- I dispositivi retroriflettenti integrativi sono elementi fisici applicati al manto stradale per rafforzare la visibilità dei segnali orizzontali (strisce, zebre, ecc.).
- Devono avere colore identico alla segnaletica orizzontale che integrano: bianco per le strisce di corsia, giallo per le strisce di divieto di sosta.
- Non possono sporgere più di 2,5 cm dal piano stradale per non costituire pericolo per i veicoli.
- La spaziatura di posa è standardizzata: 15 m in rettilineo, 5 m in curva.
- Le caratteristiche tecniche (dimensioni, fotometria, resistenza) sono fissate con disciplinare tecnico ministeriale pubblicato in Gazzetta Ufficiale.
Testo dell'articoloVigente
Art. 153 DPR 495/1992 — Dispositivi retroriflettenti integrativi dei segnali orizzontali
Decreto del Presidente della Repubblica 16 dicembre 1992, n. 495 — Regolamento di esecuzione e di attuazione del nuovo codice della strada
1. I dispositivi retroriflettenti integrativi dei segnali orizzontali possono essere usati per rafforzare i segnali orizzontali.
2. Essi devono avere il corpo e la parte rifrangente dello stesso colore della segnaletica orizzontale di cui costituiscono rafforzamento.
3. COMMA SOPPRESSO DAL D.P.R. 16 SETTEMBRE 1996, N. 610. 3. I dispositivi non devono sporgere più di 2,5 cm sul piano della pavimentazione e devono essere fissati al fondo stradale con idonei adesivi o altri sistemi tali da evitare distacchi sotto la sollecitazione del traffico. La spaziatura di posa dei dispositivi deve essere di 15 m in rettilineo e di 5 m in curva. 4. Le caratteristiche dimensionali, fotometriche, colorimetriche e di resistenza all'impatto, nonché i loro metodi di misura, sono stabiliti con disciplinare tecnico approvato con decreto del Ministro dei lavori pubblici, da pubblicare sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica.
Stesso numero, altri codici
- Art. 153 Cod. Amb. — dotazioni dei soggetti gestori del servizio idrico integrato
- Art. 153 D.Lgs. 209/2005 — Danneggiati residenti nel territorio della Repubblica
- Art. 153 D.Lgs. 42/2004 — Cartelli pubblicitari
- Art. 153 Codice Civile: Separazione per non fissata residenza
- Articolo 153 Codice della Crisi d'Impresa e dell’Insolvenza
- Art. 153 C.d.S.: Uso dei dispositivi di segnalazione visiva e di
In sintesi
Indice dei contenuti
Cos'è un dispositivo retroriflettente integrativo e a cosa serve
La segnaletica orizzontale — strisce longitudinali, trasversali, frecce, zebre — è la prima linea di informazione per il conducente: indica le corsie, i limiti di corsia, le precedenze, i divieti di sosta. Di notte o in condizioni di pioggia, la visibilità della segnaletica dipende dalla sua capacità di restituire la luce dei fari: le vernici stradali possono perdere efficacia retroriflettente per usura, umidità o sporco.
I dispositivi retroriflettenti integrativi — comunemente chiamati «occhi di gatto» o «delineatori di corsia» — sono elementi tridimensionali, solitamente in materiale plastico o ceramico, che vengono applicati al piano stradale in corrispondenza della segnaletica orizzontale. La loro funzione è duplice: rafforzano la visibilità notturna e in condizioni di scarsa luminosità restituendo la luce dei fari con maggiore intensità rispetto alla sola vernice; in alcuni casi forniscono anche un effetto sonoro e tattile (vibrazione sul volante e rumore al passaggio) che allerta il conducente quando supera inavvertitamente la striscia di corsia.
Requisito del colore coordinato con la segnaletica
L'art. 153, comma 2, stabilisce che i dispositivi devono avere il corpo e la parte rifrangente dello stesso colore della segnaletica orizzontale di cui costituiscono il rafforzamento. Questa prescrizione non è meramente estetica: ha una precisa valenza informativa.
La segnaletica orizzontale italiana usa colori codificati: il bianco per le strisce di delimitazione delle corsie di marcia e per le zebre pedonali; il giallo per le strisce che indicano divieto di sosta o fermata (strisce continue o discontinue lungo il margine della carreggiata). Se un dispositivo retroriflettente bianco rinforzasse per errore una striscia gialla, il conducente potrebbe interpretare male il segnale, credendo di essere su una corsia di marcia anziché su un'area vietata alla sosta.
Il limite di sporgenza: 2,5 cm dal piano stradale
Il comma 3 (nella numerazione post-DPR 610/1996, che ha soppresso il vecchio comma 3) fissa un limite fisico critico: i dispositivi non devono sporgere più di 2,5 cm dal piano della pavimentazione. Questo limite è il risultato di un bilanciamento tra efficacia e sicurezza:
I 2,5 cm rappresentano quindi la soglia massima entro cui l'elemento può essere percepito dalla ruota senza causare danni al veicolo o pericolo per gli utenti vulnerabili della strada.
Il fissaggio al fondo stradale deve avvenire tramite «idonei adesivi o altri sistemi» che impediscano il distacco sotto la sollecitazione del traffico. Un dispositivo mal incollato che si stacchi e rimanga sulla carreggiata diventa immediatamente un ostacolo pericoloso, tanto più di notte quando è difficile vederlo. La norma pone quindi in capo all'ente installatore una precisa responsabilità di manutenzione.
La spaziatura standardizzata: 15 m in rettilineo, 5 m in curva
L'art. 153 fissa la spaziatura di posa: 15 metri in rettilineo e 5 metri in curva. La logica è geometrica: in rettilineo la striscia è visibile da lontano e i dispositivi retroriflettenti servono principalmente come rafforzamento intermittente; in curva la visibilità della striscia si riduce drasticamente perché il piano della carreggiata non è perpendicolare alla direzione dello sguardo del conducente. Nei tratti curvilinei la spaziatura più ravvicinata (ogni 5 m) garantisce che ci sia sempre almeno un dispositivo visibile davanti al conducente, anche nelle curve più strette.
Disciplinare tecnico ministeriale
Il comma 4 rinvia a un disciplinare tecnico del Ministro dei Lavori Pubblici (ora Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti), da pubblicare sulla Gazzetta Ufficiale, per la definizione delle caratteristiche dimensionali, fotometriche, colorimetriche e di resistenza all'impatto dei dispositivi e dei metodi di misura. Questo strumento di normazione tecnica secondaria consente di aggiornare i requisiti tecnici (ad esempio per adeguarli alle nuove tecnologie LED o ai nuovi materiali retroriflettenti) senza dover modificare il Regolamento principale.
Casi pratici
Caso 1:
Caso 2:
Caso 3:
Domande frequenti