Indice
  1. Testo dell'articolo
  2. Commento
  3. Casi pratici
  4. Domande frequenti
  5. Vedi anche

Testo dell'articoloVigente

Art. 133-ter c.p. – Pagamento rateale della multa o dell’ammenda

Testo vigente – R.D. 1398/1930 (aggiornato da Normattiva)

Il giudice, con la sentenza di condanna o con il decreto penale, può disporre, in relazione alle condizioni economiche e patrimoniali del condannato, che la multa o l’ammenda venga pagata in rate mensili da sei a sessanta . Ciascuna rata tuttavia non può essere inferiore a lire trentamila. Non sono dovuti interessi per la rateizzazione.

In ogni momento il condannato può estinguere la pena mediante un unico pagamento.

Contenuto redatto con l’assistenza di strumenti di intelligenza artificiale (L. 132/2025). La selezione delle fonti, la verifica sui testi ufficiali e la revisione finale sono a cura del responsabile editoriale. Metodo editoriale →

In sintesi

  • Il giudice può rateizzare multa o ammenda con la sentenza di condanna o il decreto penale.
  • Le rate mensili vanno da un minimo di 3 a un massimo di 30.
  • Ogni rata non può essere inferiore a 15 euro.
  • La rateizzazione è disposta in relazione alle condizioni economiche del condannato.
  • Il condannato può in qualsiasi momento estinguere l'intera pena con un unico pagamento.
Indice dei contenuti

Il giudice può dilazionare il pagamento di multa o ammenda in 3-30 rate mensili, non inferiori a 15 euro ciascuna.

Ratio

L'art. 133-ter c.p. persegue un duplice scopo: garantire l'effettività della sanzione pecuniaria anche nei confronti di soggetti privi di liquidità immediata, ed evitare che l'impossibilità di pagare in un'unica soluzione si traduca de facto in una impunità o in una conversione della pena pecuniaria in quella detentiva. La norma esprime il principio di proporzionalità e di individualizzazione della pena, già presente nell'art. 133 c.p.

Analisi

La disposizione attribuisce al giudice un potere discrezionale: il termine «può» indica che la rateizzazione non è automatica, ma deve essere valutata caso per caso sulla base delle condizioni economiche del condannato. Il giudice la dispone contestualmente alla sentenza di condanna o al decreto penale di condanna. Il numero di rate (da 3 a 30) e il loro importo concreto sono determinati dal giudice entro i limiti di legge, con l'unico vincolo che nessuna rata scenda sotto i 15 euro. Il condannato conserva la facoltà di saldare il debito residuo in qualsiasi momento con un pagamento unico, il che tutela sia il suo interesse a liberarsi prima della pena, sia quello dell'erario a riscuotere l'intera somma senza attese.

Quando si applica

La norma si applica esclusivamente alle pene pecuniarie principali: la multa (prevista per i delitti) e l'ammenda (prevista per le contravvenzioni). Non si estende alle sanzioni pecuniarie accessorie né alle spese processuali. Presupposto è la condanna definitiva o il decreto penale; non trova applicazione nelle fasi cautelari o in sede di misure alternative.

Connessioni

L'art. 133-ter va letto in coordinamento con l'art. 133-bis c.p., che disciplina i criteri di commisurazione della pena pecuniaria in relazione alle condizioni economiche del reo, e con gli artt. 136 e 102 c.p., che regolano rispettivamente la conversione della multa o ammenda non pagata e il ragguaglio tra pene pecuniarie e detentive. Rileva inoltre l'art. 660 c.p.p., che regola l'esecuzione delle pene pecuniarie.

Casi pratici

Gli esempi che seguono sono scenari illustrativi a scopo divulgativo, non sentenze reali.

Tizio viene condannato per lesioni colpose a una multa di 900 euro: il giudice, accertate le sue limitate disponibilità economiche, dispone il pagamento in 30 rate mensili da 30 euro ciascuna, consentendogli di onorare la pena senza compromettere il reddito familiare.

Caio, titolare di una piccola impresa, riceve un decreto penale di condanna per una contravvenzione ambientale con ammenda di 450 euro: il giudice fissa 10 rate mensili da 45 euro; dopo sei mesi, Caio incassa un pagamento da un cliente e decide di estinguere il residuo in un'unica soluzione, liberandosi anticipatamente dall'obbligazione.

Domande frequenti

Chi decide se applicare la rateizzazione della multa o dell'ammenda?

È il giudice penale a valutare discrezionalmente se concedere la rateizzazione, tenendo conto delle condizioni economiche del condannato. Il beneficio non è automatico e deve essere espressamente disposto nella sentenza o nel decreto penale.

Qual è il numero minimo e massimo di rate previste dalla legge?

La legge fissa un minimo di 3 rate mensili e un massimo di 30. All'interno di questa forbice il giudice stabilisce il numero più adeguato alla situazione economica del condannato, fermo restando che ogni rata non può essere inferiore a 15 euro.

Cosa succede se il condannato non paga una o più rate?

Il mancato pagamento delle rate può comportare la conversione della pena pecuniaria residua in pena detentiva o in lavoro sostitutivo, secondo le regole previste dagli artt. 136 c.p. e seguenti, su iniziativa del pubblico ministero in sede esecutiva.

È possibile pagare tutto in anticipo rispetto al piano di rateizzazione?

Sì. L'art. 133-ter c.p. riconosce espressamente al condannato la facoltà di estinguere in qualsiasi momento l'intera pena pecuniaria residua mediante un unico pagamento, senza necessità di autorizzazione giudiziale.

La rateizzazione si applica anche alle spese processuali o alle sanzioni amministrative?

No. L'art. 133-ter riguarda esclusivamente la multa (pena per i delitti) e l'ammenda (pena per le contravvenzioni). Le spese processuali e le sanzioni di natura amministrativa seguono regole proprie e non rientrano nell'ambito di applicazione di questa norma.

Ultimo aggiornamento redazionale: 8 maggio 2026
Fonti consultate: 1 fonte verificate
Vedi anche
A cura di
Andrea Marton — Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale
Fondatore e responsabile editoriale di Legge in Chiaro, portale di divulgazione giuridica e fiscale gratuita su 101 testi e codici italiani. È un progetto individuale: la selezione delle fonti, la stesura dei commenti e la revisione sono curate direttamente dall’autore. I contenuti hanno scopo informativo e divulgativo e non costituiscono consulenza professionale. Profilo completo →
Informazione giuridica di carattere generale. Il testo della norma riproduce la fonte ufficiale vigente; il commento che segue è redazionale e ha finalità divulgativa. Questo contenuto non sostituisce in alcun modo il parere di un professionista abilitato: per la valutazione del caso concreto è necessario rivolgersi a un avvocato o a un consulente iscritto all'albo.