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La sentenza accoglie il conflitto di attribuzione promosso dalla Regione siciliana: non spettava allo Stato (Procura regionale della Corte dei conti per la Sicilia) emettere ordini di esibizione generici e indiscriminati ai rappresentanti legali di tutti i gruppi parlamentari dell’Assemblea regionale siciliana, richiedendo in forma integrale la documentazione contabile senza specificare natura, destinazione e ambito temporale degli atti. Gli ordini sono annullati.
Di cosa si tratta
Nel 2002 la Procura regionale della Corte dei conti per la Regione siciliana aveva emesso dodici identici ordini di esibizione, indirizzati ai rappresentanti legali di tutti i gruppi parlamentari dell’Assemblea regionale siciliana (A.R.S.), richiedendo “in forma integrale la documentazione e gli atti contabili pertinenti le contribuzioni ed i finanziamenti liquidati dall’A.R.S.”. La Regione siciliana ha promosso conflitto di attribuzione.
La questione di legittimità costituzionale
Conflitto di attribuzione Stato-Regione siciliana, promosso ai sensi degli artt. 5 e 116 Cost. e degli artt. 4, 6 e 12 dello statuto speciale siciliano. La Regione lamentava che gli ordini di esibizione si configurassero come un’impropria attività di controllo generalizzato sull’autonomia dell’assemblea legislativa regionale.
La decisione della Corte
Il conflitto è fondato. Gli ordini presentavano un triplice profilo di indeterminatezza: (1) erano indirizzati a tutti i gruppi parlamentari indiscriminatamente; (2) erano privi di qualsiasi specificazione funzionale della natura degli atti richiesti; (3) non individuavano alcun ambito temporale. La Corte ribadisce che il procuratore della Corte dei conti può richiedere atti o documenti “precisamente individuabili” solo in presenza di fatti o notizie che facciano presumere illeciti produttivi di danno erariale, non come attività di controllo generalizzato e permanente.
Il principio
Il potere inquirente della Procura della Corte dei conti deve essere esercitato in presenza di fatti o notizie che facciano presumere illeciti produttivi di danno erariale e deve essere diretto ad acquisire atti o documenti precisamente individuabili: non può configurarsi come attività di controllo generalizzato che compromette le prerogative delle assemblee legislative regionali.
Domande e risposte
La Corte dei conti può esaminare la gestione contabile dei gruppi parlamentari regionali?
In linea di principio sì, ma solo in presenza di specifiche ipotesi di responsabilità per danno erariale e mediante richieste di atti precisamente individuati, non attraverso ordini di esibizione generici e onnicomprensivi.
I gruppi parlamentari regionali hanno natura pubblica o privata?
La sentenza prescinde da questa qualificazione: il vizio degli ordini di esibizione è la loro genericità soggettiva e oggettiva, indipendentemente dalla natura giuridica dei destinatari.
Cosa rende inaccettabile un ordine di esibizione della Corte dei conti?
L’assenza di specificazione della natura e destinazione degli atti richiesti, dei soggetti specificamente interessati e dell’arco temporale di riferimento: questi elementi rendono l’atto un’impropria attività di controllo generalizzato, vietata dalla Costituzione.
Norme collegate
- Art. 117 della Costituzione — autonomia regionale rilevante nel conflitto
- Art. 118 della Costituzione — attribuzioni regionali nel conflitto di competenza
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