Autore: Andrea Marton

Autore

Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale

Cura Legge in Chiaro: la spiegazione in linguaggio chiaro dei testi normativi italiani, dal TUIR al Codice Civile, dai contratti collettivi alla Legge di Bilancio, sempre a partire dalle fonti ufficiali.

Metodo editoriale

  • Ogni scheda parte dal testo vigente pubblicato su Normattiva, non da rielaborazioni di terzi.
  • Le tabelle retributive CCNL sono ricostruite dai PDF ARAN e dai testi contrattuali depositati dalle parti firmatarie.
  • Vigenze e rinnovi sono verificati alla fonte e riportati con la data della verifica: quando un contratto viene rinnovato, le schede collegate vengono corrette.
  • I contenuti più tecnici sono sottoposti a revisione di professionisti abilitati.
  • Gli errori segnalati vengono corretti e la correzione resta visibile nella pagina.

Fonti consultateNormattiva · Gazzetta Ufficiale · ARAN · Agenzia delle Entrate · INPS · INAIL · Banca d’Italia

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I contenuti pubblicati hanno finalità esclusivamente informativa e divulgativa: non costituiscono consulenza professionale e non sostituiscono il parere di un professionista abilitato. Per la valutazione del caso concreto occorre sempre rivolgersi a un professionista.

  • Perdite fiscali: l’utilizzo nel limite dell’80% del reddito

    In sintesi

    • Le perdite fiscali delle società di capitali si riportano agli esercizi successivi senza limiti di tempo (art. 84 TUIR).
    • In ogni esercizio la perdita è utilizzabile solo nel limite dell’80% del reddito imponibile: il 20% del reddito è sempre soggetto a IRES.
    • Eccezione per i primi tre anni: le perdite realizzate nei primi tre periodi d’imposta dalla costituzione si usano al 100%, senza il limite dell’80%.
    • L’eccezione dei primi tre anni si applica solo se le perdite derivano da una nuova attività produttiva.
    • Il residuo non utilizzato nell’anno si riporta in avanti senza scadenza e viene indicato nel prospetto perdite del quadro RS (righi RS44/RS45).
    • Per le società di persone le perdite si imputano direttamente ai soci: le regole del limite 80% non si applicano allo stesso modo.

    Come funziona il riporto delle perdite fiscali per le società di capitali

    Quando una società chiude l’esercizio in perdita – cioè i costi superano i ricavi – non deve pagare l’IRES per quell’anno. Ma la perdita non svanisce: può essere usata per ridurre il reddito imponibile degli anni successivi, riducendo così le imposte future. Questo meccanismo si chiama ‘riporto in avanti delle perdite fiscali’ ed è disciplinato dall’art. 84 del TUIR.

    Per le società di capitali (SRL, SPA, cooperative, ecc.) il riporto è illimitato nel tempo: non c’è una scadenza entro cui la perdita deve essere utilizzata. Si può aspettare anni, purché la società continui ad esistere. Tuttavia c’è un limite all’importo che si può usare ogni anno: al massimo l’80% del reddito imponibile dell’esercizio. Significa che anche se la perdita accumulata fosse enorme, almeno il 20% del reddito sarà sempre soggetto a IRES.

    Esiste però una deroga importante per le società di nuova costituzione: nei primi tre periodi d’imposta le perdite possono essere usate al 100% del reddito imponibile, senza il limite dell’80%. Questa eccezione è prevista dall’art. 84, comma 2, TUIR ed è pensata per sostenere le imprese nelle fasi iniziali, quando le perdite da avvio attività sono fisiologiche.

    Regole di utilizzo delle perdite fiscali per le società di capitali (art. 84 TUIR)
    Tipo di perdita Limite di utilizzo annuo Limite temporale
    Perdite ordinarie (dalla 4a annualità in poi) 80% del reddito imponibile Nessun limite (riporto illimitato)
    Perdite dei primi 3 periodi d'imposta da nuova attività produttiva 100% del reddito imponibile Nessun limite (riporto illimitato)
    Perdite in liquidazione (art. 182 TUIR) Regole speciali carry-back se liquidazione entro 5 esercizi Regole speciali

    Esempio pratico

    • Alfa SRL ha accumulato perdite fiscali pregresse per 200.000 euro. Nel 2025 realizza un reddito imponibile di 100.000 euro. Non essendo nei primi tre anni di attività, può usare le perdite solo fino all’80% del reddito: quindi 80.000 euro di perdita vengono scomputati, lasciando un imponibile residuo di 20.000 euro (il 20%) su cui calcolare l’IRES (aliquota IRES ordinaria 24%: imposta 4.800 euro). Le perdite residue non usate (120.000 euro) si riportano all’anno successivo nel prospetto RS44 del quadro RS.

    Documenti necessari

    • Dichiarazione dei redditi degli anni in cui le perdite sono state generate (per verificare l’origine e la tipologia)
    • Prospetto perdite del quadro RS delle dichiarazioni degli anni precedenti (righi RS44 e RS45), che attestano il saldo delle perdite disponibili
    • Bilancio di esercizio con il risultato negativo di competenza
    • Documentazione attestante che la società era nei ‘primi tre periodi d’imposta’ e che le perdite derivano da nuova attività produttiva (nel caso dell’eccezione al 100%)
    • Modello Redditi SC relativo all’anno in cui si utilizzano le perdite, con il quadro RS aggiornato

    Caso 1: Alfa SRL usa le perdite pregresse con il limite 80%

    Scenario. Alfa SRL è stata costituita nel 2018. Negli anni 2020-2022 ha accumulato perdite fiscali totali per 300.000 euro, ancora non utilizzate. Nel 2025 realizza finalmente un reddito imponibile di 150.000 euro.

    Come si applica. Alfa SRL si trova nelle regole ordinarie (è ampiamente oltre i primi tre anni di attività). Può scomputare le perdite pregresse nel limite dell’80% del reddito 2025: 80% di 150.000 = 120.000 euro. Il reddito imponibile residuo su cui calcolare l’IRES è 30.000 euro (150.000 – 120.000). L’IRES sarà calcolata su 30.000 euro. Le perdite residue non utilizzate (300.000 – 120.000 = 180.000 euro) si riportano agli anni successivi, indicate nel rigo RS44 del quadro RS. Non c’è alcuna scadenza: questi 180.000 euro resteranno disponibili finché la società ha redditi imponibili da abbattere.

    In pratica

    • Il prospetto RS44 (perdite in misura limitata, cioè con il limite 80%) e RS45 (perdite in misura piena, per i primi tre anni) vanno aggiornati ogni anno con il saldo residuo.
    • Il limite 80% si calcola sul reddito imponibile del singolo esercizio: non si possono ‘trasportare’ capienza non usata da un anno all’altro.
    • Conviene usare le perdite più vecchie per prime, per ridurre il rischio di perderle in caso di operazioni straordinarie future che ne limitino il trasferimento.

    Caso 2: Beta Srl nei primi tre anni usa le perdite al 100%

    Scenario. Beta Srl è stata costituita nel 2024 e svolge una nuova attività nel settore tecnologico. Nel 2024 (primo periodo d’imposta) ha registrato una perdita fiscale di 80.000 euro derivante dagli investimenti iniziali. Nel 2025 realizza un reddito imponibile di 60.000 euro.

    Come si applica. Siamo nel secondo periodo d’imposta di Beta Srl, quindi entro i primi tre anni. La perdita del 2024 (80.000 euro) deriva da una nuova attività produttiva: si applica l’eccezione dell’art. 84, comma 2, TUIR. Beta Srl può scomputare la perdita per il 100% del reddito 2025: utilizza 60.000 euro di perdita, azzerando completamente l’imponibile 2025. Non paga IRES per il 2025. I restanti 20.000 euro di perdita si riportano nel rigo RS45 del quadro RS (perdite in misura piena) e restano disponibili per gli anni futuri, ancora senza limiti di tempo. Dal quarto periodo d’imposta in poi, eventuali perdite riportate saranno soggette al normale limite dell’80%.

    In pratica

    • Le perdite dei primi tre anni da nuova attività produttiva vanno indicate nel rigo RS45 (perdite in misura piena), separatamente dalle perdite ordinarie nel rigo RS44.
    • Il requisito ‘nuova attività produttiva’ è essenziale: non basta che la società sia giovane, la perdita deve derivare dall’avvio di un’attività davvero nuova.
    • Anche le perdite dei primi tre anni riportate in avanti restano illimitate nel tempo: non scadono al quarto anno.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Le perdite fiscali scadono dopo un certo numero di anni?

    No. Per le società di capitali le perdite fiscali si riportano in avanti senza limiti di tempo (art. 84, comma 1, TUIR). Non c’è una scadenza entro cui devono essere utilizzate. L’unico limite riguarda la quantità utilizzabile ogni anno: al massimo l’80% del reddito imponibile.

    Il limite dell'80% significa che devo sempre pagare almeno il 20% di IRES?

    Sì, in pratica è così. Anche se hai perdite pregresse enormi, non puoi azzerare completamente l’imponibile grazie alle perdite (tranne nei primi tre anni): almeno il 20% del reddito resta imponibile. Questo 20% è sempre soggetto a IRES.

    Cosa cambia nei primi tre anni di attività?

    Nei primi tre periodi d’imposta dalla costituzione, se le perdite derivano da una nuova attività produttiva, il limite dell’80% non si applica: le perdite si possono usare fino al 100% del reddito imponibile, azzerandolo completamente. Questa eccezione è prevista dall’art. 84, comma 2, TUIR.

    Come si traccia il saldo delle perdite da riportare?

    Il prospetto perdite del quadro RS, nei righi RS44 (perdite ordinarie, limite 80%) e RS45 (perdite in misura piena, primi tre anni), riporta il saldo delle perdite disponibili all’inizio dell’anno, quelle generate nell’esercizio, quelle utilizzate e il residuo da riportare. Questo prospetto è il ‘registro’ ufficiale delle perdite riportabili.

    Cosa succede alle perdite se la società viene fusa o acquisita?

    Le perdite fiscali riportabili subiscono limitazioni in caso di fusione, scissione o acquisizione: l’art. 172, comma 7, e l’art. 173, comma 10, del TUIR prevedono test specifici (test di vitalità economica e proporzionalità al patrimonio netto). L’utilizzo delle perdite in questi casi richiede un’analisi attenta e può richiedere un interpello preventivo all’Agenzia delle Entrate.

    Le società di persone hanno le stesse regole?

    No. Per le società di persone (SNC, SAS) le perdite si imputano direttamente ai soci in proporzione alle quote di partecipazione (art. 5 TUIR) e ciascun socio le deduce dal proprio reddito complessivo personale. Le regole dell’art. 84 TUIR (riporto illimitato con limite 80%) si applicano specificamente alle società di capitali e agli enti commerciali soggetti a IRES.

  • Art. 74 DPR 602/1973 – Vendita e assegnazione dei crediti pignorati

    Art. 74 DPR 602/1973 – Vendita e assegnazione dei crediti pignorati

    D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602 – Disposizioni sulla riscossione delle imposte sul reddito

    1. Il concessionario, per la vendita dei crediti pignorati e per la riscossione dei crediti a lui assegnati, si avvale della procedura prevista nel presente titolo.

    2. Il concessionario, se diviene assegnatario di un credito verso lo Stato, pagabile a rate per un periodo che supera di quattro anni la scadenza del contratto di concessione, puo’ cedere il credito all’erario e ha diritto al discarico della quota per inesigibilita’.

  • Art. 73 DPR 602/1973 – Pignoramento cose del debitore in possesso di terzi

    Art. 73 DPR 602/1973 – Pignoramento cose del debitore in possesso di terzi

    D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602 – Disposizioni sulla riscossione delle imposte sul reddito

    1. Salvo quanto previsto dal comma 1-bis, se il terzo, presso il quale il concessionario ha proceduto al pignoramento, si dichiara o e’ dichiarato possessore di beni appartenenti al debitore iscritto a ruolo o ai coobbligati, il giudice dell’esecuzione ordina la consegna dei beni stessi al concessionario, che procede alla vendita secondo le norme del presente titolo.

    1-bis. Il pignoramento dei beni di cui al comma 1 del presente articolo puo’ essere effettuato dall’agente della riscossione anche con le modalita’ previste dall’articolo 72-bis; in tal caso, lo stesso agente della riscossione rivolge un ordine di consegna di tali beni al terzo, che adempie entro il termine di trenta giorni, e successivamente procede alla vendita.

  • Art. 72-ter DPR 602/1973 – Limiti di pignorabilità stipendi e salari

    Art. 72-ter DPR 602/1973 – Limiti di pignorabilità stipendi e salari

    D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602 – Disposizioni sulla riscossione delle imposte sul reddito

    Quanto ti possono pignorare dello stipendio o della pensione?

    Calcola la quota pignorabile e la parte protetta secondo i limiti di legge.

    Apri il calcolatore del pignoramento →

    1. Le somme dovute a titolo di stipendio, di salario o di altre indennita’ relative al rapporto di lavoro o di impiego, comprese quelle dovute a causa di licenziamento, possono essere pignorate dall’agente della riscossione in misura pari ad un decimo per importi fino a 2.500 euro e in misura pari ad un settimo per importi superiori a 2.500 euro e non superiori a 5.000 euro.

    2. Resta ferma la misura di cui all’articolo 545, quarto comma, del codice di procedura civile, se le somme dovute a titolo di stipendio, di salario o di altre indennita’ relative al rapporto di lavoro o di impiego superano i cinquemila euro.

    2-bis. Nel caso di accredito delle somme di cui ai commi 1 e 2 sul conto corrente intestato al debitore, gli obblighi del terzo pignorato non si estendono all’ultimo emolumento accreditato allo stesso titolo.

  • Art. 72-bis DPR 602/1973 – Pignoramento dei crediti verso terzi

    Art. 72-bis DPR 602/1973 – Pignoramento dei crediti verso terzi

    D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602 – Disposizioni sulla riscossione delle imposte sul reddito

    Quanto ti possono pignorare dello stipendio o della pensione?

    Calcola la quota pignorabile e la parte protetta secondo i limiti di legge.

    Apri il calcolatore del pignoramento →

    1. Salvo che per i crediti pensionistici e fermo restando quanto previsto dall’articolo 545, commi quarto, quinto e sesto, del codice di procedura civile, e dall’articolo 72-ter del presente decreto l’atto di pignoramento dei crediti del debitore verso terzi puo’ contenere, in luogo della citazione di cui all’articolo 543, secondo comma, numero 4, dello stesso codice, l’ordine al terzo di pagare il credito direttamente al concessionario, fino a concorrenza del credito per cui si procede: a) nel termine di sessanta giorni dalla notifica dell’atto di pignoramento, per le somme per le quali il diritto alla percezione sia maturato anteriormente alla data di tale notifica; b) alle rispettive scadenze, per le restanti somme.

    2. Nel caso di inottemperanza all’ordine di pagamento, si applicano le disposizioni di cui all’articolo 72, comma 2.

  • Lavoratore stagionale: come si fa la dichiarazione

    In sintesi

    • Chi lavora stagionalmente ha spesso più Certificazioni Uniche (CU) da datori diversi: vanno sommati tutti i redditi nella dichiarazione.
    • Il conguaglio di fine anno viene fatto solo dall’ultimo datore di lavoro che ha effettuato le operazioni di conguaglio; gli altri datori emettono solo CU senza ricalcolare.
    • Le detrazioni per lavoro dipendente sono ‘rapportate al periodo di lavoro’: spettano proporzionalmente ai giorni lavorati nell’anno, non in misura piena se si è lavorato meno di 365 giorni.
    • I lavoratori con contratto a tempo determinato inferiore all’anno possono presentare il modello 730 a un CAF o al sostituto, a determinate condizioni.
    • L’addizionale regionale e comunale IRPEF è sempre dovuta se il reddito complessivo supera le soglie e non è stata trattenuta in misura sufficiente.
    • Anche le indennità sostitutive del reddito di lavoro dipendente (come la cassa integrazione) sono redditi che vanno dichiarati negli stessi quadri del lavoro dipendente.

    La situazione tipica del lavoratore stagionale: più datori, più CU

    Il lavoratore stagionale – chi lavora in estate al mare o in montagna, nel turismo, nell’agricoltura o in altri settori con picchi di attività – si trova spesso ad affrontare la dichiarazione dei redditi in modo più complesso rispetto a un dipendente con contratto a tempo indeterminato e un solo datore di lavoro per tutto l’anno. Il motivo principale è la molteplicità dei rapporti di lavoro: nel corso del 2025 può aver lavorato per due, tre o più datori diversi, ciascuno dei quali rilascia una propria Certificazione Unica.

    Il punto critico è il conguaglio. Durante l’anno, ogni datore di lavoro applica le ritenute e le detrazioni in modo autonomo, spesso senza conoscere i redditi percepiti dagli altri datori. L’ultimo sostituto d’imposta effettua il conguaglio, ma solo sui redditi che conosce: quelli del proprio rapporto di lavoro. I redditi degli altri datori, attestati dalle altre CU, entrano nel calcolo complessivo solo con la dichiarazione dei redditi annuale. È lì che si scopre se l’IRPEF versata durante l’anno era sufficiente o se c’è un debito da saldare (o un credito da recuperare).

    Un altro aspetto rilevante riguarda le detrazioni per lavoro dipendente. Queste non spettano in misura piena se non si è lavorato per tutti e 365 i giorni dell’anno: vengono ‘rapportate al periodo di lavoro’, cioè proporzionate ai giorni effettivamente lavorati. Questo può ridurre le detrazioni riconoscibili rispetto a quelle che ciascun datore ha applicato nel corso dell’anno, generando un debito al momento della dichiarazione.

    Chi può presentare il modello 730 con contratto stagionale
    Situazione del contratto nel 2026 Può usare il 730? A chi lo presenta
    Contratto a tempo determinato, dura almeno dal mese di presentazione al terzo mese successivo Sì, se il sostituto presta assistenza Al sostituto d'imposta o a un CAF/professionista (se conosce i dati del sostituto per il conguaglio)
    Contratto a tempo determinato, non dura fino al terzo mese successivo alla presentazione Sì, ma solo come 730 senza sostituto A un CAF o professionista abilitato; oppure direttamente all'Agenzia delle Entrate (precompilato)
    Personale della scuola con contratto a tempo determinato Sì, se il contratto dura da settembre 2025 a giugno 2026 Al sostituto d'imposta, a un CAF o a un professionista abilitato
    Contratto già concluso, nessun sostituto nel 2026 Sì, come 730 senza sostituto A un CAF o professionista abilitato; oppure direttamente all'Agenzia (precompilato)

    Esempio pratico

    • Tizio ha lavorato come cameriere in un hotel di montagna da gennaio ad aprile 2025 (datore A) e poi come addetto a un campeggio da giugno a settembre 2025 (datore B). Ha due Certificazioni Uniche. Il datore B ha fatto il conguaglio di fine anno solo sui propri redditi. Nella dichiarazione, Tizio somma i redditi delle due CU: il totale supera quello che il datore B aveva considerato per il conguaglio, e le detrazioni per lavoro dipendente applicate da entrambi i datori erano calcolate come se Tizio lavorasse a tempo pieno per tutto l’anno – ma in realtà ha lavorato circa 240 giorni su 365. La dichiarazione ricalcola le detrazioni proporzionalmente e Tizio risulta con un debito IRPEF residuo, che paga con il modello F24.

    Documenti necessari

    • Tutte le Certificazioni Uniche (CU) 2026 ricevute dai diversi datori di lavoro del 2025
    • Eventuale CU 2025 rilasciata dal sostituto prima che fosse disponibile la CU 2026, se il rapporto si è concluso nel 2025
    • Documentazione delle spese detraibili sostenute nel 2025 (sanitarie, scolastiche, ecc.)
    • Documentazione di eventuali altri redditi (affitti, lavoro autonomo occasionale, indennità)
    • Codice IBAN per l’eventuale rimborso dall’Agenzia delle Entrate se si presenta il 730 senza sostituto

    Caso 1 – Due CU, detrazioni rapportate: risultato a debito

    Scenario. Caio ha lavorato per due datori di lavoro stagionali nel 2025: da marzo a giugno (datore A) e da settembre a novembre (datore B). Ha lavorato in totale circa 180 giorni. Entrambi i datori hanno applicato durante l’anno le detrazioni per lavoro dipendente come se Caio lavorasse per tutto l’anno.

    Come si applica. Nella dichiarazione, Caio indica i redditi di entrambe le CU. L’Agenzia o il CAF ricalcola le detrazioni per lavoro dipendente in misura proporzionale ai giorni effettivamente lavorati (circa 180 su 365). Le detrazioni già applicate dai datori erano eccessive rispetto a quelle spettanti in proporzione al periodo di lavoro. Il risultato è un debito IRPEF che Caio deve versare con il modello F24. Questo meccanismo è normale e prevedibile per i lavoratori stagionali: non è un errore del datore di lavoro né del lavoratore, ma una conseguenza del sistema di calcolo delle detrazioni.

    In pratica

    • Le detrazioni per lavoro dipendente si rapportano ai giorni lavorati: se non hai lavorato tutto l’anno, le detrazioni totali riconoscibili sono inferiori a quelle che i singoli datori ti hanno già applicato durante l’anno, generando un debito in dichiarazione.
    • Con più CU di datori diversi è quasi sempre necessario presentare la dichiarazione: è l’unico momento in cui tutti i redditi vengono sommati e il calcolo delle imposte diventa definitivo.

    Caso 2 – Stagionale con indennità di disoccupazione tra un contratto e l'altro

    Scenario. Tizio ha lavorato in un resort da maggio a ottobre 2025 e tra novembre e dicembre ha percepito la NASpI (indennità di disoccupazione) dall’INPS. Ha una CU dal datore di lavoro e una CU dall’INPS per la NASpI.

    Come si applica. Anche le indennità sostitutive del reddito di lavoro dipendente – come la NASpI – vanno dichiarate utilizzando gli stessi quadri del lavoro dipendente. Tizio deve quindi indicare nella dichiarazione sia il reddito da lavoro stagionale (dalla CU del datore) sia la NASpI (dalla CU dell’INPS). I due importi concorrono al reddito complessivo, che diventa la base per il calcolo dell’IRPEF. In questo scenario è importante non dimenticare la CU dell’INPS: ometterla significherebbe dichiarare un reddito inferiore al reale.

    In pratica

    • La NASpI e le altre indennità sostitutive del reddito da lavoro dipendente generano una Certificazione Unica INPS: va inclusa nella dichiarazione esattamente come la CU del datore di lavoro.
    • Sommare tutti i redditi (lavoro stagionale + indennità) può alzare il totale annuo e ridurre o azzerare alcune detrazioni: il risultato finale va controllato nel prospetto di liquidazione.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Devo presentare la dichiarazione anche se ho lavorato solo pochi mesi?

    Dipende dall’importo del reddito complessivo e dalla presenza di altri redditi. Se hai più CU da datori diversi e il conguaglio non è stato fatto su tutti i redditi, la dichiarazione è quasi sempre necessaria per regolare l’IRPEF in modo definitivo. È opportuno verificare la propria situazione presso un CAF.

    Cosa succede se un datore stagionale non mi ha rilasciato la CU?

    Il datore di lavoro è obbligato a rilasciare la Certificazione Unica. Se non lo ha fatto entro i termini, puoi contattarlo per richiederla. In ogni caso, tutti i redditi percepiti nel 2025 vanno dichiarati anche se la CU non è stata rilasciata.

    Le detrazioni per familiari a carico si riducono anch'esse se lavoro meno dell'anno intero?

    No, le detrazioni per familiari a carico non sono rapportate al periodo di lavoro: spettano per i mesi in cui il familiare è fiscalmente a carico. Sono invece rapportate al periodo di lavoro le detrazioni per redditi da lavoro dipendente.

    Posso usare il modello 730 se il mio contratto stagionale è già finito?

    Sì, puoi presentare il 730 senza sostituto a un CAF o a un professionista abilitato, oppure direttamente all’Agenzia delle Entrate tramite il servizio precompilato. In assenza di un sostituto che effettui il conguaglio, un eventuale credito viene rimborsato dall’Agenzia delle Entrate e un eventuale debito si paga con il modello F24.

    Il sostituto d'imposta che mi ha fatto il conguaglio conosceva anche i redditi degli altri datori?

    Di norma no. Ogni datore di lavoro effettua le ritenute basandosi solo sui redditi del proprio rapporto di lavoro. L’ultimo sostituto che ha effettuato il conguaglio ha ricalcolato l’imposta sui soli redditi che conosceva. I redditi degli altri datori entrano nel calcolo definitivo solo con la dichiarazione annuale.

    Cosa sono le 'indennità sostitutive di reddito di lavoro dipendente' e dove si dichiarano?

    Sono somme che sostituiscono temporaneamente lo stipendio, come la cassa integrazione, l’indennità di mobilità o la NASpI. Vanno dichiarate negli stessi quadri del lavoro dipendente (quadro C del modello 730 o corrispondente quadro del modello Redditi PF), come indicato nelle istruzioni ufficiali.

  • Art. 72 DPR 602/1973 – Pignoramento di fitti o pigioni

    Art. 72 DPR 602/1973 – Pignoramento di fitti o pigioni

    D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602 – Disposizioni sulla riscossione delle imposte sul reddito

    Quanto ti possono pignorare dello stipendio o della pensione?

    Calcola la quota pignorabile e la parte protetta secondo i limiti di legge.

    Apri il calcolatore del pignoramento →

    1. L’atto di pignoramento di fitti o pigioni dovute da terzi al debitore iscritto a ruolo o ai coobbligati contiene, in luogo della citazione di cui al numero 4) dell’articolo 543 del codice di procedura civile, l’ordine all’affittuario o all’inquilino di pagare direttamente al concessionario i fitti e le pigioni scaduti e non corrisposti nel termine di quindici giorni dalla notifica ed i fitti e le pigioni a scadere alle rispettive scadenze fino a concorrenza del credito per cui il concessionario procede.

    2. Nel caso di inottemperanza all’ordine di pagamento si procede, previa citazione del terzo intimato e del debitore, secondo le norme del codice di procedura civile.

  • Articolo 116 TU Giustizia Tributaria: Norme applicabili

    Art. 116 D.Lgs. 175/2024 – Norme applicabili

    Testo vigente – D.Lgs. 14 novembre 2024, n. 175 (Testo unico della giustizia tributaria) (aggiornato da Normattiva)

    1. Avverso la sentenza della corte di giustizia tributaria di secondo grado può essere proposto ricorso per cassazione per i motivi di cui ai numeri da 1 a 5 dell'articolo 360, primo comma, del codice di procedura civile.

    2. Al ricorso per cassazione ed al relativo procedimento si applicano le norme dettate dal codice di procedura civile in quanto compatibili con quelle del presente testo unico.

    3. Sull'accordo delle parti la sentenza della corte di giustizia tributaria di primo grado può essere impugnata con ricorso per cassazione a norma dell'articolo 360, primo comma, numero 3, del codice di procedura civile.

  • Art. 71 DPR 602/1973 – Intervento degli istituti vendite giudiziarie

    Art. 71 DPR 602/1973 – Intervento degli istituti vendite giudiziarie

    D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602 – Disposizioni sulla riscossione delle imposte sul reddito

    1. Per l’asporto, la custodia e la vendita dei beni mobili, anche registrati, sottoposti a pignoramento, il concessionario puo’ avvalersi degli istituti previsti dall’articolo 159 delle disposizioni di attuazione del codice di procedura civile.

  • Art. 70 DPR 602/1973 – Beni invenduti

    Art. 70 DPR 602/1973 – Beni invenduti

    D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602 – Disposizioni sulla riscossione delle imposte sul reddito

    1. Se i beni restano invenduti anche al secondo incanto, il concessionario entro tre mesi procede alla vendita a trattativa privata per un prezzo non inferiore alla meta’ del prezzo base del secondo incanto o ad un terzo incanto ad offerta libera.

    2. I beni rimasti invenduti anche dopo l’applicazione delle disposizioni del comma 1 sono messi a disposizione del debitore, che, ove ne sia stato effettuato l’asporto, e’ invitato a ritirarli entro il termine di quindici giorni dalla notificazione dell’invito.

    3. Decorso inutilmente il termine di cui al comma 2, i beni non ritirati sono distrutti o donati, senza liberazione del debitore, ad enti di beneficenza ed assistenza, secondo le determinazioni del concessionario, che ne redige verbale.

  • Fattura immediata o differita: termini e differenze

    In sintesi

    • Fattura immediata: va emessa entro 12 giorni dall’effettuazione dell’operazione.
    • Fattura differita: ammessa solo se l’operazione risulta da un documento di trasporto (DDT) o da altro documento equivalente.
    • La differita può essere emessa entro il giorno 15 del mese successivo all’operazione.
    • La fattura differita può essere riepilogativa: un unico documento per più operazioni dello stesso mese verso lo stesso cliente.
    • Entrambe le tipologie confluiscono nella dichiarazione IVA annuale e nelle liquidazioni periodiche.
    • Sbagliare il termine di emissione espone a sanzioni amministrative.

    Quando nasce l'obbligo di emettere la fattura

    Ogni volta che un professionista o un’impresa effettua una cessione di beni o una prestazione di servizi soggetta a IVA, nasce l’obbligo di emettere fattura. La legge non lascia libera scelta sui tempi: stabilisce due modalità – la fattura immediata e quella differita – con scadenze precise e condizioni diverse.

    La distinzione non è solo formale. Scegliere la modalità sbagliata, o rispettare male i termini, può comportare sanzioni. Capire la differenza permette invece di organizzare la fatturazione in modo ordinato, specialmente quando si hanno molte consegne nel corso del mese verso gli stessi clienti.

    Le regole che seguono si applicano alle fatture elettroniche trasmesse tramite il Sistema di Interscambio (SdI), che è oggi il canale obbligatorio per la quasi totalità dei soggetti IVA.

    Fattura immediata vs differita: confronto rapido
    Caratteristica Fattura immediata Fattura differita
    Termine di emissione Entro 12 giorni dall'operazione Entro il giorno 15 del mese successivo
    Documento di supporto richiesto No Sì (DDT o documento equivalente)
    Forma riepilogativa No Sì, per più operazioni stesso mese/stesso cliente
    Data IVA (esigibilità) Data dell'operazione Data dell'operazione (non quella di emissione)
    Uso tipico Prestazioni di servizi, vendite singole Cessioni di beni con consegna documentata

    Esempio pratico

    • Esempio numerico. Alfa Srl vende materiale edile a Beta Snc effettuando tre consegne nel mese di giugno: il 5, il 12 e il 22 giugno, ognuna accompagnata da regolare DDT. Invece di emettere tre fatture separate, Alfa Srl emette un’unica fattura differita riepilogativa entro il 15 luglio, indicando i riferimenti ai tre DDT e sommando gli imponibili. Se il totale delle tre cessioni è, per esempio, 10.000 euro + IVA al 22% (pari a 2.200 euro), la fattura indicherà 12.200 euro complessivi. L’IVA resta riferita alle singole date di consegna, non al 15 luglio.

    Documenti necessari

    • Fattura elettronica XML (o file p7m firmato) trasmessa via SdI
    • Documento di trasporto (DDT) con data, mittente, destinatario e descrizione dei beni
    • Ricevuta di consegna o altro documento equipollente al DDT
    • Registro delle fatture emesse (tenuto elettronicamente o messo a disposizione dall’Agenzia delle Entrate)
    • Contratto o ordine di acquisto (utile in caso di contestazione sui termini dell’operazione)

    Caso 1 – Tizio, consulente informatico: fattura immediata

    Scenario. Tizio è un consulente informatico con partita IVA ordinaria. Il 3 luglio conclude un intervento di assistenza tecnica per un cliente aziendale. Non c’è alcun bene consegnato né DDT: si tratta di una prestazione di servizi.

    Come si applica. Per le prestazioni di servizi non esiste un documento di trasporto, quindi la fattura differita non è applicabile. Tizio deve emettere la fattura immediata entro 12 giorni dall’operazione, cioè entro il 15 luglio. Se la invia il 16 luglio, è già fuori termine e rischia una sanzione. La fattura riporterà come data dell’operazione il 3 luglio, che è anche la data di esigibilità dell’IVA.

    In pratica

    • Operazione del 3 luglio: la fattura va trasmessa via SdI entro il 15 luglio.
    • Se l’intervento fosse durato più giorni, la data dell’operazione è quella di ultimazione.
    • Nessuna possibilità di accorpare con altre fatture dello stesso mese in forma riepilogativa.

    Caso 2 – Caio, grossista di prodotti alimentari: fattura differita

    Scenario. Caio gestisce un’impresa di distribuzione alimentare. Nel mese di settembre effettua sei consegne a un supermercato (cliente abituale), ognuna accompagnata da DDT numerato e firmato.

    Come si applica. Poiché ogni consegna è documentata dal DDT, Caio può scegliere la fattura differita. Invece di emettere sei fatture separate, emette un’unica fattura riepilogativa entro il 15 ottobre, richiamando i riferimenti di tutti i sei DDT. L’IVA risultante si calcola sulle singole operazioni nelle rispettive date, ma il momento amministrativo di emissione del documento è il 15 ottobre al più tardi.

    In pratica

    • Un solo documento al posto di sei: risparmio di tempo e semplificazione contabile.
    • Il DDT deve essere completo (data, numero, beni, quantità) per essere valido come supporto.
    • Se una consegna di settembre manca di DDT, quella specifica operazione va fatturata separatamente come fattura immediata.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Posso usare la fattura differita anche per le prestazioni di servizi?

    No. La fattura differita è riservata alle cessioni di beni documentate da DDT o documento equipollente. Per i servizi l’unica opzione è la fattura immediata, da emettere entro 12 giorni dall’ultimazione della prestazione.

    Cosa succede se emetto la fattura immediata dopo i 12 giorni?

    Si tratta di una violazione dell’obbligo di fatturazione nei termini, sanzionata amministrativamente. È possibile regolarizzare la posizione ricorrendo al ravvedimento operoso, pagando la sanzione ridotta e gli interessi secondo le frazioni previste dalla normativa.

    La fattura differita riepilogativa può riguardare clienti diversi?

    No. La fattura riepilogativa può riguardare solo operazioni dello stesso mese verso lo stesso cliente. Per clienti diversi occorrono fatture distinte.

    Qual è la data IVA nella fattura differita: quella dell'operazione o quella di emissione?

    La data di esigibilità dell’IVA è quella di ogni singola operazione (cioè le date dei DDT), non il 15 del mese successivo in cui il documento viene emesso. Questo vale anche ai fini della liquidazione periodica.

    Il termine dei 12 giorni per la fattura immediata vale anche per le fatture elettroniche?

    Sì. La regola dei 12 giorni si applica alle fatture elettroniche inviate tramite SdI. Il conteggio parte dal giorno dell’effettuazione dell’operazione (cessione o ultimazione della prestazione).

    Posso emettere una fattura differita anche se ho un solo DDT nel mese?

    Sì. La fattura differita non richiede che ci siano più operazioni: anche con un solo DDT è possibile sfruttare il termine del 15 del mese successivo, purché il documento di trasporto sia regolare.

    Vedi anche: Fattura elettronica, Acquisti intracomunitari, Fattura elettronica scartata, descrizione generica e data errata, Aprire la partita IVA, Lavoro autonomo e partita IVA e Bollo in fattura del forfettario.

  • Art. 160 L. 633/1941

    Art. 160 L. 633/1941

    Testo vigente verificato su Normattiva. Scheda in arricchimento editoriale.

    La rimozione o la distruzione non può essere domandata nell'ultimo anno della durata del diritto.

    In tal caso, deve essere ordinato il sequestro dell'opera o del prodotto sino alla scadenza della durata medesima.

    Qualora siano stati risarciti i danni derivati dalla violazione del diritto, il sequestro può essere autorizzato anche ad una data anteriore a quella sopraindicata.

    Fonte: Normattiva.it.

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