario nazionale definisce, con riferimento alle esigenze del Servizio sanitario nazionale e tenendo conto degli obiettivi definiti nel Programma nazionale per la ricerca di cui al decreto legislativo 5 giugno 1998, n. 204, gli obiettivi e i settori principali della ricerca del Servizio sanitario nazionale, alla cui coerente realizzazione contribuisce la comunità scientifica nazionale.
3. Il Ministero della Sanità, sentita la Commissione nazionale per la ricerca sanitaria, di cui all’ articolo 2, comma 7, del decreto legislativo 30 giugno 1993, n. 266, elabora il programma di ricerca sanitaria e propone iniziative da inserire nella programmazione della ricerca scientifica nazionale, di cui al decreto legislativo 5 giugno 1998, n. 204, e nei programmi di ricerca internazionali e comunitari. Il programma è adottato dal Ministro della sanità, d’intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore del Piano sanitario nazionale, ha validità triennale ed è finanziato dalla quota di cui all’articolo 12, comma 2.
4. Il programma di ricerca sanitaria: a) individua gli obiettivi prioritari per il miglioramento dello stato di salute della popolazione; b) favorisce la sperimentazione di modalità di funzionamento, gestione e organizzazione dei servizi sanitari nonché di pratiche cliniche e assistenziali e individua gli strumenti di verifica del loro impatto sullo stato di salute della popolazione e degli utilizzatori dei servizi; c) individua gli strumenti di valutazione dell’efficacia, dell’appropriatezza e della congruità economica delle procedure e degli interventi, anche in considerazione di analoghe sperimentazioni avviate da agenzie internazionali e con particolare riferimento agli interventi e alle procedure prive di una adeguata valutazione di efficacia; d) favorisce la ricerca e la sperimentazione volte a migliorare la integrazione multiprofessionale e la continuità assistenziale, con particolare riferimento alle prestazioni sociosanitarie ad elevata integrazione sanitaria; e) favorisce la ricerca e la sperimentazione volta a migliorare la comunicazione con i cittadini e con gli utilizzatori dei servizi sanitari, a promuovere l’informazione corretta e sistematica degli utenti e la loro partecipazione al miglioramento dei servizi; f) favorisce la ricerca e la sperimentazione degli interventi appropriati per la implementazione delle linee guida e dei relativi percorsi diagnostico-terapeutici, per l’autovalutazione della attività degli operatori, la verifica ed il monitoraggio e il monitoraggio dei risultati conseguiti.
5. Il programma di ricerca sanitaria si articola nelle attività di ricerca corrente e di ricerca finalizzata. La ricerca corrente è attuata tramite i progetti istituzionali degli organismi di ricerca di cui al comma seguente nell’ambito degli indirizzi del programma nazionale, approvati dal Ministro della sanità. La ricerca finalizzata attua gli obiettivi prioritari, biomedici e sanitari, del Piano sanitario nazionale. I progetti di ricerca biomedica finalizzata sono approvati dal Ministro della sanità, di concerto con il Ministro dell’università e della ricerca scientifica e tecnologica, allo scopo di favorire il loro coordinamento.
6. Le attività di ricerca corrente e finalizzata sono svolte dalle regioni, dall’Istituto superiore di sanità, dall’Istituto superiore per la prevenzione e la sicurezza sul lavoro, dall’Agenzia per i servizi sanitari regionali, dall’Istituto nazionale per la promozione della salute delle popolazioni migranti ed il contrasto delle malattie della povertà, dagli Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico pubblici e privati nonché dagli Istituti zooprofilattici sperimentali. Alla realizzazione dei progetti possono concorrere, sulla. base di specifici accordi, contratti o convenzioni, le università, il Consiglio nazionale delle ricerche e gli altri enti di ricerca pubblici e privati, nonché imprese pubbliche e private.
7. Per l’attuazione del programma il Ministero della sanità, anche su iniziativa degli organismi di ricerca nazionali, propone al Ministero per l’università e la ricerca scientifica e tecnologica e agli altri ministeri interessati le aree di ricerca biomedica e sanitaria di interesse comune, concordandone l’oggetto, le modalità di finanziamento e i criteri di valutazione dei risultati delle ricerche.
8. Il Ministero della sanità, nell’esercizio della funzione di vigilanza sull’attuazione del programma nazionale, si avvale della collaborazione tecnico-scientifica della Commissione nazionale per la ricerca sanitaria di cui all’ articolo 2, comma 7, del decreto legislativo 30 giugno 1993, n. 266, degli organismi tecnico- scientifici del Servizio sanitario nazionale e delle regioni, sulla base di metodologie di accreditamento qualitativo.
9. Anche ai fini di cui al comma 1 del presente articolo, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano disciplinano l’organizzazione e il funzionamento dei Comitati etici istituiti presso ciascuna azienda sanitaria ai sensi dei decreti ministeriali 15 luglio 1997, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale 18 agosto 1997, n. 191, e 18 marzo 1998, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale 28 maggio 1998, n. 122, tenendo conto delle indicazioni e dei requisiti minimi di cui ai predetti decreti e istituendo un registro dei Comitati etici operanti nei propri ambiti territoriali.
10. Presso il Ministero della sanità è istituito il Comitato etico nazionale per la ricerca e per le sperimentazioni cliniche. Il Comitato: a) segnala, su richiesta della Commissione per la ricerca sanitaria ovvero di altri organi o strutture del Ministero della sanità o di altre pubbliche amministrazioni, le conseguenze sotto il profilo etico dei progetti di ricerca biomedica e sanitaria; b) comunica a organi o strutture del Ministero della sanità le priorità di interesse dei progetti di ricerca biomedica e sanitaria; c) coordina le valutazioni etico-scientifiche di sperimentazioni cliniche multicentriche di rilevante interesse nazionale, relative a medicinali o a dispositivi medici, su specifica richiesta del Ministro della sanità; d) esprime parere su ogni questione tecnico-scientifica ed etica concernente la materia della ricerca di cui al comma 1 e della sperimentazione clinica dei medicinali e dei dispositivi medici che gli venga sottoposta dal Ministro della sanità.
11. Le regioni formulano proposte per le predisposizione del programma di ricerca sanitaria di cui al presente articolo, possono assumere la responsabilità della realizzazione di singoli progetti finalizzati, e assicurano il monitoraggio sulla applicazione dei conseguenti risultati nell’ambito del Servizio sanitario regionale.
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In sintesi
L'articolo 12-bis del D.Lgs. 502/1992 disciplina il sistema della ricerca sanitaria nel quadro del Servizio sanitario nazionale. La norma lega strettamente la ricerca ai fabbisogni conoscitivi e operativi del SSN, individuando nel Piano sanitario nazionale il documento programmatorio di riferimento. Il programma di ricerca sanitaria — adottato dal Ministro della salute d'intesa con la Conferenza Stato-Regioni entro sei mesi dall'entrata in vigore del Piano sanitario nazionale e finanziato dalla quota dell'1% del Fondo sanitario nazionale — si articola in ricerca corrente (svolta dagli organismi di ricerca nell'ambito dei propri progetti istituzionali) e ricerca finalizzata (per gli obiettivi prioritari del Piano sanitario nazionale). La norma istituisce altresì il Comitato etico nazionale per la ricerca e disciplina i Comitati etici regionali, nonché la Commissione nazionale per la ricerca sanitaria come organo consultivo del Ministero.Indice dei contenuti
Il fondamento della ricerca sanitaria nel SSN
L'articolo 12-bis del D.Lgs. 502/1992 — introdotto dal D.Lgs. 229/1999 — costruisce un sistema organico per la ricerca sanitaria pubblica, ancorandola esplicitamente al fabbisogno conoscitivo e operativo del SSN e ai suoi obiettivi di salute. Questa impostazione supera la logica di una ricerca biomedica autoreferenziale, guidata esclusivamente dalle priorità della comunità scientifica, e afferma che la ricerca sanitaria finanziata con risorse pubbliche deve rispondere a domande pratiche: quali interventi sono efficaci? Come si migliorano i percorsi assistenziali? Come si riduce la variabilità nelle pratiche cliniche? Il Piano sanitario nazionale diventa così il documento programmatorio di riferimento anche per la ricerca, collegando il ciclo triennale di pianificazione sanitaria con il ciclo triennale del programma di ricerca.
Il programma di ricerca sanitaria: struttura e adozione
Il comma 3 stabilisce che il Ministero della salute, sentita la Commissione nazionale per la ricerca sanitaria, elabora il programma di ricerca sanitaria e propone iniziative da inserire nella programmazione della ricerca scientifica nazionale (D.Lgs. 204/1998) e nei programmi internazionali e comunitari. Il programma è adottato dal Ministro d'intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome, entro sei mesi dall'entrata in vigore del Piano sanitario nazionale, ha validità triennale ed è finanziato dalla quota dell'1% del Fondo sanitario nazionale prevista dall'articolo 12, comma 2. La concertazione con la Conferenza Stato-Regioni garantisce che il programma rifletta anche le priorità di salute espresse a livello regionale, evitando una centralizzazione eccessiva delle scelte di ricerca.
Gli obiettivi e le aree prioritarie del programma
Il comma 4 elenca in modo analitico le finalità del programma di ricerca sanitaria. Esso deve: individuare gli obiettivi prioritari per il miglioramento dello stato di salute della popolazione; favorire la sperimentazione di nuove modalità di funzionamento, gestione e organizzazione dei servizi e di pratiche cliniche; sviluppare strumenti di valutazione dell'efficacia, dell'appropriatezza e della congruità economica delle procedure (health technology assessment); promuovere la ricerca sull'integrazione multiprofessionale e la continuità assistenziale, con particolare riguardo alle prestazioni sociosanitarie ad elevata integrazione; migliorare la comunicazione con i cittadini e promuovere la loro partecipazione; sviluppare strumenti per l'implementazione delle linee guida e dei percorsi diagnostico-terapeutici.
I soggetti che svolgono la ricerca sanitaria
Il comma 6 individua i soggetti abilitati a svolgere le attività di ricerca corrente e finalizzata: le regioni, l'Istituto superiore di sanità, l'ISPESL, l'Agenzia per i servizi sanitari regionali, l'INMP (Istituto nazionale per la promozione della salute delle popolazioni migranti), gli IRCCS pubblici e privati e gli istituti zooprofilattici sperimentali. Alla realizzazione dei progetti possono partecipare, sulla base di specifici accordi, le università, il CNR, altri enti di ricerca pubblici e privati, imprese pubbliche e private. Questo modello aperto di partecipazione alla ricerca consente di valorizzare le competenze presenti nel sistema universitario e nel settore privato, mantenendo però la governance pubblica del programma.
I Comitati etici: sistema regionale e Comitato nazionale
I commi 9 e 10 disciplinano l'organizzazione dei Comitati etici per la ricerca. Le regioni e le province autonome disciplinano l'organizzazione e il funzionamento dei Comitati etici istituiti presso ciascuna azienda sanitaria, tenendo conto dei requisiti minimi fissati dai decreti ministeriali del 1997 e del 1998, e istituendo un registro dei Comitati operanti nel proprio territorio. A livello nazionale, il comma 10 istituisce il Comitato etico nazionale per la ricerca e per le sperimentazioni cliniche, con compiti di: segnalare le implicazioni etiche dei progetti di ricerca su richiesta; comunicare le priorità di interesse; coordinare le valutazioni etico-scientifiche delle sperimentazioni cliniche multicentriche di rilevante interesse nazionale; esprimere parere su questioni concernenti la ricerca e la sperimentazione clinica di medicinali e dispositivi medici.
Il ruolo delle regioni nella programmazione e nel monitoraggio della ricerca
Il comma 11 attribuisce alle regioni un ruolo attivo nella programmazione della ricerca sanitaria: esse formulano proposte per la predisposizione del programma nazionale, possono assumere la responsabilità diretta della realizzazione di singoli progetti finalizzati e assicurano il monitoraggio sull'applicazione dei risultati nell'ambito del proprio Servizio sanitario regionale. Questa declinazione regionale della ricerca è essenziale per garantire che le conoscenze prodotte si traducano in effettivi miglioramenti della pratica clinica e organizzativa a livello locale. Il meccanismo di «ricerca-azione» — in cui la ricerca è finalizzata all'innovazione organizzativa e clinica nei servizi — rappresenta uno dei tratti più innovativi dell'impianto normativo dell'articolo 12-bis.
Casi pratici
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Domande frequenti