Testo dell'articoloIn aggiornamento
Con la sentenza n. 102/2023 la Corte costituzionale ha dichiarato illegittima la legge della Regione Abruzzo sulle concessioni di grandi derivazioni idroelettriche, perché la disciplina dell’assegnazione di tali concessioni invade la materia della tutela della concorrenza, riservata allo Stato e legata agli obblighi europei.
Di cosa si tratta
Le grandi derivazioni idroelettriche sono lo sfruttamento dell’acqua per produrre energia su larga scala, attività affidata ai privati tramite concessioni di grande valore economico. Il modo in cui queste concessioni vengono assegnate incide direttamente sulla concorrenza tra le imprese del settore, una materia che la Costituzione riserva allo Stato e che è regolata anche dal diritto europeo, in particolare dalla direttiva servizi. La Regione Abruzzo, con la legge n. 9 del 2022, aveva dettato proprie regole sulle modalità di assegnazione di queste concessioni. Il Governo ha impugnato la legge ritenendo che la Regione avesse invaso un ambito non suo, alterando le condizioni di concorrenza che devono essere uniformi su tutto il territorio nazionale e conformi agli obblighi europei. In gioco era il confine tra l’autonomia regionale nella gestione delle risorse idriche del proprio territorio e la competenza esclusiva dello Stato a fissare le regole della concorrenza.
La questione di legittimità costituzionale
Il Presidente del Consiglio dei ministri ha impugnato l’art. 2 della legge della Regione Abruzzo n. 9 del 2022 in riferimento all’art. 117, primo comma, della Costituzione, in relazione all’art. 12 della direttiva 2006/123/CE, e al secondo comma, lettera e), sulla tutela della concorrenza, in relazione al d.lgs. n. 79 del 1999.
La decisione della Corte
La Corte ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 2 della legge regionale. La disciplina sull’assegnazione delle grandi derivazioni idroelettriche incide sulla tutela della concorrenza, materia di competenza esclusiva dello Stato e vincolata agli obblighi europei: la Regione non poteva quindi dettare proprie regole in contrasto con tale riparto.
Il principio
Le modalità di assegnazione delle concessioni di grandi derivazioni idroelettriche attengono alla tutela della concorrenza, riservata allo Stato anche in attuazione del diritto europeo: la Regione non può disciplinarle in modo difforme, pena l’illegittimità costituzionale.
Domande e risposte
Perché le concessioni idroelettriche riguardano la concorrenza?
Perché il modo in cui vengono assegnate decide chi può accedere a un mercato di grande valore. Regole disomogenee tra Regioni falserebbero la concorrenza, che dev’essere garantita in modo uniforme dallo Stato.
La Regione non ha competenze sull’acqua del proprio territorio?
Ha competenze sulla gestione delle risorse idriche, ma non può fissare le regole della concorrenza per l’assegnazione delle concessioni: quel profilo è riservato allo Stato e vincolato agli obblighi europei.
Che ruolo gioca il diritto europeo?
La direttiva servizi impone criteri di trasparenza e parità nell’assegnazione delle concessioni. Una legge regionale che se ne discosta viola l’art. 117 della Costituzione, che impone il rispetto dei vincoli europei.
Norme collegate
- Art. 117 della Costituzione — vincoli europei (primo comma) e competenza esclusiva dello Stato sulla tutela della concorrenza (comma 2, lettera e).
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Vedi anche
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