Autore: Andrea Marton

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Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale

Cura Legge in Chiaro: la spiegazione in linguaggio chiaro dei testi normativi italiani, dal TUIR al Codice Civile, dai contratti collettivi alla Legge di Bilancio, sempre a partire dalle fonti ufficiali.

Metodo editoriale

  • Ogni scheda parte dal testo vigente pubblicato su Normattiva, non da rielaborazioni di terzi.
  • Le tabelle retributive CCNL sono ricostruite dai PDF ARAN e dai testi contrattuali depositati dalle parti firmatarie.
  • Vigenze e rinnovi sono verificati alla fonte e riportati con la data della verifica: quando un contratto viene rinnovato, le schede collegate vengono corrette.
  • Importi, aliquote e scadenze sono verificati sulle fonti primarie indicate in fondo a ogni scheda, con la data della verifica.
  • Gli errori segnalati vengono corretti e la correzione resta visibile nella pagina.

Fonti consultateNormattiva · Gazzetta Ufficiale · ARAN · Agenzia delle Entrate · INPS · INAIL · Banca d’Italia

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I contenuti pubblicati hanno finalità esclusivamente informativa e divulgativa: non costituiscono consulenza professionale e non sostituiscono il parere di un professionista abilitato. Per la valutazione del caso concreto occorre sempre rivolgersi a un professionista.

  • Tax free shopping 2026: come cambia il rimborso IVA per i turisti extra-UE

    In sintesi

    • Il rimborso IVA per turisti extra-UE resta disciplinato dall’art. 38-quater DPR 633/1972.
    • La novità è la validazione unica di tutte le fatture intestate allo stesso acquirente all’uscita doganale.
    • Le modalità operative sono demandate a un provvedimento congiunto Agenzia dogane-Agenzia entrate.
    • Il provvedimento deve essere adottato entro 120 giorni dall’entrata in vigore della legge (1° gennaio 2026).
    • La norma richiama il rispetto della normativa sulla protezione dei dati personali (GDPR).

    Cosa prevede la Legge di Bilancio 2026

    I commi 934-937 della legge di bilancio 2026 (L. 199/2025), in vigore dal 1° gennaio 2026, introducono una procedura di validazione unica per tutte le fatture emesse ai sensi dell’articolo 38-quater DPR 633/1972 intestate allo stesso acquirente extra-UE al momento dell’uscita dal territorio doganale. Le modalità operative saranno definite con provvedimento congiunto dell’Agenzia delle dogane e dell’Agenzia delle entrate entro 120 giorni dall’entrata in vigore.

    Approfondimento normativo completo: Commi 934-937 LB 2026: sgravio IVA viaggiatori extra-UE.

    Tax free shopping: la nuova procedura di validazione unica IVA

    Il tax free shopping consente ai viaggiatori domiciliati o residenti fuori dall’Unione europea di acquistare beni in Italia senza pagare l’IVA, o di ottenerne il rimborso all’uscita dal territorio doganale. Il meccanismo è disciplinato dall’articolo 38-quater del DPR 26 ottobre 1972, n. 633. La legge di bilancio 2026, con i commi 934-937 della L. 199/2025, interviene sul procedimento di evasione delle richieste di rimborso, puntando a semplificarlo attraverso una validazione unica.

    La principale novità consiste nel fatto che tutte le fatture emesse ai sensi del comma 1 dell’articolo 38-quater DPR 633/1972, intestate al medesimo acquirente extra-UE, potranno essere validate con un unico processo al momento dell’uscita dal territorio doganale. Fino ad oggi era necessario gestire separatamente ciascuna fattura emessa da ciascun esercente. La validazione unica riduce i tempi di attesa in dogana e semplifica l’esperienza per il turista e per l’operatore del settore.

    Le modalità operative non sono ancora definite, perché la norma demanda il dettaglio a un provvedimento congiunto del direttore dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli e del direttore dell’Agenzia delle entrate, da adottarsi entro centoventi giorni dall’entrata in vigore della legge. Il provvedimento dovrà anche rispettare le disposizioni in materia di protezione dei dati personali, essendo coinvolti dati identificativi dei turisti e informazioni sugli acquisti. Questa pagina sarà aggiornata quando il decreto verrà pubblicato.

    Cosa sapere sul tax free shopping 2026

    • La normativa di riferimento resta l’art. 38-quater DPR 633/1972, integrato dai commi 934-937 LB 2026.
    • La validazione unica riguarda le fatture intestate allo stesso acquirente extra-UE.
    • Il processo si attiva contestualmente all’uscita dal territorio doganale.
    • Il provvedimento congiunto delle Agenzie dovrà essere adottato entro 120 giorni dal 1° gennaio 2026.
    • La norma non modifica il regime sostanziale dello sgravio IVA, solo la procedura di validazione.

    Caso 1: Tizio, turista statunitense in visita a Milano

    Scenario. Tizio è un cittadino statunitense che trascorre dieci giorni a Milano e acquista beni in cinque negozi diversi del centro storico, ottenendo cinque fatture ai sensi dell’art. 38-quater DPR 633/1972. Al momento della partenza dall’aeroporto vuole richiedere il rimborso IVA su tutti e cinque gli acquisti. Si chiede come la nuova procedura introdotta dai commi 934-937 LB 2026 cambierà la sua esperienza in dogana.

    Come si legge in pratica. Con la procedura previgente, Tizio avrebbe dovuto far validare ciascuna delle cinque fatture separatamente. Con la nuova procedura di validazione unica introdotta dal comma 934, tutte le fatture intestate a lui potranno essere validate con un solo processo all’uscita doganale. Questo riduce il tempo necessario allo sportello doganale e semplifica le operazioni. Tuttavia, il provvedimento attuativo congiunto delle Agenzie non è ancora stato pubblicato: fino alla sua emanazione, la procedura operativa concreta non è ancora definita. Tizio dovrà verificare le istruzioni aggiornate al momento della partenza.

    Riepilogo Caso 1

    • Acquisti: cinque fatture ex art. 38-quater DPR 633/1972 in cinque negozi diversi.
    • Novità: validazione unica di tutte le fatture al momento dell’uscita doganale.
    • Vantaggio atteso: riduzione dei tempi e semplificazione della procedura.
    • Stato attuativo: provvedimento congiunto Agenzie non ancora pubblicato (termine 120 gg).
    • Consiglio: verificare le istruzioni operative aggiornate prima della partenza.

    Caso 2: Caia, esercente di abbigliamento di lusso a Firenze

    Scenario. Caia gestisce una boutique a Firenze e serve una clientela internazionale extra-UE, emettendo regolarmente fatture ai sensi dell’art. 38-quater DPR 633/1972. Si chiede se la semplificazione introdotta dai commi 934-937 LB 2026 modifichi i suoi adempimenti come esercente e in che termini dovrà adeguare la propria procedura.

    Come si legge in pratica. La norma non modifica gli adempimenti sostanziali in capo all’esercente al momento della vendita: Caia continuerà a emettere la fattura ai sensi dell’art. 38-quater e a seguire le modalità già previste. La semplificazione operativa agisce nella fase doganale di uscita, non nella fase di emissione della fattura. L’esercente potrebbe però beneficiare indirettamente di una maggiore fluidità del processo, che rende l’esperienza del tax free shopping più attrattiva per i clienti extra-UE. Le nuove modalità operative saranno definite dal provvedimento congiunto Agenzia dogane-Agenzia entrate, da pubblicarsi entro 120 giorni dal 1° gennaio 2026.

    Riepilogo Caso 2

    • Adempimento in fase di vendita: invariato (fattura ex art. 38-quater).
    • Novità operativa: si realizza nella fase doganale, non presso l’esercente.
    • Beneficio indiretto: processo più fluido, potenziale attrattività per la clientela.
    • Modalità operative: da definire con provvedimento congiunto entro 120 gg dal 1° gennaio 2026.
    • Consiglio: monitorare la pubblicazione del provvedimento per eventuali aggiornamenti procedurali.

    Caso 3: Sempronio, operatore doganale in un aeroporto internazionale

    Scenario. Sempronio lavora come operatore doganale in uno scalo internazionale e gestisce quotidianamente le richieste di rimborso IVA dei passeggeri extra-UE in partenza. Con l’introduzione della validazione unica prevista dai commi 934-937 LB 2026 si chiede in concreto cosa cambierà nella sua attività e quando.

    Come si legge in pratica. Il comma 934 prevede che la validazione possa riguardare tutte le fatture intestate al medesimo cessionario in un unico processo al momento dell’uscita doganale, anziché richiedere una validazione per ogni singola fattura. Per Sempronio, ciò si traduce in una procedura più snella per passeggeri con più acquisti da negozi diversi. Il sistema dovrà però rispettare le disposizioni in materia di protezione dei dati personali, elemento esplicitamente richiamato dalla norma. Le specifiche tecniche e operative restano demandate al provvedimento congiunto delle Agenzie, non ancora emanato. Fino ad allora Sempronio continuerà ad applicare la procedura previgente.

    Riepilogo Caso 3

    • Novità operativa: validazione unica di tutte le fatture intestate allo stesso acquirente.
    • Effetto pratico atteso: riduzione dei passaggi per i passeggeri con acquisti multipli.
    • Vincolo esplicito: rispetto della normativa sulla protezione dei dati personali.
    • Stato: provvedimento congiunto non ancora emanato; si continua con la procedura previgente.
    • Termine massimo per l’emanazione del provvedimento: 120 giorni dal 1° gennaio 2026.

    Quando conviene una verifica

    Per valutare gli impatti del nuovo regime tax free shopping sulla tua attività: Consulta un esperto in IVA e commercio internazionale.

    Norme e fonti collegate

    Domande frequenti

    Cosa prevede esattamente la nuova procedura di validazione unica per il tax free shopping?

    I commi 934-937 della legge di bilancio 2026 (L. 199/2025) introducono la possibilità di validare con un unico processo tutte le fatture emesse ai sensi dell’art. 38-quater DPR 633/1972 intestate allo stesso acquirente extra-UE, contestualmente all’uscita dal territorio doganale. Le modalità operative concrete saranno definite da un provvedimento congiunto del direttore dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli e del direttore dell’Agenzia delle entrate, da adottarsi entro 120 giorni dall’entrata in vigore della legge.

    La norma modifica le condizioni per avere diritto al rimborso IVA da parte dei turisti extra-UE?

    No. I commi 934-937 non modificano il regime sostanziale dello sgravio IVA previsto dall’art. 38-quater DPR 633/1972. I presupposti soggettivi (domicilio o residenza fuori dall’Unione europea) e oggettivi (cessione di beni) restano invariati. L’intervento della legge di bilancio 2026 riguarda esclusivamente la procedura di evasione delle richieste di rimborso, con l’obiettivo di ottimizzare e semplificare il processo, non di ampliare o restringere la platea dei beneficiari.

    Entro quando sarà pubblicato il provvedimento congiunto delle Agenzie sul tax free shopping?

    La norma fissa un termine massimo di 120 giorni dall’entrata in vigore della legge, avvenuta il 1° gennaio 2026. Il provvedimento dovrebbe quindi essere adottato entro la fine di aprile o inizio maggio 2026. Trattandosi di un termine ordinatorio e non perentorio, non sono previste sanzioni specifiche in caso di ritardo; tuttavia, fino all’emanazione del provvedimento, le modalità operative concrete della validazione unica non sono applicabili.

    Il tax free shopping riguarda anche i cittadini di paesi candidati all'adesione UE?

    La norma richiama il presupposto soggettivo dell’art. 38-quater DPR 633/1972, che si riferisce ai soggetti domiciliati o residenti fuori dall’Unione europea. I cittadini di paesi terzi, inclusi quelli candidati all’adesione UE ma non ancora membri, possono in linea di principio accedere al tax free shopping se domiciliati o residenti al di fuori del territorio UE. I commi 934-937 non modificano questa definizione soggettiva; eventuali specifiche in merito potranno emergere dal provvedimento attuativo.

    L'operatore tax free (intermediario) è coinvolto dalla nuova procedura?

    La norma non menziona esplicitamente gli operatori tax free intermediari che gestiscono il rimborso per conto degli esercenti. Essa si rivolge alle Agenzie delle dogane e delle entrate per la definizione del processo di validazione unica. Il provvedimento congiunto che sarà emanato entro 120 giorni dal 1° gennaio 2026 potrà chiarire se e in quale misura gli intermediari tax free siano coinvolti nel nuovo processo. Nel frattempo gli operatori dovranno continuare ad applicare le modalità operative previgenti.

    Vedi anche: Aprire la partita IVA, Lavoro autonomo e partita IVA, Ventilazione dei corrispettivi, Rimborso IVA trimestrale, Spettacoli e intrattenimenti e Regime IVA editoria.

  • Art. 186 TUEL – Risultato contabile di amministrazione

    Art. 186 TUEL – Articolo 186

    D.Lgs. 18 agosto 2000, n. 267 – testo aggiornato

    1. Il risultato contabile di amministrazione è accertato con l’approvazione del rendiconto dell’ultimo esercizio chiuso ed è pari al fondo di cassa aumentato dei residui attivi e diminuito dei residui passivi. Tale risultato non comprende le risorse accertate che hanno finanziato spese impegnate con imputazione agli esercizi successivi, rappresentate dal fondo pluriennale vincolato determinato in spesa del conto del bilancio. 83

    1-bis. In occasione dell’approvazione del bilancio di previsione è determinato l’importo del risultato di amministrazione presunto dell’esercizio precedente cui il bilancio si riferisce.

    83

  • Art. 196 CPI – Procedura di trascrizione

    Art. 196 CPI – Procedura di trascrizione

    D.Lgs. 10 febbraio 2005, n. 30 – testo aggiornato

    1. Alla domanda di trascrizione, di cui al comma 2 dell’articolo 195 , debbono essere uniti: a) copia dell’atto da cui risulta il cambiamento di titolarità o dell’atto che costituisce o modifica o estingue i diritti personali o reali di godimento o di garanzia di cui al comma 1 lettere a), b), c) ed i) dell’articolo 138, ovvero copia dei verbali e sentenze di cui al comma 1, lettere d), e), f), g) ed h) dell’articolo 138, osservate le norme della legge sul registro ove occorra, oppure un estratto dell’atto stesso oppure nel caso di fusione una certificazione rilasciata dal Registro delle imprese o da altra autorità competente, oppure, nel caso di cessione o di concessione di licenza, una dichiarazione di cessione, di avvenuta cessione o di avvenuta concessione di licenza firmata dal cedente e dal cessionario con l’elencazione dei diritti oggetto della cessione o concessione. L’Ufficio italiano brevetti e marchi può richiedere che la copia dell’atto o dell’estratto sia certificata conforme all’originale da un pubblico ufficiale o da ogni altra autorità pubblica competente; b) il documento comprovante il pagamento dei diritti prescritti.

    2. È sufficiente una sola richiesta quando la trascrizione riguarda più diritti di proprietà industriale sia allo stato di domanda che concessi alla stessa persona, a condizione che il beneficiario del cambiamento di titolarità o dei diritti di godimento o garanzia o dell’atto da trascrivere sia lo stesso per tutti i titoli e che i numeri di tutte le domande e di tutti i titoli in questione siano indicati nella richiesta medesima.

    3. Quando vi sia mandatario, si dovrà unire anche l’atto di nomina ai sensi dell’articolo

    201. 4. Sul registro per ogni trascrizione si deve indicare: a) la data di presentazione della domanda, che è quella della trascrizione; b) il cognome, nome e domicilio dell’avente causa, o la denominazione e la sede, se trattasi di società o di ente morale, nonché il cognome, nome e domicilio del mandatario, quando vi sia; c) la natura dei diritti ai quali la trascrizione si riferisce.

    5. I documenti e le sentenze, presentati per la trascrizione, vengono conservati dall’Ufficio italiano brevetti e marchi.

    6. Le richieste di cancellazione delle trascrizioni debbono essere fatte nelle stesse forme e con le stesse modalità stabilite per le domande di trascrizione. Le cancellazioni devono essere eseguite mediante annotazione a margine.

    7. Qualora, per la trascrizione dei diritti di garanzia, sia necessario convertire l’ammontare del credito in moneta nazionale, tale conversione sarà fatta in base al corso del cambio del giorno in cui la garanzia è stata concessa.

  • Art. 216 Cod. Amb. – operazioni di recupero

    Art. 216 Cod. Amb. – operazioni di recupero

    D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 – testo aggiornato

    1. A condizione che siano rispettate le norme tecniche e le prescrizioni specifiche di cui all’articolo 214, commi 1, 2 e 3, l’esercizio delle operazioni di recupero dei rifiuti può essere intrapreso decorsi novanta giorni dalla comunicazione di inizio di attività alla provincia territorialmente competente. Nelle ipotesi di rifiuti elettrici ed elettronici di cui all’articolo 227, comma 1, lettera a), di veicoli fuori uso di cui all’articolo 227, comma 1, lettera c), e di impianti di coincenerimento, l’avvio delle attività è subordinato all’effettuazione di una visita preventiva, da parte della provincia competente per territorio, da effettuarsi entro sessanta giorni dalla presentazione della predetta comunicazione.

    2. Le condizioni e le norme tecniche di cui al comma 1, in relazione a ciascun tipo di attività, prevedono in particolare: a) per i rifiuti non pericolosi: 1) le quantità massime impiegabili; 2) la provenienza, i tipi e le caratteristiche dei rifiuti utilizzabili nonché le condizioni specifiche alle quali le attività medesime sono sottoposte alla disciplina prevista dal presente articolo; 3) le prescrizioni necessarie per assicurare che, in relazione ai tipi o alle quantità dei rifiuti ed ai metodi di recupero, i rifiuti stessi siano recuperati senza pericolo per la salute dell’uomo e senza usare procedimenti o metodi che potrebbero recare pregiudizio all’ambiente; b) per i rifiuti pericolosi: 1) le quantità massime impiegabili; 2) la provenienza, i tipi e le caratteristiche dei rifiuti; 3) le condizioni specifiche riferite ai valori limite di sostanze pericolose contenute nei rifiuti, ai valori limite di emissione per ogni tipo di rifiuto ed al tipo di attività e di impianto utilizzato, anche in relazione alle altre emissioni presenti in sito; 4) gli altri requisiti necessari per effettuare forme diverse di recupero; 5) le prescrizioni necessarie per assicurare che, in relazione al tipo ed alle quantità di sostanze pericolose contenute nei rifiuti ed ai metodi di recupero, i rifiuti stessi siano recuperati senza pericolo per la salute dell’uomo e senza usare procedimenti e metodi che potrebbero recare pregiudizio all’ambiente.

    3. La provincia iscrive in un apposito registro le imprese che effettuano la comunicazione di inizio di attività e, entro il termine di cui al comma 1, verifica d’ufficio la sussistenza dei presupposti e dei requisiti richiesti. A tal fine, alla comunicazione di inizio di attività, a firma del legale rappresentante dell’impresa, è allegata una relazione dalla quale risulti: a) il rispetto delle norme tecniche e delle condizioni specifiche di cui al comma 1; b) il possesso dei requisiti soggettivi richiesti per la gestione dei rifiuti; c) le attività di recupero che si intendono svolgere; d) lo stabilimento, la capacità di recupero e il ciclo di trattamento o di combustione nel quale i rifiuti stessi sono destinati ad essere recuperati, nonché l’utilizzo di eventuali impianti mobili; e) le caratteristiche merceologiche dei prodotti derivanti dai cicli di recupero.

    4. Qualora la competente Sezione regionale dell’Albo accerti il mancato rispetto delle norme tecniche e delle condizioni di cui al comma 1, la medesima sezione propone alla provincia di disporre, con provvedimento motivato, il divieto di inizio ovvero di prosecuzione dell’attività, salvo che l’interessato non provveda a conformare alla normativa vigente detta attività ed i suoi effetti entro il termine e secondo le prescrizioni stabiliti dall’amministrazione.

    5. La comunicazione di cui al comma 1 deve essere rinnovata ogni cinque anni e comunque in caso di modifica sostanziale delle operazioni di recupero.

    6. La procedura semplificata di cui al presente articolo sostituisce, limitatamente alle variazioni qualitative e quantitative delle emissioni determinate dai rifiuti individuati dalle norme tecniche di cui al comma 1 che già fissano i limiti di emissione in relazione alle attività di recupero degli stessi, l’autorizzazione di cui all’articolo 269 in caso di modifica sostanziale dell’impianto.

    7. Alle attività di cui al presente articolo si applicano integralmente le norme ordinarie per il recupero e lo smaltimento qualora i rifiuti non vengano destinati in modo effettivo al recupero.

    8. Fermo restando il rispetto dei limiti di emissione in atmosfera di cui all’articolo 214, comma 3, lettera b), e dei limiti delle altre emissioni inquinanti stabilite da disposizioni vigenti e fatta salva l’osservanza degli altri vincoli a tutela dei profili sanitari e ambientali, entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della parte quarta del presente decreto, il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, di concerto con il Ministro delle attività produttive, determina modalità, condizioni e misure relative alla concessione di incentivi finanziari previsti da disposizioni legislative vigenti a favore dell’utilizzazione dei rifiuti in via prioritaria in operazioni di riciclaggio e di recupero per ottenere materie, sostanze, oggetti, nonché come combustibile per produrre energia elettrica, tenuto anche conto del prevalente interesse pubblico al recupero energetico nelle centrali elettriche di rifiuti urbani sottoposti a preventive operazioni di trattamento finalizzate alla produzione di combustibile da rifiuti e di quanto previsto dal decreto legislativo 29 dicembre 2003, n. 387 , e successive modificazioni, nonché dalla direttiva 2009/28/CE e dalle relative disposizioni di recepimento.

    8-bis. Le operazioni di messa in riserva dei rifiuti pericolosi individuati ai sensi del presente articolo sono sottoposte alle procedure semplificate di comunicazione di inizio di attività solo se effettuate presso l’impianto dove avvengono le operazioni di riciclaggio e di recupero previste ai punti da R1 a R9 dell’Allegato C alla parte quarta del presente decreto.

    8-ter. Fatto salvo quanto previsto dal comma 8, le norme tecniche di cui ai commi 1, 2 e 3 stabiliscono le caratteristiche impiantistiche dei centri di messa in riserva di rifiuti non pericolosi non localizzati presso gli impianti dove sono effettuate le operazioni di riciclaggio e di recupero individuate ai punti da R1 a R9 dell’Allegato C alla parte quarta del presente decreto, nonché le modalità di stoccaggio e i termini massimi entro i quali i rifiuti devono essere avviati alle predette operazioni.

    8-quater. Le attività di trattamento disciplinate dai regolamenti di cui all’ articolo 6, paragrafo 2, della direttiva 2008/98/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 19 novembre 2008 , che fissano i criteri che determinano quando specifici tipi di rifiuti cessano di essere considerati rifiuti, sono sottoposte alle procedure semplificate disciplinate dall’articolo 214 del presente decreto e dal presente articolo a condizione che siano rispettati tutti i requisiti, i criteri e le prescrizioni soggettive e oggettive previsti dai predetti regolamenti, con particolare riferimento: a) alla qualità e alle caratteristiche dei rifiuti da trattare; b) alle condizioni specifiche che devono essere rispettate nello svolgimento delle attività; c) alle prescrizioni necessarie per assicurare che i rifiuti siano trattati senza pericolo per la salute dell’uomo e senza usare procedimenti o metodi che potrebbero recare pregiudizio all’ambiente, con specifico riferimento agli obblighi minimi di monitoraggio; d) alla destinazione dei rifiuti che cessano di essere considerati rifiuti agli utilizzi individuati.

    8-quinquies. L’operazione di recupero può consistere nel mero controllo sui materiali di rifiuto per verificare se soddisfino i criteri elaborati affinchè gli stessi cessino di essere considerati rifiuti nel rispetto delle condizioni previste. Questa è sottoposta, al pari delle altre, alle procedure semplificate disciplinate dall’articolo 214 del presente decreto e dal presente articolo a condizione che siano rispettati tutti i requisiti, i criteri e le prescrizioni soggettive e oggettive previsti dai predetti regolamenti con particolare riferimento: a) alla qualità e alle caratteristiche dei rifiuti da trattare; b) alle condizioni specifiche che devono essere rispettate nello svolgimento delle attività; c) alle prescrizioni necessarie per assicurare che i rifiuti siano trattati senza pericolo per la salute dell’uomo e senza usare procedimenti o metodi che potrebbero recare pregiudizio all’ambiente, con specifico riferimento agli obblighi minimi di monitoraggio; d) alla destinazione dei rifiuti che cessano di essere considerati rifiuti agli utilizzi individuati.

    8-sexies. Gli enti e le imprese che effettuano, ai sensi delle disposizioni del decreto del Ministro dell’ambiente 5 febbraio 1998, pubblicato nel supplemento ordinario n. 72 alla Gazzetta Ufficiale n. 88 del 16 aprile 1998 , dei regolamenti di cui ai decreti del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio 12 giugno 2002, n. 161 , e 17 novembre 2005, n. 269, e dell’articolo 9-bis del decreto-legge 6 novembre 2008, n. 172 , convertito, con modificazioni, dalla legge 30 dicembre 2008, n. 210 , operazioni di recupero di materia prima secondaria da specifiche tipologie di rifiuti alle quali sono applicabili i regolamenti di cui al comma 8-quater del presente articolo, adeguano le proprie attività alle disposizioni di cui al medesimo comma 8-quater o all’articolo 208 del presente decreto, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore dei predetti regolamenti di cui al comma

    8-quater. Fino alla scadenza di tale termine è autorizzata la continuazione dell’attività in essere nel rispetto delle citate disposizioni del decreto del Ministro dell’ambiente 5 febbraio 1998, dei regolamenti di cui ai decreti del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio n. 161 del 2002 e n. 269 del 2005 e dell’articolo 9-bis del decreto-legge n. 172 del 2008 , convertito, con modificazioni, dalla legge n. 210 del 2008 . Restano in ogni caso ferme le quantità massime stabilite dalle norme di cui al secondo periodo.

    8-septies. Al fine di un uso più efficiente delle risorse e di un’economia circolare che promuova ambiente e occupazione, i rifiuti individuati nell’allegato III al regolamento (UE) 2024/1157 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell’11 aprile 2024 , possono essere utilizzati negli impianti industriali autorizzati ai sensi della disciplina dell’autorizzazione integrata ambientale di cui agli articoli 29-sexies e seguenti del presente decreto, nel rispetto del relativo BAT References, previa comunicazione da inoltrare quarantacinque giorni prima dell’avvio dell’attività all’autorità ambientale competente. In tal caso i rifiuti saranno assoggettati al rispetto delle norme riguardanti esclusivamente il trasporto dei rifiuti e il formulario di identificazione. 233

    9. COMMA SOPPRESSO DAL D.LGS. 16 GENNAIO 2008, N.4 .

    10. COMMA SOPPRESSO DAL D.LGS. 16 GENNAIO 2008, N.4 .

    11. COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 3 DICEMBRE 2010, N. 205 .

    12. COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 3 DICEMBRE 2010, N. 205 .

    13. COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 3 DICEMBRE 2010, N. 205 .

    14. COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 3 DICEMBRE 2010, N. 205 .

    15. COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 3 DICEMBRE 2010, N. 205 .

  • Art. 135 Codice del Processo Amministrativo – Competenza funzionale inderogabile del Tribunale amministrativo regionale del Lazio, sede di Roma

    Art. 135 Codice del Processo Amministrativo – Competenza funzionale inderogabile del Tribunale amministrativo regionale del Lazio, sede di Roma

    D.Lgs. 2 luglio 2010, n. 104 – Codice del processo amministrativo

    1. Sono devolute alla competenza inderogabile del Tribunale amministrativo regionale del Lazio, sede di Roma, salvo ulteriori previsioni di legge:

    a) le controversie relative ai provvedimenti riguardanti i magistrati ordinari adottati ai sensi dell’articolo 17, primo comma, della legge 24 marzo 1958, n. 195, nonché quelle relative ai provvedimenti riguardanti i magistrati amministrativi adottati dal Consiglio di Presidenza della Giustizia Amministrativa; b) le controversie aventi ad oggetto i provvedimenti dell’Autorità garante per la concorrenza ed il mercato e quelli dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni; c) le controversie di cui all’articolo 133, comma 1, lettera l), fatta eccezione per quelle di cui all’articolo 14, comma 2, nonché le controversie di cui all’articolo 104, comma 2, del testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia, di cui al decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385; d) le controversie contro i provvedimenti ministeriali di cui all’articolo 133, comma 1, lettera m), nonché i giudizi riguardanti l’assegnazione di diritti d’uso delle frequenze, la gara e le altre procedure di cui ai commi da 8 al 13 dell’articolo 1, della legge 13 dicembre 2010, n. 220, incluse le procedure di cui all’articolo 4 del decreto-legge 31 marzo 2011, n. 34, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 maggio 2011, n. 75; e) le controversie aventi ad oggetto le ordinanze e i provvedimenti commissariali adottati in tutte le situazioni di emergenza dichiarate ai sensi dell’articolo 5, comma 1, della legge 24 febbraio 1992, n. 225 nonché gli atti, i provvedimenti e le ordinanze emanati ai sensi dell’articolo 5, commi 2 e 4 della medesima legge n. 225 del 1992; f) le controversie di cui all’articolo 133, comma 1, lettera o), limitatamente a quelle concernenti la produzione di energia elettrica da fonte nucleare, i rigassificatori, i gasdotti di importazione, le centrali termoelettriche di potenza termica superiore a 400 MW nonché quelle relative ad infrastrutture di trasporto ricomprese o da ricomprendere nella rete di trasmissione nazionale o rete nazionale di gasdotti, salvo quanto previsto dall’articolo 14, comma 2; g) le controversie di cui all’articolo 133, comma 1, lettera z); h) le controversie relative all’esercizio dei poteri speciali inerenti alle attività di rilevanza strategica nei settori della difesa e della sicurezza nazionale e nei settori dell’energia, dei trasporti e delle comunicazioni; i) le controversie aventi ad oggetto i provvedimenti di espulsione di cittadini extracomunitari per motivi di ordine pubblico o di sicurezza dello Stato; l) le controversie avverso i provvedimenti di allontanamento di cittadini comunitari per motivi di sicurezza dello Stato o per motivi di ordine pubblico di cui all’articolo 20, comma 1, del decreto legislativo 6 febbraio 2007, n. 30, e successive modificazioni; m) le controversie avverso i provvedimenti previsti dal decreto legislativo 22 giugno 2007, n. 109; n) le controversie disciplinate dal presente codice relative alle elezioni dei membri del Parlamento europeo spettanti all’Italia; o) le controversie relative al rapporto di lavoro del personale del DIS, dell’AISI e dell’AISE; p) le controversie attribuite alla giurisdizione del giudice amministrativo derivanti dall’applicazione del Titolo II del Libro III del decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159, relative all’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata; q) le controversie relative ai provvedimenti adottati ai sensi degli articoli 142 e 143 del testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali, di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267; q-bis) le controversie di cui all’articolo 133, comma 1, lettera z-bis); q-ter) le controversie di cui all’articolo 133, comma 1, lettera z-ter); q-quater) le controversie aventi ad oggetto i provvedimenti emessi dall’Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato in materia di giochi pubblici con vincita in denaro e quelli emessi dall’Autorità di polizia relativi al rilascio di autorizzazioni in materia di giochi pubblici con vincita in denaro; q-quinquies) le controversie relative alle decisioni adottate ai sensi dell’articolo 24, paragrafo 2, lettera b), del regolamento (CE) n. 1987/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio del 20 dicembre 2006 sull’istituzione, l’esercizio e l’uso del sistema d’informazione Schengen di seconda generazione (SIS II); q-sexies) le competizioni professionistiche delle società o associazioni sportive professionistiche, o comunque incidenti sulla partecipazione a competizioni professionistiche. 2. Restano esclusi dai casi di competenza inderogabile di cui al comma 1 le controversie sui rapporti di lavoro dei pubblici dipendenti, salvo quelle di cui alla lettera o) dello stesso comma 1.

  • Art. 185 TUEL – Ordinazione e pagamento

    Art. 185 TUEL – Articolo 185

    D.Lgs. 18 agosto 2000, n. 267 – testo aggiornato

    1. Gli ordinativi di pagamento sono disposti nei limiti dei rispettivi stanziamenti di cassa, salvo i pagamenti riguardanti il rimborso delle anticipazioni di tesoreria, i servizi per conto terzi e le partite di giro.

    2. 2. Il mandato di pagamento è sottoscritto dal dipendente dell’ente individuato dal regolamento di contabilità nel rispetto delle leggi vigenti e contiene almeno i seguenti elementi: a) il numero progressivo del mandato per esercizio finanziario; b) la data di emissione; c) l’indicazione della missione, del programma e del titolo di bilancio cui è riferita la spesa e la relativa disponibilità, distintamente per residui o competenza e cassa; d) la codifica di bilancio; e) l’indicazione del creditore e, se si tratta di persona diversa, del soggetto tenuto a rilasciare quietanza, nonché il relativo codice fiscale o la partita IVA; f) l’ammontare della somma dovuta e la scadenza, qualora sia prevista dalla legge o sia stata concordata con il creditore; g) la causale e gli estremi dell’atto esecutivo, che legittima l’erogazione della spesa; h) le eventuali modalità agevolative di pagamento se richieste dal creditore; i) il rispetto degli eventuali vincoli di destinazione … relativi a trasferimenti o ai prestiti; i-bis) la codifica SIOPE di cui all’ art. 14 della legge 31 dicembre 2009, n. 196 ; i-ter) i codici della transazione elementare di cui agli articoli da 5 a 7, del decreto legislativo 23 giugno 2011, n. 118 . i-quater) l’identificazione delle spese non soggette al controllo dei dodicesimi di cui all’art. 163, comma 5, in caso di esercizio provvisorio.

    3. Il mandato di pagamento è controllato, per quanto attiene alla sussistenza dell’impegno e della liquidazione e al rispetto dell’autorizzazione di cassa, dal servizio finanziario, che provvede altresì alle operazioni di contabilizzazione e di trasmissione al tesoriere.

    4. Il tesoriere effettua i pagamenti derivanti da obblighi tributari, da somme iscritte a ruolo, da delegazioni di pagamento, e da altri obblighi di legge, anche in assenza della preventiva emissione del relativo mandato di pagamento. Entro trenta giorni l’ente locale emette il relativo mandato ai fini della regolarizzazione, imputandolo contabilmente all’esercizio in cui il tesoriere ha effettuato il pagamento, anche se la relativa comunicazione è pervenuta all’ente nell’esercizio successivo.

    4-bis. I codici di cui al comma 2, lettera i-bis), possono essere applicati al mandato a decorrere dal 1° gennaio 2016.

  • Art. 195 CPI – Domande di trascrizione

    Art. 195 CPI – Domande di trascrizione

    D.Lgs. 10 febbraio 2005, n. 30 – testo aggiornato

    1. Le domande di trascrizione devono essere redatte … secondo le prescrizioni di cui al decreto del Ministro delle attività produttive.

    2. La domanda deve contenere: a) il cognome, nome e domicilio del beneficiario della trascrizione richiesta e del mandatario, se vi sia; b) il cognome e nome del titolare del diritto di proprietà industriale; c) la natura dell’atto o il motivo che giustifica la trascrizione richiesta; d) l’elencazione dei diritti di proprietà industriale oggetto della trascrizione richiesta; e) nel caso di cambiamento di titolarità, il nome dello Stato di cui il nuovo richiedente o il nuovo titolare ha la cittadinanza, il nome dello Stato di cui il nuovo richiedente o il nuovo titolare ha il domicilio, ovvero il nome dello Stato nel quale il nuovo richiedente o il nuovo titolare ha uno stabilimento industriale o commerciale effettivo e serio.

  • Art. 10 D.Lgs. 42/2004 – Beni culturali

    Art. 10 D.Lgs. 42/2004 – Beni culturali

    D.Lgs. 22 gennaio 2004, n. 42 – Codice dei beni culturali e del paesaggio

    1. Sono beni culturali le cose immobili e mobili appartenenti allo Stato, alle regioni, agli altri enti pubblici territoriali, nonché ad ogni altro ente ed istituto pubblico e a persone giuridiche private senza fine di lucro , ivi compresi gli enti ecclesiastici civilmente riconosciuti, che presentano interesse artistico, storico, archeologico o etnoantropologico.

    2. 2. Sono inoltre beni culturali: a) le raccolte di musei, pinacoteche, gallerie e altri luoghi espositivi dello Stato, delle regioni, degli altri enti pubblici territoriali, nonché di ogni altro ente ed istituto pubblico; b) gli archivi e i singoli documenti dello Stato, delle regioni, degli altri enti pubblici territoriali, nonché di ogni altro ente ed istituto pubblico; c) le raccolte librarie delle biblioteche dello Stato, delle regioni, degli altri enti pubblici territoriali, nonché di ogni altro ente e istituto pubblico , ad eccezione delle raccolte che assolvono alle funzioni delle biblioteche indicate all' articolo 47, comma 2, del decreto del Presidente della Repubblica 24 luglio 1977, n. 616 .

    3. 3. Sono altresì beni culturali, quando sia intervenuta la dichiarazione prevista dall'articolo 13: a) le cose immobili e mobili che presentano interesse artistico, storico, archeologico o etnoantropologico particolarmente importante, appartenenti a soggetti diversi da quelli indicati al comma 1; b) gli archivi e i singoli documenti, appartenenti a privati, che rivestono interesse storico particolarmente importante; c) le raccolte librarie, appartenenti a privati, di eccezionale interesse culturale; d) le cose immobili e mobili, a chiunque appartenenti, che rivestono un interesse particolarmente importante a causa del loro riferimento con la storia politica, militare, della letteratura, dell'arte, della scienza, della tecnica, dell'industria e della cultura in genere, ovvero quali testimonianze dell'identità e della storia delle istituzioni pubbliche, collettive o religiose . Se le cose rivestono altresì un valore testimoniale o esprimono un collegamento identitario o civico di significato distintivo eccezionale, il provvedimento di cui all'articolo 13 può comprendere, anche su istanza di uno o più comuni o della regione, la dichiarazione di monumento nazionale ; d-bis) le cose, a chiunque appartenenti, che presentano un interesse artistico, storico, archeologico o etnoantropologico eccezionale per l'integrità e la completezza del patrimonio culturale della Nazione; e) le collezioni o serie di oggetti, a chiunque appartenenti, che non siano ricomprese fra quelle indicate al comma 2 e che, per tradizione, fama e particolari caratteristiche ambientali, ovvero per rilevanza artistica, storica, archeologica, numismatica o etnoantropologica, rivestano come complesso un eccezionale interesse.

    4. 4. Sono comprese tra le cose indicate al comma 1 e al comma 3, lettera a): a) le cose che interessano la paleontologia, la preistoria e le primitive civiltà; b) le cose di interesse numismatico che, in rapporto all'epoca, alle tecniche e ai materiali di produzione, nonché al contesto di riferimento, abbiano carattere di rarità o di pregio; c) i manoscritti, gli autografi, i carteggi, gli incunaboli, nonché i libri, le stampe e le incisioni, con relative matrici, aventi carattere di rarità e di pregio; d) le carte geografiche e gli spartiti musicali aventi carattere di rarità e di pregio; e) le fotografie, con relativi negativi e matrici, le pellicole cinematografiche ed i supporti audiovisivi in genere, aventi carattere di rarità e di pregio; f) le ville, i parchi e i giardini che abbiano interesse artistico o storico; g) le pubbliche piazze, vie, strade e altri spazi aperti urbani di interesse artistico o storico; h) i siti minerari di interesse storico od etnoantropologico; i) le navi e i galleggianti aventi interesse artistico, storico od etnoantropologico; l) le architetture rurali aventi interesse storico od etnoantropologico quali testimonianze dell'economia rurale tradizionale.

    5. Salvo quanto disposto dagli articoli 64 e 178, non sono soggette alla disciplina del presente titolo le cose indicate al comma 1 e al comma 3, lettere a) ed e), che siano opera di autore vivente o la cui esecuzione non risalga ad oltre settanta anni, nonché le cose indicate al comma 3, lettera d-bis), che siano opera di autore vivente o la cui esecuzione non risalga ad oltre cinquanta anni.

  • Art. 31 D.Lgs. 159/2011 – Cauzione. Garanzie reali

    Art. 31 D.Lgs. 159/2011 – Cauzione. Garanzie reali

    D.Lgs. 6 settembre 2011, n. 159 – Codice antimafia

    1. Il tribunale, con l'applicazione della misura di prevenzione, dispone che la persona sottoposta a tale misura versi presso la cassa delle ammende una somma, a titolo di cauzione, di entità che, tenuto conto anche delle sue condizioni economiche e dei provvedimenti adottati a norma dell'articolo 22, costituisca un'efficace remora alla violazione delle prescrizioni imposte.

    2. Fuori dei casi previsti dall'articolo 9, il tribunale può imporre alla persona denunciata, in via provvisoria e qualora ne ravvisi l'opportunità, le prescrizioni previste dall'articolo 8, commi 3 e 4. Con il provvedimento, il tribunale può imporre la cauzione di cui al comma 1.

    3. Il deposito può essere sostituito, su istanza dell'interessato, dalla presentazione di idonee garanzie reali. Il tribunale provvede circa i modi di custodia dei beni dati in pegno e dispone, riguardo ai beni immobili, che il decreto con il quale accogliendo l'istanza dell'interessato è disposta l'ipoteca legale sia trascritto presso l'ufficio delle conservatorie dei registri immobiliari del luogo in cui i beni medesimi si trovano. Le spese relative alle garanzie reali previste dal presente comma sono anticipate dall'interessato secondo le modalità stabilite dal tribunale. Il tribunale può disporre, in relazione alle condizioni economiche della persona sottoposta alla misura di prevenzione, che la cauzione sia pagata in rate mensili .

    4. Quando sia cessata l'esecuzione della misura di prevenzione o sia rigettata la proposta, il tribunale dispone con decreto la restituzione del deposito o la liberazione della garanzia.

    5. Le misure patrimoniali cautelari previste dal presente articolo mantengono la loro efficacia per tutta la durata della misura di prevenzione e non possono essere revocate, neppure in parte, se non per comprovate gravi necessità personali o familiari.

  • Art. 30 D.Lgs. 159/2011 – Rapporti con sequestro e confisca disposti in seno a procedimenti penali

    Art. 30 D.Lgs. 159/2011 – Rapporti con sequestro e confisca disposti in seno a procedimenti penali

    D.Lgs. 6 settembre 2011, n. 159 – Codice antimafia

    1. Il sequestro e la confisca di prevenzione possono essere disposti anche in relazione a beni già sottoposti a sequestro in un procedimento penale. In tal caso la custodia giudiziale dei beni sequestrati nel processo penale viene affidata all'amministratore giudiziario, il quale provvede alla gestione dei beni stessi ai sensi del titolo III. Questi comunica al giudice del procedimento penale, previa autorizzazione del tribunale che ha disposto la misura di prevenzione, copia delle relazioni periodiche. In caso di revoca del sequestro o della confisca di prevenzione, il giudice del procedimento penale provvede alla nomina di un nuovo custode , salvo che ritenga di confermare quello già nominato nel procedimento di prevenzione . Nel caso previsto dall' articolo 104-bis disp. att. c.p.p. , l'amministratore giudiziario nominato nel procedimento penale prosegue la propria attività nel procedimento di prevenzione, salvo che il tribunale, con decreto motivato e sentita l'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, di seguito denominata «Agenzia», non provveda alla sua revoca e sostituzione.

    2. Nel caso previsto dal comma 1, primo periodo, se la confisca definitiva di prevenzione interviene prima della sentenza irrevocabile di condanna che dispone la confisca dei medesimi beni in sede penale, si procede in ogni caso alla gestione, vendita, assegnazione o destinazione ai sensi del titolo III. Il giudice, ove successivamente disponga la confisca in sede penale, dichiara la stessa già eseguita in sede di prevenzione.

    3. Se la sentenza irrevocabile di condanna che dispone la confisca interviene prima della confisca definitiva di prevenzione, il tribunale, ove abbia disposto il sequestro e sia ancora in corso il procedimento di prevenzione, dichiara, con decreto, che la stessa è stata già eseguita in sede penale .

    4. Nei casi previsti dai commi 2 e 3, in ogni caso la successiva confisca viene trascritta, iscritta o annotata ai sensi dell'articolo 21.

    5. Le disposizioni di cui ai commi 1 e 2 si applicano anche nel caso in cui il sequestro disposto nel corso di un giudizio penale sopravvenga al sequestro o alla confisca di prevenzione.

  • Art. 14 D.Lgs. 159/2011 – Decorrenza e cessazione della sorveglianza speciale

    Art. 14 D.Lgs. 159/2011 – Decorrenza e cessazione della sorveglianza speciale

    D.Lgs. 6 settembre 2011, n. 159 – Codice antimafia

    1. La sorveglianza speciale comincia a decorrere dal giorno in cui il decreto è comunicato all'interessato e cessa di diritto allo scadere del termine nel decreto stesso stabilito, se il sorvegliato speciale non abbia, nel frattempo, commesso un reato.

    2. Se nel corso del termine stabilito il sorvegliato commette un reato per il quale riporti successivamente condanna e la sorveglianza speciale non debba cessare, il tribunale verifica d'ufficio se la commissione di tale reato possa costituire indice della persistente pericolosità dell'agente; in tale caso il termine ricomincia a decorrere dal giorno nel quale è scontata la pena.

    2-bis. L'esecuzione della sorveglianza speciale resta sospesa durante il tempo in cui l'interessato è sottoposto alla misura della custodia cautelare. In tal caso, salvo quanto stabilito dal comma 2, il termine di durata della misura di prevenzione continua a decorrere dal giorno nel quale è cessata la misura cautelare, con redazione di verbale di sottoposizione agli obblighi.

    2-ter. L'esecuzione della sorveglianza speciale resta sospesa durante il tempo in cui l'interessato è sottoposto a detenzione per espiazione di pena. Dopo la cessazione dello stato di detenzione, se esso si è protratto per almeno due anni, il tribunale verifica, anche d'ufficio, sentito il pubblico ministero che ha esercitato le relative funzioni nel corso della trattazione camerale, la persistenza della pericolosità sociale dell'interessato, assumendo le necessarie informazioni presso l'amministrazione penitenziaria e l'autorità di pubblica sicurezza, nonché presso gli organi di polizia giudiziaria. Al relativo procedimento si applica, in quanto compatibile, il disposto dell'articolo 7. Se persiste la pericolosità sociale, il tribunale emette decreto con cui ordina l'esecuzione della misura di prevenzione, il cui termine di durata continua a decorrere dal giorno in cui il decreto stesso è comunicato all'interessato, salvo quanto stabilito dal comma 2 del presente articolo. Se invece la pericolosità sociale è cessata, il tribunale emette decreto con cui revoca il provvedimento di applicazione della misura di prevenzione. 57

  • Art. 28 D.Lgs. 159/2011 – Revocazione della confisca

    Art. 28 D.Lgs. 159/2011 – Revocazione della confisca

    D.Lgs. 6 settembre 2011, n. 159 – Codice antimafia

    1. 1. La revocazione della decisione definitiva sulla confisca di prevenzione può essere richiesta, nelle forme previste dagli articoli 630 e seguenti del codice di procedura penale , in quanto compatibili, alla corte di appello individuata secondo i criteri di cui all'articolo 11 dello stesso codice: a) in caso di scoperta di prove nuove decisive, sopravvenute alla conclusione del procedimento; b) quando i fatti accertati con sentenze penali definitive, sopravvenute o conosciute in epoca successiva alla conclusione del procedimento di prevenzione, escludano in modo assoluto l'esistenza dei presupposti di applicazione della confisca; c) quando la decisione sulla confisca sia stata motivata, unicamente o in modo determinante, sulla base di atti riconosciuti falsi, di falsità nel giudizio ovvero di un fatto previsto dalla legge come reato.

    2. In ogni caso, la revocazione può essere richiesta solo al fine di dimostrare il difetto originario dei presupposti per l'applicazione della misura.

    3. La richiesta di revocazione è proposta, a pena di inammissibilità, entro sei mesi dalla data in cui si verifica uno dei casi di cui al comma 1, salvo che l'interessato dimostri di non averne avuto conoscenza per causa a lui non imputabile.

    4. Quando accoglie la richiesta di revocazione, la corte di appello provvede, ove del caso, ai sensi dell'articolo 46

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