Autore: Andrea Marton

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Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale

Cura Legge in Chiaro: la spiegazione in linguaggio chiaro dei testi normativi italiani, dal TUIR al Codice Civile, dai contratti collettivi alla Legge di Bilancio, sempre a partire dalle fonti ufficiali.

Metodo editoriale

  • Ogni scheda parte dal testo vigente pubblicato su Normattiva, non da rielaborazioni di terzi.
  • Le tabelle retributive CCNL sono ricostruite dai PDF ARAN e dai testi contrattuali depositati dalle parti firmatarie.
  • Vigenze e rinnovi sono verificati alla fonte e riportati con la data della verifica: quando un contratto viene rinnovato, le schede collegate vengono corrette.
  • Importi, aliquote e scadenze sono verificati sulle fonti primarie indicate in fondo a ogni scheda, con la data della verifica.
  • Gli errori segnalati vengono corretti e la correzione resta visibile nella pagina.

Fonti consultateNormattiva · Gazzetta Ufficiale · ARAN · Agenzia delle Entrate · INPS · INAIL · Banca d’Italia

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I contenuti pubblicati hanno finalità esclusivamente informativa e divulgativa: non costituiscono consulenza professionale e non sostituiscono il parere di un professionista abilitato. Per la valutazione del caso concreto occorre sempre rivolgersi a un professionista.

  • Art. 89 CTS – Coordinamento normativo

    Art. 89 D.Lgs. 117/2017 Codice Terzo Settore – Coordinamento normativo

    In vigore dal 03/08/2017

    1. Agli enti del Terzo settore di cui all'articolo 79, comma 1, non si applicano le seguenti disposizioni: a) l'articolo 143, comma 3, l'articolo 144, commi 2, 5 e 6 e gli articoli 148 e 149 del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917; b) l' articolo 3, commi 1 e 2, del decreto legislativo 31 ottobre 1990, n. 346 e gli articoli 1, comma 2 e 10, comma 3 del decreto legislativo 31 ottobre 1990, n. 347; c) la legge 16 dicembre 1991, n. 398.

    2. Le norme di cui al comma 1, lettera b) continuano ad applicarsi ai trasferimenti a titolo gratuito, non relativi alle attività di cui all'articolo 5, eseguiti a favore dei soggetti di cui all'articolo 4, comma 3, iscritti nel Registro unico nazionale del Terzo Settore.

    3. PERIODO SOPPRESSO DAL D.LGS. 3 AGOSTO 2018, N. 105.

    3. Ai soggetti di cui all'articolo 4, comma 3, iscritti nel Registro unico nazionale del Terzo settore gli articoli da 143 a 148 del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, si applicano limitatamente alle attività diverse da quelle elencate all'articolo 5, purché siano in possesso dei requisiti qualificanti ivi previsti.

    4. All'articolo 148, comma 3, del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, le parole: 'Per le associazioni politiche, sindacali e di categoria, religiose, assistenziali, culturali, sportive dilettantistiche, di promozione sociale e di formazione extra-scolastica della persona, nonché per le strutture periferiche di natura privatistica necessarie agli enti pubblici non economici per attuare la funzione di preposto a servizi di pubblico interessé sono sostituite dalle seguenti: 'Per le associazioni politiche, sindacali e di categoria, religiose, assistenziali, sportive dilettantistiche, nonché per le strutture periferiche di natura privatistica necessarie agli enti pubblici non economici per attuare la funzione di preposto a servizi di pubblico interessé.

    5. All' articolo 6, del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 601, è aggiunto, in fine, il seguente comma: «La riduzione non si applica agli enti iscritti nel Registro Unico nazionale del terzo settore. Ai soggetti di cui all'articolo 4, comma 3, codice del Terzo settore di cui all' articolo 1, comma 2, lettera b), della legge 6 giugno 2016, n. 106, iscritti nel Registro unico nazionale del Terzo settore, la riduzione si applica limitatamente alle attività diverse da quelle elencate all'articolo 5 del medesimo decreto legislativo».

    6. All' articolo 52, comma 1, del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, le parole: «al decreto legislativo 4 dicembre 1997, n. 460 » sono sostituite dalle seguenti: «al codice del Terzo settore di cui all' articolo 1, comma 2, lettera b), della legge 6 giugno 2016, n. 106 ».

    7. Si intendono riferite agli enti non commerciali del Terzo settore di cui all'articolo 82, comma 1, le disposizioni normative vigenti riferite alle ONLUS in quanto compatibili con le disposizioni del presente decreto. PERIODO SOPPRESSO DAL D.LGS. 4 DICEMBRE 2025, N. 186.

    8. All' articolo 1, comma 3, della legge 22 giugno 2016, n. 112, le parole: «organizzazioni non lucrative di utilità sociale di cui all' articolo 10, comma 1, del decreto legislativo 4 dicembre 1997, n. 460, riconosciute come persone giuridiche, che operano prevalentemente nel settore della beneficenza di cui al comma 1, lettera a), numero 3), dell' articolo 10 del decreto legislativo 4 dicembre 1997, n. 460, anche ai sensi del comma 2-bis dello stesso articolo» sono sostituite dalle seguenti: «enti del Terzo settore non commerciali, che operano prevalentemente nel settore della beneficenza di cui all'articolo 5, comma 1, lettera u)».

    9. All' articolo 32, comma 7, della legge 11 agosto 2014 n. 125 è aggiunto in fine il seguente periodo: «Le Organizzazioni non governative di cui al presente comma sono iscritte nel Registro unico nazionale del Terzo settore».

    10. All' articolo 6, comma 9, della legge 22 giugno 2016, n. 112 le parole «le agevolazioni di cui all' articolo 14, comma 1, del decreto-legge 14 marzo 2005, n. 35, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 maggio 2005, n. 80, e i limiti ivi indicati sono elevati, rispettivamente, al 20 per cento del reddito complessivo dichiarato e a 100.000 euro» sono sostituite dalle seguenti: «le agevolazioni previste per le organizzazioni di volontariato ai sensi dell'articolo 83, commi 1 e 2, del codice del Terzo settore di cui all' articolo 1, comma 2, lettera b), della legge 6 giugno 2016, n. 106 ».

    11. Ai soggetti che effettuano erogazioni liberali agli enti del Terzo settore non commerciali di cui all'articolo 79, comma 5, nonché alle cooperative sociali, non si applicano, per le medesime erogazioni liberali, le disposizioni di cui all'articolo 15, comma 1.1. e all'articolo 100, comma 2, lettera h), del testo unico delle imposte sui redditi approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917.

    12. La deducibilità dal reddito imponibile delle erogazioni liberali prevista dall'articolo 10, comma 1, lettera g), del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, è consentita a condizione che per le medesime erogazioni il soggetto erogante non usufruisca delle detrazioni d'imposta di cui all'articolo 15, comma 1.1, del medesimo testo unico.

    13. La deducibilità dal reddito imponibile delle erogazioni liberali previste dall'articolo 100, comma 2, lettere a) e b), del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, è consentita a condizione che per le medesime erogazioni liberali il soggetto erogante non usufruisca delle deduzioni previste dalla lettera h) del medesimo articolo 100, comma

    2. 14. La deducibilità dal reddito imponibile delle erogazioni liberali previste all'articolo 153, comma 6, lettere a) e b), del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, è consentita a condizione che per le medesime erogazioni liberali il soggetto erogante non usufruisca delle detrazioni d'imposta previste dal comma 3 del medesimo articolo

    153. 15. Alle Fondazioni lirico-sinfoniche di cui al decreto legislativo 29 giugno 1996, n. 367 e di cui alla legge 11 novembre 2003, n. 310, e successive modificazioni, iscritte nel Registro unico nazionale del Terzo settore, non si applica l'articolo 25, comma 5 del suddetto decreto legislativo.

    15-bis. Le associazioni iscritte nell'albo istituito ai sensi dell' articolo 937, comma 1, del testo unico delle disposizioni regolamentari in materia di ordinamento militare, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 15 marzo 2010, n. 90, che svolgono in via principale una o più attività di interesse generale di cui all'articolo 5 del presente codice possono essere iscritte nel Registro unico nazionale del Terzo settore, nel rispetto della specificità della composizione della loro base associativa e delle finalità di cui al medesimo articolo

    937. Il requisito della strumentalità di cui all'articolo 6 del presente codice sussiste qualora le attività diverse siano esercitate per la realizzazione delle specifiche finalità delle associazioni medesime. Agli oneri derivanti dall'attuazione del presente comma, valutati in 6,75 milioni di euro per l'anno 2025 e in 3,95 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2026, si provvede mediante corrispondente riduzione delle proiezioni dello stanziamento del fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini del bilancio triennale 2024-2026, nell'ambito del programma "Fondi di riserva e speciali" della missione "Fondi da ripartire" dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2024, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al Ministero della difesa.

    16. Alle associazioni che operano o che partecipano a manifestazioni di particolare interesse storico, artistico e culturale, legate agli usi ed alle tradizioni delle comunità locali, iscritte nel Registro unico nazionale del Terzo settore, non si applica l' articolo 1, commi 185, 186 e 187 della legge 27 dicembre 2006, n. 296.

    17. In attuazione dell' articolo 115 del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, le regioni, gli enti locali e gli altri enti pubblici possono attivare forme speciali di partenariato con enti del Terzo settore che svolgono le attività indicate all'articolo 5, comma 1, lettere f), i), k) o z), individuati attraverso le procedure semplificate di cui all' articolo 151, comma 3, del decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50, dirette alla prestazione di attività di valorizzazione di beni culturali immobili di appartenenza pubblica.

    18. Le attività indicate all'articolo 79, comma 4, lett. a), fermo restando il regime di esclusione dall'imposta sul valore aggiunto, sono esenti da ogni altro tributo.

    19. Alla legge 19 agosto 2016, n. 166, sono apportate le seguenti modificazioni: a) all'articolo 2, comma 1, lettera b), le parole «i soggetti di cui all' articolo 10 del decreto legislativo 4 dicembre 1997, n. 460 » sono sostituite dalle seguenti: «gli enti del Terzo settore non commerciali di cui all'articolo 79, comma 5, del codice del Terzo settore di cui all' articolo 1, comma 2, lettera b), della legge 6 giugno 2016, n. 106 »; b) all'articolo 16, comma 5, lettera a), numero 2, le parole «agli enti pubblici, alle ONLUS e agli enti privati costituiti per il perseguimento, senza scopo di lucro, di finalità civiche e solidaristiche e che, in attuazione del principio di sussidiarietà e in coerenza con i rispettivi statuti o atti costitutivi, promuovono e realizzano attività d'interesse generale anche mediante la produzione e lo scambio di beni e servizi di utilità sociale nonché attraverso forme di mutualità» sono sostituite dalle seguenti: «ai soggetti di cui all' articolo 2, comma 1, lettera b), della legge 19 agosto 2016, n. 166.

    20. All' articolo 15 del decreto del Presidente della Repubblica 29 luglio 1982 n. 571, comma 6, le parole «i soggetti di cui all' articolo 10 del decreto legislativo 4 dicembre 1997, n. 460 » sono sostituite dalle seguenti: «gli enti del Terzo settore non commerciali di cui all'articolo 79, comma 5, del codice del Terzo settore di cui all' articolo 1, comma 2, lettera b), della legge 6 giugno 2016, n. 106 ».

    21. All' articolo 1, comma 236, della legge 27 dicembre 2013, n. 147 le parole «i soggetti di cui all' articolo 10 del decreto legislativo 4 dicembre 1997, n. 460 » sono sostituite dalle seguenti: «gli enti del Terzo settore non commerciali di cui all'articolo 79, comma 5, del codice del Terzo settore di cui all' articolo 1, comma 2, lettera b), della legge 6 giugno 2016, n. 106 ».

    22. All' articolo 1, comma 1 della legge 25 giugno 2003, n. 155 le parole «i soggetti di cui all' articolo 10 del decreto legislativo 4 dicembre 1997, n. 460 » sono sostituite dalle seguenti: «gli enti del Terzo settore non commerciali di cui all'articolo 79, comma 5, del codice del Terzo settore di cui all' articolo 1, comma 2, lettera b), della legge 6 giugno 2016, n. 106 ».

    23. All' articolo 157, comma 1-bis, del decreto legislativo 24 aprile 2006, n. 219, sono apportate le seguenti modifiche: a) le parole «organizzazioni non lucrative di utilità sociale (ONLUS)» sono sostituite dalle seguenti: «enti del Terzo settore non commerciali di cui all'articolo 79, comma 5, del codice del Terzo settore di cui all' articolo 1, comma 2, lettera b), della legge 6 giugno 2016, n. 106 »; b) le parole «Alle ONLUS» sono sostituite dalle seguenti: «Agli enti del Terzo settore non commerciali di cui all'articolo 79, comma 5, del codice del Terzo settore di cui all' articolo 1, comma 2, lettera b), della legge 6 giugno 2016, n. 106 ».

  • Art. 63 CAD – Organizzazione e finalità dei servizi in rete (abrogato)

    Art. 63 CAD – Organizzazione e finalità dei servizi in rete

    D.Lgs. 7 marzo 2005, n. 82 – Codice dell’amministrazione digitale

    Articolo abrogato. Non è più in vigore: l’abrogazione è stata disposta dal D.Lgs. 13 dicembre 2017, n. 217. Il testo previgente è riportato qui sotto a fini di consultazione storica.

    Testo previgente

    [I soggetti di cui all’articolo 2, comma 2] individuano le modalità di erogazione dei servizi in rete in base a criteri di valutazione di efficacia, economicità ed utilità e nel rispetto dei principi di eguaglianza e non discriminazione, tenendo comunque presenti le dimensioni dell’utenza, la frequenza dell’uso e l’eventuale destinazione all’utilizzazione da parte di categorie in situazioni di disagio.

    2. [I soggetti di cui all’articolo 2, comma 2] progettano e realizzano i servizi in rete mirando alla migliore soddisfazione delle esigenze degli utenti, in particolare garantendo la completezza del procedimento, la certificazione dell’esito e l’accertamento del grado di soddisfazione dell’utente.

    A tal fine, sono tenuti ad adottare strumenti idonei alla rilevazione immediata, continua e sicura del giudizio degli utenti, [in conformità alle regole tecniche di cui all’articolo 71] 3.

    Le pubbliche amministrazioni collaborano per integrare i procedimenti di rispettiva competenza al fine di agevolare gli adempimenti di cittadini ed imprese e rendere più efficienti i procedimenti che interessano più amministrazioni, attraverso idonei sistemi di cooperazione.

    3-bis. [Comma abrogato dal D.Lgs. 26 agosto 2016, n. 179] 3-ter.

    [Comma abrogato dal D.Lgs. 26 agosto 2016, n. 179] 3-quater.

    [Comma abrogato dal D.Lgs. 26 agosto 2016, n. 179] 3-quinquies.

    [Comma abrogato dal D.Lgs. 26 agosto 2016, n. 179]

  • Art. 66 D.Lgs. 231/2001 – Sentenza di esclusione della responsabilità dell’ente

    Art. 66 D.Lgs. 231/2001 Responsabilita Enti – Sentenza di esclusione della responsabilità dell’ente

    In vigore dal 04/07/2001

    1. Se l'illecito amministrativo contestato all'ente non sussiste, il giudice lo dichiara con sentenza, indicandone la causa nel dispositivo. Allo stesso modo procede quando manca, è insufficiente o è contraddittoria la prova dell'illecito amministrativo.

  • Art. 88 CTS – «De minimis»

    Art. 88 D.Lgs. 117/2017 Codice Terzo Settore – «De minimis»

    In vigore dal 03/08/2017

    1. Le agevolazioni di cui ((all'articolo 82, commi 3, quarto periodo, 7 e 8,)) e all'articolo 85, commi 2 e 4, sono concesse ai sensi e nei limiti del regolamento (UE) n. 1407/2013 della Commissione, del 18 dicembre 2013 , relativo all'applicazione degli articoli 107 e 108 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea agli aiuti «de minimis», ((del regolamento (UE) n. 1408/2013 della Commissione, del 18 dicembre 2013 , relativo all'applicazione degli articoli 107 e 108 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea agli aiuti 'de minimis' nel settore agricolo, e del regolamento (UE) n. 360/2012 della Commissione, del 25 aprile 2012 , relativo all'applicazione degli articoli 107 e 108 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea agli aiuti di importanza minore ('de minimis') concessi alle imprese che forniscono servizi di interesse economico generale)) .

  • Art. 184 D.Lgs. 42/2004 – Norme abrogate e interpretative

    Art. 184 D.Lgs. 42/2004 – Norme abrogate e interpretative

    D.Lgs. 22 gennaio 2004, n. 42 – Codice dei beni culturali e del paesaggio

    1. Sono abrogate le seguenti disposizioni: – legge 1 giugno 1939, n. 1089, articolo 40 , nel testo da ultimo sostituito dall' articolo 9 della legge 12 luglio 1999, n. 237 ; – decreto del Presidente della Repubblica 30 settembre 1963, n. 1409 , limitatamente: all'articolo 21, commi 1 e 3, e comma 2, nel testo, rispettivamente, modificato e sostituito dall' articolo 8 del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 281 ; agli articoli 21-bis e 22, comma 1, nel testo, rispettivamente, aggiunto e modificato dall'articolo 9 del medesimo decreto legislativo; – decreto del Presidente della Repubblica 14 gennaio 1972, n. 3 , limitatamente all'articolo 9; – decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 , limitatamente all'articolo 23, comma 3 e primo periodo del comma 13-ter, aggiunto dall' articolo 30 della legge 7 dicembre 1999, n. 472 ; – legge 15 maggio 1997, n. 127 , limitatamente all'articolo 12, comma 5, nel testo modificato dall' articolo 19, comma 9, della legge 23 dicembre 1998, n. 448 ; e comma 6, primo periodo; – legge 8 ottobre 1997, n. 352 , limitatamente all'articolo 7, come modificato dagli articoli 3 e 4 della legge 12 luglio 1999, n. 237 e dall' articolo 4 della legge 21 dicembre 1999, n. 513 ; – decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112 , limitatamente agli articoli 148, 150, 152 e 153; – legge 12 luglio 1999, n. 237 , limitatamente all'articolo 9; – decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 281 , limitatamente agli articoli 8, comma 2, e 9; – decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490 e successive modificazioni e integrazioni; – decreto del Presidente della Repubblica 7 settembre 2000, n. 283 ; – decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196 , limitatamente all'articolo 179, comma 4; – legge 8 luglio 2003, n. 172 , limitatamente all'articolo 7.

    1-bis. Con l'espressione "servizi aggiuntivi" riportata in leggi o regolamenti si intendono i "servizi per il pubblico" di cui all'articolo 117.

  • Sfratto per morosità: procedura, termini e costi 2026

    La procedura di sfratto per morosità consente al locatore di ottenere il rilascio dell’immobile quando il conduttore non paga il canone alle scadenze pattuite. È disciplinata dagli articoli 658 e seguenti del codice di procedura civile e dalla legge 392/1978 sulle locazioni abitative. La procedura ha cadenze rapide: notifica dell’intimazione, udienza di convalida, eventuale concessione del termine di grazia, esecuzione del rilascio. Questa guida illustra termini, atti, importi minimi per la morosità, tutele del conduttore e costi del procedimento.

    Cosa stabilisce la legge in materia

    Il contratto di locazione, definito dall’art. 1571 c.c., obbliga il conduttore a pagare il corrispettivo nei termini pattuiti (art. 1587 c.c.). Il mancato pagamento legittima il locatore a chiedere la risoluzione del contratto per inadempimento e il rilascio dell’immobile. Per le locazioni abitative la legge 392/1978, all’art. 5, prevede una soglia di morosità qualificata: il mancato pagamento di una sola mensilità di canone alla scadenza, decorsi venti giorni, costituisce grave inadempimento. Per gli oneri accessori il limite è elevato a un importo pari a due mensilità. Per le locazioni a uso diverso dall’abitativo non opera la soglia legale: vale la regola generale della non scarsa importanza dell’inadempimento. L’art. 657 c.p.c. disciplina l’intimazione di licenza per finita locazione, mentre l’art. 658 c.p.c. regola specificamente l’intimazione di sfratto per morosità. L’art. 660 c.p.c. prevede le forme dell’atto introduttivo e i termini di comparizione.

    L’intimazione di sfratto e l’udienza di convalida

    La procedura inizia con l’intimazione di sfratto, atto stragiudiziale convertito in atto introduttivo del giudizio. Il locatore deve notificarla al conduttore con contestuale citazione a comparire davanti al tribunale del luogo in cui si trova l’immobile, ai sensi dell’art. 660 c.p.c.. Il termine di comparizione non può essere inferiore a venti giorni liberi dalla notifica. All’udienza il giudice valuta la regolarità del contraddittorio. Se il conduttore non compare e non è giustificato, oppure compare e non si oppone, l’art. 663 c.p.c. consente la convalida dello sfratto con ordinanza emessa nella stessa udienza. L’ordinanza di convalida costituisce titolo esecutivo per il rilascio. L’art. 664 c.p.c. disciplina l’apposizione della formula esecutiva e la trasmissione dell’ordinanza all’ufficiale giudiziario. L’art. 665 c.p.c. regola l’opposizione del conduttore: se questi compare e si oppone, il giudice – su istanza del locatore – può emettere ordinanza non impugnabile di rilascio quando l’opposizione non sia fondata su prova scritta o sia di pronta soluzione, salva la prosecuzione del giudizio nel merito.

    Il termine di grazia e la sanatoria della morosità

    Una tutela centrale per il conduttore è il termine di grazia. All’udienza di convalida, l’art. 55 L. 392/1978 consente al conduttore, dinanzi a comprovate condizioni di difficoltà, di ottenere dal giudice un termine non superiore a 90 giorni (120 giorni se l’inadempienza, protrattasi per non oltre due mesi, dipende da precarie condizioni economiche sopravvenute per disoccupazione, malattie o gravi difficoltà comprovate) – per sanare la morosità versando i canoni scaduti, gli oneri accessori, gli interessi legali e le spese del procedimento liquidate dal giudice. Se la sanatoria avviene integralmente entro il termine concesso, la procedura si estingue e il contratto prosegue. La sanatoria può essere richiesta non più di tre volte nel quadriennio (art. 55 l. 392/1978 per le locazioni abitative). In caso di mancato pagamento entro il termine, il giudice emette ordinanza di convalida nella successiva udienza fissata. L’art. 667 c.p.c. disciplina la mutatio del giudizio di convalida in giudizio ordinario di cognizione quando l’opposizione non sia rigettata in via sommaria. L’art. 662 c.p.c. prevede la possibilità di cumulare nell’atto la domanda di rilascio e quella di pagamento dei canoni scaduti, generando così un titolo esecutivo per il rilascio e – separatamente – per il pagamento dei canoni arretrati. L’art. 661 c.p.c. regola le forme della contestuale citazione per il merito.

    Dall’ordinanza al rilascio: l’esecuzione

    Ottenuta l’ordinanza di convalida con formula esecutiva (art. 664 c.p.c.), il locatore notifica al conduttore il precetto di rilascio e, decorsi dieci giorni, l’avviso di sloggio con indicazione della data dell’accesso dell’ufficiale giudiziario. L’esecuzione per rilascio è disciplinata dagli articoli 605-611 c.p.c. L’ufficiale giudiziario accede all’immobile e, in presenza del conduttore, intima il rilascio. Se l’immobile non è spontaneamente liberato, l’ufficiale procede al rilascio coattivo, eventualmente con la forza pubblica. L’esecuzione può essere differita per gravi motivi (art. 6 l. 431/1998). L’art. 1591 c.c. disciplina gli effetti del ritardato rilascio: il conduttore in mora è tenuto a corrispondere il corrispettivo convenuto fino all’effettivo rilascio, oltre al risarcimento del maggior danno. L’art. 1590 c.c. regola la restituzione della cosa locata nello stato in cui è stata ricevuta. L’art. 1588 c.c. pone in capo al conduttore la responsabilità per la perdita o deterioramento della cosa, salva la prova che siano avvenuti senza sua colpa.

    Sfratto per finita locazione e altre ipotesi

    Distinta dallo sfratto per morosità è la procedura per finita locazione, disciplinata dall’art. 659 c.p.c. e regolata dalla legge 392/1978 e, per le locazioni abitative, dalla legge 431/1998. In questa ipotesi il locatore non lamenta inadempimento ma intende riprendere la disponibilità dell’immobile alla naturale scadenza del contratto. La licenza per finita locazione può essere intimata prima della scadenza del contratto, con la contestuale citazione per la convalida, rispettando i termini prescritti dal contratto, dalla legge o dagli usi locali (art. 657 c.p.c.); lo sfratto può essere intimato dopo la scadenza se è esclusa la tacita riconduzione. L’art. 668 c.p.c. disciplina l’opposizione dopo la convalida: se l’intimazione è stata convalidata in assenza dell’intimato, questi può opporsi provando di non averne avuto tempestiva conoscenza per irregolarità della notificazione o per caso fortuito o forza maggiore.

    La recesso del conduttore, disciplinata dall’art. 4 della legge 392/1978 per le locazioni abitative e dall’art. 27 della l. 392/1978 per le locazioni a uso diverso, consente al conduttore di recedere anticipatamente per gravi motivi con preavviso di sei mesi. La rinuncia tacita del locatore alla risoluzione per morosità si configura solo in presenza di comportamenti univoci e incompatibili con la volontà di ottenere il rilascio. La giurisprudenza esclude che la mera accettazione di pagamenti parziali integri rinuncia, salvo che vi sia inequivoca remissione del debito. L’art. 1596 c.c. disciplina inoltre la durata della locazione e la rinnovazione tacita ex art. 1597 c.c. quando il conduttore continui a detenere la cosa locata senza opposizione del locatore.

    Costi, casi pratici e graduazione del rilascio

    Il contributo unificato segue gli scaglioni ordinari calcolati sull’ammontare dei canoni scaduti e a scadere fino alla naturale cessazione del contratto. A questo si aggiungono l’onorario del difensore, i diritti di notifica dell’intimazione e del precetto, le competenze dell’ufficiale giudiziario per l’accesso esecutivo (con maggiorazione per eventuali accessi differiti). Tizio, locatore di un appartamento ad uso abitativo, intima sfratto al conduttore Caio per quattro mensilità non pagate: Caio compare all’udienza, riconosce la morosità e chiede il termine di grazia ai sensi dell’art. 55 L. 392/1978; il giudice concede 90 giorni, Caio versa integralmente e la procedura si estingue. Sempronio, conduttore commerciale, omette il pagamento di sei mensilità: il locatore intima sfratto e ottiene la convalida; in sede esecutiva il giudice può graduare il rilascio in base a comprovate ragioni di necessità del conduttore o di soggetti del suo nucleo familiare. Tipici errori del locatore sono l’imprecisione nell’indicazione dei canoni scaduti, l’omessa notifica al coniuge convivente, la mancata allegazione del contratto registrato. Errori del conduttore sono la mancata comparizione, la sanatoria parziale (insufficiente a estinguere il giudizio), la richiesta di termine di grazia oltre il limite quadriennale.

    Articoli chiave da consultare

    Domande frequenti

    Dopo quanti mesi di mancato pagamento si può sfrattare?

    Per le locazioni abitative basta una sola mensilità non pagata da oltre venti giorni dalla scadenza, ai sensi della legge 392/1978. Per le locazioni a uso diverso vale la regola della non scarsa importanza dell’inadempimento valutata in concreto dal giudice.

    Cos’è il termine di grazia?

    È la possibilità per il conduttore di sanare la morosità all’udienza di convalida versando canoni scaduti, oneri, interessi e spese entro un termine fissato dal giudice (massimo 90 giorni, prorogabili a 120). Concedibile non più di tre volte nel quadriennio.

    Quanto tempo serve per uno sfratto?

    Dalla notifica dell’intimazione alla convalida passano in genere 30-60 giorni, salvo opposizione. Se concesso il termine di grazia, 90-120 giorni aggiuntivi. L’esecuzione del rilascio richiede ulteriori settimane o mesi. Tempi medi complessivi: 6-12 mesi.

    Il conduttore può sospendere il pagamento se ci sono problemi nell’immobile?

    No, salvo casi limite di immobile totalmente inidoneo all’uso pattuito. La giurisprudenza esige che il conduttore continui a pagare il canone proponendo eventuale azione di riduzione o risarcimento. L’autoriduzione unilaterale espone allo sfratto per morosità.

    Quanto costa una procedura di sfratto?

    Contributo unificato in base al valore (mensilità scadute e a scadere), notifica dell’atto, onorario del difensore (DM 55/2014), eventuali costi per l’esecuzione (precetto, accesso dell’ufficiale giudiziario). Indicativamente, da 1.500 a oltre 4.000 euro per procedimenti semplici.

    Obblighi del conduttore e responsabilità per danni

    Oltre al pagamento del canone, il conduttore è tenuto a una serie di obblighi accessori che incidono sul rapporto e che possono fondare ulteriori pretese del locatore. L’art. 1587 c.c. impone al conduttore di servirsi della cosa secondo l’uso pattuito e con la diligenza del buon padre di famiglia. Il mutamento unilaterale della destinazione d’uso (es. trasformazione di abitazione in studio professionale, di negozio in pubblico esercizio) costituisce grave inadempimento e legittima la risoluzione del contratto. Il subaffitto totale è vietato per le locazioni abitative salvo espresso consenso del locatore; quello parziale è ammesso ma va comunicato.

    L’art. 1588 c.c. pone in capo al conduttore la responsabilità per la perdita o il deterioramento della cosa, salva la prova che siano avvenuti senza sua colpa. La presunzione di colpa opera anche per i fatti di terzi ammessi nell’immobile (familiari, ospiti, dipendenti). L’art. 1590 c.c. disciplina la restituzione della cosa locata: il conduttore deve restituirla nello stato in cui l’ha ricevuta, salvo il deterioramento o il consumo derivante dall’uso conforme al contratto. La descrizione dell’immobile, redatta al momento della consegna e firmata da entrambe le parti, costituisce lo strumento principale per documentare lo stato iniziale ed evitare contestazioni al rilascio. La sua assenza fa presumere che l’immobile sia stato consegnato in buono stato.

    I miglioramenti apportati dal conduttore, regolati dall’art. 1592 c.c., danno diritto a indennizzo solo se eseguiti con il consenso scritto del locatore. Le addizioni (opere separabili senza nocumento) possono essere rimosse dal conduttore al termine del rapporto, salvo che il locatore preferisca trattenerle pagando un’indennità. Per le locazioni a uso non abitativo, la legge 392/1978 prevede inoltre l’indennità di avviamento commerciale a favore del conduttore costretto a rilasciare l’immobile alla naturale scadenza per disdetta del locatore: l’indennità è pari a 18 mensilità (21 per attività alberghiere) e non spetta in caso di risoluzione per inadempimento o di recesso del conduttore.

    Tutele e strumenti di sostegno per il conduttore

    Il sistema offre al conduttore moroso diversi strumenti di tutela. Oltre al termine di grazia ex art. 55 L. 392/1978, il giudice dell’esecuzione può graduare il rilascio in presenza di gravi ragioni di necessità del conduttore o del suo nucleo familiare, particolarmente se vi siano persone anziane, malate o minori. Il differimento non può di norma superare i sei mesi, salvo proroghe motivate. Per le situazioni di particolare fragilità sociale, le Prefetture possono attivare specifici tavoli di concertazione con i Comuni per individuare soluzioni alloggiative alternative prima dell’esecuzione coattiva.

    Le persone in condizione di morosità incolpevole (per perdita del lavoro, malattia grave, riduzione dell’orario di lavoro o eventi imprevisti) possono accedere al Fondo nazionale per la morosità incolpevole, istituito dalla legge 124/2013 e gestito a livello comunale. Il contributo, fino a 12.000 euro per nucleo familiare, può coprire mensilità arretrate, residuo del contratto, o nuovo deposito cauzionale per un alloggio di analoga natura. L’accesso è subordinato a requisiti di reddito (ISEE inferiore a 35.000 euro), a condizioni soggettive di vulnerabilità e alla presentazione della domanda al Comune nei termini fissati dal bando regionale o comunale.

    Il patto di non conduzione, accordo con cui il locatore si impegna a non procedere con lo sfratto in cambio di un piano di rientro del debito, costituisce un’alternativa stragiudiziale frequentemente percorsa. La mediazione civile, pur non essendo condizione di procedibilità per lo sfratto, può favorire soluzioni transattive: il verbale di mediazione, omologato dal presidente del tribunale, costituisce titolo esecutivo per il rilascio. La sospensione legale degli sfratti, disposta in passato per ragioni emergenziali, è oggi sostituita da misure mirate per i conduttori con difficoltà economiche documentate.

    Da considerare attentamente è il regime della caparra e del deposito cauzionale. Il deposito cauzionale, previsto dall’art. 11 della legge 392/1978, non può superare tre mensilità di canone e produce interessi legali a favore del conduttore. Non può essere utilizzato in compensazione con i canoni scaduti se non al termine del rapporto: il locatore che vi attinga unilateralmente in corso di rapporto compie un inadempimento autonomo. Al rilascio dell’immobile, salvo opposizione del locatore per danni documentati, il deposito va restituito. La trattenuta unilaterale espone il locatore all’obbligo di restituzione e al risarcimento del danno.

    Risorse correlate

    Approfondisci con i nostri commenti: Art. 658 c.p.c.: Intimazione di sfratto per morosità, Art. 663 c.p.c.: Mancata comparizione o mancata opposizione dell, Art. 666 c.p.c.: Contestazione sull'ammontare dei canoni, Articolo 1591 Codice Civile: Danni per ritardata restituzione. Per la disciplina sostanziale del contratto di locazione consulta il Codice civile.

    Questa guida ha valore divulgativo e non costituisce consulenza legale. Per casi specifici è raccomandato il parere di un professionista abilitato.

  • Art. 62 sexies CAD – Anagrafe nazionale digitale della gente di mare – ANGEMAR

    Art. 62 sexies D.Lgs. 82/2005 CAD – Anagrafe nazionale digitale della gente di mare – ANGEMAR

    1. È istituita, presso il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, l'Anagrafe nazionale digitale della gente di mare (ANGEMAR), finalizzata alla gestione unitaria, digitale e interoperabile dei dati relativi alla carriera professionale, ai titoli, agli imbarchi e alle abilitazioni e certificazioni della gente di mare, anche ai fini del collocamento e del monitoraggio del mercato del lavoro marittimo. L'ANGEMAR, al raggiungimento della piena operatività, sostituisce le anagrafi, i registri e gli archivi previsti a legislazione vigente, ivi compresi quelli previsti dal codice della navigazione, di cui al regio decreto 30 marzo 1942, n. 327, dal regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 15 febbraio 1952, n. 328, e dal regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 18 aprile 2006, n. 231.

    2. L'ANGEMAR è integrata con i servizi della piattaforma digitale nazionale dati di cui all'articolo 50-ter e consente l'alimentazione, l'aggiornamento e la consultazione dei dati da parte degli uffici d'iscrizione della gente di mare, del personale appartenente alla gente di mare, degli armatori e dei centri di formazione autorizzati nonché dei soggetti internazionali convenzionati per le parti di rispettiva competenza. L'ANGEMAR, per il tramite dei servizi resi disponibili dalla piattaforma di cui all'articolo 50-ter, è costantemente aggiornata al fine di assicurare la coerenza dei dati ivi contenuti con l'anagrafe di cui all'articolo 62 (ANPR), con le anagrafi di cui all'articolo 62-quater (ANIST) e all'articolo 62-quinquies (ANIS), con i servizi di assistenza sanitaria al personale navigante (SASN) nonché, per le informazioni di competenza, con le anagrafi e le basi di dati detenute da altre amministrazioni.

    3. Entro centottanta giorni dalla piena operatività dell'ANGEMAR, il libretto di navigazione di cui all' articolo 122 del codice della navigazione, di cui al regio decreto n. 327 del 1942, è rilasciato sulla base delle informazioni contenute nell'ANGEMAR ed è reso disponibile anche tramite il Sistema di portafoglio digitale italiano – Sistema IT-Wallet, ai sensi dell'articolo

    64-quater. Il libretto di navigazione, dotato di microprocessore per la memorizzazione delle informazioni necessarie alla verifica dell'identità del titolare e di quelle definite dai decreti di cui al comma 4, è carta valore ai sensi dell' articolo 2, comma 10-bis, della legge 13 luglio 1966, n. 559, e la sua produzione e fornitura sono affidate dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti alla società di cui all'articolo 1 della medesima legge n. 559 del 1966.

    4. Con uno o più decreti del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, di concerto con l'Autorità politica delegata in materia di innovazione tecnologica e transizione digitale, ove nominata, sono definiti: a) i dati contenuti nell'ANGEMAR, nonché le modalità di alimentazione, aggiornamento e conservazione degli stessi, con particolare riguardo alle misure di sicurezza informatica e alle specifiche tecniche e organizzative per la gestione e il trattamento dei dati personali, in conformità al regolamento (UE) 2016/679 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 aprile 2016; b) le caratteristiche del libretto di navigazione di cui all' articolo 122 del codice della navigazione di cui al regio decreto n. 327 del 1942, rilasciato ai sensi del comma 3, nonché le modalità di verifica e consultazione dello stesso.

    5. Nelle more della piena operatività, l'ANGEMAR mette a disposizione un servizio informatico provvisorio per l'inserimento dei dati e delle informazioni essenziali da parte del personale appartenente alla gente di mare e dei centri di formazione autorizzati, secondo le modalità definite con decreto direttoriale del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti. I dati e le informazioni di cui al primo periodo confluiscono nell'ANGEMAR e sono oggetto di successiva validazione secondo le modalità stabilite dai decreti di cui al comma 4.

  • Art. 136 T.U. Stupefacenti: abrogazioni della disciplina previgente

    Art. 136 T.U. Stupefacenti – Abrogazioni

    D.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309 – Testo Unico in materia di stupefacenti e sostanze psicotrope

    1. Sono abrogati la legge 22 ottobre 1954, n. 1041, ad eccezione dell'art. 1, per quanto concerne l'Ufficio centrale stupefacenti, gli articoli 447 e 729 del codice penale e ogni altra forma in contrasto con il presente testo unico

    2. Sono abrogati gli articoli 2, 8, 9, 75, 80, 80-bis, 82 e 83 della legge 22 dicembre 1975, n.

    685. 3. Sono abrogati gli articoli 227 e 228 del decreto legislativo 28 luglio 1989, n. 271, recante norme di attuazione, di coordinamento e transitorie del codice di procedura. Torna al sommario Allegato 1 – Sostanze classificate. Nota: Allegato aggiunto dall'art. 3 del DLG 12 aprile 1996 n.

    258. Soppresso dal 27/04/2011 da: Decreto legislativo del 24/03/2011 n. 50 Articolo 1 —> Per il testo dell'allegato 1 <— —> come sostituito dal D.M. 23 settembre 2004 <— —> consultare il documento in formato PDF <— Torna al sommario Allegato 2 – Definizioni. Nota: Allegato aggiunto dall'art. 3 del DLG 12 aprile 1996 n.

    258. Soppresso dal 27/04/2011 da: Decreto legislativo del 24/03/2011 n. 50 Articolo 1 È operatore una persona fisica o giuridica che operi a livello di fabbricazione, trasformazione, commercio o distribuzione nella Comunità di sostanze classificate oppure che prenda parte ad altre attività connesse, quali intermediazione e deposito delle sostanze classificate. Torna al sommario Allegato 3 – Allegato III e III bis Allegato III Documentazione ed etichettatura 1.1. I documenti commerciali quali fatture, manifesti di carico, documenti amministrativi, documenti di trasporto e altri documenti di spedizione devono contenere informazioni sufficienti che consentano di identificare con certezza quanto segue: – il nome della sostanza classificata di cui alla categoria 1 e 2 dell'Allegato I al regolamento (CE) n. 273/2004 e dell'allegato al regolamento n. 111/2005, o se si tratta di una miscela o di un prodotto naturale, il nome della miscela o del prodotto naturale e il nome della o delle sostanze classificate contenute nella miscela o nel prodotto naturale, seguite in caso di esportazioni o di importazioni dall'espressione "DRUG PRECURSORS"; – la quantità e il peso della sostanza classificata e, se si tratta di una miscela o di un prodotto naturale, la quantità e il peso, se disponibili, della miscela o del prodotto naturale nonché la quantità e il peso, o la percentuale in peso, della o delle sostanze di cui alle categorie 1 e 2 dell'Allegato I al regolamento (CE) n. 273/2004 e dell'allegato al regolamento n. 111/2005, contenute nella miscela; – il nome e l'indirizzo del fornitore, del distributore e del destinatario e, se possibile, degli altri operatori direttamente coinvolti nella transazione, come definiti nell'articolo 70, comma

    1. L'obbligo di documentazione si applica anche alle sostanze classificate in categoria 3 al regolamento (CE) n. 273/2004 e dell'allegato al regolamento n. 111/2005, unicamente in caso di esportazione, importazione o attività di intermediazione connesse a tali operazioni. 1.2. La documentazione deve inoltre comprendere, in caso di fornitura ad un acquirente stabilito nella Comunità, la dichiarazione di cui all'articolo 4 del regolamento (CE) n. 273/2004.

    2. Dagli obblighi di cui ai precedenti punti 1.1 e 1.2 sono escluse le operazioni relative alle sostanze di cui alla categoria 2 qualora i quantitativi non superino quelli indicati nell'Allegato II al regolamento (CE) n. 273/2004.

    3. Gli operatori sono tenuti ad apporre etichette sulle sostanze di cui alle categorie 1 e 2 prima della loro immissione sul mercato, importazione o esportazione. Le etichette devono contenere il nome di tali sostanze quale figura nell'Allegato I al regolamento (CE) n. 273/2004 e dell'allegato al regolamento n. 111/2005 o, in caso di miscela o di prodotto naturale, il nome della miscela o del prodotto naturale e il nome della o delle sostanze classificate contenute nella miscela o nel prodotto naturale. Gli operatori possono apporre, in aggiunta, le loro etichette abituali. L'obbligo di etichettatura si applica anche alle sostanze classificate in categoria 3 unicamente in caso di esportazione, importazione o attività di intermediazione connesse a tali operazioni.

    4. Gli operatori devono conservare la documentazione necessaria concernente la loro attività al fine di comprovare l'osservanza degli obblighi al punto

    1. 5. La documentazione di cui ai punti 1 e 4 deve essere conservata per un periodo non inferiore a tre anni, a decorrere dalla fine dell'anno civile nel quale si sono svolte le operazioni specificate al punto 1, ed essere messa immediatamente a disposizione per un eventuale controllo, a richiesta delle autorità competenti.

    6. Tutti gli operatori in possesso di licenza per l'utilizzo di sostanze classificate in categoria 1 o registrati come operatori di sostanze classificate in categoria 2 devono informare annualmente entro il 15 febbraio, in forma sintetica e su supporto cartaceo in doppia copia o in alternativa su supporto informatico, il Ministero della salute dei quantitativi di sostanze classificate in categoria 1 e 2 prodotti, acquistati, forniti o utilizzati, anche in qualità di intermediari, nel corso dell'anno precedente, nonché la giacenza al 1 gennaio e al 31 dicembre. L'obbligo di rendicontazione annuale si applica anche agli operatori che immettono sul mercato, importano o esportano, sostanze classificate in categoria 2 in quantità inferiori ai valori soglia annuali, di cui all'allegato II al regolamento (CE) n. 273/2004, e che sono esentati dall'obbligo di registrazione. Dall'obbligo di rendicontazione annuale per le sostanze classificate in categoria 1 sono escluse le farmacie. Dall'obbligo di rendicontazione annuale per le sostanze classificate in categoria 2 sono esclusi: – le farmacie; – gli operatori che acquistano o utilizzano per soli usi connessi all'esercizio della propria attività, senza commercializzare o cedere, nel corso dell'intero anno di calendario (1 gennaio-31 dicembre) quantità di sostanze classificate in categoria 2 non superiori ai valori soglia di cui Allegato II al regolamento (CE) n. 273/2004; – le strutture o istituzioni, quali università, laboratori di tossicologia forense, laboratori di sanità pubblica, laboratori di ricerca scientifica, ambulatori veterinari, dogane, organi di polizia, laboratori ufficiali di autorità pubbliche e forze armate, che agiscono unicamente come utilizzatori di sostanze classificate in categoria

    2. Le informazioni per le operazioni di immissione sul mercato, importazione o esportazione di sostanze classificate in categoria 1 e 2 con operatori nazionali, comunitari o non comunitari devono comprendere: – nome e quantità della sostanza classificata; – nome e coordinate (indirizzo, tel., fax, e-mail) dell'operatore acquirente o fornitore, con indicazione dello Stato estero di provenienza o di destinazione in caso di operatore non italiano; – data di effettuazione dell'operazione; – giacenza al 1 gennaio e al 31 dicembre (per le sostanze classificate in categoria 1 e per la sola produzione di sostanze classificate in categoria 2). Allegato III-bis (articoli 41 e 43) Medicinali che usufruiscono delle modalità prescrittive semplificate Buprenorfina Codeina Diidrocodeina Fentanil Idrocodone Idromorfone Metadone Morfina Ossicodone Ossimorfone Sufentanil per somministrazione ad uso sublinguale Tapentadolo Torna al sommario Tabella 1 – Tabella I. Nota: —> Per il testo della tabella I consultare il documento in formato PDF <— * Vedi modifiche ulteriori dal D.M. 20/10/2022 GU 254/2022. DM 01/08/2023 GU 189/2023. DM 02/08/2023 GU 189/2023. DM 03/08/2023 GU 189/2023; D.M. 12/12/2023 GU 300/2023; DM 28 marzo 2024, GU 83/2024; DM 01 agosto 2024 Ministero della Salute, GU 189/2024; DM 02 agosto 2024 Ministero della Salute , GU 189/2024; DM 28 novembre 2024 Ministero della Salute, GU 287/2024; DM 16/12/2025 GU 300/2025. DM 13/01/2026 GU 15/2026. Torna al sommario Tabella 2 – Tabella II. —> Per il testo della tabella II consultare il documento in formato PDF <— N.D.R.: Con decreto del Ministro della salute 19 giugno 2006, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 27 giugno 2006 n. 147, sono state apportate le seguenti modifiche alla presente tabella II: – dalla tabella II, sezione B di cui all'art. 14 del testo unico è esclusa la seguente sostanza: denominazione comune: tramadolo; denominazione chimica: 2-((dimetilamino)metil)-1 -(3-metossifenil)-cicloesanolo; – dalla tabella II, sezione D di cui all'art. 14 del testo unico è esclusa la voce: le "composizioni contenenti tramadolo". – Con decreto del Ministro della salute del 18 aprile 2007, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 28 aprile 2007 n. 98, sono state apportate modifiche alla presente tabella II. Per i dettagli si rimanda alla consultazione del citato decreto del 18 aprile

    2007. – Con decreto del Ministro della salute del 21 dicembre 2007, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 29 gennaio 2008 n. 29, sono state apportate modifiche alla sezione D della presente tabella II. Per i dettagli si rimanda alla consultazione del citato decreto del 21 dicembre

    2007. – Con decreto del Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali del 26 settembre 2008, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 15 ottobre 2008 n. 242, sono state apportate modifiche alle sezioni D ed E della presente tabella II. Per i dettagli si rimanda alla consultazione del citato decreto del 26 settembre

    2008. – Con decreto del Ministro della salute del 31 marzo 2010, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 3 aprile 2010 n. 78, è stata sostituita la sezione D della presente tabella II. Per i dettagli si rimanda alla consultazione del citato decreto del 31 marzo

    2010. – Con decreto del Ministro della salute del 11 giugno 2010, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 24 giugno 2010 n. 145, è stata aggiunta la seguente sostanza nella sezione A della presente tabella II: nandrolone, denominazione comune; 17-idrossi-4-estren-3-one, denominazione chimica; 19-Nortestosterone, altra denominazione. – Con decreto del Ministro della salute 31 marzo 2011, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 16 aprile 2011 n.88, sono state apportate le seguenti modifiche alla presente tabella II:

    1. Nella tabella II, sezione D, di cui all'art. 14 del decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, nel quarto riquadro, dopo la parola: "ossimorfone" è aggiunta la parola: "tapentadolo".

    2. Nella tabella II, sezione A, dopo la parola tapentadolo, sono aggiunti i simboli "". – Con decreto del Ministro della salute 2 agosto 2011, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 4 agosto 2011 n. 180, sono state elliminate le seguenti sostanze dalla presente tabella II: Amfepramone, denominazione comune 2-(dietilamino) propiofenone, denominazione chimica Dietilpropione, altra denominazione Fendimetrazina, denominazione comune (+) – (2S,3S)- 3,4-dimetil-2-fenilmorfolina, denominazione chimica Fentermina, denominazione comune Alfa,alfa-dimetilfeniletilamina, denominazione chimica Mazindolo, denominazione comune 5-(para-clorofenil)-2,5-diidro-3H-imidazo[2,1-a]isoindol-5-olo, denominazione chimica. – Con decreto del Ministro della salute 23 gennaio 2013, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 08 febbraio 2013 n. 33, sono state apportate le seguenti modifiche alla presente tabella II: – nella sezione B sono inseriti, secondo l'ordine alfabetico, i Medicinali di origine vegetale a base di cannabis (sostanze e preparazioni vegetali, inclusi estratti e tinture). Ai sensi dei commi 2, 3, 30 dell'articolo 1 e dell'allegato al decreto legge 20 marzo 2014 n. 36 la tabella 1 è stata modificata come da documento pdf. allegato Torna al sommario Tabella 3 – Tabella III —-> Per visualizzare il testo della tabella, consultare il documento in formato pdf. <—- Torna al sommario Tabella 4 – Tabella IV Nota: Vedi modifiche ulteriori apportate da: DM 29/12/2020 Ministero della salute, GU 05/02/2021 n. 30; DM 02/12/2021 Ministero della Salute, GU 15/12/2021 n. 297; DM 16/12/2025 Ministero della Salute GU 29/12/2025 n.

    300. SOSTANZE DENOMINAZIONE ALTRA DENOMINAZIONE COMUNE CHIMICA DENOMINAZIONE Acido 5-etil-5-crotilbarbiturico Acido gamma-idrossibutirrico GHB Alazepam Allobarbital Alossazolam Alprazolam Amineptina Aprobarbital Barbexaclone Barbital Benzfetamina Brallobarbital Bromazepam Brotizolam Buprenorfina Butalbital Butallilonal Butobarbital Butorfanolo Camazepam Clobazam Clonazepam Clorazepato Clordemetildiazepam Delorazepam Clordiazepossido Clossazolam Clotiazepam Destropropossifene Diazepam Estazolam Etclorvinolo Etifossina Etil loflazepato Etinamato Etizolam Fenazepam Fencamfamina Fenobarbital Fenproporex Fludiazepam Flunitrazepam Flurazepam Gamma-butirrolattone (GBL) Ketazolam Lefetamina (SPA) Loprazolam Lorazepam Lormetazepam N-metil-lorazepam Meclofenossato Medazepam Mefenorex Meprobamato Metarbital Metilfenidato Metilfenobarbital Metilossazepam Metiprilone Midazolam Nimetazepam Nitrazepam Nordazepam Desmetildiazepam Ossazepam Ossazolam Pemolina Pentazocina Pinazepam Pipradrolo Pirovalerone Prazepam Prolintano Propilesedrina Quazepam Secbutabarbital Temazepam Tetrabramato (associazione molecolare di fenobarbital, febarbamato e diferbarbamato) Tetrazepam Triazolam Vinilbital Zaleplon Zolpidem Zopiclone I sali delle sostanze iscritte nella presente tabella in tutti i casi in cui questi possono esistere. Le preparazioni contenenti le sostanze di cui alla presente tabella, in conformità alle modalità di cui alla tabella dei medicinali. La sostanza Tramadolo è stata esclusa dalla presente tabella ai sensi del DM 19/06/2006. Torna al sommario

  • Art. 65 D.Lgs. 231/2001 – Termine per provvedere alla riparazione delle conseg…

    Art. 65 D.Lgs. 231/2001 Responsabilita Enti – Termine per provvedere alla riparazione delle conseguenze del reato

    In vigore dal 04/07/2001

    1. Prima dell'apertura del dibattimento di primo grado, il giudice può disporre la sospensione del processo se l'ente chiede di provvedere alle attività di cui all'articolo 17 e dimostra di essere stato nell'impossibilità di effettuarle prima. In tal caso, il giudice, se ritiene di accogliere la richiesta, determina una somma di denaro a titolo di cauzione. Si osservano le disposizioni di cui all'articolo 49.

  • Patto di non concorrenza: guida completa (art. 2125 e 2596 c.c.)

    In sintesi (risposta rapida)

    Il patto di non concorrenza è l’accordo con cui una parte si obbliga a non svolgere attività concorrenziale nei confronti dell’altra. Il codice civile ne disciplina due specie principali, con regole diverse:

    • Patto del lavoratore dipendente (art. 2125 c.c.): vincola il dipendente dopo la cessazione del rapporto. È valido solo se ricorrono quattro requisiti cumulativi: forma scritta, corrispettivo a favore del lavoratore, limiti di oggetto, limiti di tempo e di luogo. La durata massima è di 5 anni per i dirigenti e 3 anni negli altri casi.
    • Patto tra imprenditori (art. 2596 c.c.): limita la concorrenza tra imprese. Deve essere provato per iscritto, circoscritto a una determinata zona o attività, e non può superare i 5 anni.

    Se manca anche uno solo dei requisiti dell’art. 2125, il patto del lavoratore è nullo. Un corrispettivo simbolico, irrisorio o manifestamente sproporzionato equivale, per la giurisprudenza, alla sua mancanza e determina la nullità.

    Obbligo di fedeltà (art. 2105 c.c.) e patto post-contrattuale: due cose diverse

    Prima di esaminare il patto vero e proprio, occorre distinguerlo dall’obbligo di fedeltà previsto dall’art. 2105 c.c. Durante il rapporto di lavoro, il dipendente è già tenuto a non trattare affari in concorrenza con il datore (per conto proprio o di terzi) e a non divulgare o utilizzare in modo dannoso notizie sull’organizzazione e sui metodi di produzione dell’impresa.

    Questo divieto opera per legge, in costanza di rapporto, senza bisogno di un accordo specifico e senza alcun corrispettivo aggiuntivo. Il patto di non concorrenza dell’art. 2125, invece, serve a estendere il divieto di concorrenza al periodo successivo alla cessazione del rapporto, quando l’obbligo di fedeltà non opera più: proprio perché comprime la libertà economica dell’ex dipendente, la legge pretende un corrispettivo e limiti rigorosi.

    Il patto di non concorrenza del lavoratore: i quattro requisiti (art. 2125 c.c.)

    L’art. 2125 c.c. stabilisce che il patto è nullo se non risulta da atto scritto, se non è pattuito un corrispettivo a favore del prestatore di lavoro e se il vincolo non è contenuto entro determinati limiti di oggetto, di tempo e di luogo. I quattro requisiti devono coesistere.

    1. Forma scritta

    La forma scritta è richiesta ad substantiam, cioè per l’esistenza stessa del patto. Un accordo solo verbale è radicalmente nullo. Il patto può essere contenuto nel contratto di assunzione, in un documento separato o in un atto sottoscritto durante o al termine del rapporto, purché tutte le pattuizioni essenziali siano per iscritto.

    2. Corrispettivo a favore del lavoratore

    Il datore deve riconoscere al lavoratore una somma a fronte della limitazione della sua libertà professionale futura. Su questo requisito si concentra la maggior parte del contenzioso. La giurisprudenza distingue due profili autonomi:

    • Determinatezza o determinabilità: il corrispettivo deve essere determinato o quantomeno determinabile in base a un criterio oggettivo, verificabile, che non lasci margini di discrezionalità. Il riferimento normativo è l’art. 1346 c.c. (oggetto del contratto). La durata indeterminata del rapporto non rende di per sé indeterminabile il corrispettivo, purché il metodo di calcolo sia chiaro e verificabile.
    • Congruità: il compenso non deve essere meramente simbolico, irrisorio o manifestamente sproporzionato rispetto al sacrificio imposto. Il riferimento normativo è lo stesso art. 2125 c.c. Solo quando il compenso è manifestamente inadeguato la nullità può essere pronunciata; in mancanza di tale evidenza, la clausola resta valida.

    3. Limiti di oggetto

    Il patto deve indicare con precisione quale attività è preclusa all’ex dipendente. Un divieto generico, che impedisca al lavoratore di svolgere qualsiasi attività professionale o l’intera attività appresa, rischia di essere nullo perché comprime in modo eccessivo il diritto al lavoro tutelato dall’art. 4 della Costituzione. L’oggetto va circoscritto a mansioni, settori o tipologie di clientela effettivamente concorrenziali con l’impresa.

    4. Limiti di tempo e di luogo

    Il patto deve fissare una durata e un ambito territoriale. Sul piano temporale, la durata non può superare 5 anni per i dirigenti e 3 anni negli altri casi; in caso di pattuizione di termini superiori, la durata si riduce automaticamente a quei limiti. Sul piano territoriale, l’estensione deve essere proporzionata: più ampio è il territorio, più ristretto deve essere l’oggetto (e viceversa), perché la somma dei vincoli non azzeri la possibilità concreta di lavorare.

    Quando il patto del lavoratore è nullo

    Le ipotesi di nullità più frequenti, alla luce della disciplina e degli orientamenti della Corte di cassazione, sono:

    • Mancanza di corrispettivo o corrispettivo solo simbolico/irrisorio.
    • Corrispettivo indeterminato e non determinabile con criterio oggettivo.
    • Vincolo troppo ampio (oggetto, tempo e luogo congiuntamente) tale da impedire di fatto al lavoratore di esercitare la propria professionalità.
    • Mancanza della forma scritta.

    La nullità è generalmente insanabile e rilevabile anche d’ufficio. Va però distinta dalla mera riduzione automatica della durata, che la legge prevede solo per il superamento dei limiti temporali massimi.

    Corrispettivo: in costanza di rapporto o alla cessazione?

    Una questione molto dibattuta riguarda il momento del pagamento. Il corrispettivo può essere erogato:

    • In costanza di rapporto, ad esempio come quota mensile aggiuntiva in busta paga;
    • Alla cessazione, in un’unica soluzione o in rate successive.

    La giurisprudenza richiede che la congruità sia valutabile già al momento della sottoscrizione: il giudizio non può essere rinviato alla cessazione né ancorato esclusivamente alla durata effettiva del rapporto. Un corrispettivo legato unicamente alla durata del rapporto può risultare problematico se, in caso di cessazione precoce, l’importo diventa irrisorio a fronte di un vincolo pieno. La soluzione prudente è strutturare il compenso in modo che l’equilibrio tra ampiezza del vincolo e sacrificio del lavoratore sia apprezzabile fin dalla firma.

    Clausola di recesso unilaterale e patto di opzione

    Molti datori inseriscono una clausola che consente loro di recedere dal patto, liberandosi dell’obbligo di pagare il corrispettivo. La Corte di cassazione ha ritenuto nulla la clausola che rimette al mero arbitrio del datore di lavoro la risoluzione del patto, anche in costanza di rapporto: non può essere attribuito al datore il potere unilaterale di incidere sulla durata del vincolo o di far venire meno l’attribuzione patrimoniale pattuita (Cass., sez. lavoro, ord. n. 10679 del 19 aprile 2024). Una volta sottoscritto, l’accordo è “cristallizzato” e la sopravvenuta volontà del datore non può travolgerlo.

    Diverso è il patto di opzione (art. 1331 c.c.): qui il datore si riserva, entro un termine prestabilito, la facoltà di attivare o meno il patto. Finché non esercita l’opzione, il vincolo non nasce e il lavoratore resta in standby; se la esercita entro il termine, il patto si perfeziona e il corrispettivo è dovuto; se non la esercita, il patto non produce effetti. La giurisprudenza ha ammesso questa figura entro termini rigorosi, distinguendola nettamente dal recesso arbitrario successivo alla nascita del vincolo.

    Il patto di non concorrenza tra imprenditori (art. 2596 c.c.)

    Quando il vincolo non riguarda un lavoratore subordinato ma intercorre tra imprese (ad esempio nei rapporti di fornitura, distribuzione o tra soci e società), si applica l’art. 2596 c.c. I limiti sono:

    • Forma scritta: il patto deve essere provato per iscritto (qui la scrittura è richiesta ad probationem, ai fini della prova, non per l’esistenza dell’accordo).
    • Limite di oggetto o di zona: la limitazione deve riguardare una determinata zona oppure una determinata attività.
    • Durata massima 5 anni: se la durata non è fissata o è pattuita per un periodo superiore, il patto vale comunque per il termine di cinque anni.

    A differenza dell’art. 2125, l’art. 2596 non richiede un corrispettivo come requisito di validità: il fondamento è la tutela della libertà di iniziativa economica della parte vincolata, non la protezione del contraente debole.

    Divieto di concorrenza di socio, amministratore e nella cessione d’azienda

    Socio di società di persone (art. 2301 c.c.)

    Il socio di società di persone non può, senza il consenso degli altri soci, esercitare per conto proprio o altrui un’attività concorrente con quella della società, né partecipare come socio illimitatamente responsabile a un’altra società concorrente. Il consenso si presume se l’attività preesisteva al contratto sociale e gli altri soci ne erano a conoscenza. È un divieto legale, che opera durante il rapporto sociale senza bisogno di patto.

    Amministratore

    L’amministratore è tenuto a un dovere di fedeltà e di non concorrenza connesso alla carica e ai doveri gestori. Nelle società di capitali, in assenza di una clausola statutaria o contrattuale espressa, l’automatismo dell’art. 2301 (pensato per le società di persone) non si applica ai soci di s.r.l. o s.p.a.: occorre prevedere espressamente il vincolo.

    Cessione d’azienda (art. 2557 c.c.)

    Chi aliena un’azienda deve astenersi, per cinque anni dal trasferimento, dall’iniziare una nuova impresa che per oggetto, ubicazione o altre circostanze sia idonea a sviare la clientela dell’azienda ceduta. È un divieto che opera per legge a tutela dell’acquirente; le parti possono modularlo, ma non ampliarlo oltre i limiti che impedirebbero ogni attività professionale del cedente. La regola, non avendo carattere eccezionale, è ritenuta applicabile per analogia anche ad altre fattispecie di trasferimento.

    Tutele e rimedi in caso di violazione

    Se la parte vincolata viola un patto di non concorrenza valido, l’altra parte dispone di più strumenti, cumulabili:

    • Inibitoria: l’ordine del giudice di cessare l’attività concorrenziale vietata, anche in via d’urgenza.
    • Risarcimento del danno: il ristoro del pregiudizio subito (perdita di clientela, sviamento, danno emergente e lucro cessante), il cui ammontare va però provato.
    • Clausola penale (artt. 1382 e ss. c.c.): le parti possono predeterminare l’importo dovuto in caso di violazione, evitando l’onere di provare il danno. La penale può essere ridotta dal giudice se manifestamente eccessiva. È legittimo prevedere, accanto al corrispettivo, una penale a carico del lavoratore inadempiente.

    Casi pratici

    Caso 1 – Corrispettivo simbolico (nullità)

    La “Beta Software s.r.l.” assume un programmatore e inserisce un patto biennale che vieta di lavorare per qualsiasi software house in tutta Italia, riconoscendo 200 euro una tantum. Il vincolo è amplissimo (oggetto generico + intero territorio nazionale) e il corrispettivo è irrisorio rispetto al sacrificio: il patto è verosimilmente nullo per incongruità del corrispettivo e per eccessiva ampiezza.

    Caso 2 – Recesso arbitrario del datore (clausola nulla)

    La “Gamma Distribuzione s.p.a.” pattuisce con un dirigente un patto triennale con corrispettivo mensile, riservandosi di recedere “in qualsiasi momento”. Alla cessazione, recede e non paga. Secondo l’orientamento della Cassazione (ord. n. 10679/2024), la clausola di recesso rimessa al mero arbitrio del datore è nulla: il vincolo resta efficace e il dirigente ha diritto al corrispettivo.

    Caso 3 – Patto tra imprese oltre i 5 anni (riduzione)

    La “Delta Forniture s.r.l.” e un fornitore pattuiscono per iscritto un patto di non concorrenza decennale su una determinata zona. Il patto non è nullo per la sola durata eccessiva: ai sensi dell’art. 2596 c.c. la durata si riduce automaticamente a cinque anni.

    Domande frequenti

    Il patto di non concorrenza vale anche se mi licenziano io?

    Di regola sì: il patto opera a prescindere dalla causa di cessazione (dimissioni, licenziamento, scadenza), salvo diversa previsione delle parti. È prudente disciplinare espressamente le varie ipotesi di cessazione.

    Posso rifiutare di firmarlo all’assunzione?

    Il patto è un accordo: nessuno può essere obbligato a sottoscriverlo. In pratica può essere posto come condizione dell’assunzione, ma una volta firmato vincola entrambe le parti, anche il datore (al pagamento del corrispettivo).

    Che differenza c’è tra art. 2125 e art. 2596?

    L’art. 2125 disciplina il patto del lavoratore subordinato e richiede sempre un corrispettivo congruo, con durata massima 3 anni (5 per i dirigenti). L’art. 2596 disciplina il patto tra imprenditori, non richiede corrispettivo come requisito e ha durata massima 5 anni.

    Conclusioni

    Il patto di non concorrenza è uno strumento legittimo ma fortemente tipizzato. Per il lavoratore i punti critici sono il corrispettivo congruo e determinabile e l’ampiezza ragionevole del vincolo; per le imprese contano la forma, la delimitazione e il limite quinquennale. Per la natura degli interessi in gioco e per l’evoluzione costante della giurisprudenza, ogni clausola andrebbe redatta e verificata con l’assistenza di un professionista, prima della sottoscrizione e prima di eventuali contestazioni.

  • Art. 87 CTS – Tenuta e conservazione delle scritture contabili degli Enti del terzo settore

    Art. 87 D.Lgs. 117/2017 Codice Terzo Settore – Tenuta e conservazione delle scritture contabili degli Enti del terzo settore

    In vigore dal 03/08/2017

    1. Gli enti del Terzo settore non commerciali di cui all'articolo 79, comma 5, che non applicano il regime forfetario di cui all'articolo 86, a pena di decadenza dai benefici fiscali per esse previsti, devono: a) in relazione all'attività complessivamente svolta, redigere scritture contabili cronologiche e sistematiche atte ad esprimere con compiutezza e analiticità le operazioni poste in essere in ogni periodo di gestione, e rappresentare adeguatamente nel bilancio di cui all'articolo 13 distintamente le attività indicate all'articolo 6 da quelle di cui all'articolo 5, con obbligo di conservare le stesse scritture e la relativa documentazione per un periodo non inferiore quello indicato dall' articolo 22 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600; b) in relazione alle attività svolte con modalità commerciali, di cui agli articoli 5, 6 e 7, tenere le scritture contabili previste dalle disposizioni di cui all' articolo 18 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, anche al di fuori dei limiti quantitativi previsti al comma 1 del medesimo articolo.

    2. Gli obblighi di cui al comma 1, lettera a), si considerano assolti anche qualora la contabilità consti del libro giornale e del libro degli inventari, tenuti in conformità alle disposizioni di cui agli articoli 2216 e 2217 del codice civile.

    3. I soggetti di cui al comma 1 che nell'esercizio delle attività di cui agli articoli 5 e 6 non abbiano conseguito in un anno proventi di ammontare superiore agli importi stabiliti, rispettivamente, dai commi 2 e 2-bis dell'articolo 13 possono tenere per l'anno successivo, in luogo delle scritture contabili previste al primo comma, lettera a), il rendiconto per cassa di cui, rispettivamente, ai commi 2 e 2-bis dell'articolo 13.

    4. In relazione all'attività commerciale esercitata, gli enti del Terzo settore non commerciali di cui all'articolo 79, comma 5, hanno l'obbligo di tenere la contabilità separata.

    5. Fatta salva l'applicazione dell'articolo 86, commi 5 e 8, e fermi restando gli obblighi previsti dal titolo secondo del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, gli enti del Terzo settore non commerciali di cui all'articolo 79, comma 5, limitatamente alle attività non commerciali di cui agli articoli 5 e 6, non sono soggetti all'obbligo di certificazione dei corrispettivi mediante ricevuta o scontrino fiscale né agli obblighi previsti dall' articolo 2 del decreto legislativo 5 agosto 2015, n. 127, in materia di trasmissione telematica dei dati dei corrispettivi.

    6. Gli enti del Terzo settore non commerciali di cui all'articolo 79, comma 5, che effettuano raccolte pubbliche di fondi devono inserire all'interno del bilancio redatto ai sensi dell'articolo 13 un rendiconto specifico redatto ai sensi del comma 3 dell'articolo 48, tenuto e conservato ai sensi dell' articolo 22 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, dal quale devono risultare, anche a mezzo di una relazione illustrativa, in modo chiaro e trasparente, le entrate e le spese relative a ciascuna delle celebrazioni, ricorrenze o campagne di sensibilizzazione di cui all'articolo 79, comma 4, lettera a). Il presente comma si applica anche ai soggetti che si avvalgono del regime forfetario di cui all'articolo

    86. 7. Entro tre mesi dal momento in cui si verificano i presupposti di cui all'articolo 79, comma 5, ai fini della qualificazione dell'ente del Terzo settore come ente commerciale, tutti i beni facenti parte del patrimonio dovranno essere compresi nell'inventario di cui all' articolo 15 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, con l'obbligo per il predetto ente di tenere le scritture contabili di cui agli articoli 14, 15, 16 del medesimo decreto del Presidente della Repubblica n. 600 del 1973. Le registrazioni nelle scritture cronologiche delle operazioni comprese dall'inizio del periodo di imposta al momento in cui si verificano i presupposti che determinano il mutamento della qualifica di cui all'articolo 79, comma 5, devono essere eseguite, in deroga alla disciplina ordinaria, entro tre mesi decorrenti dalla sussistenza dei suddetti presupposti.

  • Part-time e lavoro a orario ridotto nel CCNL Tessile e Moda (Artigianato)

    CCNL Tessile e Moda (Artigianato)

    Part-time e lavoro a orario ridotto nel CCNL Tessile e Moda (Artigianato)

    Il contratto a tempo parziale consente di ridurre l’orario rispetto al tempo pieno mantenendo tutte le tutele del lavoro subordinato, riproporzionate alla durata della prestazione. Forma scritta, lavoro supplementare, trasformazione e diritto di precedenza ne sono i punti chiave, regolati dal D.Lgs. 81/2015 e dal CCNL di settore.

    In sintesi

    Il contratto part-time richiede forma scritta con indicazione di durata e collocazione dell’orario. Il lavoro supplementare e le clausole elastiche operano nei limiti di legge e di CCNL; il trattamento è riproporzionato; la trasformazione FT/PT è volontaria e opera il diritto di precedenza al tempo pieno (D.Lgs. 81/2015).

    Dati contrattuali

    Parti firmatarie
    Confartigianato Moda · CNA Federmoda · Casartigiani · CLAAI · Filctem-CGIL · Femca-CISL · Uiltec-UIL
    Istituti trattati
    Forme del part-time · Lavoro supplementare · Trasformazione e diritto di precedenza
    Riferimenti
    D.Lgs. 81/2015, artt. 4-12 (disciplina del part-time) · D.Lgs. 66/2003 (riposi) · CCNL per limiti, maggiorazioni e clausole
    Fonte
    CCNL Area Tessile-Moda e Chimica-Ceramica, rinnovato il 16 luglio 2024

    Le forme del part-time

    Il tempo parziale può articolarsi in tre forme, a seconda di come la riduzione dell’orario si distribuisce nel tempo. La distinzione rileva soprattutto per l’applicazione del lavoro supplementare e delle clausole elastiche.

    Le tre forme di part-time
    Forma Come si articola l’orario Esempio
    Orizzontale Riduzione dell’orario giornaliero, su tutti i giorni lavorativi 4 ore al giorno, dal lunedì al venerdì
    Verticale Orario pieno ma solo in alcuni giorni, settimane o mesi Tre giornate intere a settimana
    Misto Combinazione di orizzontale e verticale Alcuni giorni pieni e altri a orario ridotto
    Il contratto part-time deve essere stipulato per iscritto e indicare durata e collocazione dell’orario (D.Lgs. 81/2015). Gli importi di maggiorazione del lavoro supplementare e le condizioni delle clausole elastiche sono fissati dal CCNL: per i valori esatti si rinvia al testo contrattuale vigente.

    Lavoro supplementare e clausole elastiche

    Anche dove il part-time è meno diffuso, la sua gestione passa per due istituti che la legge disegna e il CCNL completa.

    Lavoro supplementare

    È la prestazione resa oltre l’orario part-time concordato, entro il limite del tempo pieno. Il D.Lgs. 81/2015 ne ammette il ricorso e rimette al CCNL la disciplina di numero massimo, causali e maggiorazione. È cosa diversa dallo straordinario, che presuppone il superamento del tempo pieno.

    Clausole elastiche

    Permettono di variare la collocazione dell’orario o di aumentarne la durata; richiedono patto scritto, preavviso di due giorni lavorativi e compensazioni stabilite dal CCNL. Il rifiuto di sottoscriverle non può giustificare il licenziamento.

    Tutele per categorie protette

    Studenti, lavoratori con patologie oncologiche, genitori di figli piccoli e titolari di permessi L. 104 godono di facoltà rafforzate di revoca o non adesione alle clausole elastiche e, in alcuni casi, di un diritto alla trasformazione del rapporto.

    Trattamento e principio di non discriminazione

    Il lavoratore part-time non può ricevere un trattamento meno favorevole rispetto al collega a tempo pieno comparabile: ha gli stessi diritti, riproporzionati alla minore durata della prestazione (art. 7, D.Lgs. 81/2015). Sono riproporzionati, tra l’altro, la retribuzione, le ferie, le mensilità aggiuntive e il TFR; restano invece pieni i diritti non frazionabili (ad esempio le tutele in materia di salute e sicurezza). Anche l’anzianità di servizio si calcola per intero, come per un rapporto a tempo pieno.

    Trasformazione del rapporto e diritto di precedenza

    Il passaggio da tempo pieno a part-time, e viceversa, è volontario: richiede l’accordo delle parti e la forma scritta. Il rifiuto del lavoratore di trasformare il rapporto non costituisce giustificato motivo di licenziamento.

    La legge tutela inoltre alcune situazioni: chi è affetto da patologie oncologiche o gravi, i genitori di figli piccoli e chi assiste familiari con L. 104 hanno priorità o un vero e proprio diritto alla trasformazione in part-time. Specularmente, il lavoratore che ha trasformato il rapporto in part-time gode di un diritto di precedenza nelle assunzioni a tempo pieno per mansioni equivalenti, secondo i criteri del CCNL.

    Casi pratici

    Tizio — trasformazione da tempo pieno a part-time
    Tizio chiede di passare al part-time. La trasformazione non è un atto unilaterale: richiede l’accordo delle parti e la forma scritta. Il suo rifiuto di trasformare il rapporto, o quello del datore, non può di per sé giustificare un licenziamento. Se in futuro vorrà tornare al tempo pieno, avrà un diritto di precedenza sulle assunzioni a tempo pieno per mansioni equivalenti.
    Caia — ferie e tredicesima nel part-time
    Caia è part-time verticale (lavora solo il mattino). Ferie, tredicesima e TFR le spettano riproporzionati alla durata effettiva della prestazione, secondo il principio di non discriminazione: non un trattamento diverso, ma proporzionato. La maturazione segue le regole del CCNL applicate alla quota di orario svolto.

    Domande frequenti

    Il contratto part-time deve essere scritto?
    Sì. La forma scritta è richiesta e il contratto deve indicare la durata della prestazione e la collocazione dell’orario. La sua assenza può essere fatta valere dal lavoratore per ottenere l’accertamento del rapporto e, a certe condizioni, il riconoscimento di un orario pieno.
    Che differenza c’è tra lavoro supplementare e straordinario?
    Il lavoro supplementare è quello reso dal part-time oltre l’orario concordato ma entro il tempo pieno; lo straordinario presuppone invece il superamento dell’orario a tempo pieno. Hanno discipline e maggiorazioni diverse, fissate dal CCNL.
    Ferie e tredicesima del part-time sono dimezzate?
    Non dimezzate, ma riproporzionate alla durata della prestazione, in applicazione del principio di non discriminazione. L’anzianità di servizio, invece, si computa per intero.
    Da part-time ho diritto a tornare a tempo pieno?
    Hai un diritto di precedenza nelle assunzioni a tempo pieno per mansioni equivalenti, secondo i criteri del D.Lgs. 81/2015 e del CCNL. La trasformazione vera e propria richiede comunque l’accordo tra le parti.

    Stesso CCNL: consulta anche tabelle retributive e minimi 2024-2026, preavviso, modulo telematico, giusta causa, preavviso e licenziamento 2024, ferie, permessi e ROL 2024, maternità e congedi 2024 e tredicesima, quattordicesima e premi 2024.

    Contenuto divulgativo aggiornato alle regole generali di legge (D.Lgs. 81/2015). Per limiti del lavoro supplementare, maggiorazioni e condizioni delle clausole elastiche si rinvia sempre al testo del CCNL vigente.

Informazione di carattere generale. I calcoli e le indicazioni di questa pagina hanno finalità divulgativa e si basano sulle fonti ufficiali indicate nel metodo editoriale. Non sostituiscono il parere di un professionista abilitato: per la valutazione del caso concreto è necessario rivolgersi a un avvocato, a un commercialista o a un consulente iscritto al proprio albo.