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Informazione giuridica di carattere generale. Il presente contenuto costituisce informazione giuridica di carattere generale e non sostituisce in alcun modo il parere di un avvocato iscritto all’Albo. La norma riportata è tratta da fonti ufficiali (Normattiva, Gazzetta Ufficiale) e il commento ha finalità divulgativa. Per la valutazione del caso specifico è necessario consultare un professionista abilitato.
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Con questa storica ordinanza la Corte costituzionale ha rinviato alla Corte di giustizia dell’Unione europea la questione se il diritto al silenzio valga anche nei procedimenti CONSOB: si può sanzionare chi si rifiuta di rispondere a domande dalle quali potrebbe emergere la propria responsabilità per un illecito punito con sanzioni di natura punitiva?

Di cosa si tratta

Il «diritto al silenzio» (nemo tenetur se ipsum accusare) consente all’accusato di non rispondere a domande che potrebbero incriminarlo. Il TUF, però, sanziona chi non collabora con la CONSOB, anche se la persona è già sospettata di abuso di informazioni privilegiate. Nel caso D.B. contro CONSOB, la Cassazione ha dubitato della legittimità di tale obbligo, e la Corte ha deciso di coinvolgere il giudice europeo.

La questione di legittimità costituzionale

Era impugnato l’art. 187-quinquiesdecies del decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58 (TUF), nella parte in cui sanziona la mancata collaborazione con la CONSOB anche da parte di chi sia sospettato di abuso di informazioni privilegiate, in riferimento agli artt. 24, 111 e 117, primo comma, Cost. (in relazione all’art. 6 CEDU e all’art. 14 del Patto sui diritti civili e politici), nonché agli artt. 11 e 117, primo comma, Cost. (in relazione all’art. 47 CDFUE). Rimettente: la Corte di cassazione, sezione seconda civile.

La decisione della Corte

La Corte non ha deciso nel merito: ha disposto il rinvio pregiudiziale alla Corte di giustizia dell’Unione europea, ai sensi dell’art. 267 TFUE, sospendendo il giudizio in attesa della risposta sulla compatibilità dell’obbligo di collaborazione con il diritto al silenzio garantito dalla Carta dei diritti fondamentali UE.

Il principio

Quando una disposizione interna rientra nell’ambito del diritto dell’Unione e i diritti in gioco sono garantiti anche dalla Carta dei diritti fondamentali UE, la Corte costituzionale — che è essa stessa giudice ai sensi dell’art. 267 TFUE — può attivare il rinvio pregiudiziale alla Corte di giustizia, in un quadro di leale cooperazione tra i diversi sistemi di tutela dei diritti fondamentali.

Domande e risposte

La Corte ha stabilito se vale il diritto al silenzio davanti alla CONSOB?

Non ancora: ha rinviato la questione alla Corte di giustizia UE, sospendendo il giudizio in attesa della pronuncia europea.

Perché ha coinvolto il giudice europeo?

Perché la disciplina italiana attua il diritto dell’Unione e i diritti in gioco sono tutelati anche dalla Carta dei diritti fondamentali UE: serviva chiarire il significato delle norme europee.

Cos’è il rinvio pregiudiziale?

È lo strumento con cui un giudice nazionale chiede alla Corte di giustizia UE come interpretare il diritto dell’Unione, prima di decidere la controversia.

Norme collegate

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A cura di
Andrea Marton — Dottore in Economia e Finanza, praticante commercialista
Fondatore e responsabile editoriale di Legge in Chiaro, portale di divulgazione giuridica e fiscale gratuita su 101 testi e codici italiani. I contenuti sono curati e rivisti da un team di laureati in economia; hanno scopo informativo e divulgativo e non costituiscono consulenza professionale. Profilo completo →
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