Autore: Andrea Marton

Autore

Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale

Cura Legge in Chiaro: la spiegazione in linguaggio chiaro dei testi normativi italiani, dal TUIR al Codice Civile, dai contratti collettivi alla Legge di Bilancio, sempre a partire dalle fonti ufficiali.

Metodo editoriale

  • Ogni scheda parte dal testo vigente pubblicato su Normattiva, non da rielaborazioni di terzi.
  • Le tabelle retributive CCNL sono ricostruite dai PDF ARAN e dai testi contrattuali depositati dalle parti firmatarie.
  • Vigenze e rinnovi sono verificati alla fonte e riportati con la data della verifica: quando un contratto viene rinnovato, le schede collegate vengono corrette.
  • Importi, aliquote e scadenze sono verificati sulle fonti primarie indicate in fondo a ogni scheda, con la data della verifica.
  • Gli errori segnalati vengono corretti e la correzione resta visibile nella pagina.

Fonti consultateNormattiva · Gazzetta Ufficiale · ARAN · Agenzia delle Entrate · INPS · INAIL · Banca d’Italia

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I contenuti pubblicati hanno finalità esclusivamente informativa e divulgativa: non costituiscono consulenza professionale e non sostituiscono il parere di un professionista abilitato. Per la valutazione del caso concreto occorre sempre rivolgersi a un professionista.

  • Contratto estimatorio (conto vendita): come funziona

    Il contratto estimatorio è il “conto vendita” del commercio: il fornitore consegna la merce al rivenditore, che paga solo ciò che vende e restituisce l’invenduto entro un termine. Semplice nell’idea, ha regole precise su rischio, disponibilità e tutela dai creditori. Ecco nozione e disciplina, con gli artt. 1556-1558 c.c.

    Nozione e causa

    Il contratto estimatorio è il contratto con cui una parte (tradens) consegna una o più cose mobili all’altra (accipiens), che si obbliga a pagarne il prezzo, salvo restituire le cose nel termine stabilito (art. 1556 c.c.). È lo schema del cosiddetto conto vendita: il rivenditore riceve la merce, prova a venderla e, alla scadenza, o paga il prezzo del venduto o restituisce l’invenduto. La causa unisce due interessi: il tradens colloca la merce senza venderla subito, l’accipiens espone prodotti senza acquistarli definitivamente.

    Il rischio del perimento

    Un punto chiave riguarda il rischio. Chi ha ricevuto le cose non è liberato dall’obbligo di pagarne il prezzo se la restituzione, nella sua integrità, diventa impossibile per causa a lui non imputabile (art. 1557 c.c.). In altri termini, dal momento della consegna il rischio del perimento o del deterioramento grava sull’accipiens, che dovrà comunque pagare se non può restituire la merce: è una deroga al principio generale e si spiega con il fatto che la cosa è nella sua disponibilità e nel suo interesse commerciale.

    Disponibilità e tutela dai creditori

    Finché il prezzo non è pagato, chi ha consegnato le cose non può disporne; per contro, le cose consegnate non possono essere sottoposte a pignoramento o sequestro da parte dei creditori dell’accipiens (art. 1558 c.c.). È un equilibrio: il tradens conserva una posizione di garanzia sulla merce non ancora pagata, ma rinuncia a poterne disporre finché il termine è pendente. La regola protegge il tradens dal rischio che la merce, ancora sua nella sostanza economica, venga aggredita dai creditori del rivenditore.

    Distinzione da figure vicine

    L’estimatorio si distingue dalla vendita perché il trasferimento del prezzo è solo eventuale: l’accipiens può sempre scegliere la restituzione entro il termine. Si distingue dalla somministrazione, che ha a oggetto prestazioni periodiche o continuative, e dal mandato a vendere, perché l’accipiens non agisce per conto del tradens ma in proprio, decidendo a chi e a quale prezzo rivendere.

    Tabella: estimatorio a confronto

    Profilo Vendita Contratto estimatorio
    Obbligo di pagare Certo Eventuale (salvo restituzione)
    Rischio dopo la consegna Sul compratore Sull’accipiens (art. 1557)
    Creditori dell’accipiens Possono pignorare Non possono pignorare (art. 1558)

    Errori frequenti

    • Pensare di non dover pagare la merce perduta: l’accipiens paga se non può restituirla (art. 1557 c.c.).
    • Disporre della merce già consegnata prima del pagamento (vietato al tradens, art. 1558 c.c.).
    • Omettere di fissare per iscritto il termine per la restituzione.

    Commento articolo per articolo

    La disciplina è concentrata in tre articoli, ma densa. L’art. 1556 c.c. costruisce la fattispecie: consegna di cose mobili, obbligo alternativo di pagarne il prezzo o restituirle entro il termine. È qui che si coglie la flessibilità dello schema, pensato per il commercio al dettaglio (libri, gioielli, abbigliamento, opere d’arte). L’art. 1557 c.c. sposta sull’accipiens il rischio del perimento: chi detiene la merce ne sopporta la sorte e paga se non può restituirla, anche per causa non imputabile. L’art. 1558 c.c. bilancia le posizioni: il tradens non può disporre delle cose finché non è pagato, ma in cambio i creditori dell’accipiens non possono aggredirle. Ne risulta un regime di separazione patrimoniale a tempo, che protegge il fornitore senza immobilizzare del tutto la merce.

    Natura giuridica e termine

    Il contratto estimatorio è un contratto reale, che si perfeziona con la consegna, e a prestazioni corrispettive con facoltà alternativa dell’accipiens (pagare o restituire). Il termine per la restituzione è elemento essenziale del meccanismo: alla scadenza, se la merce non è restituita, sorge definitivamente l’obbligo di pagarne il prezzo. È quindi opportuno fissarlo per iscritto, insieme all’elenco e al prezzo unitario dei beni, per evitare incertezze sull’ammontare dovuto e sull’individuazione dell’invenduto.

    Spunti pratici

    Tizio, grossista, consegna a Caio (libraio) cento volumi in conto vendita con restituzione dell’invenduto entro sei mesi (art. 1556 c.c.). Caio ne vende sessanta e ne restituisce quaranta: paga solo i sessanta. Se però un incendio nel negozio distrugge venti copie ancora invendute, Caio dovrà pagarne il prezzo perché la restituzione è divenuta impossibile, anche se non per sua colpa (art. 1557 c.c.). Se nel frattempo Sempronio, creditore di Caio, tenta di pignorare i volumi, non può farlo perché il prezzo non è stato pagato (art. 1558 c.c.); allo stesso modo Tizio non può riprendersi i libri prima della scadenza per rivenderli ad altri, avendo rinunciato a disporne. Per Tizio è decisivo indicare con chiarezza quantità, prezzo unitario e termine, e farsi documentare le restituzioni: la prova dell’invenduto effettivamente reso è la chiave per quantificare ciò che Caio deve pagare.

  • Contratto di deposito: come funziona

    Affidare una cosa a qualcuno perché la custodisca sembra semplice, ma il deposito è governato da regole precise su gratuità, obblighi del depositario e soprattutto onere della prova quando la cosa si danneggia o sparisce. Questa guida copre nozione, forma, responsabilità e le figure speciali (magazzini generali, albergo, deposito irregolare), con i riferimenti agli artt. 1766-1797 c.c.

    Nozione e causa

    Il deposito è il contratto con cui il depositario riceve dal depositante una cosa mobile con l’obbligo di custodirla e di restituirla in natura (art. 1766 c.c.). La causa del contratto è la custodia: l’interesse tipico tutelato è la conservazione della cosa nell’interesse del depositante. Il deposito è un contratto reale, che si perfeziona con la consegna della cosa. Riguarda di regola beni mobili; per gli immobili in custodia si ricorre ad altri schemi.

    Gratuità e compenso

    Il deposito si presume gratuito, salvo che dalla qualità professionale del depositario o da altre circostanze risulti una diversa volontà delle parti (art. 1767 c.c.). Nella pratica d’impresa, però, il deposito è quasi sempre oneroso: chi custodisce merci per professione (magazzini, parcheggi, custodi) percepisce un corrispettivo. La distinzione non è puramente teorica, perché incide sul rigore della valutazione della colpa nella custodia.

    Gli obblighi del depositario

    Il depositario deve usare nella custodia la diligenza del buon padre di famiglia (art. 1768 c.c.); se il deposito è gratuito, la responsabilità per colpa è valutata con minor rigore. Egli non può servirsi della cosa né darla in deposito ad altri senza il consenso del depositante (art. 1770 c.c.); deve avvisare il depositante dei provvedimenti urgenti che la cosa richiede e restituirla con i frutti percetti al momento della richiesta (artt. 1771-1775 c.c.). La restituzione avviene nel luogo del deposito e con tutto ciò che è stato consegnato; il depositante deve a sua volta rimborsare le spese di conservazione e tenere indenne il depositario delle perdite cagionate dal deposito (art. 1781 c.c.).

    La responsabilità del depositario e l’onere della prova

    È il profilo più delicato. Il depositario è tenuto a custodire e a restituire la cosa nello stato in cui l’ha ricevuta. In caso di perdita, deterioramento o avaria, la giurisprudenza di legittimità è costante nel ripartire la prova così: il depositante deve solo provare l’avvenuta consegna e il danno, presumendosi che la cosa fosse stata consegnata in buone condizioni; spetta invece al depositario dimostrare che la perdita o il deterioramento dipendono da causa a lui non imputabile. Non basta provare di aver usato la diligenza dell’art. 1768 c.c.: il depositario non si libera dalla responsabilità “ex recepto” se non dimostra che l’inadempimento è stato provocato da una causa esterna a lui non addebitabile (ad esempio, in caso di furto, di aver adottato tutte le cautele che le circostanze concrete imponevano). Se il depositario non può restituire la cosa per fatto a lui non imputabile, deve dare al depositante quanto abbia eventualmente ottenuto in surrogazione (art. 1780 c.c.).

    Forma e prova

    Il deposito non richiede forma scritta a pena di nullità. Tuttavia, ai fini della prova, è essenziale documentare la consegna e lo stato della cosa: ricevute, verbali, fotografie. Nei magazzini generali la legge prevede titoli rappresentativi (fede di deposito e nota di pegno) che facilitano la prova e la circolazione della merce.

    Figure speciali

    Magazzini generali

    I magazzini generali (artt. 1787-1797 c.c.) sono imprese che custodiscono merci per conto terzi rilasciando titoli rappresentativi. Rispondono per la conservazione delle merci secondo le regole rafforzate proprie del deposito professionale e devono dare avviso al depositante delle deficienze o avarie riscontrabili.

    Deposito in albergo

    Il deposito in albergo (artt. 1783-1786 c.c.) rende l’albergatore responsabile delle cose portate in albergo dal cliente, entro limiti di valore quando le cose non sono consegnate in custodia, e in misura piena quando le riceve in custodia o ne rifiuta indebitamente la consegna. È una responsabilità speciale che tutela il viaggiatore.

    Deposito irregolare

    Nel deposito irregolare (art. 1782 c.c.), avente a oggetto denaro o cose fungibili con facoltà del depositario di servirsene, questi ne acquista la proprietà ed è tenuto a restituire il tantundem, cioè altrettante cose della stessa specie e qualità: è lo schema che avvicina il deposito bancario al mutuo.

    Tabella: tipi di deposito

    Tipo Oggetto Restituzione Norma
    Deposito ordinario Cosa mobile determinata La stessa cosa in natura artt. 1766-1781
    Deposito irregolare Denaro/cose fungibili Tantundem art. 1782
    Deposito in albergo Cose del cliente Con limiti/regime speciale artt. 1783-1786
    Magazzini generali Merci Con titoli rappresentativi artt. 1787-1797

    Errori frequenti

    • Credere che basti dimostrare la diligenza usata per liberarsi dalla responsabilità: serve la prova della causa esterna non imputabile.
    • Usare la cosa depositata senza consenso (vietato dall’art. 1770 c.c.).
    • Non documentare consegna e stato della cosa, indebolendo la prova.
    • Confondere deposito ordinario e irregolare quando l’oggetto è denaro o cose fungibili.

    Commento articolo per articolo

    La sezione sul deposito (artt. 1766-1797 c.c.) si apre con la nozione dell’art. 1766 c.c., che àncora il contratto alla custodia e restituzione di cosa mobile, e con l’art. 1767 c.c., che ne presume la gratuità salvo la qualità professionale del depositario. L’art. 1768 c.c. gradua la diligenza e attenua il rigore nel deposito gratuito. Gli artt. 1770-1772 c.c. vietano l’uso e la sub-custodia non autorizzati e impongono di avvisare dei provvedimenti urgenti. Gli artt. 1773-1776 c.c. regolano la restituzione, anche dei frutti, e l’individuazione dell’avente diritto. Gli artt. 1777-1781 c.c. disciplinano tempo e luogo della restituzione, l’ipotesi di perdita non imputabile (art. 1780) e gli obblighi del depositante (rimborso spese e indennità, art. 1781). L’art. 1782 c.c. introduce il deposito irregolare; gli artt. 1783-1786 c.c. il deposito in albergo; gli artt. 1787-1797 c.c. i magazzini generali. La struttura muove dal deposito ordinario verso le figure speciali d’impresa.

    Sequestro e deposito necessario

    Accanto al deposito volontario, il codice conosce il deposito necessario, imposto da una calamità o da circostanze eccezionali, soggetto alle stesse regole del deposito ordinario ma con prova ammessa con ogni mezzo data la situazione di urgenza. Diverso ancora è il sequestro convenzionale (artt. 1798-1802 c.c.), con cui due o più persone affidano a un terzo una cosa controversa perché la custodisca e la restituisca a chi spetterà: pur vicino al deposito, ha causa propria di garanzia rispetto alla lite.

    Spunti pratici

    Tizio consegna a Caio (autorimessa) la propria auto in custodia a pagamento. Al ritiro il veicolo presenta danni o, peggio, è stato rubato. Tizio deve provare solo la consegna del mezzo integro e il danno; tocca a Caio dimostrare che la perdita dipende da causa a lui non imputabile, ad esempio un furto avvenuto nonostante tutte le cautele esigibili nel caso concreto (sistemi di sicurezza, vigilanza). La sola allegazione di aver custodito con diligenza non basta a vincere la responsabilità ex recepto. Se Caio avesse prestato l’auto a Sempronio senza consenso (art. 1770 c.c.), risponderebbe comunque del danno, e in più della violazione del divieto d’uso. Se al contrario l’auto fosse stata distrutta da un evento naturale eccezionale e imprevedibile, Caio potrebbe liberarsi provando il caso fortuito, ma dovrebbe consegnare a Tizio l’eventuale indennizzo assicurativo percepito in surrogazione (art. 1780 c.c.). Per Tizio è decisivo conservare la ricevuta di deposito che documenta consegna e stato del bene: è la base della presunzione a suo favore.

  • Contratto di trasporto di merci: come funziona

    Nel trasporto di merci il punto sensibile è sempre lo stesso: chi paga se la merce arriva danneggiata o non arriva affatto? La risposta sta nella responsabilità “ex recepto” del vettore e nella prova liberatoria. Questa guida illustra nozione, documenti, obblighi delle parti, regime di responsabilità e limiti al risarcimento, con citazioni puntuali al codice civile.

    Nozione e causa

    Il trasporto è il contratto con cui il vettore si obbliga, verso corrispettivo, a trasferire persone o cose da un luogo a un altro (art. 1678 c.c.). Nel trasporto di cose le parti del contratto sono il mittente (che affida la merce) e il vettore; il destinatario è un terzo che, all’arrivo, acquista i diritti del contratto. La causa è il risultato del trasferimento: il vettore non promette un’attività, ma il risultato della consegna a destinazione nelle stesse condizioni in cui la merce è stata ricevuta.

    Obblighi del mittente e documenti

    Il mittente deve indicare con esattezza al vettore il nome del destinatario, il luogo di destinazione, la natura, il peso, la quantità e il numero delle cose, oltre agli altri estremi necessari (art. 1683 c.c.). Su richiesta del vettore deve rilasciare la lettera di vettura, documento che descrive la spedizione; il vettore, a sua volta, può rilasciare al mittente un duplicato della lettera di vettura o una ricevuta di carico (art. 1684 c.c.). Questi documenti hanno valore probatorio sulla consistenza e sullo stato della merce affidata e sono spesso decisivi in caso di contestazione.

    Esecuzione, impedimenti e diritti del mittente

    Il vettore deve eseguire il trasporto secondo le condizioni pattuite e gli usi. Fino alla riconsegna il mittente può disporre delle cose, ad esempio sospendendo il trasporto o cambiando destinatario, rimborsando le spese e il danno (art. 1685 c.c.); questo diritto cessa quando il destinatario, arrivata la merce o scaduto il termine, ne chiede la riconsegna. Se l’esecuzione è impedita o eccessivamente ritardata per causa non imputabile al vettore, si applicano le regole degli artt. 1686-1687 c.c. su istruzioni, deposito e vendita delle cose.

    I diritti del destinatario

    All’arrivo delle cose a destinazione, o scaduto il termine di arrivo, il destinatario acquista i diritti nascenti dal contratto verso il vettore e può chiederne la riconsegna, previo adempimento degli obblighi derivanti dal contratto, in particolare il pagamento di quanto dovuto al vettore (art. 1689 c.c.). È il momento in cui il terzo destinatario entra nel rapporto e può far valere eventuali contestazioni su perdita o avaria.

    La responsabilità del vettore

    È il cuore della disciplina. Il vettore è responsabile della perdita e dell’avaria delle cose dal momento in cui le riceve a quello in cui le riconsegna, se non prova che la perdita o l’avaria è derivata da caso fortuito, dalla natura o dai vizi delle cose stesse o del loro imballaggio, o dal fatto del mittente o del destinatario (art. 1693 c.c.). Si tratta di una responsabilità “ex recepto” fondata su una presunzione: provato l’affidamento della merce e il danno, è il vettore che deve dimostrare la causa liberatoria. Secondo l’orientamento consolidato della Cassazione, non basta che il vettore provi di aver usato la diligenza dovuta: deve dimostrare che l’evento dipende da una causa a lui non imputabile e a lui esterna. Il vettore che si avvale di un sub-vettore risponde verso il mittente dell’intero trasporto, compresi ritardi, perdite o avarie addebitabili al sub-vettore.

    Limiti al risarcimento e prescrizione

    Il risarcimento per perdita o avaria è soggetto a limiti legali: l’art. 1696 c.c. ne fissa il criterio di calcolo e, per l’autotrasporto di cose per conto terzi, operano i limiti previsti dalla normativa speciale di settore. I diritti derivanti dal contratto di trasporto si prescrivono nei termini ridotti previsti dall’art. 2951 c.c. (un anno, due anni se il trasporto inizia o finisce fuori d’Europa). La rapidità della contestazione è quindi essenziale: ricevimento senza riserve e pagamento del prezzo possono limitare l’azione, salvo dolo o colpa grave o perdita parziale/avaria non riconoscibile.

    Tabella: ripartizione dell’onere della prova

    Chi prova Cosa deve provare
    Mittente/destinatario Affidamento della merce al vettore e perdita o avaria
    Vettore (per liberarsi) Caso fortuito, natura/vizi della cosa o imballaggio, fatto del mittente/destinatario (art. 1693)

    Errori frequenti

    • Ritenere che basti la diligenza del vettore per escludere la responsabilità: serve la prova della causa esterna non imputabile.
    • Ricevere la merce senza riserve in presenza di danni riconoscibili.
    • Trascurare i termini brevi di prescrizione dell’art. 2951 c.c.
    • Non curare l’imballaggio: il vizio dell’imballaggio è causa liberatoria per il vettore.

    Commento articolo per articolo

    La sezione sul trasporto di cose (artt. 1683-1702 c.c.) ruota attorno alla responsabilità del vettore. L’art. 1678 c.c. fissa nozione e onerosità. Gli artt. 1683-1684 c.c. regolano le dichiarazioni del mittente e i documenti (lettera di vettura, duplicato, ricevuta di carico), che fondano la prova sulla consistenza della merce. L’art. 1685 c.c. conserva al mittente il potere di disporre delle cose fino alla riconsegna, mentre gli artt. 1686-1688 c.c. gestiscono impedimenti e ritardi. L’art. 1689 c.c. segna l’ingresso del destinatario nel rapporto all’arrivo. Il cuore è l’art. 1693 c.c., che pone la responsabilità ex recepto e le cause liberatorie; l’art. 1694 c.c. sanziona di nullità le clausole che escludono o limitano la responsabilità per dolo o colpa grave; l’art. 1696 c.c. fissa i limiti quantitativi del risarcimento; gli artt. 1698-1700 c.c. regolano l’estinzione dell’azione per ricevimento senza riserve e pagamento, salve le eccezioni per perdite non riconoscibili, dolo o colpa grave. Letti insieme, gli articoli costruiscono un sistema che agevola il danneggiato sul piano della prova e contiene il risarcimento entro limiti prevedibili per il vettore.

    Il ritardo nella consegna

    Accanto a perdita e avaria, il vettore risponde anche del ritardo nella consegna rispetto al termine convenuto o, in mancanza, a quello ricavabile dagli usi e dalla diligenza dovuta. Il ritardo costituisce inadempimento contrattuale e obbliga al risarcimento del danno che ne è conseguenza immediata e diretta, salvo che il vettore provi che il ritardo è dipeso da causa a lui non imputabile. Per le merci deperibili il ritardo può tradursi in vera e propria perdita o avaria del carico, con applicazione dell’art. 1693 c.c. È quindi prudente, per il mittente, esplicitare nel contratto il termine di resa e l’eventuale essenzialità, soprattutto quando la tempestività incide sul valore commerciale del bene.

    Trasporto con più vettori e clausole limitative

    Quando il trasporto è assunto cumulativamente da più vettori con un unico contratto, essi rispondono solidalmente per l’esecuzione dal luogo originario a quello di destinazione (art. 1700 c.c.). Diverso è il caso del sub-trasporto: il vettore che, assunto il trasporto, se ne fa eseguire una parte da altri, risponde verso il mittente dell’intero, comprese le inadempienze del sub-vettore. Sono nulle le clausole che escludono o limitano preventivamente la responsabilità del vettore per dolo o colpa grave (art. 1694 c.c.); restano invece valide, entro i limiti di legge, le pattuizioni che parametrano il risarcimento.

    Spunti pratici

    Tizio (mittente) affida a Caio (vettore) cento colli destinati a Sempronio. Alla riconsegna mancano dieci colli e altri risultano bagnati. Sempronio, divenuto titolare dei diritti del contratto all’arrivo (art. 1689 c.c.), contesta perdita e avaria: gli basta provare l’affidamento dei cento colli (lettera di vettura, art. 1684 c.c.) e il danno. Tocca a Caio dimostrare che la perdita deriva da caso fortuito o che l’avaria dipende da imballaggio difettoso predisposto da Tizio (art. 1693 c.c.); non gli basta allegare di aver guidato con prudenza. Se Caio si era servito di un sub-vettore, risponde comunque verso Tizio dell’intero trasporto. Attenzione al tempo: l’azione va esercitata entro l’anno previsto dall’art. 2951 c.c., con riserve immediate alla riconsegna, perché il ricevimento senza riserve e il pagamento del prezzo possono estinguere l’azione per i danni riconoscibili (art. 1698 c.c.), salvo dolo o colpa grave del vettore.

  • Contratto di spedizione: come funziona

    Spedizione e trasporto vengono spesso confusi, ma giuridicamente sono cose diverse: lo spedizioniere organizza il trasporto, il vettore lo esegue. La distinzione decide chi risponde se la merce si perde o si danneggia. Ecco nozione, obblighi, compenso e la figura ibrida dello spedizioniere-vettore.

    Nozione e causa

    La spedizione è il contratto con cui lo spedizioniere assume l’obbligo di concludere, in nome proprio e per conto del mandante, un contratto di trasporto e di compiere le operazioni accessorie (art. 1737 c.c.). È una species del mandato: lo spedizioniere non trasporta, ma procura al cliente il trasporto, scegliendo vettore, itinerario e mezzo. Per ciò che non è regolato dalle norme sulla spedizione si applicano quelle sul mandato (art. 1737, secondo l’inquadramento sistematico).

    Gli obblighi dello spedizioniere

    Lo spedizioniere deve operare con diligenza nell’interesse del mandante. Salvo diversa istruzione, deve osservare le istruzioni ricevute e, in mancanza, scegliere la via e il mezzo più convenienti (art. 1739 c.c.): non risponde dell’esito del trasporto, ma della scelta diligente del vettore e dell’organizzazione dell’operazione. Deve inoltre provvedere alle operazioni accessorie (assicurazione se richiesta, sdoganamento, deposito temporaneo). La sua responsabilità è tipicamente quella del mandatario: risponde per culpa in eligendo se affida la merce a un vettore inadeguato, non della perdita o avaria in sé considerate.

    Il compenso

    Allo spedizioniere spetta il compenso pattuito o, in mancanza, quello determinato secondo le tariffe e gli usi (art. 1740 c.c.). Le spese di trasporto, i diritti doganali e le anticipazioni vanno rimborsate a parte: vanno tenute distinte dal compenso, perché il primo è il corrispettivo dell’attività organizzativa, le seconde sono esborsi sostenuti per conto del cliente.

    Lo spedizioniere-vettore

    Diversa è la posizione dello spedizioniere-vettore (art. 1741 c.c.): se lo spedizioniere, con mezzi propri o altrui, assume l’esecuzione del trasporto in tutto o in parte, ha gli obblighi e i diritti del vettore. In questo caso risponde della merce secondo l’art. 1693 c.c. (perdita e avaria) e non più soltanto come mandatario. La qualificazione è decisiva: chi conclude un contratto deve sapere se la controparte assume su di sé il rischio del trasporto o si limita a organizzarlo.

    Tabella: chi risponde della merce

    Figura Cosa fa Responsabilità merce Norma
    Spedizioniere Conclude il trasporto per conto del cliente Solo per scelta del vettore (culpa in eligendo) artt. 1737-1740
    Spedizioniere-vettore Organizza ed esegue il trasporto Per perdita/avaria (come vettore) art. 1741 → 1693
    Vettore Esegue il trasporto Per perdita/avaria salvo prova liberatoria art. 1693

    Errori frequenti

    • Pretendere dallo spedizioniere il risarcimento della merce persa quando non ha assunto il trasporto.
    • Non distinguere compenso e rimborso spese in fattura.
    • Trascurare la qualificazione come spedizioniere-vettore, che cambia il regime di responsabilità.

    Commento articolo per articolo

    L’art. 1737 c.c. qualifica la spedizione come mandato a concludere un trasporto: è la chiave dell’intera disciplina, perché colloca lo spedizioniere tra i mandatari e non tra i vettori. L’art. 1739 c.c. traccia gli obblighi dello spedizioniere: osservare le istruzioni e, in mancanza, scegliere via e mezzo più convenienti, operando con la diligenza del mandatario; ne deriva una responsabilità per la scelta (culpa in eligendo) e per l’organizzazione, non per l’esito materiale del viaggio. L’art. 1740 c.c. regola compenso e rimborso, tenendo distinta l’attività organizzativa dagli esborsi per conto del cliente. L’art. 1741 c.c. introduce la figura mista dello spedizioniere-vettore: chi assume anche l’esecuzione del trasporto acquista obblighi e diritti del vettore e risponde della merce ai sensi dell’art. 1693 c.c. Per quanto non previsto, valgono le norme sul mandato (artt. 1703 ss.).

    Forma, prova e prescrizione

    La spedizione non richiede forma scritta a pena di nullità, ma la documentazione (ordine di spedizione, istruzioni, fatture) è decisiva per individuare la natura dell’incarico e l’eventuale assunzione del trasporto. I diritti derivanti dal contratto sono soggetti ai termini brevi di prescrizione previsti per i rapporti di trasporto e spedizione (art. 2951 c.c.). Va quindi agito con tempestività e con riserve immediate alla riconsegna.

    Spunti pratici

    Tizio, e-commerce, incarica Caio (spedizioniere) di far recapitare merce a Sempronio. Caio sceglie il vettore Beta e segue lo sdoganamento. Se la merce si perde per colpa di Beta, Tizio agisce di regola contro Beta, mentre Caio risponde solo se ha scelto un vettore palesemente inaffidabile (art. 1739 c.c.). Se però Caio aveva pattuito di eseguire lui stesso il trasporto con i propri furgoni, diventa spedizioniere-vettore e risponde della perdita ai sensi dell’art. 1741 c.c. che richiama l’art. 1693 c.c. La qualificazione si ricava dal contenuto concreto dell’accordo: emettere una fattura per il “trasporto” e impegnare mezzi propri sono indizi forti dell’assunzione del trasporto. Conviene quindi scrivere nel contratto se l’incarico è di sola organizzazione o anche di esecuzione, e distinguere in fattura compenso e rimborso spese; così si evita la più frequente delle liti, quella sull’an della responsabilità per la merce.

  • Contratto di commissione: come funziona

    La commissione è il mandato dei mercati: chi vende o compra merci, titoli o materie prime per conto altrui senza spendere il nome del cliente opera con questo schema. Capire come si determina la provvigione, cosa significa lo “star del credere” e quando il commissionario può contrattare con se stesso evita le contestazioni più ricorrenti.

    Nozione e causa

    La commissione è il contratto con cui il commissionario assume l’incarico di acquistare o vendere beni per conto del committente e in nome proprio (art. 1731 c.c.). È quindi una species del mandato, e precisamente un mandato senza rappresentanza qualificato da due elementi: l’oggetto, limitato alla compravendita di beni, e la spendita del nome proprio. Il committente resta estraneo al rapporto con il terzo: è il commissionario che acquista i diritti e assume gli obblighi (richiamo all’art. 1705 c.c.). Per quanto non disposto dagli articoli sulla commissione si applicano le norme sul mandato (art. 1731, comma 2).

    La provvigione

    Il commissionario ha diritto a una provvigione, determinata dal contratto o, in mancanza, dagli usi del luogo in cui compie l’operazione; se neppure gli usi soccorrono, provvede il giudice (art. 1733 c.c.). La provvigione è il corrispettivo tipico di questa attività e va tenuta distinta dal rimborso delle spese, che segue le regole del mandato (artt. 1719-1720 c.c.). Il commissionario deve eseguire l’incarico alle condizioni più vantaggiose per il committente: se acquista a un prezzo inferiore o vende a un prezzo superiore a quello stabilito, il vantaggio va a beneficio del committente (art. 1732 c.c.).

    Lo star del credere

    Una clausola tipica della commissione è lo “star del credere” (art. 1736 c.c.): il commissionario, in forza di patto o di uso, garantisce al committente il buon esito dell’affare, ossia il pagamento da parte del terzo. In tal caso assume verso il committente la responsabilità dell’adempimento del terzo e ha diritto, oltre alla provvigione, a un compenso ulteriore. È uno strumento che rafforza la posizione del committente, trasferendo sul commissionario il rischio di insolvenza della controparte.

    Il contratto con se stesso

    Quando l’incarico riguarda titoli, merci o cose con un prezzo corrente di mercato, il commissionario può contrattare con se stesso, entrando direttamente come compratore o venditore, salvo che il committente abbia disposto diversamente; in tal caso conserva comunque il diritto alla provvigione (art. 1735 c.c.). La regola attenua il generale divieto di conflitto d’interessi del mandatario perché il prezzo di mercato rende oggettivo e controllabile il valore dell’operazione.

    Tabella: commissione a confronto

    Profilo Mandato (senza rappr.) Commissione
    Oggetto Qualsiasi atto giuridico Solo acquisto/vendita di beni
    Nome speso Proprio Proprio (art. 1731)
    Corrispettivo Compenso (art. 1709) Provvigione (art. 1733)
    Garanzia esito No (salvo patto) Star del credere (art. 1736)

    Errori frequenti

    • Confondere provvigione e rimborso spese: sono voci distinte.
    • Pretendere lo star del credere senza patto o uso: va dimostrato.
    • Ignorare l’obbligo di eseguire alle condizioni più vantaggiose (art. 1732 c.c.).

    Obblighi del commissionario e disciplina del mandato

    Essendo la commissione una species del mandato, il commissionario deve eseguire l’incarico con la diligenza del buon padre di famiglia, attenersi alle istruzioni del committente e rendere il conto del proprio operato (artt. 1710 e 1713 c.c., richiamati dall’art. 1731, comma 2). Deve inoltre custodire le cose ricevute e curare i diritti del committente verso il vettore o l’assicuratore. Il committente, dal canto suo, deve corrispondere la provvigione, rimborsare le spese e le anticipazioni e tenere indenne il commissionario delle obbligazioni assunte per l’esecuzione (artt. 1719-1720 c.c.). Quando il commissionario vende a credito senza autorizzazione assume su di sé il rischio della dilazione, salvo diverso accordo.

    Commento articolo per articolo

    L’art. 1731 c.c. definisce la commissione come mandato per acquisto o vendita in nome proprio, fissando il rinvio generale alle norme sul mandato. L’art. 1732 c.c. impone di eseguire alle condizioni più vantaggiose e attribuisce al committente il beneficio del miglior prezzo: è la traduzione del dovere di fedeltà. L’art. 1733 c.c. regola la provvigione secondo contratto, usi o giudice. L’art. 1735 c.c. ammette il contratto con se stesso per beni con prezzo di mercato, attenuando il conflitto d’interessi. L’art. 1736 c.c. disciplina lo star del credere, che trasforma il commissionario in garante dell’adempimento del terzo. Il sistema, letto unitariamente, mira a rendere oggettiva e verificabile l’attività del commissionario, che maneggia interessi altrui spendendo il proprio nome.

    Spunti pratici

    Tizio, produttore agricolo, incarica Caio (commissionario) di vendere una partita di cereali in nome proprio. Caio conclude con Sempronio a un prezzo superiore al minimo indicato: il maggior ricavo spetta a Tizio (art. 1732 c.c.), a Caio la provvigione (art. 1733 c.c.). Se le parti hanno pattuito lo star del credere e Sempronio non paga, Caio risponde comunque verso Tizio (art. 1736 c.c.), ma percepisce il compenso aggiuntivo. Trattandosi di un bene con prezzo di mercato, Caio avrebbe anche potuto acquistare lui stesso i cereali (art. 1735 c.c.), conservando la provvigione. Se invece Caio avesse venduto a un prezzo inferiore al minimo senza autorizzazione, risponderebbe della differenza verso Tizio, salvo dimostrare che la vendita era necessaria a evitare un danno maggiore. Per Tizio è prudente fissare per iscritto prezzo minimo, termine e copertura dello star del credere; per Caio, documentare le condizioni di mercato che giustificano l’operato.

  • Contratto di mandato: come funziona

    Il mandato è lo schema base di moltissimi rapporti d’impresa e professionali: ogni volta che si incarica qualcuno di acquistare, vendere, riscuotere o trattare per nostro conto si entra nel suo perimetro. Conoscerne nozione, obblighi delle parti, regole sul compenso e cause di cessazione evita le contestazioni più frequenti, dalla resa del conto alla revoca senza giusta causa.

    Nozione e causa del mandato

    Il mandato è il contratto con cui una parte (mandatario) si obbliga a compiere uno o più atti giuridici per conto dell’altra (mandante), dietro corrispettivo salvo patto contrario (art. 1703 c.c.). L’elemento che lo caratterizza è l’oggetto: non una semplice prestazione materiale, ma il compimento di atti che producono effetti nella sfera giuridica altrui. La causa del contratto è la cooperazione gestoria: il mandatario presta la propria attività nell’interesse del mandante. Per questo il rapporto è dominato da un forte dovere di fedeltà e di rendiconto.

    È utile distinguerlo da figure vicine. Nell’appalto e nel contratto d’opera l’oggetto è il compimento di un’opera o di un servizio materiale; nel mandato è il compimento di atti giuridici. Nel lavoro subordinato manca l’autonomia gestoria che invece connota il mandatario. La commissione e la spedizione, che vedremo nelle guide collegate, sono species del mandato applicate rispettivamente alla compravendita e al trasporto.

    Mandato con e senza rappresentanza

    La distinzione più importante riguarda il modo in cui il mandatario agisce verso i terzi.

    Nel mandato con rappresentanza il mandatario agisce in nome e per conto del mandante, munito di procura: gli effetti degli atti compiuti ricadono direttamente sul mandante, come se avesse agito lui stesso (art. 1704 c.c., che richiama le norme sulla rappresentanza). Il terzo sa di trattare con il dominus.

    Nel mandato senza rappresentanza il mandatario agisce in nome proprio: acquista i diritti e assume gli obblighi verso i terzi, anche se questi conoscevano il mandato (art. 1705 c.c.). Solo in un secondo momento egli deve ritrasferire al mandante quanto ottenuto. Il mandante può però esercitare i diritti di credito derivanti dall’esecuzione del mandato, sostituendosi al mandatario (art. 1705, comma 2, c.c.), e per gli acquisti di beni mobili può rivendicarli verso il mandatario, salvi i diritti dei terzi (art. 1706 c.c.). Per gli immobili e i mobili registrati il mandatario è obbligato a ritrasferirli e, in difetto, il mandante può ottenere una sentenza che produce gli effetti del contratto non concluso.

    Gli obblighi del mandatario

    Il mandatario deve eseguire l’incarico con la diligenza del buon padre di famiglia, attenendosi alle istruzioni ricevute (art. 1710 c.c.). Non può eccedere i limiti fissati dal mandato; se li supera, l’atto resta a suo carico salvo ratifica del mandante (art. 1711 c.c.). Deve comunicare senza ritardo l’esecuzione (art. 1712 c.c.) e rendere il conto del proprio operato, rimettendo al mandante tutto ciò che ha ricevuto a causa del mandato (art. 1713 c.c.): è l’obbligo cardine, che presidia la trasparenza dell’attività gestoria. Le somme riscosse e non consegnate producono interessi (art. 1714 c.c.). Se il mandatario, autorizzato, si fa sostituire da altri, risponde dell’operato del sostituto secondo le regole dell’art. 1717 c.c.

    Gli obblighi del mandante: compenso e spese

    Salvo patto contrario il mandato si presume oneroso: il compenso, se non determinato dalle parti, si stabilisce in base alle tariffe professionali o agli usi e, in mancanza, dal giudice (art. 1709 c.c.). Il mandante deve inoltre anticipare i mezzi necessari all’esecuzione, rimborsare le anticipazioni con gli interessi e tenere indenne il mandatario delle obbligazioni assunte e dei danni subiti per causa del mandato (artt. 1719-1720 c.c.). A garanzia di questi crediti il mandatario ha diritto di ritenzione sulle cose del mandante che detiene per l’esecuzione (art. 1721 c.c.). Vi è quindi una struttura di reciprocità: fedeltà e rendiconto da un lato, copertura economica dall’altro.

    Revoca, rinuncia ed estinzione

    Il rapporto fiduciario spiega la disciplina della cessazione. Il mandante può revocare il mandato, ma se era stato pattuito come irrevocabile, o se è oneroso, o conferito anche nell’interesse del mandatario o di terzi, la revoca senza giusta causa obbliga al risarcimento (artt. 1723-1725 c.c.). Anche il mandatario può rinunciare, ma deve dare un congruo preavviso per non danneggiare il mandante, salvo giusta causa (art. 1727 c.c.). Il mandato si estingue inoltre per morte, interdizione o inabilitazione di una delle parti (art. 1722 c.c.); gli eredi del mandatario, conosciuto il mandato, devono avvisare il mandante e adottare le misure urgenti nel suo interesse (art. 1728 c.c.). Gli atti compiuti dal mandatario prima di conoscere l’estinzione sono validi verso i terzi di buona fede (art. 1729 c.c.).

    Forma, prova e responsabilità

    Il mandato non richiede forma scritta a pena di nullità e può essere anche tacito o desumibile da fatti concludenti. La forma scritta diventa però necessaria quando l’atto da compiere la richiede: per acquistare o vendere un immobile occorre una procura nella stessa forma. Sul piano della responsabilità, il mandatario che viola le istruzioni, eccede i limiti o non rende il conto risponde a titolo contrattuale dei danni; secondo l’orientamento consolidato della giurisprudenza di legittimità, l’obbligo di rendiconto sussiste anche senza espressa richiesta e il mandatario deve dimostrare l’esatto adempimento dell’incarico.

    Tabella comparativa

    Profilo Mandato con rappresentanza Mandato senza rappresentanza
    Come agisce il mandatario In nome e per conto del mandante (con procura) In nome proprio, per conto del mandante
    Effetti verso i terzi Direttamente sul mandante (art. 1704) Sul mandatario, poi ritrasferiti (art. 1705)
    Norma chiave artt. 1703-1704 artt. 1705-1706
    Acquisti mobili Già del mandante Rivendicabili dal mandante (art. 1706)

    Errori frequenti

    • Considerare il mandato sempre gratuito: la legge lo presume oneroso (art. 1709 c.c.).
    • Revocare un mandato oneroso o irrevocabile senza giusta causa, esponendosi al risarcimento.
    • Dimenticare la procura scritta quando l’atto da compiere richiede la forma scritta.
    • Omettere il rendiconto: è l’obbligo che più spesso genera contenzioso.

    Commento articolo per articolo

    Il filo conduttore degli artt. 1703-1730 c.c. è la tensione tra autonomia del mandatario e protezione del mandante. L’art. 1703 c.c. fissa la nozione e segna il confine con appalto e contratto d’opera: oggetto sono atti giuridici, non opere materiali. Gli artt. 1704-1705 c.c. separano i due regimi della rappresentanza, decidendo su chi ricadono gli effetti verso i terzi; l’art. 1706 c.c. completa il quadro per gli acquisti mobiliari, consentendo al mandante la rivendica. L’art. 1708 c.c. chiarisce l’estensione del mandato: comprende anche gli atti necessari al suo compimento, ma il mandato generale non si estende agli atti che eccedono l’ordinaria amministrazione se non sono indicati espressamente.

    Sul versante degli obblighi, l’art. 1710 c.c. impone la diligenza del buon padre di famiglia e l’art. 1711 c.c. sanziona l’eccesso di mandato, salvo ratifica; gli artt. 1712-1714 c.c. presidiano informazione, rendiconto e interessi sulle somme. Gli artt. 1717-1718 c.c. regolano la sostituzione del mandatario e la sua responsabilità per il sostituto. Sul versante del mandante, l’art. 1709 c.c. presume l’onerosità, gli artt. 1719-1720 c.c. impongono anticipazioni, rimborsi e indennità, e l’art. 1721 c.c. attribuisce al mandatario il privilegio sui crediti per l’esecuzione. La sezione sull’estinzione (artt. 1722-1730 c.c.) traduce in regole la natura fiduciaria del rapporto.

    Casi particolari

    Il mandato collettivo (più mandanti con un atto unico per un affare comune) non si estingue per revoca di uno solo, salvo giusta causa, perché tutela l’interesse comune. Il mandato in rem propriam, conferito anche nell’interesse del mandatario o di terzi, è caratterizzato da una stabilità rafforzata: la revoca senza giusta causa è inefficace o comunque fonte di responsabilità (art. 1723, comma 2, c.c.). Il mandato post mortem incontra il limite del divieto dei patti successori. Infine, va distinto il mandato dalla procura: il mandato è il contratto interno che fonda l’obbligo di agire; la procura è l’atto unilaterale che conferisce il potere di rappresentanza verso i terzi. I due possono coesistere (mandato con rappresentanza) o no (mandato senza rappresentanza).

    Spunti pratici

    Una S.r.l. (Tizio amministratore) incarica Caio di acquistare merci sul mercato estero. Se gli conferisce procura (mandato con rappresentanza), i contratti vincolano direttamente la società; se Caio compra in nome proprio (senza rappresentanza), dovrà poi ritrasferire alla società gli acquisti, mentre i mobili acquistati sono comunque rivendicabili dalla S.r.l. ai sensi dell’art. 1706 c.c. Sempronio, terzo venditore, tratta con Caio: nel primo caso sa di vincolare la S.r.l., nel secondo ha come controparte Caio.

    Si supponga ora che le parti abbiano pattuito il mandato come irrevocabile perché conferito anche nell’interesse di Caio (che anticipa fondi propri): se Tizio revoca senza giusta causa, la revoca non lo libera dal risarcimento (art. 1723 c.c.). Se invece è Caio a voler rinunciare, deve dare congruo preavviso per non danneggiare la società (art. 1727 c.c.). Alla chiusura dell’incarico Caio deve rendere il conto e restituire tutto ciò che ha ricevuto (art. 1713 c.c.), trattenendo a titolo di privilegio quanto gli spetta per compenso e spese (art. 1721 c.c.). In ogni caso conviene mettere per iscritto compenso, rimborso spese e obbligo di rendiconto periodico: è la prima difesa contro le contestazioni, perché grava sul mandatario la prova dell’esatto adempimento dell’incarico.

  • CCNL Pesca Marittima: dimissioni volontarie e preavviso del marittimo

    CCNL Pesca

    Dimissioni volontarie e preavviso nel CCNL Pesca Marittima

    Anche chi lavora in mare può lasciare il posto di propria volontà. Ma le dimissioni del marittimo devono fare i conti con il preavviso, la procedura di legge e le regole speciali dello sbarco.

    In sintesi

    Il marittimo con contratto d’imbarco a tempo indeterminato che si dimette deve dare un preavviso di 15 giorni, uguale per tutti i gradi e le categorie (art. 41 del CCNL); in mancanza è tenuto all’indennità sostitutiva. Nei contratti a campagna di pesca non c’è preavviso: il rapporto si risolve di diritto al rientro della nave. Le dimissioni seguono la procedura telematica di legge, con le peculiarità del lavoro marittimo. È possibile dimettersi senza preavviso per giusta causa. Restano ferme le regole del Codice della navigazione sullo sbarco.

    Dati contrattuali

    CCNL
    Pesca marittima — personale imbarcato (imprese)
    Parti firmatarie
    Federpesca · Coldiretti Impresa Pesca · Fai-CISL · Flai-CGIL · Uila Pesca
    Decorrenza
    CCNL del 23 settembre 2022: in vigore dal 1° gennaio 2022 al 31 dicembre 2025 (art. 64, che prevede il rinnovo tacito di anno in anno in assenza di disdetta); minimi aggiornati dal verbale del 19 gennaio 2024; a settembre 2025 i sindacati hanno approvato la piattaforma per il rinnovo 2026-2029
    Riferimento di legge
    Procedura telematica delle dimissioni; Codice della navigazione (sbarco e rientro)
    Fonte
    Testo del CCNL 19 marzo 2019 (Federpesca, Fai-Cisl, Flai-Cgil, Uila-Pesca); rinnovi del 23 settembre 2022 (testo integrale pubblicato da Federpesca) e del 19 gennaio 2024

    Le dimissioni e il preavviso

    Le dimissioni volontarie sono l’atto con cui il lavoratore recede dal rapporto di lavoro. Anche il marittimo che intende dimettersi deve di regola rispettare un termine di preavviso, così da consentire all’armatore di organizzare la sostituzione e di non lasciare scoperta l’unità. Per il CCNL Pesca (art. 41) il preavviso è di 15 giorni per tutti i gradi e le categorie, qualunque sia la qualifica o l’anzianità di imbarco; la comunicazione va fatta per iscritto.

    Se il marittimo non rispetta il preavviso, l’armatore può trattenere l’indennità sostitutiva del preavviso, pari a tante giornate di importo fisso, valore mensa ai fini contributivi e ratei di 13a e 14a quanti sono i giorni di preavviso non osservati (art. 41). Il preavviso non può essere dato durante i riposi compensativi o le ferie. Non si applica ai contratti a campagna di pesca, che si risolvono di diritto al rientro della nave nel porto di armamento o di discarica, in porti nazionali o esteri.

    Preavviso di dimissioni nel CCNL Pesca (art. 41)
    Situazione Preavviso
    Contratto d’imbarco a tempo indeterminato, tutti i gradi e le categorie (mozzo, marinaio, motorista, capo pesca, comandante) 15 giorni
    Contratto a campagna di pesca Nessun preavviso: si risolve di diritto al rientro della nave
    Preavviso non osservato Indennità: tante giornate di importo fisso, valore mensa e ratei di 13a e 14a quanti sono i giorni non osservati

    Nota: importi e giornate sono quelli del testo del CCNL del 19 marzo 2019 (art. 41); i rinnovi del 2022 e del 2024 hanno rivalutato i valori delle indennità, per i quali va controllata la tabella aggiornata dell’armatore.

    La forma delle dimissioni

    Per la generalità dei lavoratori subordinati le dimissioni devono essere presentate con la procedura telematica prevista dalla legge, introdotta per contrastare il fenomeno delle «dimissioni in bianco». Nel lavoro marittimo esistono peculiarità connesse alla disciplina speciale e alla vita di bordo, che possono incidere sulle modalità concrete. È quindi importante verificare la procedura corretta applicabile al proprio rapporto, rivolgendosi al datore o a un consulente del lavoro per non incorrere in vizi formali.

    Dimissioni per giusta causa

    Il lavoratore può dimettersi senza preavviso in presenza di una giusta causa, cioè di un fatto così grave da non consentire la prosecuzione del rapporto. Nel settore della pesca possono rilevare, ad esempio, il mancato pagamento della retribuzione o condizioni di lavoro pericolose per la sicurezza. In questi casi il marittimo ha diritto all’indennità sostitutiva del preavviso a carico del datore. La giusta causa va però adeguatamente documentata.

    Dimissioni e sbarco

    Le dimissioni si coordinano con le regole del Codice della navigazione sullo sbarco. Se il rapporto cessa in un luogo diverso dal porto di imbarco, restano applicabili le tutele sul rientro del marittimo. La cessazione effettiva e lo sbarco vanno gestiti nel rispetto della sicurezza della navigazione: non sarebbe ammissibile abbandonare il posto in modo da mettere a rischio l’unità o l’equipaggio.

    Cosa spetta con le dimissioni

    Con le dimissioni il lavoratore conserva il diritto alle competenze di fine rapporto: TFR accantonato (art. 2120 c.c.), indennità per ferie maturate e non godute, eventuali ratei di mensilità aggiuntive. Per l’eventuale accesso alle prestazioni di disoccupazione, invece, valgono le regole specifiche dell’ente competente, che distinguono tra le diverse cause di cessazione.

    Casi pratici

    Tizio — Dimissioni con preavviso lavorato
    Tizio, marinaio, decide di cambiare lavoro e si dimette rispettando il preavviso di 15 giorni previsto dall’art. 41 del CCNL. Lavora il periodo di preavviso e alla cessazione riceve le competenze di fine rapporto, compreso il TFR.
    Caio — Dimissioni per mancato pagamento
    Caio non riceve la retribuzione da diversi mesi. Si dimette per giusta causa, senza preavviso, documentando il mancato pagamento. Ha diritto all’indennità sostitutiva del preavviso a carico del datore, oltre alle competenze di fine rapporto.
    Sempronio — Mancato preavviso
    Sempronio si dimette da un giorno all’altro, senza una giusta causa e senza rispettare il preavviso. Il datore può trattenere l’indennità sostitutiva del preavviso, pari ai giorni di preavviso non lavorati, calcolati con importo fisso, valore mensa e ratei di 13a e 14a (art. 41 del CCNL).
  • CCNL Pesca Marittima: contratto a termine e arruolamento a campagna

    CCNL Pesca

    Contratto a tempo determinato e arruolamento a campagna nel CCNL Pesca Marittima

    Nel lavoro a bordo il tempo determinato ha un volto particolare: quello dell’arruolamento per una campagna di pesca, una forma a termine cucita sulle esigenze del mare, soprattutto della pesca oceanica.

    In sintesi

    Il rapporto dell’equipaggio è presunto a tempo indeterminato, ma il Codice della navigazione e il CCNL ammettono l’arruolamento per una sola campagna di pesca o per un determinato tipo di pesca: una forma a termine tipica del settore, frequente nella pesca oceanica. La disciplina di legge sul contratto a termine si integra con le regole marittime. I dettagli vanno verificati sul contratto.

    Dati contrattuali

    CCNL
    Pesca marittima — personale imbarcato (imprese)
    Parti firmatarie
    Federpesca · Coldiretti Impresa Pesca · Fai-CISL · Flai-CGIL · Uila Pesca
    Decorrenza
    CCNL del 23 settembre 2022: in vigore dal 1° gennaio 2022 al 31 dicembre 2025 (art. 64, che prevede il rinnovo tacito di anno in anno in assenza di disdetta); minimi aggiornati dal verbale del 19 gennaio 2024; a settembre 2025 i sindacati hanno approvato la piattaforma per il rinnovo 2026-2029
    Riferimento di legge
    Codice della navigazione (arruolamento); disciplina generale del contratto a tempo determinato
    Fonte
    Testo del CCNL 23 settembre 2022 (Federpesca, Coldiretti Impresa Pesca, Fai-Cisl, Flai-Cgil, Uila-Pesca); minimi aggiornati dal verbale del 19 gennaio 2024

    La regola: rapporto presunto a tempo indeterminato

    Nel settore della pesca vale un principio importante: il rapporto di lavoro dell’equipaggio si presume a tempo indeterminato, salvo diversa previsione del contratto di arruolamento. È quindi il ricorso a un termine a dover trovare un fondamento, non la stabilità del rapporto. Questa impostazione tutela il lavoratore, evitando che il termine sia la forma normale del rapporto.

    L’arruolamento per una campagna di pesca

    Accanto alla regola generale, il Codice della navigazione e il CCNL ammettono forme di arruolamento a termine tipiche del settore: il rapporto può essere instaurato per una sola campagna di pesca oppure per un determinato tipo di pesca. In questi casi il rapporto è legato a una spedizione specifica e cessa al termine della campagna.

    Questa modalità è particolarmente frequente nella pesca oceanica (tipo D), che comporta spedizioni lunghe, lontane dal porto base e organizzate per campagne: l’arruolamento a campagna risponde proprio alla natura di queste attività.

    I limiti di legge e la loro integrazione

    La disciplina generale del contratto a tempo determinato — con i suoi limiti di durata massima, le causali e i vincoli al rinnovo — si integra con le regole speciali del lavoro marittimo. L’arruolamento a campagna trova il proprio fondamento nelle peculiarità del settore, ma ciò non esclude le tutele del lavoratore. Per stabilire quali limiti e quali garanzie si applichino al singolo rapporto è necessario leggere insieme il contratto di arruolamento e il CCNL.

    Forme del rapporto nel settore della pesca
    Forma Caratteristica Contesto tipico
    Tempo indeterminato Regola generale presunta Pesca costiera e d’altura stabile
    Arruolamento a campagna A termine, legato alla spedizione Pesca oceanica, campagne lunghe
    Per un tipo di pesca A termine, legato all’attività Attività stagionali o specifiche

    Nota: durata massima, causali e limiti applicabili al rapporto a termine dipendono dalla combinazione tra disciplina generale e regole marittime. Vanno verificati sul contratto di arruolamento e sul CCNL.

    Tutele al termine del rapporto

    Anche nel rapporto a termine o a campagna il marittimo conserva tutele importanti:

    • matura il TFR in proporzione al servizio prestato (art. 2120 c.c.);
    • ha diritto alle competenze di fine rapporto, come l’indennità per ferie maturate e non godute;
    • se il rapporto cessa in un luogo diverso dal porto di imbarco, l’armatore deve provvedere al rientro del marittimo secondo il Codice della navigazione.

    Conversione in rapporto a tempo indeterminato

    Se il rapporto prosegue oltre i limiti o senza i presupposti che giustificano il termine, può convertirsi in rapporto a tempo indeterminato, secondo i principi generali. Del resto, essendo la stabilità la regola presunta, è il ricorso al termine a dover essere fondato: in mancanza, prevale la natura a tempo indeterminato del rapporto.

    Casi pratici

    Tizio — Arruolato per una campagna oceanica
    Tizio è arruolato per una singola campagna di pesca oceanica. Il rapporto è legato a quella spedizione e cessa al suo termine. Tizio matura comunque il TFR in proporzione e, cessando in un porto diverso da quello di imbarco, ha diritto al rientro a carico dell’armatore.
    Caio — Rapporto presunto a tempo indeterminato
    Caio si imbarca su un’unità di pesca costiera senza che il contratto di arruolamento preveda un termine. In assenza di una previsione di termine, il rapporto si presume a tempo indeterminato, con la piena disciplina della stabilità.
    Sempronio — Proseguimento oltre il termine
    Sempronio è arruolato a campagna, ma di fatto continua a lavorare oltre la conclusione della campagna senza i presupposti che giustificano un nuovo termine. Tale proseguimento può comportare la conversione del rapporto in tempo indeterminato, secondo i principi generali.
  • Art. 111 DPR 495/1992 – Segnale di fine del diritto di precedenza

    Art. 111 DPR 495/1992 – Segnale di fine del diritto di precedenza

    Decreto del Presidente della Repubblica 16 dicembre 1992, n. 495 – Regolamento di esecuzione e di attuazione del nuovo codice della strada

    1. Il segnale FINE DEL DIRITTO DI PRECEDENZA (fig. II.42) deve essere usato per indicare agli utenti della strada con priorità che la strada non gode più del diritto di precedenza. Esso può essere installato solo quando sulla strada sia stato installato il segnale DIRITTO DI PRECEDENZA (fig. II.44).

    2. Il segnale può essere ripetuto più volte prima del punto in cui cessa la precedenza quando le condizioni del traffico ne consigliano l'impiego per motivi di sicurezza.

    3. Sulle strade extraurbane o su quelle urbane con limite di velocità superiore a quello stabilito dall'articolo 142, comma 1, del codice il segnale deve essere ripetuto almeno una volta.

    4. I segnali posti prima del punto ove cessa la precedenza devono essere corredati da pannello integrativo modello II.1.

  • Art. 110 DPR 495/1992 – Segnale di dare precedenza nei sensi unici alternati

    Art. 110 DPR 495/1992 – Segnale di dare precedenza nei sensi unici alternati

    Decreto del Presidente della Repubblica 16 dicembre 1992, n. 495 – Regolamento di esecuzione e di attuazione del nuovo codice della strada

    1. Il segnale DARE PRECEDENZA NEI SENSI UNICI ALTERNATI (fig. II.41) deve essere usato all'inizio delle strettoie permanenti o temporanee nelle quali, per le limitate dimensioni delle corsie e tenuto conto dell'andamento planimetrico della strada, nonché del tipo e delle dimensioni dei veicoli ai quali è consentito il transito, si renda necessario stabilire il senso unico di marcia alternato. Il segnale prescrive all'utente di dare la precedenza alla corrente di traffico proveniente in senso inverso.

    2. Sul retro del segnale deve essere apposto, a cura del fabbricante, un simbolo o una scritta che ne indichi la corretta installazione.

    3. Nelle strettoie con il senso unico alternato ed i cui imbocchi non sono visibili uno dall'altro o che distino più di 50 m, si deve porre in opera un impianto semaforico funzionante per l'intera giornata. Qualora le condizioni del traffico lo richiedano, ovvero quando il senso unico alternato sia attivato per un tempo determinato, in luogo del semaforo può essere disposto un servizio di segnalamento manuale mediante personale a ciò delegato dell'ente proprietario della strada….

  • Art. 109 DPR 495/1992 – Segnale di intersezione con precedenza a destra

    Art. 109 DPR 495/1992 – Segnale di intersezione con precedenza a destra

    Decreto del Presidente della Repubblica 16 dicembre 1992, n. 495 – Regolamento di esecuzione e di attuazione del nuovo codice della strada

    1. Il segnale INTERSEZIONE CON PRECEDENZA A DESTRA (fig. II.40) deve essere installato sulle strade extraurbane per presegnalare una intersezione tra due o più strade per le quali vige la regola generale della precedenza a destra. Tale segnale nei centri abitati può essere usato solo quando le condizioni del traffico ne consigliano l'impiego per motivi di sicurezza.

  • Art. 108 DPR 495/1992 – Segnali di preavviso di precedenza

    Art. 108 DPR 495/1992 – Segnali di preavviso di precedenza

    Decreto del Presidente della Repubblica 16 dicembre 1992, n. 495 – Regolamento di esecuzione e di attuazione del nuovo codice della strada

    1. I segnali di PREAVVISO DI DARE PRECEDENZA (fig. II.38) e di PREAVVISO DI FERMARSI E DARE PRECEDENZA (fig. II.39) devono essere installati nel tratto prossimo all'immissione sulla strada con precedenza fuori dei centri abitati, e dentro i centri abitati alle intersezioni con strade aventi limite di velocità superiore a quello stabilito dall'articolo 142, comma 1 del codice ovvero quando le condizioni del traffico ne consigliano l'impiego per motivi di sicurezza o di disciplina della circolazione.

    2. In luogo dei segnali di cui al comma 1 possono essere posti segnali di preavviso di intersezione, integrati con i segnali di precedenza nei quali è riportata la configurazione topografica dell'intersezione.

    3. La distanza tra il segnale di preavviso e la striscia di arresto è inserita nel pannello integrativo modello II.1 posto sopra il segnale stesso.

    4. Sulle strade di cui al comma 1, allorché esistano altre intersezioni tra il segnale di preavviso di precedenza e l'intersezione, il segnale deve essere ripetuto dopo ogni intersezione, integrato con il pannello modello II.1 indicante la relativa distanza.

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