Testo dell'articoloAbrogato
Art. 81 D.Lgs. 231/2001 – Certificati dell’anagrafe
D.Lgs. 8 giugno 2001, n. 231 – Responsabilità amministrativa degli enti
Articolo abrogato. Non è più in vigore: l’abrogazione è stata disposta dal D.P.R. 14 novembre 2002, n. 313. Il testo previgente è riportato qui sotto a fini di consultazione storica.
Testo previgente
Ogni organo avente giurisdizione, ai sensi del presente decreto legislativo, in ordine all’illecito amministrativo dipendente da reato ha diritto di ottenere, per ragioni di giustizia, il certificato di tutte le iscrizioni esistenti nei confronti dell’ente.
Uguale diritto appartiene a tutte le pubbliche amministrazioni e agli enti incaricati di pubblici servizi quando il certificato è necessario per provvedere ad un atto delle loro funzioni, in relazione all’ente cui il certificato stesso si riferisce.
2. Il pubblico ministero può richiedere, per ragioni di giustizia, il predetto certificato dell’ente sottoposto a procedimento di accertamento della responsabilità amministrativa dipendente da reato.
3. L’ente al quale le iscrizioni si riferiscono ha diritto di ottenere il relativo certificato senza motivare la domanda.
4. Nel certificato di cui al comma 3 non sono riportate le iscrizioni relative alle sentenze di applicazione della sanzione su richiesta e ai decreti di applicazione della sanzione pecuniaria
Per la disciplina vigente parti dall'indice: Responsabilità Amministrativa Enti (D.Lgs. 231/2001).
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In sintesi
L'articolo 81 del D.Lgs. 231/2001 è stato abrogato dal D.P.R. 14 novembre 2002, n. 313. Come gli artt. 80 e 82, la norma originaria riguardava aspetti delle iscrizioni nel casellario giudiziale connesse all'applicazione del sistema sanzionatorio del decreto sulla responsabilità amministrativa degli enti. Con il D.P.R. 313/2002 è stata introdotta una disciplina organica del casellario giudiziale delle persone giuridiche che ha assorbito e sostituito queste disposizioni. Il D.Lgs. 231/2001 rimane la fonte primaria della responsabilità amministrativa degli enti per i reati commessi nel loro interesse o vantaggio da soggetti apicali o sottoposti, un sistema costruito sulla triade MOG-OdV-reati presupposto, distinto in modo assoluto dal D.Lgs. 231/2007 che disciplina gli obblighi antiriciclaggio degli intermediari finanziari e di altre categorie di soggetti obbligati.L'articolo 81 del D.Lgs. 231/2001, abrogato contestualmente agli artt. 80 e 82 dal D.P.R. 313/2002, completava la disciplina originaria delle iscrizioni nel casellario giudiziale degli enti condannati ai sensi del decreto. La riforma del 2002 ha unificato la materia in un testo organico, semplificando il quadro normativo ed evitando duplicazioni tra il D.Lgs. 231/2001 e la disciplina generale del casellario.
Il sistema del D.Lgs. 231/2001 nella sua architettura vigente si articola su tre elementi fondamentali: i reati presupposto (catalogo progressivamente ampliato dal 2001 ad oggi, includendo reati societari, tributari, ambientali, informatici, contro la PA e molti altri), il Modello di Organizzazione, Gestione e Controllo (MOG) quale strumento esimente se adottato ed efficacemente attuato prima del reato, e l'Organismo di Vigilanza (OdV) quale presidio autonomo di controllo sul funzionamento del modello. Le Linee Guida di Confindustria e quelle delle altre associazioni di categoria (ABI, ANIA ecc.) forniscono orientamenti pratici per la costruzione e l'aggiornamento del MOG.
Il D.Lgs. 24/2023, che ha recepito la direttiva europea sul whistleblowing, ha rafforzato il sistema 231 introducendo obblighi di canali di segnalazione interna per gli enti con più di cinquanta dipendenti: questa norma si integra con il D.Lgs. 231/2001 poiché un canale di whistleblowing efficace costituisce un elemento qualificante del MOG e consente all'OdV di ricevere segnalazioni di violazioni del modello organizzativo in modo riservato e protetto.
Casi pratici
Caso 1: Aggiornamento del MOG per includere il canale di whistleblowing 231
Caso 2: Valutazione dell'adeguatezza del MOG in un procedimento 231
Domande frequenti
Qual è l'architettura del sistema di responsabilità previsto dal D.Lgs. 231/2001?
Il D.Lgs. 231/2001 costruisce la responsabilità amministrativa degli enti su tre pilastri: i reati presupposto (illeciti commessi nell'interesse o vantaggio dell'ente da soggetti apicali o sottoposti), le sanzioni applicabili (pecuniarie, interdittive, confisca, pubblicazione della sentenza) e gli strumenti esimenti o attenuanti (Modello Organizzativo e Organismo di Vigilanza). L'ente che adotta ed efficacemente attua un MOG prima della commissione del reato può essere esonerato dalla responsabilità.
Come il D.Lgs. 24/2023 sul whistleblowing si integra con il D.Lgs. 231/2001?
Il D.Lgs. 24/2023 ha introdotto l'obbligo per gli enti con più di cinquanta dipendenti di istituire canali di segnalazione interna riservata. Questi canali si integrano con il D.Lgs. 231/2001 poiché: le segnalazioni relative a violazioni del MOG possono essere trasmesse all'OdV attraverso il canale protetto; il whistleblowing efficace è considerato dalle Linee Guida di Confindustria un elemento qualificante del modello organizzativo; la protezione dei segnalanti riduce le ritorsioni interne e incentiva l'emersione di illeciti prima che degenerino in reati presupposto.
Le Linee Guida di Confindustria sono vincolanti per la costruzione del MOG?
No, le Linee Guida di Confindustria (e quelle delle altre associazioni di categoria come ABI o ANIA) non sono vincolanti ma hanno rilievo prasseologico: il giudice le considera come parametro di adeguatezza del MOG nella valutazione dell'esonero da responsabilità ex art. 6 D.Lgs. 231/2001. Un MOG conforme alle Linee Guida approvate dal Ministero della Giustizia gode di una presunzione relativa di adeguatezza, ma deve comunque essere concretamente attuato e non meramente adottato sulla carta.