Testo dell'articoloIn aggiornamento

Informazione giuridica di carattere generale. Il presente contenuto costituisce informazione giuridica di carattere generale e non sostituisce in alcun modo il parere di un avvocato iscritto all’Albo. La norma riportata è tratta da fonti ufficiali (Normattiva, Gazzetta Ufficiale) e il commento ha finalità divulgativa. Per la valutazione del caso specifico è necessario consultare un professionista abilitato.

Con la sentenza n. 7 del 2024 la Corte costituzionale ha respinto le questioni sul regime di tutele crescenti del Jobs Act per i licenziamenti illegittimi, ritenute in parte inammissibili e in parte non fondate.

Di cosa si tratta

Il decreto legislativo n. 23 del 2015, attuativo del cosiddetto Jobs Act, ha introdotto per i lavoratori assunti dopo la sua entrata in vigore il regime delle “tutele crescenti”: in caso di licenziamento illegittimo, salvo i casi più gravi, il lavoratore ha diritto a un’indennità economica calcolata in base all’anzianità, anziché alla reintegrazione nel posto di lavoro. La Corte d’appello di Napoli, sezione lavoro, ha dubitato della legittimità costituzionale di questo impianto, sotto vari profili: il rispetto dei criteri della legge delega, la possibile disparità di trattamento tra lavoratori assunti prima e dopo il 2015, e l’adeguatezza della tutela rispetto agli obblighi internazionali, in particolare l’art. 24 della Carta sociale europea. In gioco c’era la tenuta complessiva del meccanismo indennitario per i nuovi assunti, dopo che in passato la Corte era già intervenuta sul criterio di calcolo dell’indennità.

La questione di legittimità costituzionale

Erano impugnati gli artt. 3, comma 1, e 10 del d.lgs. n. 23 del 2015, sollevati dalla Corte d’appello di Napoli in riferimento agli artt. 3, 4, 10, 24, 35, 38, 41, 76, 111 e 117, primo comma, della Costituzione, quest’ultimo in relazione all’art. 24 della Carta sociale europea.

La decisione della Corte

La Corte ha dichiarato in parte inammissibili e in parte non fondate le questioni. Sono state dichiarate inammissibili quelle sollevate in riferimento agli artt. 10, 24 e 111 della Costituzione; non fondate quelle relative all’eccesso di delega (artt. 76 e 117, primo comma, in relazione all’art. 24 CSE), alla disparità di trattamento (artt. 3, 4 e 35) e all’inadeguatezza della tutela (artt. 3, 4, 35, 38, 41 e 117, primo comma).

Il principio

Il regime di tutela indennitaria per i licenziamenti illegittimi introdotto dal Jobs Act, nei termini esaminati, non contrasta con la Costituzione: il legislatore può prevedere per i nuovi assunti una protezione di tipo economico anziché reintegratoria, purché adeguata, senza che ciò determini una disparità di trattamento costituzionalmente illegittima rispetto ai lavoratori assunti in precedenza.

Domande e risposte

Cambia qualcosa per chi viene licenziato in modo illegittimo?

No: la decisione conferma il regime delle tutele crescenti, con indennità economica per i licenziamenti illegittimi dei lavoratori assunti dopo il marzo 2015, salvo i casi che danno diritto alla reintegrazione.

Perché la Corte non ha equiparato vecchi e nuovi assunti?

Perché il succedersi nel tempo di regimi diversi non costituisce, di per sé, una disparità di trattamento incostituzionale: il legislatore può modulare le tutele per le assunzioni successive a una riforma.

La Carta sociale europea non imponeva una tutela diversa?

La Corte ha ritenuto non fondata la censura fondata sull’art. 24 della Carta sociale europea: il regime indennitario esaminato non è stato giudicato in contrasto con quel parametro.

Norme collegate

Leggi la decisione integrale
Testo ufficiale della Corte Costituzionale (PDF) e testo integrale con note.

📄 PDF ufficiale →
Testo integrale con note (Consulta OnLine)

Vedi anche

Scheda in aggiornamento. Il commento professionale, i casi pratici e le FAQ per questo articolo sono in corso di redazione.
Per il testo normativo integrale e aggiornato consulta Normattiva.it.
A cura di
Andrea Marton — Dottore in Economia e Finanza, praticante commercialista
Fondatore e responsabile editoriale di Legge in Chiaro, portale di divulgazione giuridica e fiscale gratuita su 101 testi e codici italiani. I contenuti sono curati e rivisti da un team di laureati in economia; hanno scopo informativo e divulgativo e non costituiscono consulenza professionale. Profilo completo →
Informazione giuridica di carattere generale. Il presente contenuto costituisce informazione giuridica di carattere generale e non sostituisce in alcun modo il parere di un avvocato iscritto all'Albo. La norma riportata è tratta da fonti ufficiali (Normattiva, Gazzetta Ufficiale) e il commento ha finalità divulgativa. Per la valutazione del caso specifico è necessario consultare un professionista abilitato.