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Ultimo aggiornamento: 27 Maggio 2026
Fonte: Normattiva.it · Gazzetta Ufficiale
Indice
  1. Testo dell'articolo
  2. Commento
  3. Casi pratici
  4. Domande frequenti
  5. Vedi anche
In sintesi
L'art. 71 del D.Lgs. 231/2001 disciplina le impugnazioni delle sentenze che applicano sanzioni amministrative all'ente, distinguendo tra sanzioni non interdittive e interdittive. Per le sanzioni diverse da quelle interdittive (tipicamente la sola sanzione pecuniaria), l'ente può impugnare negli stessi casi e modi previsti per l'imputato dal reato presupposto, creando un raccordo con il sistema delle impugnazioni penali. Per le sanzioni interdittive, invece, l'ente gode di un trattamento più favorevole: può sempre proporre appello, anche quando l'imputato persona fisica non può farlo (ad esempio perché ha esaurito i gradi di giudizio o ha patteggiato). Il pubblico ministero può proporre le stesse impugnazioni consentite per il reato da cui dipende l'illecito. Questa articolazione riflette la particolare importanza delle sanzioni interdittive, che possono pregiudicare irrimediabilmente la continuità aziendale, giustificando un accesso ampliato ai rimedi impugnatori. Come sempre nel sistema 231, la distinzione rispetto al D.Lgs. 231/2007 (antiriciclaggio) è fondamentale.

Testo dell'articoloVigente

Art. 71 D.Lgs. 231/2001 Responsabilita Enti — Impugnazioni delle sentenze relative alla responsabilità amministrativa dell’ente

In vigore dal 04/07/2001

1. Contro la sentenza che applica sanzioni amministrative diverse da quelle interdittive l'ente può proporre impugnazione nei casi e nei modi stabiliti per l'imputato del reato dal quale dipende l'illecito amministrativo.

2. Contro la sentenza che applica una o più sanzioni interdittive, l'ente può sempre proporre appello anche se questo non è ammesso per l'imputato del reato dal quale dipende l'illecito amministrativo.

3. Contro la sentenza che riguarda l'illecito amministrativo il pubblico ministero può proporre le stesse impugnazioni consentite per il reato da cui l'illecito amministrativo dipende.

Commento

L'art. 71 introduce una disciplina asimmetrica delle impugnazioni 231, costruita sulla natura della sanzione irrogata. Per le sanzioni non interdittive (principalmente la pecuniaria) il legislatore ha scelto la via del rinvio mobile al sistema delle impugnazioni penali ordinarie: l'ente potrà appellare o ricorrere in Cassazione negli stessi casi in cui può farlo l'imputato del reato presupposto. Questo raccordo garantisce coerenza sistematica ma subordina la posizione dell'ente all'evoluzione del giudizio penale.

Per le sanzioni interdittive, la scelta è diversa e più garantista: l'ente può sempre appellare, anche in assenza di una corrispondente facoltà dell'imputato persona fisica. Questa disposizione riconosce implicitamente che le sanzioni interdittive hanno un impatto incomparabilmente più grave sulla collettività (dipendenti, creditori, fornitori) rispetto a una sanzione pecuniaria. Il diritto di appello è quindi assoluto e incondizionato, garantendo sempre un doppio grado di merito sull'an e sul quantum delle interdizioni.

Le Linee Guida Confindustria e la prassi del foro 231 evidenziano come l'impugnazione sia spesso strumentale al mantenimento della sospensione delle misure cautelari o alla richiesta di sospensiva dell'esecutività della sentenza in attesa del giudizio di secondo grado. L'adozione di un MOG adeguato e le misure riparatorie ex art. 17 possono essere introdotte anche in sede di appello come elementi per la riduzione o eliminazione delle sanzioni interdittive. Un professionista legale qualificato è indispensabile per strutturare la strategia impugnatoria.

Casi pratici

Caso 1: Appello contro sanzione interdittiva dopo patteggiamento della persona fisica

Caso 2: Impugnazione del PM per sanzione ritenuta insufficiente

Domande frequenti

L'ente può sempre appellare una sentenza che applica sanzioni interdittive?

Sì, ai sensi dell'art. 71 co. 2, contro la sentenza che applica sanzioni interdittive l'ente può sempre proporre appello, anche quando questo non è ammesso per l'imputato del reato presupposto. Questa disposizione garantisce all'ente un accesso privilegiato al secondo grado di merito per le sanzioni più gravi, riconoscendo l'impatto severo che le interdizioni possono avere sulla continuità aziendale e sui soggetti terzi coinvolti.

Il PM può impugnare la sentenza che riguarda l'illecito 231?

Sì. Ai sensi dell'art. 71 co. 3, il pubblico ministero può proporre le stesse impugnazioni consentite per il reato da cui dipende l'illecito amministrativo. Il raccordo con le impugnazioni penali ordinarie vale quindi anche per il PM, che può appellare o ricorrere in Cassazione seguendo le stesse regole del processo penale relativo alla persona fisica imputata del reato presupposto.

Cosa succede alle misure cautelari durante l'impugnazione?

Le misure cautelari interdittive applicate prima della sentenza possono essere mantenute in sede di impugnazione se ne sussistono ancora i presupposti. L'ente può chiedere la sospensiva dell'esecutività della sentenza impugnata per le sanzioni interdittive, con valutazione del giudice dell'impugnazione secondo i criteri del fumus boni iuris e del periculum in mora. L'adozione o il rafforzamento del MOG può costituire elemento a favore della concessione della sospensiva.

A cura di
Andrea Marton — Autore e divulgatore giuridico
Autore e responsabile editoriale di La Legge in Chiaro, portale di divulgazione giuridica gratuita su 54 testi e codici italiani. I contenuti hanno scopo informativo e divulgativo e non costituiscono consulenza professionale. Profilo completo →
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