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Con la sentenza n. 101/2023 la Corte costituzionale ha dichiarato non fondate, nei sensi indicati in motivazione, le questioni sul potere del prefetto di commissariare temporaneamente le imprese colpite da interdittiva antimafia per consentire il completamento dei contratti pubblici già aggiudicati.
Di cosa si tratta
Quando un’impresa è colpita da un’informazione interdittiva antimafia, di regola perde la possibilità di lavorare con la pubblica amministrazione e i contratti in corso vanno risolti. Per evitare che opere pubbliche già avviate restino bloccate, la legge consente al prefetto di disporre un commissariamento parziale dell’impresa, affidandone la gestione a commissari straordinari limitatamente all’esecuzione di quei contratti. In questo modo l’opera prosegue, ma i profitti dell’impresa colpita vengono sottratti alla sua disponibilità. Il TAR del Lazio ha sollevato dubbi su questo meccanismo, chiedendosi se incidesse in modo eccessivo sui diritti dell’impresa e sulla libertà di iniziativa economica. La questione tocca il bilanciamento tra due esigenze: da un lato la lotta alla criminalità organizzata e la continuità delle opere pubbliche, dall’altro la tutela dell’impresa che, pur colpita da una misura preventiva, conserva alcuni diritti patrimoniali.
La questione di legittimità costituzionale
Il Tribunale amministrativo regionale per il Lazio ha sollevato questioni sull’art. 32, commi 7 e 10, del decreto-legge n. 90 del 2014, convertito nella legge n. 114 del 2014, in riferimento agli artt. 3, 23, 41 e 42 della Costituzione, riguardo al potere del prefetto di commissariare le imprese destinatarie di interdittiva antimafia per portare a termine i contratti pubblici aggiudicati.
La decisione della Corte
La Corte ha dichiarato non fondate le questioni, nei sensi di cui in motivazione. Il meccanismo del commissariamento, finalizzato a garantire il completamento delle opere pubbliche sottraendo i relativi proventi all’impresa colpita dall’interdittiva, risponde a un’esigenza legittima e non viola la libertà di iniziativa economica né il diritto di proprietà, se interpretato e applicato nei limiti indicati dalla Corte.
Il principio
Il commissariamento temporaneo dell’impresa colpita da interdittiva antimafia, per il solo completamento dei contratti pubblici in corso, è uno strumento legittimo di bilanciamento tra la lotta alla criminalità organizzata e la continuità delle opere pubbliche, purché applicato nei limiti indicati dalla Corte.
Domande e risposte
Che cos’è l’interdittiva antimafia?
È un provvedimento del prefetto che, in presenza di indizi di infiltrazione mafiosa, impedisce a un’impresa di avere rapporti contrattuali con la pubblica amministrazione. È una misura preventiva, non una condanna penale.
Perché l’impresa colpita viene commissariata invece di essere esclusa subito?
Per non bloccare le opere pubbliche già avviate. Il commissariamento consente di completare i contratti tramite commissari, sottraendo però i guadagni all’impresa colpita dall’interdittiva.
Cosa significa non fondata nei sensi di cui in motivazione?
La Corte salva la norma indicando l’interpretazione conforme alla Costituzione. La disposizione resta valida, ma deve essere applicata nel senso precisato, che ne garantisce la compatibilità con i diritti dell’impresa.
Norme collegate
- Art. 41 della Costituzione — libertà di iniziativa economica privata.
- Art. 42 della Costituzione — tutela della proprietà privata.
- Art. 3 della Costituzione — principio di uguaglianza e ragionevolezza.
- Art. 23 della Costituzione — riserva di legge per le prestazioni imposte.
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Vedi anche
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