Autore: Andrea Marton

Autore

Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale

Cura Legge in Chiaro: la spiegazione in linguaggio chiaro dei testi normativi italiani, dal TUIR al Codice Civile, dai contratti collettivi alla Legge di Bilancio, sempre a partire dalle fonti ufficiali.

Metodo editoriale

  • Ogni scheda parte dal testo vigente pubblicato su Normattiva, non da rielaborazioni di terzi.
  • Le tabelle retributive CCNL sono ricostruite dai PDF ARAN e dai testi contrattuali depositati dalle parti firmatarie.
  • Vigenze e rinnovi sono verificati alla fonte e riportati con la data della verifica: quando un contratto viene rinnovato, le schede collegate vengono corrette.
  • Importi, aliquote e scadenze sono verificati sulle fonti primarie indicate in fondo a ogni scheda, con la data della verifica.
  • Gli errori segnalati vengono corretti e la correzione resta visibile nella pagina.

Fonti consultateNormattiva · Gazzetta Ufficiale · ARAN · Agenzia delle Entrate · INPS · INAIL · Banca d’Italia

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I contenuti pubblicati hanno finalità esclusivamente informativa e divulgativa: non costituiscono consulenza professionale e non sostituiscono il parere di un professionista abilitato. Per la valutazione del caso concreto occorre sempre rivolgersi a un professionista.

  • Sicurezza sul lavoro: gli obblighi del datore verso il dipendente

    Guida pratica · Lavoro · Sicurezza e tutele della persona

    In sintesi

    Il datore di lavoro deve valutare tutti i rischi presenti sul luogo di lavoro e redigere il Documento di Valutazione dei Rischi (DVR), informare e formare i dipendenti, fornire i dispositivi di protezione individuale e nominare il Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione (RSPP). Gli obblighi non sono delegabili in modo assoluto: la responsabilità di vertice rimane in capo al datore.

    Riferimento normativo

    D.Lgs. 81/2008 (Testo Unico Sicurezza)

    Tabella riepilogativa

    Obblighi principali del datore di lavoro (D.Lgs. 81/2008)
    Obbligo Contenuto Non delegabile?
    Valutazione dei rischi (DVR) Analisi di tutti i rischi presenti; redazione e aggiornamento del documento Sì
    Nomina RSPP Designazione del Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione Sì
    Informazione Comunicare al lavoratore i rischi specifici della mansione e le misure adottate No (delegabile)
    Formazione Addestrare il lavoratore prima dell’assunzione e in caso di cambio mansione o rischio No (delegabile)
    Fornitura DPI Consegnare gratuitamente i dispositivi di protezione individuale adeguati al rischio No (delegabile)
    Sorveglianza sanitaria Attivare la visita medica preventiva e periodica ove prevista No (delegabile)

    La valutazione dei rischi e il DVR

    Il cardine del sistema è la valutazione di tutti i rischi per la salute e la sicurezza presenti nell’ambiente di lavoro. L’esito confluisce nel Documento di Valutazione dei Rischi (DVR), obbligatorio per ogni datore a prescindere dalle dimensioni dell’impresa. Il DVR deve essere redatto in collaborazione con il medico competente (ove nominato) e con il RSPP, e aggiornato ogni volta che cambiano le condizioni lavorative o insorgono nuovi rischi.

    La redazione del DVR e la nomina dell’RSPP sono i due unici obblighi che il legislatore definisce non delegabili: qualsiasi altra delega formale non fa venir meno la responsabilità datoriale se non rispetta precisi requisiti di legge.

    Informazione e formazione dei lavoratori

    Il datore deve informare ciascun dipendente sui rischi specifici della propria mansione, sulle misure di prevenzione adottate e sulle procedure da seguire in caso di emergenza. La formazione deve essere adeguata, specifica e periodicamente rinnovata; deve svolgersi preferibilmente durante l’orario di lavoro, a spese del datore, e prima dell’effettiva adibizione alla mansione o a seguito di ogni significativo cambiamento del processo produttivo.

    Nomina del medico competente e RSPP

    Il medico competente va nominato nelle attività per cui è prevista la sorveglianza sanitaria obbligatoria (lavori con esposizione a rischi specifici quali agenti chimici, rumore, vibrazione ecc.). L’RSPP può essere lo stesso datore di lavoro (per aziende fino a certi limiti dimensionali e di rischio), un dipendente interno o un professionista esterno qualificato. Entrambe le figure collaborano alla redazione e all’aggiornamento del DVR.

    Responsabilità e sanzioni

    Il mancato adempimento degli obblighi previsti dal D.Lgs. 81/2008 comporta conseguenze sia in sede penale (reati contravvenzionali con arresto o ammenda) sia in sede civile (risarcimento del danno in caso di infortuni o malattie professionali). La responsabilità non si trasferisce integralmente con la delega se questa non è formalizzata nei modi di legge e se al delegato non sono stati attribuiti i poteri e le risorse necessari.

    Casi pratici

    Tizio – piccola impresa senza DVR

    Tizio è titolare di un’officina con tre dipendenti. Non avendo mai redatto il DVR, è esposto a sanzioni penali contravvenzionali. Anche in assenza di infortuni l’omissione è sanzionata: deve provvedere immediatamente, coinvolgendo un RSPP esterno se non ha le competenze interne.

    Caia – cambio di mansione senza nuova formazione

    Caia viene spostata da un ufficio amministrativo a un reparto di assemblaggio con uso di macchinari. Il datore è tenuto a erogare una formazione specifica prima dell’adibizione alla nuova mansione: procedere senza formazione integra una violazione degli obblighi di sicurezza.

    Sempronio – infortunio per mancanza di DPI

    Sempronio si ferisce a una mano perché il datore non aveva fornito guanti idonei nonostante il rischio fosse stato rilevato nel DVR. Il datore risponde sia penalmente (violazione dell’obbligo di fornitura DPI) sia civilmente per il danno subito dal lavoratore.

    Domande frequenti

    Chi deve redigere il DVR?

    Il DVR è redatto dal datore di lavoro, in collaborazione con il RSPP e il medico competente (ove nominato), sentito il Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza. La redazione e la firma del DVR non sono delegabili ad altri soggetti.

    Il datore può essere il proprio RSPP?

    Sì, entro i limiti fissati dal D.Lgs. 81/2008: è possibile per alcune categorie di aziende a rischio basso o medio-basso e con un numero di dipendenti contenuto. Per le aziende a rischio elevato o di grandi dimensioni è obbligatorio nominare un RSPP esterno o interno qualificato.

    La formazione sulla sicurezza si svolge in orario di lavoro?

    Sì. La formazione prevista dal D.Lgs. 81/2008 deve svolgersi preferibilmente durante l’orario di lavoro e a carico del datore; non può essere imputata al dipendente come obbligo personale da assolvere fuori orario.

    Cosa succede se il datore non adempie agli obblighi di sicurezza?

    Il D.Lgs. 81/2008 prevede sanzioni penali (arresto o ammenda, a seconda della violazione) e, in caso di infortuni o malattie professionali, il datore può essere chiamato a rispondere in sede civile per il risarcimento dei danni subiti dal lavoratore.

    I lavoratori hanno obblighi di sicurezza?

    Sì. Anche i lavoratori hanno obblighi: devono prendersi cura della propria salute e di quella delle persone presenti, utilizzare correttamente i DPI e le attrezzature, segnalare le condizioni di pericolo e non rimuovere i dispositivi di sicurezza.

    Questa guida ha finalità divulgativa ed è aggiornata alla normativa vigente nel 2026. Gli importi, le durate e le condizioni possono variare in base al CCNL applicato e alla situazione individuale: per il proprio caso è consigliabile rivolgersi a un consulente del lavoro, al sindacato di categoria, al patronato o all’Ispettorato Territoriale del Lavoro.

  • Art. 163 bis L. Fall. – Offerte concorrenti

    Art. 163 bis L. Fall. – Offerte concorrenti

    Art. 163-bis L. Fall. – Offerte concorrenti

    Testo vigente (aggiornato da Normattiva)

    Quando il piano di concordato di cui all’articolo 161, secondo comma, lettera e), comprende una offerta da parte di un soggetto già individuato avente ad oggetto il trasferimento in suo favore, anche prima dell’omologazione, verso un corrispettivo in denaro o comunque a titolo oneroso dell’azienda o di uno o più rami d’azienda o di specifici beni, il tribunale dispone la ricerca di interessati all’acquisto disponendo l’apertura di un procedimento competitivo a norma delle disposizioni previste dal secondo comma del presente articolo.

    Le disposizioni del presente articolo si applicano anche quando il debitore ha stipulato un contratto che comunque abbia la finalità del trasferimento non immediato dell’azienda, del ramo d’azienda o di specifici beni.

    Il decreto che dispone l’apertura del procedimento competitivo stabilisce le modalità di presentazione di offerte irrevocabili, prevedendo che ne sia assicurata in ogni caso la comparabilità, i requisiti di partecipazione degli offerenti, le forme e i tempi di accesso alle informazioni rilevanti, gli eventuali limiti al loro utilizzo e le modalità con cui il commissario deve fornirle a coloro che ne fanno richiesta, la data dell’udienza per l’esame delle offerte, le modalità di svolgimento della procedura competitiva, le garanzie che devono essere prestate dagli offerenti e le forme di pubblicità del decreto.

    Con il medesimo decreto è in ogni caso disposta la pubblicità sul portale delle vendite pubbliche di cui all’ articolo 490 del codice di procedura civile ed è stabilito l’aumento minimo del corrispettivo di cui al primo comma del presente articolo che le offerte devono prevedere.

    L’offerta di cui al primo comma diviene irrevocabile dal momento in cui viene modificata l’offerta in conformità a quanto previsto dal decreto di cui al presente comma e viene prestata la garanzia stabilita con il medesimo decreto.

    Le offerte, da presentarsi in forma segreta, non sono efficaci se non conformi a quanto previsto dal decreto e, in ogni caso, quando sottoposte a condizione.

    Le offerte sono rese pubbliche all’udienza fissata per l’esame delle stesse, alla presenza degli offerenti e di qualunque interessato.

    Se sono state presentate più offerte migliorative, il giudice dispone la gara tra gli offerenti.

    La gara può avere luogo alla stessa udienza o ad un’udienza immediatamente successiva e deve concludersi prima dell’adunanza dei creditori, anche quando il piano prevede che la vendita o l’aggiudicazione abbia luogo dopo l’omologazione.

    In ogni caso, con la vendita o con l’aggiudicazione, se precedente, a soggetto diverso da colui che ha presentato l’offerta di cui al primo comma, quest’ultimo è liberato dalle obbligazioni eventualmente assunte nei confronti del debitore e in suo favore il commissario dispone il rimborso delle spese e dei costi sostenuti per la formulazione dell’offerta entro il limite massimo del tre per cento del prezzo in essa indicato.

    Il debitore deve modificare la proposta e il piano di concordato in conformità all’esito della gara.

    La disciplina del presente articolo si applica, in quanto compatibile, anche agli atti da autorizzare ai sensi dell’articolo 161, settimo comma, nonché all’affitto di azienda o di uno o più rami di azienda.

    Norma superata, non abrogata. Su Normattiva questo articolo non risulta abrogato. Il Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza (D.Lgs. 12 gennaio 2019, n. 14) è in vigore dal 15 luglio 2022 (art. 389) e disciplina le procedure aperte da quella data; l’art. 390 stabilisce però che i ricorsi e le domande depositati prima restano definiti secondo la legge fallimentare. Per una situazione attuale il riferimento è il Codice della crisi.

  • Operazioni esenti IVA: cosa sono (art. 10)

    In sintesi

    • Nessuna IVA in fattura, ma la fatturazione e la registrazione restano obbligatorie.
    • Le operazioni esenti rientrano nell’art. 10 del DPR 633/1972 (decreto IVA).
    • Rientrano nell’esenzione: prestazioni sanitarie, educative, finanziarie, assicurative e locazioni di abitazioni.
    • Chi emette operazioni esenti non può detrarre liberamente l’IVA sugli acquisti: scatta il meccanismo del pro-rata.
    • Le esenti sono diverse dalle non imponibili (esportazioni, art. 8): queste ultime danno pieno diritto alla detrazione.
    • Alcune imprese possono essere esonerati dalla dichiarazione IVA annuale se effettuano solo operazioni esenti art. 10.

    Operazioni esenti IVA: cosa significa davvero

    Nel sistema IVA italiano non tutte le vendite o le prestazioni di servizi finiscono nella stessa categoria. Alcune operazioni sono imponibili (si applica l’aliquota IVA ordinaria o ridotta), altre sono esenti, altre ancora sono non imponibili oppure fuori campo IVA. Confondere queste categorie è uno degli errori più frequenti e può avere conseguenze sia sul diritto a detrarre l’IVA sugli acquisti sia sugli obblighi formali.

    Le operazioni esenti sono disciplinate dall’art. 10 del DPR 633/1972, il decreto che istituisce e regola l’IVA in Italia. La parola ‘esente’ non significa che l’operazione ignori l’IVA: significa che l’IVA non viene addebitata al cliente, ma l’operazione esiste comunque agli occhi della legge. Chi la effettua deve emettere fattura e registrarla; deve compilare il quadro VE della dichiarazione IVA annuale; ma non incassa IVA e – questa è la conseguenza più rilevante – subisce una riduzione del diritto a detrarre l’IVA che ha pagato sui propri acquisti.

    Questa riduzione avviene attraverso il meccanismo del pro-rata, descritto all’art. 19, commi 5 e seguenti, del DPR 633/1972. In sintesi: se la tua attività genera sia ricavi soggetti a IVA sia ricavi esenti, non puoi detrarre tutta l’IVA sugli acquisti, ma solo la quota proporzionale alla parte ‘imponibile’ della tua attività. Ne parliamo in modo approfondito nell’articolo dedicato al pro-rata.

    Importante: le operazioni esenti art. 10 non vanno confuse con le operazioni non imponibili (esportazioni, cessioni intracomunitarie, servizi internazionali, disciplinate dagli artt. 8, 8-bis, 9 DPR 633 e dall’art. 41 del DL 331/93). Le non imponibili non addebitano IVA al cliente proprio come le esenti, ma – a differenza di queste – danno pieno diritto alla detrazione e concorrono al cosiddetto ‘plafond degli esportatori’. Vedremo questa differenza più avanti.

    Categorie principali di operazioni esenti art. 10 DPR 633/1972
    Categoria Esempi tipici Obbligo fattura/registrazione
    Prestazioni sanitarie Medici, odontoiatri, fisioterapisti (per prestazioni terapeutiche) Sì
    Prestazioni educative Scuole paritarie, lezioni private riconosciute, corsi di formazione Sì
    Operazioni finanziarie Concessione di crediti, operazioni su conti correnti, titoli Sì
    Operazioni assicurative Premi di assicurazione e riassicurazione Sì
    Locazioni abitative Affitto di fabbricati a uso abitativo (salvo opzione per l'imponibilità) Sì

    Esempio pratico

    • Alfa Srl gestisce una scuola di formazione professionale e, nello stesso anno, affitta alcune aule ad altre società (operazioni imponibili). Nel corso dell’anno emette fatture esenti art. 10 per 80.000 euro e fatture imponibili per 20.000 euro. Il totale delle operazioni è 100.000 euro. La percentuale di pro-rata è 20.000 / 100.000 = 20%. Alfa Srl può quindi detrarre solo il 20% dell’IVA pagata sugli acquisti generali (affitto sede, cancelleria, utenze), mentre per i beni usati in modo esclusivo nell’attività imponibile potrebbe applicare regole specifiche. Se nell’anno ha pagato 10.000 euro di IVA su acquisti promiscui, ne detrae solo 2.000.

    Documenti necessari

    • Fatture emesse per le operazioni esenti (conservazione obbligatoria)
    • Registro delle fatture emesse e registro degli acquisti
    • Dichiarazione IVA annuale (quadri VE e VF)
    • Documentazione relativa al calcolo del pro-rata (prospetto riepilogativo delle operazioni)
    • Eventuale comunicazione LIPE trimestrale

    Caso 1 – Tizio, medico di base con studio privato

    Scenario. Tizio è un medico di medicina generale che esercita la libera professione. Emette ricevute o fatture ai pazienti per le prestazioni mediche: visite, certificati, referti.

    Come si applica. Le prestazioni sanitarie rese da medici rientrano tra le operazioni esenti art. 10 del DPR 633/1972. Tizio non addebita IVA ai pazienti, ma deve comunque emettere fattura (o ricevuta fiscale nei casi previsti) e tenere i registri IVA. Poiché svolge solo attività esente, non ha diritto a detrarre l’IVA sugli acquisti (strumenti medici, materiali di consumo, canone locazione studio). Essendo in presenza esclusiva di operazioni esenti art. 10, Tizio rientra tra i soggetti esonerati dalla presentazione della dichiarazione IVA annuale.

    In pratica

    • Nessuna IVA addebitata al paziente: la prestazione medica è esente art. 10.
    • Obbligo di fatturazione e registrazione rimane invariato.
    • IVA sugli acquisti (attrezzature, affitto studio) non detraibile.
    • Esonero dalla dichiarazione IVA annuale se l’attività è esclusivamente esente.

    Caso 2 – Caio, agente assicurativo con attività mista

    Scenario. Caio è un agente assicurativo che percepisce provvigioni dalle compagnie (operazioni esenti art. 10) ma eroga anche consulenze organizzative a imprese (operazioni imponibili al 22%).

    Come si applica. Caio svolge un’attività mista: parte dei suoi ricavi è esente, parte imponibile. Non può detrarre liberamente tutta l’IVA sugli acquisti (computer, software, abbonamenti professionali): deve calcolare il pro-rata sulla base del rapporto tra operazioni imponibili e totale delle operazioni. La presenza di operazioni esenti riduce la quota di IVA recuperabile. Caio non è esonerato dalla dichiarazione IVA annuale perché ha anche operazioni imponibili.

    In pratica

    • Le provvigioni assicurative sono esenti art. 10: nessuna IVA addebitata alla compagnia.
    • Le consulenze organizzative sono imponibili al 22%: IVA regolare.
    • L’IVA sugli acquisti si detrae solo in proporzione (pro-rata): se il 30% del fatturato è imponibile, si detrae il 30%.
    • Dichiarazione IVA annuale obbligatoria perché l’attività non è esclusivamente esente.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Chi effettua solo operazioni esenti deve presentare la dichiarazione IVA?

    No. Il DPR 633/1972 prevede che i soggetti che hanno registrato esclusivamente operazioni esenti art. 10 siano esonerati dalla presentazione della dichiarazione IVA annuale. Se invece l’attività è mista (esenti + imponibili), la dichiarazione è obbligatoria.

    Le operazioni esenti richiedono comunque la fattura?

    Sì. L’esenzione riguarda l’imposta (non si applica l’aliquota IVA), non gli obblighi formali. La fattura va emessa e registrata come per le operazioni imponibili, con l’indicazione ‘operazione esente art. 10 DPR 633/1972’ al posto dell’aliquota.

    Qual è la differenza tra esente e non imponibile?

    È una distinzione fondamentale. Le operazioni esenti (art. 10) non addebitano IVA e limitano la detrazione sull’IVA degli acquisti (scatta il pro-rata). Le operazioni non imponibili (artt. 8, 8-bis, 9 e art. 41 DL 331/93) non addebitano IVA ma danno pieno diritto alla detrazione e concorrono al plafond degli esportatori. Confonderle porta a errori nel calcolo dell’IVA detraibile.

    Qual è la differenza tra esente e fuori campo IVA?

    Le operazioni fuori campo (o escluse) mancano di uno dei presupposti dell’IVA: oggettivo, soggettivo o territoriale. Non entrano nemmeno nel perimetro della legge IVA e non compaiono nella dichiarazione come operazioni rilevanti. Le esenti invece rientrano nel campo IVA ma godono di un’esenzione specifica prevista dall’art. 10.

    Se faccio operazioni sia esenti sia imponibili, perdo tutto il diritto alla detrazione?

    No. Perdi solo la quota di detrazione proporzionale alle operazioni esenti. Il meccanismo si chiama pro-rata: si calcola la percentuale delle operazioni con diritto a detrazione sul totale e si applica quell’aliquota all’IVA sugli acquisti. Se il 70% dell’attività è imponibile, si detrae il 70% dell’IVA sugli acquisti generali.

    Un proprietario che affitta un appartamento è esente IVA?

    Di regola sì: la locazione di fabbricati a uso abitativo rientra tra le operazioni esenti art. 10. Tuttavia la legge prevede la possibilità di optare per il regime di imponibilità in alcuni casi specifici, come per le locazioni a soggetti che non esercitano attività d’impresa. È bene verificare la situazione concreta con un professionista.

    Le operazioni esenti compaiono nella dichiarazione IVA annuale?

    Sì, se il soggetto non è esonerato. Le operazioni esenti vanno indicate nel quadro VE della dichiarazione IVA annuale, nella sezione dedicata alle operazioni non soggette a IVA, distinte dalle non imponibili. Concorrono anche al calcolo del pro-rata nel quadro VF.

    Vedi anche: Esterometro, Quadro VE, Operazioni non imponibili, art. 6 T.U.IVA, Cessioni di beni IVA e Quando si considera effettuata un’operazione IVA.

  • Art. 260 L. Fall. – Concordato preventivo

    Art. 260 L. Fall. – Concordato preventivo

    Art. 260 L. Fall. – Concordato preventivo

    Testo vigente (aggiornato da Normattiva)

    La procedura di concordato preventivo, per la quale prima dell’entrata in vigore del presente decreto sia intervenuto il decreto previsto dall’ art. 4 della legge 24 maggio 1903, n. 197 , sul concordato preventivo e sulla procedura dei piccoli fallimenti, prosegue secondo le disposizioni anteriori.

    Ma il giudizio di omologazione è regolato dalle nuove disposizioni.

    Per i giudizi di omologazione in corso e per gli effetti e le modalità di esecuzione del concordato si applicano le disposizioni dell’art. 255, commi secondo, terzo e quarto.

    Norma superata, non abrogata. Su Normattiva questo articolo non risulta abrogato. Il Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza (D.Lgs. 12 gennaio 2019, n. 14) è in vigore dal 15 luglio 2022 (art. 389) e disciplina le procedure aperte da quella data; l’art. 390 stabilisce però che i ricorsi e le domande depositati prima restano definiti secondo la legge fallimentare. Per una situazione attuale il riferimento è il Codice della crisi.

  • Art. 163 L. Fall. – Ammissione alla procedura e proposte concorrenti

    Art. 163 L. Fall. – Ammissione alla procedura e proposte concorrenti

    Art. 163 L. Fall. – Ammissione alla procedura e proposte concorrenti

    Testo vigente (aggiornato da Normattiva)

    Il tribunale, ove non abbia provveduto a norma dell’articolo 162, commi primo e secondo, con decreto non soggetto a reclamo, dichiara aperta la procedura di concordato preventivo; ove siano previste diverse classi di creditori, il tribunale provvede analogamente previa valutazione della correttezza dei criteri di formazione delle diverse classi.

    Con il provvedimento di cui al primo comma, il tribunale: 1) delega un giudice alla procedura di concordato; 2) ordina la convocazione dei creditori non oltre centoventi giorni dalla data del provvedimento e stabilisce il termine per la comunicazione di questo ai creditori; 2-bis) in relazione al numero dei creditori e alla entità del passivo, può stabilire che l’adunanza sia svolta in via telematica con modalità idonee a salvaguardare il contraddittorio e l’effettiva partecipazione dei creditori, anche utilizzando le strutture informatiche messe a disposizione della procedura da soggetti terzi ; 3) nomina il commissario giudiziale osservate le disposizioni degli articoli 28 e 29; 4) stabilisce il termine non superiore a quindici giorni entro il quale il ricorrente deve depositare nella cancelleria del tribunale la somma pari al 50 per cento delle spese che si presumono necessarie per l’intera procedura, ovvero la diversa minor somma, non inferiore al 20 per cento di tali spese, che sia determinata dal giudice.

    Su proposta del commissario giudiziale, il giudice delegato può disporre che le somme riscosse vengano investite secondo quanto previsto dall’articolo 34, primo comma.

    4-bis) ordina al ricorrente di consegnare al commissario giudiziale entro sette giorni copia informatica o su supporto analogico delle scritture contabili e fiscali obbligatorie.

    Qualora non sia eseguito il deposito prescritto, il commissario giudiziale provvede a norma dell’articolo 173, primo comma.

    Uno o più creditori che, anche per effetto di acquisti successivi alla presentazione della domanda di cui all’articolo 161, rappresentano almeno il dieci per cento dei crediti risultanti dalla situazione patrimoniale depositata ai sensi dell’articolo 161, secondo comma, lettera a), possono presentare una proposta concorrente di concordato preventivo e il relativo piano non oltre trenta giorni prima dell’adunanza dei creditori.

    Ai fini del computo della percentuale del dieci per cento, non si considerano i crediti della società che controlla la società debitrice, delle società da questa controllate e di quelle sottoposte a comune controllo.

    La relazione di cui al comma terzo dell’articolo 161 può essere limitata alla fattibilità del piano per gli aspetti che non siano già oggetto di verifica da parte del commissario giudiziale, e può essere omessa qualora non ve ne siano.

    Le proposte di concordato concorrenti non sono ammissibili se nella relazione di cui all’articolo 161, terzo comma, il professionista attesta che la proposta di concordato del debitore assicura il pagamento di almeno il quaranta per cento dell’ammontare dei crediti chirografari o, nel caso di concordato con continuità aziendale di cui all’articolo 186-bis, di almeno il trenta per cento dell’ammontare dei crediti chirografari.

    La proposta può prevedere l’intervento di terzi e, se il debitore ha la forma di società per azioni o a responsabilità limitata, può prevedere un aumento di capitale della società con esclusione o limitazione del diritto d’opzione.

    I creditori che presentano una proposta di concordato concorrente hanno diritto di voto sulla medesima solo se collocati in una autonoma classe.

    Qualora la proposta concorrente preveda diverse classi di creditori essa, prima di essere comunicata ai creditori ai sensi del secondo comma dell’articolo 171, deve essere sottoposta al giudizio del tribunale che verifica la correttezza dei criteri di formazione delle diverse classi.

    Norma superata, non abrogata. Su Normattiva questo articolo non risulta abrogato. Il Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza (D.Lgs. 12 gennaio 2019, n. 14) è in vigore dal 15 luglio 2022 (art. 389) e disciplina le procedure aperte da quella data; l’art. 390 stabilisce però che i ricorsi e le domande depositati prima restano definiti secondo la legge fallimentare. Per una situazione attuale il riferimento è il Codice della crisi.

  • Art. 162 L. Fall. – Inammissibilità della proposta

    Art. 162 L. Fall. – Inammissibilità della proposta

    Art. 162 L. Fall. – Inammissibilità della proposta

    Testo vigente (aggiornato da Normattiva)

    Il Tribunale può concedere al debitore un termine non superiore a quindici giorni per apportare integrazioni al piano e produrre nuovi documenti.

    Il Tribunale, se all’esito del procedimento verifica che non ricorrono i presupposti di cui agli articoli 160, commi primo e secondo, e 161, sentito il debitore in camera di consiglio, con decreto non soggetto a reclamo dichiara inammissibile la proposta di concordato.

    In tali casi il Tribunale, su istanza del creditore o su richiesta del pubblico ministero, accertati i presupposti di cui agli articoli 1 e 5 dichiara il fallimento del debitore.

    Contro la sentenza che dichiara il fallimento è proponibile reclamo a norma dell’articolo 18.

    Con il reclamo possono farsi valere anche motivi attinenti all’ammissibilità della proposta di concordato.

    Norma superata, non abrogata. Su Normattiva questo articolo non risulta abrogato. Il Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza (D.Lgs. 12 gennaio 2019, n. 14) è in vigore dal 15 luglio 2022 (art. 389) e disciplina le procedure aperte da quella data; l’art. 390 stabilisce però che i ricorsi e le domande depositati prima restano definiti secondo la legge fallimentare. Per una situazione attuale il riferimento è il Codice della crisi.

  • Credito IRES a rimborso: come si chiede e i tempi

    In sintesi

    • Il credito IRES emerge nel quadro RX della dichiarazione Redditi SC.
    • Si può scegliere: rimborso dall’Agenzia delle Entrate, compensazione in F24 o riporto all’anno successivo.
    • La compensazione in F24 è in genere più rapida del rimborso.
    • Per compensare importi elevati può essere necessario il visto di conformità del professionista.
    • Il rimborso per importi elevati può richiedere garanzie nei casi previsti dalla legge.
    • La scelta va espressa nella dichiarazione stessa: una volta presentata non è semplice cambiarla.

    Quando nasce un credito IRES

    Un credito IRES (Imposta sul Reddito delle Società) si forma quando la società ha versato più imposte di quante ne doveva. Accade tipicamente quando gli acconti versati durante l’anno superano l’imposta effettivamente calcolata sulla dichiarazione annuale, oppure quando si applicano deduzioni, detrazioni o crediti d’imposta che riducono il debito fiscale al di sotto di quanto già pagato.

    Il credito emerge nel quadro RX del Modello Redditi SC. Qui la società indica quanto vuole richiedere a rimborso e quanto invece preferisce usare in compensazione per ridurre altri tributi dovuti (IVA, ritenute, contributi) tramite il modello F24.

    Capire la differenza tra rimborso e compensazione – e sapere quando serve il visto di conformità – aiuta a scegliere la strada più conveniente e a evitare intoppi.

    Rimborso IRES vs compensazione in F24: confronto
    Caratteristica Rimborso Compensazione F24
    Velocità di recupero Più lenta (istruttoria AdE) Più rapida (immediata)
    Possibili garanzie richieste Sì, per importi elevati No
    Visto di conformità Non richiesto per il rimborso in sé Richiesto sopra le soglie di legge
    Utilizzo Accredito bancario Riduzione di altri tributi F24
    Dove si indica Quadro RX della dichiarazione Quadro RX della dichiarazione

    Esempio pratico

    • Esempio – Alfa SRL. Alfa SRL ha versato acconti IRES per 30.000 euro nel corso del 2025. Alla chiusura del periodo d’imposta, l’IRES dovuta risulta di 22.000 euro. Emerge quindi un credito di 8.000 euro nel quadro RX. Alfa SRL può indicare 8.000 euro come importo da compensare in F24 nel 2026 (ad esempio per abbattere il versamento IVA trimestrale), oppure chiedere il rimborso all’Agenzia delle Entrate. Se sceglie la compensazione e l’importo supera la soglia di legge, il commercialista di Alfa SRL dovrà apporre il visto di conformità sulla dichiarazione.

    Documenti necessari

    • Modello Redditi SC 2026 compilato, con quadro RX valorizzato
    • F24 per le compensazioni dell’anno in corso
    • Visto di conformità del professionista abilitato (se la compensazione supera la soglia di legge)
    • Estratto conto fiscale per verificare i versamenti già effettuati
    • Eventuale garanzia fideiussoria (per rimborsi di importo elevato)

    Caso 1 – Alfa SRL sceglie la compensazione per recuperare velocemente

    Scenario. Alfa SRL ha un credito IRES di 5.000 euro. Ha anche versamenti IVA periodici da fare nei mesi successivi e vuole usare subito il credito.

    Come si applica. Nel quadro RX, Alfa SRL indica 5.000 euro come importo destinato alla compensazione. Nei mesi seguenti, quando esegue i versamenti IVA tramite F24, inserisce il codice tributo corrispondente al credito IRES e lo scala dall’IVA dovuta. La compensazione non richiede attese: il credito è subito disponibile dopo la presentazione della dichiarazione, salvo la verifica del visto di conformità se l’importo supera la soglia prevista.

    In pratica

    • Quadro RX: 5.000 euro in colonna ‘compensazione’.
    • F24: inserire il codice tributo IRES a credito per scalarlo dall’IVA.
    • Visto di conformità: verificare se la soglia è superata.

    Caso 2 – Alfa SRL chiede il rimborso perché non ha altri tributi da compensare

    Scenario. Alfa SRL ha un credito IRES di 12.000 euro ma è in fase di liquidazione e non prevede altri versamenti futuri. Preferisce rientrare del denaro in modo diretto.

    Come si applica. Nel quadro RX, Alfa SRL indica 12.000 euro come importo a rimborso. L’Agenzia delle Entrate avvierà una procedura di liquidazione del credito: per importi elevati può richiedere una garanzia (ad esempio una polizza fideiussoria) a tutela dell’erario. I tempi di erogazione variano a seconda del carico istruttorio dell’ufficio. Il rimborso viene accreditato sul conto corrente della società indicato in dichiarazione.

    In pratica

    • Quadro RX: 12.000 euro in colonna ‘rimborso’.
    • Indicare l’IBAN del conto corrente societario.
    • Per importi elevati, prepararsi a eventuale richiesta di garanzia.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Come si chiede il rimborso del credito IRES?

    Nella dichiarazione Redditi SC, nel quadro RX, si indica l’importo che si vuole ricevere a rimborso. Non serve presentare un’istanza separata: la scelta espressa in dichiarazione avvia automaticamente la procedura.

    Quanto tempo ci vuole per ricevere il rimborso IRES?

    I tempi dipendono dall’Agenzia delle Entrate e dall’eventuale istruttoria. Non esiste un termine fisso: in generale la compensazione in F24 è più rapida, perché non richiede attese da parte dell’ufficio.

    Quando serve il visto di conformità per compensare il credito IRES?

    Il visto di conformità è necessario quando l’importo da compensare in F24 supera le soglie stabilite dalla legge. Va apposto dal professionista abilitato (commercialista, CAF, ecc.) direttamente sulla dichiarazione.

    Si può chiedere parte a rimborso e parte in compensazione?

    Sì. Nel quadro RX si possono indicare importi distinti: una quota a rimborso e una quota da compensare. La somma non può superare il credito totale risultante dalla dichiarazione.

    Il credito IRES si perde se non viene chiesto a rimborso subito?

    No. Se non si indica né rimborso né compensazione, il credito viene riportato all’anno successivo e si potrà usare nella prossima dichiarazione o nei versamenti F24 dell’anno seguente.

    Cosa succede se si compensa un credito IRES senza avere il visto di conformità?

    Se il visto era obbligatorio e manca, la compensazione può essere contestata dall’Agenzia delle Entrate, con conseguente recupero del tributo compensato e applicazione di sanzioni. È importante verificare le soglie vigenti prima di procedere.

  • Art. 161 L. Fall. – Domanda di concordato

    Art. 161 L. Fall. – Domanda di concordato

    Art. 161 L. Fall. – Domanda di concordato

    Domanda di concordato

  • Art. 160 L. Fall. – Presupposti per l’ammissione alla procedura

    Art. 160 L. Fall. – Presupposti per l’ammissione alla procedura

    Art. 160 L. Fall. – Presupposti per l’ammissione alla procedura

    Presupposti per l’ammissione alla procedura

  • Art. 57 T.U. Espropriazione – Ambito di applicazione della normativa sui procedimenti in corso

    Art. 57 T.U. Espropriazione – Ambito di applicazione della normativa sui procedimenti in corso

    D.P.R. 8 giugno 2001, n. 327 – Testo unico in materia di espropriazione per pubblica utilità

    1. Le disposizioni del presente testo unico non si applicano ai progetti per i quali, alla data di entrata in vigore dello stesso decreto, sia intervenuta la dichiarazione di pubblica utilità, indifferibilità ed urgenza. In tal caso continuano ad applicarsi tutte le normative vigenti a tale data.

    2. Restano in vigore le disposizioni regionali che attribuiscono ad autorità diverse dal presidente della Regione la competenza ad adottare atti del procedimento espropriativo.

  • Art. 157 L. Fall. – Abrogato (oggi CCII)

    Art. 157 L. Fall. – Abrogato (oggi CCII)

    Art. 157 L. Fall. – Accertamento del passivo

    Articolo abrogato dal D.Lgs. 9 gennaio 2006, n. 5. Fonte: Normattiva.

  • Art. 156 L. Fall. – Patrimonio destinato incapiente; violazione delle regole di separatezza

    Art. 156 L. Fall. – Patrimonio destinato incapiente; violazione delle regole di separatezza

    Art. 156 L. Fall. – Patrimonio destinato incapiente; violazione delle regole di separatezza

    Testo vigente (aggiornato da Normattiva)

    Se a seguito del fallimento della società o nel corso della gestione il curatore rileva che il patrimonio destinato è incapiente provvede, previa autorizzazione del giudice delegato, alla sua liquidazione secondo le regole della liquidazione della società in quanto compatibili.

    I creditori particolari del patrimonio destinato possono presentare domanda di insinuazione al passivo del fallimento della società nei casi di responsabilità sussidiaria o illimitata previsti dall’ articolo 2447-quinquies, terzo e quarto comma, del codice civile .

    Se risultano violate le regole di separatezza fra uno o più patrimoni destinati costituiti dalla società e il patrimonio della società medesima, il curatore può agire in responsabilità contro gli amministratori e i componenti degli organi di controllo della società ai sensi dell’articolo 146.

    Norma superata, non abrogata. Su Normattiva questo articolo non risulta abrogato. Il Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza (D.Lgs. 12 gennaio 2019, n. 14) è in vigore dal 15 luglio 2022 (art. 389) e disciplina le procedure aperte da quella data; l’art. 390 stabilisce però che i ricorsi e le domande depositati prima restano definiti secondo la legge fallimentare. Per una situazione attuale il riferimento è il Codice della crisi.

Informazione di carattere generale. I calcoli e le indicazioni di questa pagina hanno finalità divulgativa e si basano sulle fonti ufficiali indicate nel metodo editoriale. Non sostituiscono il parere di un professionista abilitato: per la valutazione del caso concreto è necessario rivolgersi a un avvocato, a un commercialista o a un consulente iscritto al proprio albo.