Autore: Andrea Marton

Autore

Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale

Cura Legge in Chiaro: la spiegazione in linguaggio chiaro dei testi normativi italiani, dal TUIR al Codice Civile, dai contratti collettivi alla Legge di Bilancio, sempre a partire dalle fonti ufficiali.

Metodo editoriale

  • Ogni scheda parte dal testo vigente pubblicato su Normattiva, non da rielaborazioni di terzi.
  • Le tabelle retributive CCNL sono ricostruite dai PDF ARAN e dai testi contrattuali depositati dalle parti firmatarie.
  • Vigenze e rinnovi sono verificati alla fonte e riportati con la data della verifica: quando un contratto viene rinnovato, le schede collegate vengono corrette.
  • Importi, aliquote e scadenze sono verificati sulle fonti primarie indicate in fondo a ogni scheda, con la data della verifica.
  • Gli errori segnalati vengono corretti e la correzione resta visibile nella pagina.

Fonti consultateNormattiva · Gazzetta Ufficiale · ARAN · Agenzia delle Entrate · INPS · INAIL · Banca d’Italia

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I contenuti pubblicati hanno finalità esclusivamente informativa e divulgativa: non costituiscono consulenza professionale e non sostituiscono il parere di un professionista abilitato. Per la valutazione del caso concreto occorre sempre rivolgersi a un professionista.

  • Art. 6 TUPI – Articolo 6

    Art. 6 TUPI – Articolo 6

    Art. 6 D.Lgs. 165/2001 (TUPI) – Articolo 6

    In vigore dal 9/5/2001

    Organizzazione degli uffici e fabbisogni di personale (Art. 6 del d.lgs n. 29 del 1993, come sostituito prima dall' art. 4 del d.lgs n. 546 del 1993 e poi dall'art. 5 del d.lgs n. 80 del 1998 e successivamente modificato dall' art. 2 del d.lgs n. 387 del 1998)

    1. Le amministrazioni pubbliche definiscono l'organizzazione degli uffici per le finalità indicate all'articolo 1, comma 1, adottando, in conformità al piano triennale dei fabbisogni di cui al comma 2, gli atti previsti dai rispettivi ordinamenti, previa informazione sindacale, ove prevista nei contratti collettivi nazionali. (89)

    2. Allo scopo di ottimizzare l'impiego delle risorse pubbliche disponibili e perseguire obiettivi di performance organizzativa, efficienza, economicità e qualità dei servizi ai cittadini, le amministrazioni pubbliche adottano il piano triennale dei fabbisogni di personale, in coerenza con la pianificazione pluriennale delle attività e della performance, nonché con le linee di indirizzo emanate ai sensi dell'articolo

    6-ter. Qualora siano individuate eccedenze di personale, si applica l'articolo

    33. Nell'ambito del piano, le amministrazioni pubbliche curano l'ottimale distribuzione delle risorse umane attraverso la coordinata attuazione dei processi di mobilità e di reclutamento del personale, anche con riferimento alle unità di cui all'articolo 35, comma

    2. Il piano triennale indica le risorse finanziarie destinate all'attuazione del piano, nei limiti delle risorse quantificate sulla base della spesa per il personale in servizio e di quelle connesse alle facoltà assunzionali previste a legislazione vigente. (89)

    3. In sede di definizione del piano di cui al comma 2, ciascuna amministrazione indica la consistenza della dotazione organica e la sua eventuale rimodulazione in base ai fabbisogni programmati e secondo le linee di indirizzo di cui all'articolo 6-ter, nell'ambito del potenziale limite finanziario massimo della medesima e di quanto previsto dall' articolo 2, comma 10-bis, del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 135, garantendo la neutralità finanziaria della rimodulazione. Resta fermo che la copertura dei posti vacanti avviene nei limiti delle assunzioni consentite a legislazione vigente. (89)

    4. Nelle amministrazioni statali, il piano di cui al comma 2, adottato annualmente dall'organo di vertice, è approvato, anche per le finalità di cui all'articolo 35, comma 4, con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri o del Ministro delegato, su proposta del Ministro competente, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze. Per le altre amministrazioni pubbliche il piano triennale dei fabbisogni, adottato annualmente nel rispetto delle previsioni di cui ai commi 2 e 3, è approvato secondo le modalità previste dalla disciplina dei propri ordinamenti. Nell'adozione degli atti di cui al presente comma, è assicurata la preventiva informazione sindacale, ove prevista nei contratti collettivi nazionali. (89)

    4-bis. COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 25 MAGGIO 2017, N. 75.

    5. Per la Presidenza del Consiglio dei ministri, per il Ministero degli affari esteri, nonché per le amministrazioni che esercitano competenze istituzionali in materia di difesa e sicurezza dello Stato, di polizia e di giustizia, sono fatte salve le particolari disposizioni dettate dalle normative di settore. L' articolo 5, comma 3, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 503, relativamente al personale appartenente alle Forze di polizia ad ordinamento civile, si interpreta nel senso che al predetto personale non si applica l'articolo 16 dello stesso decreto. Restano salve le disposizioni vigenti per la determinazione delle dotazioni organiche del personale degli istituti e scuole di ogni ordine e grado e delle istituzioni educative. Le attribuzioni del Ministero dell'università e della ricerca scientifica e tecnologica, relative a tutto il personale tecnico e amministrativo universitario, ivi compresi i dirigenti, sono devolute all'università di appartenenza. Parimenti sono attribuite agli osservatori astronomici, astrofisici e vesuviano tutte le attribuzioni del Ministero dell'università e della ricerca scientifica e tecnologica in materia di personale, ad eccezione di quelle relative al reclutamento del personale di ricerca. (71)

    6. Le amministrazioni pubbliche che non provvedono agli adempimenti di cui al presente articolo non possono assumere nuovo personale. (71) (89)

    6-bis. Sono fatte salve le procedure di reclutamento del personale docente, educativo e amministrativo, tecnico e ausiliario (ATA) delle istituzioni scolastiche ed educative statali, delle istituzioni di alta formazione artistica, musicale e coreutica e delle istituzioni universitarie, nonché degli enti pubblici di ricerca di cui al decreto legislativo 25 novembre 2016, n. 218. Per gli enti del servizio sanitario nazionale sono fatte salve le particolari disposizioni dettate dalla normativa di settore.

  • Art. 4 TUPI – Articolo 4

    Art. 4 TUPI – Articolo 4

    Art. 4 D.Lgs. 165/2001 (TUPI) – Articolo 4

    In vigore dal 9/5/2001

    Indirizzo politico-amministrativo. Funzioni e responsabilità (Art. 3 del d.lgs n. 29 del 1993, come sostituito prima dall' art. 2 del d.lgs n. 470 del 1993 poi dall' art. 3 del d.lgs n. 80 del 1998 e successivamente modificato dall' art. 1 del d.lgs n.387 del 1998)

    1. Gli organi di governo esercitano le funzioni di indirizzo politico-amministrativo, definendo gli obiettivi ed i programmi da attuare ed adottando gli altri atti rientranti nello svolgimento ditali funzioni, e verificano la rispondenza dei risultati dell'attività amministrativa e della gestione agli indirizzi impartiti. Ad essi spettano, in particolare: a) le decisioni in materia di atti normativi e l'adozione dei relativi atti di indirizzo interpretativo ed applicativo; b) la definizione di obiettivi, priorità, piani, programmi e direttive generali per l'azione amministrativa e per la gestione; c) la individuazione delle risorse umane, materiali ed economico-finanziarie da destinare alle diverse finalità e la loro ripartizione tra gli uffici di livello dirigenziale generale; d) la definizione dei criteri generali in materia di ausili finanziari a terzi e di determinazione di tariffe, canoni e analoghi oneri a carico di terzi; e) le nomine, designazioni ed atti analoghi ad essi attribuiti da specifiche disposizioni; f) le richieste di pareri alle autorità amministrative indipendenti ed al Consiglio di Stato; g) gli altri atti indicati dal presente decreto.

    2. Ai dirigenti spetta l'adozione degli atti e provvedimenti amministrativi, compresi tutti gli atti che impegnano l'amministrazione verso l'esterno, nonché la gestione finanziaria, tecnica e amministrativa mediante autonomi poteri di spesa di organizzazione delle risorse umane, strumentali e di controllo. Essi sono responsabili in via esclusiva dell'attività amministrativa, della gestione e dei relativi risultati.

    3. Le attribuzioni dei dirigenti indicate dal comma 2 possono essere derogate soltanto espressamente e ad opera di specifiche disposizioni legislative.

    4. Le amministrazioni pubbliche i cui organi di vertice non siano direttamente o indirettamente espressione di rappresentanza politica, adeguano i propri ordinamenti al principio della distinzione tra indirizzo e controllo, da un lato, e attuazione e gestione dall'altro. A tali amministrazioni è fatto divieto di istituire uffici di diretta collaborazione, posti alle dirette dipendenze dell'organo di vertice dell'ente.

  • Art. 3 TUPI – Articolo 3

    Art. 3 TUPI – Articolo 3

    Art. 3 D.Lgs. 165/2001 (TUPI) – Articolo 3

    In vigore dal 9/5/2001

    Personale in regime di diritto pubblico (Art. 2, commi 4 e 5 del d.lgs n. 29 del 1993, come sostituiti dall' art. 2 del d.lgs. n. 546 del 1993 e successivamente modificati dall' art. 2, comma 2 del d.lgs. n. 80 del 1998)

    1. In deroga all'articolo 2, commi 2 e 3, rimangono disciplinati dai rispettivi ordinamenti: i magistrati ordinari, amministrativi e contabili, gli avvocati e procuratori dello Stato, il personale militare e delle Forze di polizia di Stato, il personale della carriera diplomatica e della carriera prefettizia nonché i dipendenti degli enti che svolgono la loro attività nelle materie contemplate dall' articolo 1 del decreto legislativo del Capo provvisorio dello Stato 17 luglio 1947, n.691, e dalle leggi 4 giugno 1985, n.281, e successive modificazioni ed integrazioni, e 10 ottobre 1990, n.287.

    1-bis. In deroga all'articolo 2, commi 2 e 3, il rapporto di impiego del personale, anche di livello dirigenziale, del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, esclusi il personale volontario previsto dal regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 2 novembre 2000, n. 362, e il personale volontario di leva, è disciplinato in regime di diritto pubblico secondo autonome disposizioni ordinamentali.

    1-ter. In deroga all'articolo 2, commi 2 e 3, il personale della carriera dirigenziale penitenziaria è disciplinato dal rispettivo ordinamento.

    2. Il rapporto di impiego dei professori e dei ricercatori universitari, a tempo indeterminato o determinato, resta disciplinato dalle disposizioni rispettivamente vigenti, in attesa della specifica disciplina che la regoli in modo organico ed in conformità ai principi della autonomia universitaria di cui all' articolo 33 della Costituzione ed agli articoli 6 e seguenti della legge 9 maggio 1989, n.168, e successive modificazioni ed integrazioni, tenuto conto dei principi di cui all'articolo 2, comma 1, della legge 23 ottobre

    1992. n.

    421. (28)

  • Art. 1234 Codice della Navigazione – Omessa assicurazione obbligatoria

    Art. 1234 Codice della Navigazione – Omessa assicurazione obbligatoria

    R.D. 30 marzo 1942, n. 327 – Codice della navigazione

    Al vettore o all'esercente che fa circolare l'aeromobile in violazione dell'articolo 798 è irrogata la sanzione amministrativa da cinquantamila euro a centomila euro. DISPOSIZIONI PROCESSUALI

  • Art. 2 TUPI – Fonti

    Art. 2 TUPI – Fonti

    Art. 2 D.Lgs. 165/2001 (TUPI) – Fonti

    In vigore dal 9/5/2001

    1. Le amministrazioni pubbliche definiscono, secondo principi generali fissati da disposizioni di legge e, sulla base dei medesimi, mediante atti organizzativi secondo i rispettivi ordinamenti, le linee fondamentali di organizzazione degli uffici; individuano gli uffici di maggiore rilevanza e i modi di conferimento della titolarità dei medesimi; determinano le dotazioni organiche complessive. Esse ispirano la loro organizzazione ai seguenti criteri: a) funzionalità rispetto ai compiti e ai programmi di attività, nel perseguimento degli obiettivi di efficienza, efficacia ed economicità. A tal fine, periodicamente e comunque all'atto della definizione dei programmi operativi e dell'assegnazione delle risorse, si procede a specifica verifica e ad eventuale revisione; b) ampia flessibilità, garantendo adeguati margini alle determinazioni operative e gestionali da assumersi ai sensi dell'articolo 5, comma 2; c) collegamento delle attività degli uffici, adeguandosi al dovere di comunicazione interna ed esterna, ed interconnessione mediante sistemi informatici e statistici pubblici; d) garanzia dell'imparzialità e della trasparenza dell'azione amministrativa, anche attraverso l'istituzione di apposite strutture per l'informazione ai cittadini e attribuzione ad un unico ufficio, per ciascun procedimento, della responsabilità complessiva dello stesso; e) armonizzazione degli orari di servizio e di apertura degli uffici con le esigenze dell'utenza e con gli orari delle amministrazioni pubbliche dei Paesi dell'Unione europea.

    1-bis. I criteri di organizzazione di cui al presente articolo sono attuati nel rispetto della disciplina in materia di trattamento dei dati personali.

    2. I rapporti di lavoro dei dipendenti delle amministrazioni pubbliche sono disciplinati dalle disposizioni del capo I, titolo II, del libro V del codice civile e dalle leggi sui rapporti di lavoro subordinato nell'impresa, fatte salve le diverse disposizioni contenute nel presente decreto, che costituiscono disposizioni a carattere imperativo. Eventuali disposizioni di legge, regolamento o statuto, che introducano o che abbiano introdotto discipline dei rapporti di lavoro la cui applicabilità sia limitata ai dipendenti delle amministrazioni pubbliche, o a categorie di essi, possono essere derogate nelle materie affidate alla contrattazione collettiva ai sensi dell'articolo 40, comma 1, e nel rispetto dei principi stabiliti dal presente decreto, da successivi contratti o accordi collettivi nazionali e, per la parte derogata, non sono ulteriormente applicabili….

    3. I rapporti individuali di lavoro di cui al comma 2 sono regolati contrattualmente. I contratti collettivi sono stipulati secondo i criteri e le modalità previste nel titolo III del presente decreto; i contratti individuali devono conformarsi ai principi di cui all'articolo 45, comma

    2. L'attribuzione di trattamenti economici può avvenire esclusivamente mediante contratti collettivi e salvo i casi previsti dal comma 3-ter e 3-quater dell'articolo 40 e le ipotesi di tutela delle retribuzioni di cui all'articolo 47-bis, o, alle condizioni previste, mediante contratti individuali. Le disposizioni di legge, regolamenti o atti amministrativi che attribuiscono incrementi retributivi non previsti da contratti cessano di avere efficacia a far data dall'entrata in vigore dal relativo rinnovo contrattuale. I trattamenti economici più favorevoli in godimento sono riassorbiti con le modalità e nelle misure previste dai contratti collettivi e i risparmi di spesa che ne conseguono incrementano le risorse disponibili per la contrattazione collettiva.

    3-bis. Nel caso di nullità delle disposizioni contrattuali per violazione di norme imperative o dei limiti fissati alla contrattazione collettiva, si applicano gli articoli 1339 e 1419, secondo comma, del codice civile.

  • Art. 1 TUPI – Finalità ed ambito di applicazione

    Art. 1 TUPI – Finalità ed ambito di applicazione

    Art. 1 D.Lgs. 165/2001 (TUPI) – Finalità ed ambito di applicazione

    In vigore dal 9/5/2001

    1. Le disposizioni del presente decreto disciplinano l'organizzazione degli uffici e i rapporti di lavoro e di impiego alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche, tenuto conto delle autonomie locali e di quelle delle regioni e delle province autonome, nel rispetto dell' articolo 97, comma primo, della Costituzione, al fine di: a) accrescere l'efficienza delle amministrazioni in relazione a quella dei corrispondenti uffici e servizi dei Paesi dell'Unione europea, anche mediante il coordinato sviluppo di sistemi informativi pubblici; b) razionalizzare il costo del lavoro pubblico, contenendo la spesa complessiva per il personale, diretta e indiretta, entro i vincoli di finanza pubblica; c) realizzare la migliore utilizzazione delle risorse umane nelle pubbliche amministrazioni, assicurando la formazione e lo sviluppo professionale dei dipendenti, applicando condizioni uniformi rispetto a quelle del lavoro privato, garantendo pari opportunità alle lavoratrici ed ai lavoratori nonché l'assenza di qualunque forma di discriminazione e di violenza morale o psichica.

    2. Per amministrazioni pubbliche si intendono tutte le amministrazioni dello Stato, ivi compresi gli istituti e scuole di ogni ordine e grado e le istituzioni educative, le aziende ed amministrazioni dello Stato ad ordinamento autonomo, le Regioni, le Province, i Comuni, le Comunità montane, e loro consorzi e associazioni, le istituzioni universitarie, gli Istituti autonomi case popolari, le Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura e loro associazioni, tutti gli enti pubblici non economici nazionali, regionali e locali, le amministrazioni, le aziende e gli enti del Servizio sanitario nazionale l'Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni (ARAN) e le Agenzie di cui al decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300. Fino alla revisione organica della disciplina di settore, le disposizioni di cui al presente decreto continuano ad applicarsi anche al CONI.

    3. Le disposizioni del presente decreto costituiscono principi fondamentali ai sensi dell'articolo 117 della Costituzione. Le Regioni a statuto ordinario si attengono ad esse tenendo conto delle peculiarità dei rispettivi ordinamenti. I principi desumibili dall' articolo 2 della legge 23 ottobre 1992, n. 421, e successive modificazioni, e dall' articolo 11, comma 4, della legge 15 marzo 1997, n. 59, e successive modificazioni ed integrazioni, costituiscono altresì, per le Regioni a statuto speciale e per le province autonome di Trento e di Bolzano, norme fondamentali di riforma economico-sociale della Repubblica.

  • Art. 73 DPR 445/2000 – Assenza di responsabilità della pubblica amministrazione

    Art. 73 DPR 445/2000 – Assenza di responsabilità della pubblica amministrazione

    Decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445 – Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di documentazione amministrativa

    1. Le pubbliche amministrazioni e i loro dipendenti, salvi i casi di dolo o colpa grave, sono esenti da ogni responsabilità per gli atti emanati, quando l'emanazione sia conseguenza di false dichiarazioni o di documenti falsi o contenenti dati non più rispondenti a verità, prodotti dall'interessato o da terzi.

  • Art. 79 bis decies TUF – (Crisi)

    Art. 79 bis decies TUF – (Crisi)

    Art. 79 bis decies D.Lgs. 58/1998 (TUF) – (Crisi)

    1. Nel caso di accertate gravi irregolarità, il Ministero dell’economia e delle finanze, su proposta della Consob o della Banca d’Italia, può disporre lo scioglimento degli organi amministrativi dei depositari centrali stabiliti nel territorio della Repubblica, con decreto pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana. Con tale decreto sono nominati uno o più commissari straordinari per l’amministrazione del depositario centrale di titoli e sono determinate le indennità spettanti ai commissari, a carico della società stessa. Si applicano gli articoli 70, commi da 2 a 5, 72, ad eccezione dei commi 2 e 8, e 75 del decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, intendendosi attribuiti all’autorità che ha proposto il provvedimento i poteri della Banca d’ Italia.

    2. Se è dichiarato lo stato di insolvenza di un depositario centrale ai sensi dell’ articolo 195 della legge fallimentare ovvero sia disposta la revoca dell’autorizzazione ai sensi del regolamento (UE) n. 909/2014, il Ministero dell’economia e delle finanze dispone con decreto la liquidazione coatta amministrativa con esclusione del fallimento, secondo le disposizioni degli articoli 80, commi 3, 4, 5 e 6, 81, 82, 83, 84, ad eccezione del comma 2, da 85 a 90, 91 ad eccezione dei commi 1-bis e 11-bis, 92, 93 e 94 del decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, in quanto compatibili.

  • Articolo 62 L. 184/1983 – Sostituzione dell’art. 307 c.c.: revoca per indegnità dell’adottante adulto

    Art. 62 L. 184/1983 – Sostituzione dell’art. 307 c.c.: revoca per indegnità dell’adottante adulto

    Testo vigente – Legge 4 maggio 1983, n. 184 (aggiornato da Normattiva)

    L'articolo 307 del codice civile è sostituito dal seguente: "ART. 307. – Revoca per indegnità dell'adottante. – Quando i fatti previsti dall'articolo precedente sono stati compiuti dall'adottante contro l'adottato, oppure contro il coniuge o i discendenti o gli ascendenti di lui, la revoca può essere pronunciata su domanda dell'adottato".

  • TFR al fondo pensione: vantaggi fiscali e tassazione agevolata

    In sintesi

    • Deduzione dei contributi: i versamenti al fondo pensione sono deducibili dal reddito complessivo fino a 5.164,57 euro all’anno.
    • TFR in azienda vs fondo: il TFR lasciato in azienda viene tassato in modo ordinario; quello conferito al fondo beneficia di aliquote agevolate in fase di erogazione.
    • Contributi del datore di lavoro: anche i versamenti del tuo datore di lavoro al fondo rientrano nel limite dei 5.164,57 euro e sono anch’essi deducibili.
    • Lavoratori di prima occupazione: chi ha iniziato a lavorare dopo il 1° gennaio 2007 può recuperare, dal sesto anno in poi, i versamenti non effettuati nei primi cinque anni, con un bonus fino a 2.582,29 euro aggiuntivi l’anno.
    • Fondi in squilibrio finanziario: per i contribuenti iscritti a fondi con piano di riequilibrio approvato dal Ministero del Lavoro non esiste alcun limite di deducibilità.
    • Come dichiararlo nel 730: i contributi vanno indicati nei righi da E27 a E30 del Quadro E, a seconda del tipo di fondo e della propria situazione.

    Perché destinare il TFR al fondo pensione è una scelta fiscalmente vantaggiosa

    Il TFR (Trattamento di Fine Rapporto, la cosiddetta ‘liquidazione’) può restare in azienda oppure essere destinato a un fondo pensione complementare. Dal punto di vista fiscale, la scelta del fondo pensione offre vantaggi che si manifestano in due momenti distinti: durante la vita lavorativa, grazie alla deduzione dei contributi versati, e al momento della pensione, grazie a una tassazione agevolata sulle somme percepite.

    Durante gli anni di lavoro, i contributi che versi al fondo pensione – sia la quota a tuo carico sia quella eventualmente versata dal tuo datore di lavoro – riducono il tuo reddito imponibile. Questo significa che paghi meno IRPEF nell’anno in cui effettui i versamenti. Il limite massimo deducibile è di 5.164,57 euro all’anno: tutto ciò che versi entro questa soglia abbassa direttamente la base su cui si calcola la tua imposta.

    Il 730/2026 (periodo d’imposta 2025) è lo strumento con cui fai valere questa deduzione. Devi compilare i righi da E27 a E30 del Quadro E, scegliendo il rigo corretto in base al tipo di fondo e alla tua situazione. Se i contributi sono stati già dedotti dal datore di lavoro in busta paga, le istruzioni guidano nella corretta compilazione per evitare duplicazioni.

    Limiti di deducibilità dei contributi ai fondi pensione complementari
    Situazione Limite annuo deducibile
    Lavoratore ordinario (rigo E27) 5.164,57 euro
    Lavoratore di prima occupazione dal 2007 – primi 5 anni 5.164,57 euro
    Lavoratore di prima occupazione dal 2007 – dal 6° al 25° anno (bonus recupero) 5.164,57 euro + fino a 2.582,29 euro aggiuntivi (max bonus = differenza tra 25.822,85 euro e versamenti effettivi dei primi 5 anni)
    Fondo in squilibrio finanziario approvato dal Ministero del Lavoro (rigo E29) Nessun limite: tutti i contributi versati sono deducibili

    Esempio pratico

    • Tizio ha un reddito lordo di 35.000 euro e versa 4.000 euro l’anno al suo fondo pensione complementare (3.000 a suo carico + 1.000 il datore di lavoro). Nel 730/2026 indica in E27, colonna 2, i 3.000 euro non ancora dedotti in busta. Il suo reddito imponibile scende a 31.000 euro: risparmia circa 1.050 euro di IRPEF (aliquota 27% sulla parte abbattuta). Se Tizio arrivasse al limite di 5.164,57 euro il risparmio sarebbe ancora maggiore.

    Documenti necessari

    • Certificazione Unica 2026 (punti 411, 412, 413) rilasciata dal datore di lavoro
    • Estratto conto o rendiconto annuale del fondo pensione
    • Ricevute dei versamenti effettuati direttamente al fondo senza tramite il datore di lavoro
    • Per i lavoratori di prima occupazione: documentazione dell’anno di prima iscrizione al fondo e dei versamenti dei primi cinque anni

    Caso 1: dipendente che versa tramite il datore di lavoro

    Scenario. Caio è un lavoratore dipendente. Il suo datore di lavoro trattiene ogni mese una quota dallo stipendio e la versa al fondo pensione. A fine anno il punto 411 della Certificazione Unica riporta il codice 1 e i punti 412 e 413 mostrano rispettivamente quanto è già stato dedotto in busta e quanto resta da dedurre in dichiarazione.

    Come si applica. Caio compila il rigo E27: nella colonna 1 riporta l’importo del punto 412 (già dedotto dal datore), nella colonna 2 riporta l’importo del punto 413 (da dedurre ora). Il CAF o il sostituto verificherà che la somma non superi 5.164,57 euro e calcolerà la deduzione effettiva.

    In pratica

    • Controlla i punti 411, 412 e 413 della Certificazione Unica prima di compilare.
    • Non indicare in E27 quanto è già stato dedotto dal datore: sarebbe una doppia deduzione.

    Caso 2: lavoratore autonomo con versamenti diretti al fondo

    Scenario. Sempronio è un libero professionista iscritto a una forma pensionistica individuale. Versa 5.000 euro l’anno direttamente al fondo, senza l’intermediazione di nessun datore di lavoro.

    Come si applica. Non ha una Certificazione Unica con i punti 412-413. Sempronio compila comunque il rigo E27, colonna 2, indicando i 5.000 euro versati. Il CAF calcola la deduzione sull’intero importo perché è sotto il limite di 5.164,57 euro. Il suo reddito imponibile scende di 5.000 euro.

    In pratica

    • Conserva le ricevute dei bonifici o i rendiconti del fondo: potrebbero essere richiesti in caso di controllo.
    • Se versi a più fondi o anche a sottoconti PEPP, compila più righi (E27-E30) sommando tutto entro il limite.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Qual è il limite massimo deducibile per i contributi al fondo pensione?

    Il limite è di 5.164,57 euro all’anno. Rientrano nel calcolo sia i contributi a tuo carico sia quelli versati dal datore di lavoro.

    Cosa succede se verso più di 5.164,57 euro al fondo pensione?

    La parte eccedente non è deducibile nell’anno in corso, ma non è perduta: quando riceverai la pensione complementare, quella quota sarà tassata in misura ridotta perché hai già pagato le imposte al momento del versamento.

    Dove trovo i dati da inserire nel 730 se il datore versa per me?

    I dati sono nella Certificazione Unica 2026, ai punti 411, 412 e 413. Il punto 411 indica il tipo di fondo; il 412 quanto il datore ha già dedotto; il 413 quanto resta da dedurre in dichiarazione.

    Sono un lavoratore giovane iscritto al fondo dal 2018: ho diritti particolari?

    Sì. Se nei tuoi primi cinque anni hai versato meno di 25.822,85 euro complessivi, dal sesto anno in poi puoi dedurre un importo maggiore: al limite ordinario di 5.164,57 euro si aggiunge la differenza non sfruttata, fino a un massimo di 2.582,29 euro aggiuntivi all’anno.

    Il TFR versato al fondo viene tassato anche quando lo ricevo in pensione?

    Sì, ma con un’aliquota agevolata più bassa rispetto alla tassazione ordinaria IRPEF. Questo è uno dei principali vantaggi del fondo pensione rispetto al TFR lasciato in azienda, dove la tassazione separata segue aliquote medie che possono essere meno favorevoli.

    Devo compilare il 730 anche se ho già la deduzione in busta paga?

    Dipende. Se la deduzione è già stata applicata integralmente dal datore di lavoro (punto 413 della CU = zero) e non hai altri versamenti aggiuntivi, non devi compilare i righi E27-E30. In caso contrario sì.

    Vedi anche: L’aumento dello stipendio pubblico oltre la busta paga, TFR e tassazione separata, Pensioni estere, Pensione complementare, Tassazione separata e Assegno ordinario di invalidita e pensione di inabilita INPS.

  • Art. 216 TUF – Entrata in vigore

    Art. 216 TUF – Entrata in vigore

    Art. 216 D.Lgs. 58/1998 (TUF) – Entrata in vigore

    In vigore dal 01/07/1998

    1. Il presente decreto entra in vigore il 1 luglio 1998.

  • Art. 215 TUF – Disposizioni di attuazione

    Art. 215 TUF – Disposizioni di attuazione

    Art. 215 D.Lgs. 58/1998 (TUF) – Disposizioni di attuazione

    In vigore dal 01/07/1998

    1. In sede di prima applicazione i regolamenti e i provvedimenti di carattere generale da emanarsi ai sensi del presente decreto sono adottati entro sei mesi dalla data di entrata in vigore del medesimo.

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