Testo dell'articoloVigente
Art. 83 Cod. Amb. – acque di balneazione
D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 – testo aggiornato
1. Le acque destinate alla balneazione devono soddisfare i requisiti di cui al decreto del Presidente della Repubblica 8 giugno 1982, n. 470 .
2. Per le acque che risultano ancora non idonee alla balneazione ai sensi del decreto di cui al comma 1, le regioni comunicano al Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare , entro l’inizio della stagione balneare successiva alla data di entrata in vigore della parte terza del presente decreto e, successivamente, con periodicità annuale prima dell’inizio della stagione balneare, tutte le informazioni relative alle cause della non balneabilità ed alle misure che intendono adottare, secondo le modalità indicate dal decreto di cui all’articolo 75, comma 6.
In sintesi
Indice dei contenuti
Il sistema degli obiettivi di qualità per specifica destinazione costituisce uno dei capisaldi della Parte Terza del Codice dell'Ambiente, in attuazione della direttiva 2000/60/CE (Direttiva quadro acque). La logica è quella di calibrare i requisiti qualitativi del corpo idrico in funzione del suo uso prevalente: produzione di acqua potabile, balneazione, vita dei pesci, molluschicoltura. Su questa cornice si innestano gli obblighi di monitoraggio, le designazioni regionali e le misure di tutela. La norma in esame regola un passaggio specifico di questo sistema.
Logica degli obiettivi per specifica destinazione
La norma in tema di acque di balneazione si inserisce nella logica della direttiva 2000/60/CE, che affianca agli obiettivi di qualità ambientale degli obiettivi calibrati sull'uso prevalente del corpo idrico. rinvio al d.lgs. 116/2008 in attuazione della direttiva 2006/7/CE e dei relativi parametri microbiologici. Ne deriva un sistema multilivello in cui un medesimo corpo idrico può essere soggetto a più obiettivi convergenti, prevalendo, in caso di conflitto, lo standard più tutelante.
Designazione e classificazione
Le Regioni designano le acque in funzione della destinazione d'uso, con provvedimento amministrativo soggetto a pubblicità. La classificazione tecnica si avvale dei dati raccolti attraverso le reti di monitoraggio gestite dalle ARPA, con il supporto tecnico di ISPRA. In linea generale, la giurisprudenza amministrativa ha riconosciuto la natura tecnico-discrezionale degli atti di designazione, sindacabili in sede giurisdizionale per macroscopica irragionevolezza o per violazione delle procedure di partecipazione.
Standard di qualità ambientale
Gli standard di qualità ambientale sono parametri numerici riferiti a sostanze chimiche, microbiologiche o ecologiche, declinati come media annua o come concentrazione massima ammissibile. La direttiva 2008/105/CE come modificata dalla direttiva 2013/39/UE individua le sostanze prioritarie. Il loro mancato rispetto comporta obblighi di intervento per le autorità competenti e può determinare l'aggiornamento delle prescrizioni autorizzatorie sugli scarichi.
Riflessi autorizzatori e di pianificazione
Il raggiungimento degli obiettivi di qualità orienta il rilascio e il riesame delle autorizzazioni allo scarico (artt. 124-127), il calcolo dei valori limite di emissione, l'aggiornamento dei piani di tutela delle acque (art. 121) e dei piani di gestione del distretto (art. 117). In presenza di deterioramento del corpo idrico, è imposto l'adeguamento delle misure secondo il principio di non regressione.
Connessioni sistemiche
La disposizione si raccorda con la classificazione dello stato chimico ed ecologico (artt. 76-77), con la disciplina delle aree sensibili (art. 91), con le zone vulnerabili da nitrati (art. 92) e con la disciplina sanzionatoria della Parte Terza. La sua applicazione richiede coordinamento tra Regioni, ARPA, gestori del servizio idrico integrato e autorità di bacino distrettuale.
Casi pratici
Caso 1: Tizio Comune sviluppa la balneazione
Il Comune di Tizio intende potenziare l'offerta turistica valorizzando un tratto costiero. La Regione, su istanza, designa il tratto come acqua di balneazione, attivando i controlli microbiologici previsti dal d.lgs. 116/2008 di attuazione della direttiva 2006/7/CE. Il Comune deve garantire l'informazione del pubblico sulla qualità delle acque e intervenire in caso di non conformità.
Caso 2: Caio impresa scarica in acque idonee alla vita dei pesci
Caio, titolare di uno stabilimento industriale, deve ottenere l'autorizzazione allo scarico in un corpo idrico designato come idoneo alla vita dei pesci. L'autorità competente impone valori limite più restrittivi rispetto a quelli generali, in considerazione della destinazione del corpo idrico. La giurisprudenza ha confermato la legittimità di prescrizioni tarate sull'obiettivo di qualità specifico.
Domande frequenti
Cosa significa obiettivo di qualità per specifica destinazione di cui all'articolo 83?
Significa che il corpo idrico deve raggiungere standard qualitativi calibrati sull'uso prevalente: produzione di acqua potabile, balneazione, vita dei pesci, molluschicoltura. In caso di destinazioni concorrenti prevale lo standard più tutelante.
Chi designa le acque per specifica destinazione?
La designazione è di competenza regionale, con atto amministrativo soggetto a pubblicità. La classificazione tecnica si avvale dei dati raccolti dalle ARPA con il supporto di ISPRA. L'atto è sindacabile in sede giurisdizionale per macroscopica irragionevolezza.
Cosa accade se il corpo idrico non raggiunge l'obiettivo di qualità?
L'autorità competente è tenuta ad aggiornare le misure di tutela: riesame delle autorizzazioni allo scarico, revisione del piano di tutela delle acque, intensificazione del monitoraggio. Si applica il principio di non regressione del livello di tutela.