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Ultimo aggiornamento: 11 Giugno 2026
Fonte: Normattiva.it · Gazzetta Ufficiale
Indice
  1. Testo dell'articolo
  2. Commento
  3. Casi pratici
  4. Domande frequenti
  5. Vedi anche
In sintesi
  • I distretti idrografici sono le macro-unità di pianificazione delle acque previste dalla direttiva 2000/60/CE.
  • Ciascun distretto comprende uno o più bacini idrografici e i corpi idrici sotterranei e costieri associati.
  • Per ogni distretto si redigono piano di bacino, piano di gestione delle acque e piano di gestione del rischio di alluvioni.
  • La governance è affidata all'Autorità di bacino distrettuale, con la partecipazione delle regioni e dello Stato.
  • La mappa dei distretti orienta l'individuazione dell'autorità competente per autorizzazioni e pareri.

Testo dell'articoloVigente

Informazione giuridica di carattere generale — Il presente contenuto costituisce informazione giuridica di carattere generale e non sostituisce in alcun modo il parere di un avvocato iscritto all’Albo. La norma riportata è tratta da fonti ufficiali (Normattiva, Gazzetta Ufficiale) e il commento ha finalità divulgativa. Per la valutazione del caso specifico è necessario consultare un professionista abilitato.
Art. 64 Cod. Amb. — (Distretti idrografici)

D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 — testo aggiornato

1. L’intero territorio nazionale, ivi comprese le isole minori, è ripartito nei seguenti distretti idrografici: a) distretto idrografico delle Alpi orientali, comprendente i seguenti bacini idrografici: 1) Adige, già bacino nazionale ai sensi della legge 18 maggio 1989, n. 183 ; 2) Alto Adriatico, già bacino nazionale ai sensi della legge 18 maggio 1989, n. 183 ; 3) bacini del Friuli Venezia Giulia e del Veneto, già bacini regionali ai sensi della legge 18 maggio 1989, n. 183 ; 4) Lemene, già bacino interregionale ai sensi della legge 18 maggio 1989, n. 183 ; b) distretto idrografico del Fiume Po, comprendente i seguenti bacini idrografici: 1) Po, già bacino nazionale ai sensi della legge 18 maggio 1989, n. 183 ; 2) Reno, già bacino interregionale ai sensi della legge 18 maggio 1989, n. 183 ; 3) Fissero Tartaro Canalbianco, già bacini interregionali ai sensi della legge 18 maggio 1989, n. 183 ; 4) Conca Marecchia, già bacino interregionale ai sensi della legge 18 maggio 1989, n. 183 ; 5) Lamone, già bacino regionale ai sensi della legge 18 maggio 1989, n. 183 ; 6) Fiumi Uniti (Montone, Ronco), Savio, Rubicone e Uso, già bacini regionali ai sensi della legge 18 maggio 1989, n. 183 ; 7) bacini minori afferenti alla costa romagnola, già bacini regionali ai sensi della legge 18 maggio 1989, n. 183 ; c) distretto idrografico dell’Appennino settentrionale, comprendente i seguenti bacini idrografici: 1) Arno, già bacino nazionale ai sensi della legge 18 maggio 1989, n. 183 ; 2) Serchio, già bacino pilota ai sensi della legge 18 maggio 1989, n. 183 ; 3) Magra, già bacino interregionale ai sensi della legge 18 maggio 1989, n. 183 ; 4) bacini della Liguria, già bacini regionali ai sensi della legge 18 maggio 1989, n. 183 ; 5) bacini della Toscana, già bacini regionali ai sensi della legge 18 maggio 1989, n. 183 ; d) distretto idrografico dell’Appennino centrale, comprendente i seguenti bacini idrografici: 1) Tevere, già bacino nazionale ai sensi della legge 18 maggio 1989, n. 183 ; 2) Tronto, già bacino interregionale ai sensi della legge 18 maggio 1989, n. 183 ; 3) Sangro, già bacino interregionale ai sensi della legge 18 maggio 1989, n. 183 ; 4) bacini dell’Abruzzo, già bacini regionali ai sensi della legge 18 maggio 1989, n. 183 ; 5) bacini del Lazio, già bacini regionali ai sensi della legge 18 maggio 1989, n. 183 ; 6) Potenza, Chienti, Tenna, Ete, Aso, Menocchia, Tesino e bacini minori delle Marche, già bacini regionali ai sensi della legge 18 maggio 1989, n. 183 ; 7) Fiora, già bacino interregionale ai sensi della legge 18 maggio 1989, n. 183 ; 8) Foglia, Arzilla, Metauro, Cesano, Misa, Esino, Musone e altri bacini minori, già bacini regionali ai sensi della legge 18 maggio 1989, n. 183 ; e) distretto idrografico dell’Appennino meridionale, comprendente i seguenti bacini idrografici: 1) Liri-Garigliano, già bacino nazionale ai sensi della legge 18 maggio 1989, n. 183 ; 2) Volturno, già bacino nazionale ai sensi della legge 18 maggio 1989, n. 183 ; 3) Sele, già bacino interregionale ai sensi della legge 18 maggio 1989, n. 183 ; 4) Sinni e Noce, già bacini interregionali ai sensi della legge 18 maggio 1989, n. 183 ; 5) Bradano, già bacino interregionale ai sensi della legge 18 maggio 1989, n. 183 ; 6) Saccione, Fortore e Biferno, già bacini interregionali ai sensi della legge 18 maggio 1989, n. 183 ; 7) Ofanto, già bacino interregionale ai sensi della legge 18 maggio 1989, n. 183 ; 8) Lao, già bacino interregionale ai sensi della legge 18 maggio 1989, n. 183 ; 9) Trigno, già bacino interregionale ai sensi della legge 18 maggio 1989, n. 183 ; 10) bacini della Campania, già bacini regionali ai sensi della legge 18 maggio 1989, n. 183 ; 11) bacini della Puglia, già bacini regionali ai sensi della legge 18 maggio 1989, n. 183 ; 12) bacini della Basilicata, già bacini regionali ai sensi della legge 18 maggio 1989, n. 183 ; 13) bacini della Calabria, già bacini regionali ai sensi della legge 18 maggio 1989, n. 183 ; 14) bacini del Molise, già bacini regionali ai sensi della legge 18 maggio 1989, n. 183 ; f) distretto idrografico della Sardegna, comprendente i bacini della Sardegna, già bacini regionali ai sensi della legge 18 maggio 1989, n. 183 ; g) distretto idrografico della Sicilia, comprendente i bacini della Sicilia, già bacini regionali ai sensi della legge 18 maggio 1989, n. 183

In sintesi

  • I distretti idrografici sono le macro-unità di pianificazione delle acque previste dalla direttiva 2000/60/CE.
  • Ciascun distretto comprende uno o più bacini idrografici e i corpi idrici sotterranei e costieri associati.
  • Per ogni distretto si redigono piano di bacino, piano di gestione delle acque e piano di gestione del rischio di alluvioni.
  • La governance è affidata all'Autorità di bacino distrettuale, con la partecipazione delle regioni e dello Stato.
  • La mappa dei distretti orienta l'individuazione dell'autorità competente per autorizzazioni e pareri.

Il distretto idrografico costituisce l'unità geografica fondamentale della pianificazione delle acque secondo l'impostazione della direttiva 2000/60/CE, recepita nel Codice dell'Ambiente. Comprende uno o più bacini idrografici limitrofi, insieme alle acque sotterranee e costiere associate, e supera la frammentazione amministrativa regionale a favore di una governance integrata.

Cosa è e perché esiste il distretto

Il distretto idrografico è una porzione di territorio definita in funzione dei bacini idrografici, vale a dire delle aree in cui le acque superficiali defluiscono verso uno stesso sbocco. La logica è geografica e non amministrativa: la qualità di un fiume in pianura dipende da ciò che accade nelle sorgenti montane, talvolta in regioni diverse. La direttiva 2000/60/CE ha imposto questa lettura unitaria e il legislatore italiano ha individuato pochi grandi distretti, coincidenti in larga parte con le precedenti aree di bacino nazionale, integrando bacini interregionali e regionali.

Confini e composizione

Il distretto comprende corpi idrici superficiali (fiumi, laghi, acque di transizione e costiere) e i corpi idrici sotterranei associati, anche se i confini di questi ultimi non sempre coincidono con lo spartiacque superficiale. Sono delimitati per legge, con possibili aggiornamenti tecnici a cura del MASE su istruttoria ISPRA. La perimetrazione precisa è essenziale per individuare chi adotta i piani di gestione e di bacino e a quale Autorità rivolgere autorizzazioni e segnalazioni.

Strumenti di governo

Per ogni distretto operano gli strumenti tipici della direttiva europea: il piano di gestione delle acque (PGDA), il piano di gestione del rischio di alluvioni (PGRA) e il piano di bacino distrettuale, oltre ai piani stralcio per il rischio idrogeologico. Si aggiungono i programmi di misure e gli osservatori distrettuali per gli usi idrici. Tutti gli strumenti devono raccordarsi tra loro e con la pianificazione urbanistica e infrastrutturale.

Coordinamento con regioni e altri enti

All'interno di un distretto possono ricadere più regioni: la cooperazione è obbligatoria e si attua attraverso la Conferenza istituzionale permanente dell'Autorità di bacino, in cui siedono le regioni interessate, lo Stato e gli altri enti coinvolti. Le decisioni rilevanti sono assunte con il loro coinvolgimento, in coerenza con l'articolo 118 della Costituzione e con il principio di leale collaborazione.

Rilievi operativi per imprese e cittadini

Per chi opera sul territorio (gestori di reti, imprese che effettuano scarichi, soggetti che chiedono concessioni di derivazione, progettisti) la mappa dei distretti è fondamentale: indica a quale Autorità presentare istanze e a quale piano fare riferimento per la verifica di coerenza degli interventi. Anche la valutazione di compatibilità con il piano di gestione delle acque è oggi parte ordinaria delle istruttorie ambientali.

Rapporto con la pianificazione urbanistica regionale

Il distretto, attraverso il piano di bacino e il piano di gestione, definisce vincoli che si impongono ai piani territoriali regionali e agli strumenti urbanistici comunali. La logica è che la tutela delle acque non può essere subordinata a logiche locali di valorizzazione del territorio: lo strumento sovraordinato prevale e gli enti devono adeguare i propri piani.

Effetti sulla concessione di derivazione

Le regioni, nel valutare istanze di concessione di derivazione di acqua pubblica, devono verificare la coerenza con il piano di gestione del distretto, con il bilancio idrico e con il deflusso ecologico fissato dall'Autorità di bacino. Concessioni rilasciate senza tale verifica espongono al rischio di annullamento e di responsabilità amministrativa.

Domande frequenti

A che cosa serve la suddivisione in distretti idrografici?

Permette una gestione delle acque coerente con la geografia naturale: le decisioni su qualità, prelievi e rischio sono assunte a livello dell'intero bacino, evitando frammentazioni amministrative che produrrebbero misure incoerenti tra monte e valle del medesimo corso d'acqua.

Chi delimita i confini di un distretto?

I distretti sono individuati dalla legge nazionale, con aggiornamenti tecnici proposti dal MASE su istruttoria ISPRA. Le regioni partecipano al procedimento per le porzioni di propria competenza territoriale.

Cosa cambia per un'impresa che opera in due distretti diversi?

Deve confrontarsi con due Autorità di bacino distinte e con due piani di gestione delle acque. Per impianti che ricadono su più distretti il coordinamento istruttorio è curato dal MASE.

Ultimo aggiornamento redazionale: 2026-05-21
A cura di
Andrea Marton — Autore e divulgatore giuridico
Autore e responsabile editoriale di Legge in Chiaro, portale di divulgazione giuridica gratuita su 100 testi e codici italiani. I contenuti hanno scopo informativo e divulgativo e non costituiscono consulenza professionale. Profilo completo →
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