Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale
Cura Legge in Chiaro: la spiegazione in linguaggio chiaro dei testi normativi italiani, dal TUIR al Codice Civile, dai contratti collettivi alla Legge di Bilancio, sempre a partire dalle fonti ufficiali.
Metodo editoriale
Ogni scheda parte dal testo vigente pubblicato su Normattiva, non da rielaborazioni di terzi.
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Fonti consultateNormattiva · Gazzetta Ufficiale · ARAN · Agenzia delle Entrate · INPS · INAIL · Banca d’Italia
I contenuti pubblicati hanno finalità esclusivamente informativa e divulgativa: non costituiscono consulenza professionale e non sostituiscono il parere di un professionista abilitato. Per la valutazione del caso concreto occorre sempre rivolgersi a un professionista.
Art. 12 DPR 602/1973 – Formazione e contenuto dei ruoli
D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602 – Disposizioni sulla riscossione delle imposte sul reddito
1. L’ufficio competente forma ruoli distinti per ciascuno degli ambiti territoriali in cui i concessionari operano. In ciascun ruolo sono iscritte tutte le somme dovute dai contribuenti che hanno il domicilio fiscale in comuni compresi nell’ambito territoriale cui il ruolo si riferisce.
2. Con decreto del Ministero delle finanze, di concerto con il Ministero del tesoro, del bilancio e della programmazione economica, sono stabiliti i dati che il ruolo deve contenere, i tempi e le procedure della sua formazione, nonche’ le modalita’ dell’intervento in tali procedure del consorzio nazionale obbligatorio fra i concessionari.
3. Nel ruolo devono essere comunque indicati il numero del codice fiscale del contribuente, la specie del ruolo, la data in cui il ruolo diviene esecutivo e il riferimento all’eventuale precedente atto di accertamento ovvero, in mancanza, la motivazione, anche sintetica, della pretesa; in difetto di tali indicazioni non puo’ farsi luogo all’iscrizione.
4. Il ruolo e’ sottoscritto, anche mediante firma elettronica, dal titolare dell’ufficio o da un suo delegato. Con la sottoscrizione il ruolo diviene esecutivo.
4-bis. L’estratto di ruolo non e’ impugnabile. Il ruolo e la cartella di pagamento che si assume invalidamente notificata sono suscettibili di diretta impugnazione nei casi in cui il debitore che agisce in giudizio dimostri che dall’iscrizione a ruolo possa derivargli un pregiudizio: a) per effetto di quanto previsto dal codice dei contratti pubblici di cui al decreto legislativo 31 marzo 2023, n. 36; b) per la riscossione di somme allo stesso dovute dai soggetti pubblici, anche per effetto delle verifiche di cui all’articolo 48-bis del presente decreto; c) per la perdita di un beneficio nei rapporti con una pubblica amministrazione; d) nell’ambito delle procedure previste dal codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza di cui al decreto legislativo 12 gennaio 2019, n. 14; e) in relazione ad operazioni di finanziamento da parte di soggetti autorizzati; f) nell’ambito della cessione dell’azienda, tenuto conto di quanto previsto dall’articolo 14 del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 472.
Donazione pura (liberalita’): una somma ricevuta senza alcuna controprestazione non e’ reddito ai fini IRPEF. Tuttavia, le donazioni di importo significativo possono essere soggette all’imposta sulle donazioni (imposta di donazione/successione), che e’ un tributo separato.
Reward crowdfunding: se chi dona riceve in cambio un bene o un servizio (es. copia di un libro, prodotto anticipato, accesso a contenuti), il corrispettivo e’ ricavo e va dichiarato. Se l’attivita’ e’ abituale, serve la partita IVA.
Raccolta fondi per un progetto imprenditoriale: i proventi del crowdfunding che finanziano un’attivita’ d’impresa o professionale rientrano nei ricavi dell’attivita’ stessa.
Donazioni su Twitch, YouTube, Patreon: le donazioni dei fan possono avere natura di liberalita’, ma se sono la forma di remunerazione del lavoro del creator (legata alla produzione di contenuti), il fisco le considera compensi imponibili.
Imposta sulle donazioni: le liberalita’ tra estranei sopra determinate franchigie possono essere soggette all’imposta sulle successioni e donazioni, che e’ distinta dall’IRPEF e non si dichiara nel 730.
Donazione o corrispettivo? La distinzione che cambia tutto
Ricevere fondi da una raccolta online o da donatori puo’ sembrare un regalo, ma dal punto di vista fiscale la natura di ogni somma ricevuta e’ determinante per capire se e come dichiararla.
La donazione pura, cioe’ la liberalita’ ricevuta senza alcuna controprestazione, non e’ reddito ai fini IRPEF. Non va dichiarata nel 730 o nel Modello Redditi PF come reddito imponibile. Il donante trasferisce una ricchezza gia’ tassata (o esente) e il beneficiario non ha guadagnato nulla in senso reddituale: non ha lavorato, non ha ceduto nulla, non ha assunto obblighi. Tuttavia, per le donazioni di importo rilevante tra soggetti non legati da parentela stretta, puo’ scattare l’imposta sulle successioni e donazioni, che e’ un tributo patrimoniale separato e non riguarda la dichiarazione dei redditi.
Il crowdfunding di tipo ‘reward’, invece, funziona diversamente: chi versa una somma riceve in cambio qualcosa (un prodotto, un servizio, un accesso esclusivo). In questo caso la raccolta e’ sostanzialmente un anticipo di vendita. Se l’attivita’ e’ occasionale, i proventi rientrano nei redditi diversi da attivita’ commerciale non esercitata abitualmente (rigo D5 del quadro D). Se e’ strutturata e continua, si tratta di attivita’ d’impresa e serve la partita IVA.
Le donazioni ricevute dai fan su piattaforme come Twitch, YouTube o Patreon meritano un’analisi caso per caso. Se il creator produce contenuti in modo professionale e le donazioni sono la sua principale fonte di reddito, il fisco tende a qualificarle come compensi per la produzione di contenuti, non come liberalita’. In questo caso sono reddito imponibile e, se l’attivita’ e’ abituale, richiedono la partita IVA.
Tipi di raccolta fondi e trattamento fiscale
Tipo di raccolta
Controprestazione?
Trattamento fiscale
Modello e quadro
Donazione pura tra privati (liberalita')
No
Non e' reddito IRPEF; eventuale imposta di donazione separata
Reddito da partecipazione societaria, regole proprie
Quadro RH o D1
Esempio pratico
Caio e’ un musicista indipendente che lancia una campagna su una piattaforma di crowdfunding per finanziare il suo primo album. Raccoglie 8.000 euro da 200 sostenitori, ognuno dei quali riceve in cambio una copia digitale dell’album e il nome nei ringraziamenti. Poiche’ c’e’ una controprestazione (la copia digitale), si tratta di ricavi da attivita’ commerciale. Se l’attivita’ e’ occasionale, Caio riporta 8.000 euro nel rigo D5 del quadro D (codice 1). Se invece Caio pubblica album regolarmente e il crowdfunding e’ parte del suo modello di business abituale, deve avere la partita IVA e dichiarare con il Modello Redditi PF.
Documenti necessari
Estratto conto della piattaforma di crowdfunding con il totale dei fondi raccolti e le singole transazioni
Contratto o pagina della campagna che specifichi se e quale controprestazione e’ prevista per i donatori
Eventuale Certificazione Unica rilasciata dalla piattaforma italiana (per compensi soggetti a ritenuta)
Documentazione delle spese sostenute per la realizzazione del progetto (se deducibili come spese inerenti)
Atto di donazione o documentazione scritta per liberalita’ di importo significativo (utile per escludere la natura reddituale)
Caso 1 – Tizio: raccolta fondi per emergenza personale (liberalita' pura)
Scenario. Tizio ha subito un furto e alcuni amici e colleghi hanno avviato una raccolta fondi online per aiutarlo, raccogliendo 2.500 euro. Non c’e’ alcuna controprestazione: i donatori non ricevono nulla in cambio.
Come si applica. Le somme ricevute sono donazioni pure, cioe’ liberalita’. Non sono reddito ai fini IRPEF e non vanno dichiarate nel 730. Tizio non deve compilare nessun quadro aggiuntivo. Le donazioni non sono corrispettivi per prestazioni, non derivano da un’attivita’ lavorativa e non rientrano in nessuna categoria di reddito imponibile prevista dal TUIR. L’imposta sulle donazioni, in questo caso tra non parenti e per importi sotto le franchigie rilevanti, non e’ dovuta.
In pratica
La liberalita’ pura ricevuta senza controprestazione non va dichiarata come reddito nel 730.
Conservare documentazione (messaggi, estratti conto della piattaforma) che attesti la natura di donazione e l’assenza di controprestazione.
Per donazioni molto elevate tra estranei, verificare se e’ dovuta l’imposta sulle donazioni (tributo separato, non nel 730).
Caso 2 – Caio: creator con donazioni Twitch come principale entrata
Scenario. Caio produce contenuti su Twitch ogni giorno per ore. Nel 2025 ha ricevuto 15.000 euro tra abbonamenti, donazioni dirette dai fan durante le live e quote della piattaforma. Non ha partita IVA.
Come si applica. L’attivita’ di Caio e’ professionale e continuativa: la produzione di contenuti e’ il suo lavoro. Le somme ricevute, anche se formalmente etichettate come ‘donazioni’ dalla piattaforma, sono compensi per la sua attivita’ creativa. Non possono essere considerate liberalita’ pure perche’ sono strettamente legate alla produzione di contenuti. Caio deve aprire la partita IVA, dichiarare con il Modello Redditi PF e, se rientra nei limiti, optare per il regime forfetario (limite di accesso 85.000 euro di ricavi nell’anno precedente; imposta sostitutiva 15%, o 5% per i primi cinque anni di attivita’ nuova).
In pratica
Le ‘donazioni’ dei fan a un creator professionale non sono liberalita’: sono compensi per la produzione di contenuti.
Attivita’ continuativa = P.IVA obbligatoria; il 730 non e’ adatto per questi redditi.
Il regime forfetario e’ la soluzione piu’ comune per i creator all’inizio: aliquota 15% (o 5% per i primi cinque anni) sull’imponibile determinato forfetariamente.
Quando rivolgersi a un professionista
La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.
Le donazioni ricevute dagli amici su GoFundMe sono tassabili?
Se sono liberalita’ pure, cioe’ senza controprestazione, non sono reddito IRPEF e non vanno dichiarate nel 730. Potrebbero in astratto rilevare ai fini dell’imposta sulle donazioni per importi molto elevati, ma si tratta di un tributo separato dal 730.
Il reward crowdfunding e' sempre reddito da dichiarare?
Si’, se c’e’ una controprestazione (un bene o un servizio per chi versa). I fondi raccolti sono ricavi da attivita’ commerciale o professionale. Se l’attivita’ e’ occasionale, vanno nel rigo D5 del quadro D; se e’ abituale, serve la partita IVA.
Le donazioni Twitch o YouTube sono reddito?
Se l’attivita’ di produzione di contenuti e’ professionale e continuativa, si’: le donazioni dei fan sono compensi imponibili, anche se chiamate ‘donazioni’ dalla piattaforma. Si’ a P.IVA e Modello Redditi PF per chi fa questa attivita’ abitualmente.
Devo dichiarare i fondi raccolti per un progetto artistico su Kickstarter?
Dipende dalla struttura della campagna. Se c’e’ una controprestazione (copia dell’opera, accesso esclusivo, merchandising), si tratta di ricavi da dichiarare. Se i sostenitori non ricevono nulla in cambio, e’ una liberalita’.
L'imposta sulle donazioni si paga nel 730?
No. L’imposta sulle successioni e donazioni e’ un tributo separato dall’IRPEF e non si dichiara nel Modello 730. E’ disciplinata da normativa specifica e riguarda i trasferimenti di patrimonio, non i redditi prodotti.
Se ricevo fondi da un mecenate senza controprestazione, devo dichiarare?
Se si tratta di una liberalita’ pura, non e’ reddito IRPEF. Se invece la somma e’ condizionata alla realizzazione di un’opera o di una prestazione artistica, la natura e’ quella di un compenso professionale imponibile, da dichiarare con la partita IVA se l’attivita’ e’ abituale.
La quota liquidata al socio recedente spetta sulla base del valore effettivo del patrimonio, non del valore nominale della partecipazione.
L’eccedenza rispetto al costo fiscale della partecipazione costituisce reddito tassabile per il socio.
Dividendo o plusvalenza: se la società rimborsa usando riserve di utili si applica la tassazione come dividendo; se l’operazione è strutturata come annullamento/cessione della quota si applica la disciplina della plusvalenza.
Per la società i rimborsi ai soci non sono costi deducibili: non riducono il reddito imponibile IRES.
Imposta sostitutiva del 26% sulla plusvalenza per il socio persona fisica (dal 2019 senza distinzione tra partecipazioni qualificate e non qualificate).
Come funziona il recesso da una SRL e la tassazione della liquidazione
Quando un socio decide di uscire da una SRL – o quando ne ha diritto per legge in presenza di cause previste dallo statuto o dal codice civile – la società deve liquidargli il valore della quota. Questa somma non è mai «neutra» dal punto di vista fiscale: la parte che eccede il costo fiscalmente riconosciuto della partecipazione è reddito per il socio e andrà tassata. La domanda chiave è: come viene tassata? La risposta dipende da come la società esegue il rimborso.
Il codice civile prevede che al socio recedente spetti una somma pari al valore effettivo della sua partecipazione, determinato tenendo conto del patrimonio reale della società (non del semplice valore nominale delle quote iscritto nello statuto). Se la società vale molto di più di quanto versato originariamente dal socio, la differenza – l’eccedenza rispetto al costo fiscale della partecipazione – è reddito imponibile.
La natura di questo reddito – dividendo oppure plusvalenza – dipende dalle modalità tecniche con cui la società esegue il rimborso. Se utilizza riserve di utili distribuendole al socio uscente, si ha tassazione come dividendo. Se invece l’operazione è strutturata come annullamento della quota (o come cessione ad altri soci), si applica la disciplina delle plusvalenze da partecipazioni.
Dal lato della società, i rimborsi ai soci in sede di recesso non sono costi deducibili. Non riducono il reddito imponibile ai fini IRES: sono trattati come restituzioni di capitale o distribuzioni di utili, non come spese.
Tassazione della quota liquidata al socio recedente (persona fisica)
Modalità di rimborso
Natura del reddito
Regime fiscale
Rimborso con utilizzo di riserve di utili
Dividendo
Ritenuta a titolo d'imposta (regime ordinario dividendi)
Annullamento della quota / cessione della partecipazione
Plusvalenza (reddito diverso di natura finanziaria)
Imposta sostitutiva 26% sulla plusvalenza netta
Parte corrispondente al costo fiscale della partecipazione
Restituzione di capitale
Non tassabile
Rimborsi ai soci – lato società
Non deducibile
Non riducono il reddito IRES
Esempio pratico
Il socio Tizio detiene una quota del 30% in Alfa SRL. Il costo fiscalmente riconosciuto della sua partecipazione è 15.000 euro (quanto versò all’atto della costituzione). Al momento del recesso, il valore effettivo del patrimonio netto di Alfa SRL è 200.000 euro: la quota di Tizio vale quindi 60.000 euro (30% di 200.000). L’eccedenza tassabile è 60.000 – 15.000 = 45.000 euro. Se il rimborso avviene con annullamento della quota, Tizio paga un’imposta sostitutiva del 26% su 45.000 euro, pari a 11.700 euro. Se invece la società rimborsa attingendo a riserve di utili, si applica la tassazione come dividendo.
Documenti necessari
Atto di recesso del socio con indicazione della data e della causa di recesso
Delibera assembleare o perizia di stima che determina il valore effettivo della partecipazione
Documentazione del costo fiscalmente riconosciuto della partecipazione (atto di acquisto, versamenti di aumento, ecc.)
Estratto conto o bonifico del rimborso della quota
Eventuale perizia di un esperto nominato dal tribunale (se i soci non si accordano sul valore)
Modello Redditi PF per la dichiarazione della plusvalenza (quadro RT) o del dividendo (quadro RL)
Caso 1 – Recesso con rimborso strutturato come plusvalenza
Scenario. Caio detiene il 25% di Alfa SRL e decide di recedere dopo un disaccordo strategico con gli altri soci. Il costo fiscale della sua partecipazione è 10.000 euro. Il valore effettivo della quota, determinato in base al patrimonio netto reale, è 50.000 euro. La società rimborsa Caio attraverso l’annullamento della quota, senza attingere a riserve di utili specificamente identificate.
Come si applica. L’operazione è trattata come realizzo di plusvalenza. La plusvalenza è pari a 50.000 – 10.000 = 40.000 euro. Caio, socio persona fisica, paga un’imposta sostitutiva del 26% su 40.000 euro, pari a 10.400 euro. La plusvalenza va dichiarata nel quadro RT del modello Redditi PF. Per Alfa SRL il rimborso di 50.000 euro a Caio non è un costo deducibile: non riduce il reddito imponibile IRES dell’esercizio.
In pratica
La plusvalenza = somma ricevuta (50.000 euro) meno costo fiscale della partecipazione (10.000 euro) = 40.000 euro.
Imposta sostitutiva del 26% sulla plusvalenza: 10.400 euro, da versare con F24 nei termini della dichiarazione.
Alfa SRL non deduce nulla: il rimborso a Caio non è un costo fiscale.
Caso 2 – Recesso con rimborso da riserve di utili (tassazione come dividendo)
Scenario. Il socio Tizio detiene il 40% di Alfa SRL e recede. Il valore della quota è 80.000 euro, di cui 20.000 corrispondono al costo fiscale della partecipazione e 60.000 all’eccedenza. La società ha a disposizione riserve di utili e rimborsa i 60.000 euro di eccedenza attingendo espressamente a tali riserve.
Come si applica. I 20.000 euro corrispondenti al costo fiscale della partecipazione sono una restituzione di capitale: non tassabili. I 60.000 euro provenienti dalle riserve di utili sono assimilati a un dividendo. La tassazione segue il regime ordinario dei dividendi per i soci persone fisiche. Per Alfa SRL, anche in questo caso, il rimborso non è un costo deducibile ai fini IRES.
In pratica
Solo la parte eccedente il costo fiscale della partecipazione è tassabile: i 20.000 euro di ‘restituzione di capitale’ non generano alcun reddito.
La parte proveniente da riserve di utili (60.000 euro) è tassata come dividendo, non come plusvalenza: regimi fiscali diversi.
La distinzione tra le due modalità di rimborso deve essere documentata chiaramente nella delibera assembleare.
Quando rivolgersi a un professionista
La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.
Come si calcola il valore della quota al momento del recesso?
Il valore è determinato sulla base del patrimonio netto effettivo della società, non del valore nominale delle quote. Se i soci non raggiungono un accordo, il tribunale nomina un esperto che stima il valore. La perizia è vincolante salvo errori manifesti.
Il recesso da una SRL è sempre tassabile?
No. Solo la parte che eccede il costo fiscalmente riconosciuto della partecipazione è tassabile. Se il socio ha sempre perso valore (la quota vale meno di quanto ha versato), non emerge alcun reddito e, a seconda della struttura dell’operazione, potrebbe emergere una minusvalenza deducibile.
Cosa succede se la società non ha liquidità per pagare il recedente?
Il codice civile prevede che, se la liquidazione della quota mette a rischio l’integrità del capitale, la società può ridurre il capitale, trasformarsi o sciogliersi. Non è obbligata a indebitarsi per pagare il socio uscente, ma deve trovare una soluzione tra le opzioni previste dalla legge.
La minusvalenza da recesso è deducibile?
Per il socio persona fisica, la minusvalenza (quota che vale meno del costo fiscale) è un reddito diverso negativo compensabile con altre plusvalenze di natura finanziaria entro i quattro esercizi successivi, non con redditi di altra natura.
I costi legali del recesso sono deducibili per la società?
I costi amministrativi e notarili dell’operazione (delibere, perizie, atti) possono essere deducibili come spese ordinarie di gestione. Il rimborso della quota al socio, invece, non è mai deducibile come costo ai fini IRES.
Come si dichiara la plusvalenza da recesso nel modello Redditi PF?
La plusvalenza da recesso (quando trattata come reddito diverso di natura finanziaria) va dichiarata nel quadro RT del modello Redditi PF, che accoglie i redditi soggetti all’imposta sostitutiva del 26%. Se invece il rimborso è qualificato come dividendo, va dichiarato nel quadro RL.
Attivita’ di lavoro autonomo occasionale: se tieni un corso una tantum senza organizzazione, i compensi vanno nel rigo D5 codice 2 del modello 730.
Diritto d’autore su ebook e opere digitali: se sei l’autore, i compensi rientrano nel rigo D3 codice 1, con riduzione forfetaria del 25% (o 40% se under 35).
Attivita’ professionale abituale: se insegni e vendi infoprodotti con regolarita’, serve la partita IVA in regime forfetario o ordinario.
Coefficiente forfetario per attivita’ professionali: istruzione e formazione rientrano nel gruppo ‘Attivita’ Professionali, Scientifiche, Tecniche’ con coefficiente di redditabilita’ del 78%.
Imposta sostitutiva: nel regime forfetario e’ il 15% sul reddito netto, oppure il 5% per i primi cinque anni di attivita’.
Limite di accesso forfetario: compensi anno precedente non superiori a 85.000 euro; fuoriuscita automatica se si superano 100.000 euro in corso d’anno.
Corsi online e infoprodotti: come inquadrarli fiscalmente
Hai registrato un corso video, scritto un ebook o organizzato una masterclass online e hai guadagnato qualcosa? Prima di sapere come dichiararlo, devi capire in quale categoria fiscale rientra la tua attivita’.
Il diritto italiano distingue tra chi crea e distribuisce un’opera dell’ingegno (ebook, corso registrato) e chi eroga una prestazione di servizi (lezione dal vivo, consulenza, webinar). Nel primo caso i tuoi guadagni sono trattati come proventi da diritto d’autore, con vantaggi fiscali (riduzione forfetaria del 25% o 40% per under 35). Nel secondo caso sono compensi da lavoro autonomo, occasionale o abituale.
Se vendi infoprodotti con regolarita’ e con una struttura organizzata (sito, piattaforma di e-learning, newsletter, promozione costante), quasi certamente svolgi un’attivita’ professionale abituale che richiede la partita IVA. Vediamo come funziona in ogni caso.
Tassazione corsi online e infoprodotti
Tipologia
Dove si dichiara
Agevolazione
Ebook/corso registrato (diritto d'autore, autore)
D3 codice 1 nel 730
Riduzione 25% (40% under 35)
Corso dal vivo / webinar occasionale
D5 codice 2 nel 730
Deduzione spese documentate
Attivita' professionale abituale forfetaria
Quadro LM, coefficiente 78%
Imposta sostitutiva 15% (o 5% nuovi)
Attivita' professionale ordinaria
Quadro RE, modello Redditi PF
IRPEF ordinaria a scaglioni
Esempio pratico
Tizio, 40 anni, e’ un formatore che nel 2025 ha venduto un corso video preregistrato su una piattaforma di e-learning per 8.000 euro totali. Il corso e’ un’opera dell’ingegno di cui e’ autore. Tizio dichiara 8.000 euro nel rigo D3 codice 1 del modello 730. La riduzione forfetaria del 25% porta il reddito tassabile a 6.000 euro, che si somma agli altri redditi e viene tassato con l’aliquota IRPEF del suo scaglione. Se Tizio avesse invece la partita IVA in regime forfetario (attivita’ professionali, coefficiente 78%), con 8.000 euro di compensi il reddito imponibile sarebbe 8.000 x 78% = 6.240 euro e l’imposta sostitutiva sarebbe 6.240 x 15% = 936 euro, senza dover fare la dichiarazione IRPEF ordinaria su questi redditi.
Documenti necessari
Certificazione Unica 2026 (se la piattaforma e’ italiana e applica ritenute, causale B o M)
Estratto conto della piattaforma di e-learning con dettaglio vendite e pagamenti 2025
Contratti o termini di servizio della piattaforma che qualificano il tipo di compenso
Fatture emesse (se hai partita IVA) o ricevute per prestazioni occasionali
Modello 730 o Redditi PF 2026 a seconda del regime fiscale applicabile
Caso 1: Tizio vende un ebook come autore
Scenario. Tizio e’ un nutrizionista che nel 2025 ha scritto e venduto un ebook su un sito estero (Amazon KDP). Ha guadagnato 3.600 euro di royalty. Non ha partita IVA e considera la vendita dell’ebook come un’attivita’ occasionale.
Come si applica. L’ebook e’ un’opera dell’ingegno di cui Tizio e’ autore. I 3.600 euro di royalty sono proventi da utilizzazione economica di un’opera dell’ingegno da parte dell’autore: vanno nel rigo D3 del modello 730 con codice 1. L’importo lordo da indicare e’ 3.600 euro; chi presta l’assistenza fiscale applica la riduzione forfetaria del 25%, portando il reddito tassabile a 2.700 euro. Non ci sono ritenute da scomputare perche’ la piattaforma e’ straniera: le ritenute eventualmente applicate all’estero vanno gestite separatamente. Tizio deve conservare l’estratto conto KDP.
In pratica
L’ebook scritto da te e’ un’opera dell’ingegno: i guadagni vanno nel rigo D3 codice 1.
Indica il compenso lordo; la riduzione del 25% (o 40% under 35) la calcola il CAF.
Se non c’e’ una CU italiana, usa l’estratto conto della piattaforma come documentazione.
Per royalty da piattaforme estere, verifica se ci sono imposte pagate all’estero da recuperare.
Caso 2: Caio tiene webinar e vende corsi con regolarita'
Scenario. Caio e’ un coach di produttivita’ personale. Ogni mese organizza webinar a pagamento e vende corsi preregistrati attraverso il suo sito. Nel 2025 ha guadagnato 28.000 euro. Non ha ancora la partita IVA.
Come si applica. L’attivita’ di Caio e’ chiaramente abituale: continuita’, organizzazione, clienti ricorrenti, sito professionale. Avrebbe dovuto aprire la partita IVA. Con 28.000 euro di compensi potrebbe accedere al regime forfetario (anno precedente sotto 85.000 euro). Per attivita’ professionali, scientifiche e di istruzione il coefficiente di redditabilita’ e’ 78%: reddito imponibile = 28.000 x 78% = 21.840 euro, imposta sostitutiva = 21.840 x 15% = 3.276 euro. Caio deve regolarizzare la posizione con un commercialista.
In pratica
Webinar e corsi venduti con continuita’ richiedono la partita IVA: aprirla prima di iniziare.
Il regime forfetario e’ accessibile con compensi anno precedente sotto 85.000 euro.
Per formazione e consulenza professionale, il coefficiente forfetario e’ 78%.
L’imposta sostitutiva e’ il 15% sul reddito netto (5% per i nuovi nei primi 5 anni).
I contributi previdenziali (gestione separata INPS) si deducono dal reddito forfetario.
Quando rivolgersi a un professionista
La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.
I guadagni da un corso online si dichiarano come lavoro autonomo?
Dipende. Se tieni un corso dal vivo o un webinar senza organizzazione stabile, sono compensi da lavoro autonomo non esercitato abitualmente (rigo D5 codice 2 del 730). Se hai prodotto un corso preregistrato come opera dell’ingegno di cui sei autore, i proventi rientrano nel rigo D3 codice 1, con riduzione forfetaria del 25%.
C'e' differenza fiscale tra un ebook e un corso video?
In linea di principio no: entrambi possono essere qualificati come opere dell’ingegno se ne sei l’autore e se hai ceduto o concesso diritti di utilizzo. In entrambi i casi si applica la disciplina del rigo D3 codice 1 con riduzione del 25%. Conta la sostanza del rapporto economico, non il formato del prodotto.
Devo aprire la partita IVA per vendere corsi online?
Se le vendite sono sporadiche e non organizzate, puoi restare nell’area dell’occasionalita’. Ma se hai un sito, una piattaforma, promuovi regolarmente e guadagni con continuita’, si tratta di attivita’ professionale abituale e serve la partita IVA. In questo caso il regime forfetario e’ spesso la scelta piu’ conveniente per chi inizia.
Qual e' il coefficiente forfetario per un formatore online?
Per le attivita’ professionali, scientifiche, tecniche e di istruzione (codici ATECO 64-66, 69-75, 85-88) il coefficiente di redditabilita’ e’ 78%. Questo significa che, con compensi di 20.000 euro, il reddito imponibile e’ 20.000 x 78% = 15.600 euro, su cui si applica l’imposta sostitutiva del 15%.
Posso dedurre le spese del mio laptop e software dai guadagni del corso?
Se operi in regime forfetario, no: le spese non si deducono analiticamente perche’ la forfetizzazione dei costi e’ gia’ inclusa nel coefficiente (il 22% residuo dal coefficiente 78% copre forfetariamente le spese). Se sei in regime ordinario o gestisci un’attivita’ occasionale (rigo D5), puoi dedurre le spese inerenti documentate.
Come mi comporto se la piattaforma e' straniera e non mi manda la CU?
Dichiari i compensi lo stesso, utilizzando l’estratto conto della piattaforma come documentazione. Non avendo CU italiana, non ci sono ritenute da scomputare direttamente. Se hai pagato imposte all’estero, puoi avere diritto al credito d’imposta per le imposte pagate all’estero: in questo caso compila anche il quadro CR del modello 730 o il quadro CE del modello Redditi PF.
D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602 – Disposizioni sulla riscossione delle imposte sul reddito
1. Ai fini del presente decreto si intende per:
a) «concessionario»: il soggetto cui e’ affidato in concessione il servizio di riscossione o il commissario governativo che gestisce il servizio stesso;
b) «ruolo»: l’elenco dei debitori e delle somme da essi dovute formato dall’ufficio ai fini della riscossione a mezzo del concessionario.
Art. 9 D.P.R. 602/1973 – Mancato o ritardato versamento diretto (abrogato)
D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602 – Riscossione delle imposte sul reddito
Articolo abrogato. Non è più in vigore: l’abrogazione è stata disposta dal D.Lgs. 24 marzo 2025, n. 33, come modificato dal D.L. 31 dicembre 2025, n. 200. Il testo previgente è riportato qui sotto a fini di consultazione storica.
Testo previgente
Mancato o ritardato versamento diretto Se non viene effettuato il versamento diretto nei termini stabiliti, sugli importi non versati o versati dopo la scadenza si applica l’interesse in ragione del dodici per cento annuo con decorrenza dal giorno successivo a quello di scadenza e fino alla data del pagamento o della scadenza della prima rata del ruolo in cui sono state iscritte le somme non versate.
Qualora l’interesse non sia stato versato dal contribuente contestualmente all’imposta esso viene calcolato dall’ufficio ed iscritto a ruolo.
L’interesse si applica anche sul maggior ammontare delle imposte o ritenute alla fonte riscuotibili mediante versamento diretto liquidato dall’ufficio delle imposte ai sensi degli articoli 36, bis, secondo comma, e 36-ter del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600
Testo vigente verificato su Normattiva. Scheda in arricchimento editoriale.
I diritti spettanti all'autore, ad eccezione di quelli di pubblicare un'opera durante la vita di lui, possono essere espropriati per ragioni di interesse dello Stato.
Aliquota IRES ordinaria al 24%: le societa di capitali applicano questa aliquota sul reddito imponibile; chi ottiene l’IRES premiale scende al 20%.
Due metodi di calcolo: il metodo storico prende come base l’imposta dell’anno precedente; quello previsionale usa una stima del reddito dell’anno in corso.
Prima rata (acconto minore): di norma versata entro il sesto mese successivo alla chiusura dell’esercizio; per le societa con esercizio solare, tipicamente entro fine giugno.
Seconda rata (acconto maggiore): versata entro l’undicesimo mese successivo alla chiusura, di norma entro fine novembre per le societa con esercizio solare.
Codici tributo F24: codice 2001 per il primo acconto IRES, codice 2002 per il secondo acconto (o acconto in unica soluzione), codice 2003 per il saldo; codice 2048 per il secondo acconto IRES premiale e 2049 per il relativo saldo.
Dichiarazione nel quadro RN22: gli acconti versati si indicano in colonna 2 del rigo RN22 del modello Redditi SC 2026.
Come funzionano gli acconti IRES per le societa
L’IRES, l’imposta sul reddito delle societa, non si versa tutta in un colpo a fine anno. Le societa di capitali sono tenute ad anticipare parte dell’imposta durante l’anno sotto forma di acconti. In questo modo il Fisco incassa progressivamente le imposte anziche aspettare il saldo finale.
Ogni acconto rappresenta una stima dell’imposta che la societa dovra pagare per il periodo d’imposta in corso. Se alla fine dell’anno l’imposta effettiva e piu alta degli acconti versati, la societa paga la differenza a saldo; se e piu bassa, ottiene un credito da portare in compensazione o chiedere a rimborso.
Il modello Redditi SC 2026 riguarda il periodo d’imposta 2025. L’aliquota IRES ordinaria e del 24 per cento sul reddito imponibile (rigo RN8). Chi soddisfa i requisiti dell’IRES premiale introdotta dalla legge di Bilancio 2025 applica invece un’aliquota ridotta del 20 per cento (rigo RN8A), utilizzando i codici tributo 2048 per il secondo acconto e 2049 per il saldo.
Acconti IRES: riepilogo misure e codici tributo
Voce
Dettaglio
Aliquota IRES ordinaria
24%
Aliquota IRES premiale (legge n. 207/2024)
20%
Codice tributo primo acconto IRES
2001
Codice tributo secondo acconto IRES (o unica soluzione)
2002
Codice tributo secondo acconto IRES premiale
2048
Codice tributo saldo IRES
2003
Dove si indicano in dichiarazione
Rigo RN22, colonna 2 (Redditi SC 2026)
Esempio pratico
Alfa SRL chiude l’esercizio 2024 con un’IRES dovuta di 24.000 euro (reddito imponibile 100.000 euro x 24%). Usando il metodo storico, il totale degli acconti per il 2025 e calcolato sull’imposta 2024. La prima rata copre la parte minore e viene versata entro giugno 2025 con il codice tributo 2001; la seconda rata, la piu consistente, viene versata entro novembre 2025 con il codice tributo 2002. Nella dichiarazione Redditi SC 2026, Alfa SRL riporta il totale degli acconti versati al rigo RN22, colonna 2. Se l’imposta effettiva per il 2025 risulta superiore, la differenza e versata come saldo; se risulta inferiore, il credito puo essere compensato con altri tributi.
Documenti necessari
Modello Redditi SC 2026 (quadro RN e quadro RX)
Modelli F24 con codici tributo 2001 e 2002 (o 2048 per IRES premiale)
Dichiarazione Redditi SC dell’anno precedente (per calcolo metodo storico)
Delibera degli organi sociali o piano di budgeting (per metodo previsionale)
Eventuale certificazione IRES premiale (decreto ministeriale 8 agosto 2025)
Alfa SRL usa il metodo storico
Scenario. Alfa SRL ha chiuso il 2024 con IRES dovuta di 48.000 euro. Il consiglio di amministrazione non prevede variazioni rilevanti nel 2025 e sceglie il metodo storico per semplicita.
Come si applica. Con il metodo storico, Alfa SRL calcola gli acconti sulla base dell’imposta risultante dalla dichiarazione dell’anno precedente. La prima rata (la minore delle due) viene versata nel primo semestre dell’anno, la seconda nel secondo semestre. I versamenti avvengono tramite modello F24 con i codici tributo previsti. A fine anno, se il reddito 2025 supera quello del 2024, Alfa SRL dovra versare un saldo; se e inferiore, avra un credito.
In pratica
Il metodo storico e il piu semplice: si usa l’imposta dell’anno precedente come base di calcolo.
Conveniente quando il reddito 2025 si stima stabile o in crescita rispetto al 2024.
I codici tributo per il versamento sono 2001 (prima rata) e 2002 (seconda rata o unica soluzione).
Beta SpA sceglie il metodo previsionale
Scenario. Beta SpA prevede un calo significativo del fatturato nel 2025 rispetto al 2024 a causa della perdita di un cliente importante. L’IRES 2024 era stata di 60.000 euro, ma per il 2025 stima un’imposta molto piu bassa.
Come si applica. Scegliendo il metodo previsionale, Beta SpA calcola gli acconti sulla base del reddito che stima di conseguire nel 2025. Questo consente di versare acconti piu bassi rispetto al metodo storico. Occorre pero fare attenzione: se alla fine l’imposta effettiva risultasse superiore alla stima, Beta SpA dovra versare la differenza con gli interessi e le eventuali sanzioni previste per insufficiente versamento degli acconti.
In pratica
Il metodo previsionale conviene quando si stima un reddito inferiore rispetto all’anno precedente.
Richiede una stima prudente: se si versa troppo poco si paga la differenza con interessi.
La scelta del metodo va effettuata per ogni periodo d’imposta e non e vincolante per gli anni successivi.
Quando rivolgersi a un professionista
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Come si calcola l'acconto IRES con il metodo storico?
Si utilizza come base l’imposta IRES risultante dalla dichiarazione dell’anno precedente. Su questa base si calcola la misura dell’acconto complessivo, suddiviso poi in prima e seconda rata.
Quando si versa il primo acconto IRES per le societa con esercizio solare?
Per le societa con esercizio coincidente con l’anno solare, il primo acconto viene versato tipicamente entro il sesto mese successivo alla chiusura dell’esercizio. Le scadenze esatte possono essere prorogate con provvedimento del Ministero.
Qual e la differenza tra primo e secondo acconto IRES?
La prima rata e la minore delle due; la seconda (o acconto in unica soluzione se non si versa la prima) e quella piu consistente. In dichiarazione si indicano entrambe nel rigo RN22 del modello Redditi SC 2026.
Cosa succede se si versano acconti insufficienti?
Se alla fine dell’anno l’imposta dovuta supera gli acconti versati, la societa deve versare la differenza come saldo. Versamenti insufficienti possono comportare sanzioni e interessi. Con il metodo previsionale e fondamentale fare stime prudenti.
Cos'e l'IRES premiale e come influisce sugli acconti?
L’IRES premiale, introdotta dalla legge di Bilancio 2025 (art. 1, commi 436-444, legge n. 207/2024), riduce l’aliquota IRES dal 24 al 20 per cento per il periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2024, al ricorrere di determinate condizioni. Il secondo acconto IRES premiale si versa con il codice tributo 2048, il saldo con il codice 2049.
Come si indicano gli acconti IRES nel modello Redditi SC 2026?
Gli acconti versati nel corso del 2025 si riportano nel rigo RN22 del modello Redditi SC 2026: in colonna 2 va il totale degli acconti versati; in colonna 1A la quota relativa all’IRES premiale; in colonna 1B l’eventuale maggior acconto di cui all’art. 1, comma 20, della legge n. 207 del 2024.
Art. 8 DPR 602/1973 – Termini per il versamento diretto
D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602 – Disposizioni sulla riscossione delle imposte sul reddito
I versamenti diretti alle sezioni di tesoreria provinciale dello Stato e al concessionario devono essere eseguiti:
1) entro i primi quindici giorni del mese successivo a quello in cui e’ stata operata la ritenuta prevista dall’art. 3, comma 1, n. 1) e dal comma 2, lett. a), f) e h), e sono maturati i premi di cui alla lettera g) dello stesso comma 2;
2) (numero soppresso);
3) nel termine stabilito per la presentazione della dichiarazione, per l’imposta sul reddito delle persone giuridiche e per l’imposta locale sui redditi nei casi previsti dai numeri 3) e 6) dell’articolo 3, primo comma, ed entro il 31 maggio, per l’imposta sul reddito delle persone fisiche nel caso previsto dal medesimo articolo 3, secondo comma, lettera c);
3-bis) entro il sedicesimo giorno del secondo mese successivo alla chiusura del periodo d’imposta per i versamenti previsti dall’art. 3, comma 2, lett. e);
3-ter) entro i primi quindici giorni del mese successivo a quello di scadenza delle cedole o a quello di ciascuna scadenza periodica di interessi, premi ed altri frutti per i versamenti previsti dall’art. 3, secondo comma, lettera d);
4) (numero soppresso);
5) entro il 15 aprile, il 15 luglio, il 15 ottobre ed il 15 gennaio di ciascun anno per le ritenute operate e gli importi versati dai soci nel trimestre solare precedente in relazione agli utili di cui all’articolo 27 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600;
5-bis) entro il termine per il versamento del saldo della dichiarazione dei redditi indicato nell’articolo 17 del decreto del Presidente della Repubblica 7 dicembre 2001, n. 435, per la ritenuta prevista dall’articolo 27, comma 3-bis, del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600.
Le ritenute operate dall’Amministrazione postale ai sensi del secondo comma dell’art. 26 del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, sono versate in tesoreria secondo modalita’ da stabilire con decreto del Ministro per le finanze di concerto con il Ministro per il tesoro.
Testo vigente verificato su Normattiva. Scheda in arricchimento editoriale.
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