- Disciplina diritto di accesso alle informazioni ambientali e di partecipazione nella Parte Prima del Codice dell'Ambiente
- Recepisce i principi eurounitari (artt. 191-193 TFUE)
- Vincola il legislatore secondario e l'amministrazione ambientale
- Funge da parametro interpretativo per le successive norme di settore
- È invocata dalla giurisprudenza come criterio di legittimità degli atti
Testo dell'articoloVigente
Art. 3 Sexies Cod. Amb. — Diritto di accesso alle informazioni ambientali e di partecipazione a scopo collaborativo
D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 — testo aggiornato
1. In attuazione della legge 7 agosto 1990, n. 241 , e successive modificazioni, e delle previsioni della Convenzione di Aarhus, ratificata dall’Italia con la legge 16 marzo 2001, n. 108 , e ai sensi del decreto legislativo 19 agosto 2005, n. 195 , chiunque, senza essere tenuto a dimostrare la sussistenza di un interesse giuridicamente rilevante, può accedere alle informazioni relative allo stato dell’ambiente e del paesaggio nel territorio nazionale.
1-bis. Nel caso di piani o programmi da elaborare a norma delle disposizioni di cui all’allegato 1 alla direttiva 2003/35/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 maggio 2003 , qualora agli stessi non si applichi l’articolo 6, comma 2, del presente decreto, l’autorità competente all’elaborazione e all’approvazione dei predetti piani o programmi assicura la partecipazione del pubblico nel procedimento di elaborazione, di modifica e di riesame delle proposte degli stessi piani o programmi prima che vengano adottate decisioni sui medesimi piani o programmi.
1-ter. Delle proposte dei piani e programmi di cui al comma 1-bis l’autorità procedente dà avviso mediante pubblicazione nel proprio sito web. La pubblicazione deve contenere l’indicazione del titolo del piano o del programma, dell’autorità competente, delle sedi ove può essere presa visione del piano o programma e delle modalità dettagliate per la loro consultazione.
1-quater. L’autorità competente mette altresì a disposizione del pubblico il piano o programma mediante il deposito presso i propri uffici e la pubblicazione nel proprio sito web.
1-quinquies. Entro il termine di sessanta giorni dalla data di pubblicazione dell’avviso di cui al comma 1-ter, chiunque può prendere visione del piano o programma ed estrarne copia, anche in formato digitale, e presentare all’autorità competente proprie osservazioni o pareri in forma scritta.
1-sexies. L’autorità procedente tiene adeguatamente conto delle osservazioni del pubblico presentate nei termini di cui al comma 1-quinquies nell’adozione del piano o programma.
1-septies. Il piano o programma, dopo che è stato adottato, è pubblicato nel sito web dell’autorità competente unitamente ad una dichiarazione di sintesi nella quale l’autorità stessa dà conto delle considerazioni che sono state alla base della decisione. La dichiarazione contiene altresì informazioni sulla partecipazione del pubblico
Commento
I principi generali del Codice dell'Ambiente costituiscono la cornice interpretativa dell'intera disciplina di tutela e ne orientano l'applicazione da parte di amministrazioni e operatori. Tali principi recepiscono nel diritto interno le indicazioni eurounitarie (artt. 191-193 TFUE) e i grandi assi della tutela ambientale: precauzione, prevenzione, correzione alla fonte e responsabilità di chi inquina. La disposizione in esame va letta in questo quadro sistematico.
Ratio del principio
La norma in tema di diritto di accesso alle informazioni ambientali e di partecipazione trova la propria ratio nell'esigenza di dotare l'ordinamento ambientale di una cornice di principi capaci di orientare l'attività amministrativa e giurisdizionale. diritto del pubblico di accedere alle informazioni ambientali in conformità alla direttiva 2003/4/CE e alla Convenzione di Aarhus. L'origine eurounitaria della disciplina (artt. 191-193 TFUE) ne valorizza il carattere trasversale: la Corte di giustizia ha più volte chiarito che i principi ambientali non sono mere enunciazioni programmatiche, bensì criteri di interpretazione vincolanti per gli Stati membri.
Effetti applicativi
Sul piano applicativo, il principio opera sia in fase di produzione normativa (vincolando il legislatore secondario e regionale al rispetto della sua portata), sia in fase di interpretazione delle disposizioni del codice. In linea generale, la giurisprudenza amministrativa ha richiamato i principi della Parte Prima per sindacare provvedimenti carenti sotto il profilo motivazionale o sproporzionati rispetto al risultato di tutela perseguito. La Corte costituzionale, per parte sua, ha ribadito a più riprese che la materia ambientale rientra nella competenza esclusiva statale ai sensi dell'art. 117, comma 2, lett. s) Cost., con conseguente limite all'intervento normativo regionale.
Coordinamento con la disciplina eurounitaria
L'art. 191 TFUE individua quattro principi fondamentali: precauzione, azione preventiva, correzione in via prioritaria alla fonte dei danni causati all'ambiente, principio 'chi inquina paga'. Tali principi, recepiti nella legislazione italiana attraverso il Codice dell'Ambiente, costituiscono parametro di legittimità delle scelte amministrative. La Commissione UE vigila sull'applicazione dei principi attraverso il monitoraggio sulle procedure di infrazione, e l'attuazione concreta è valutata anche dalla Corte di giustizia. ISPRA e MASE forniscono indicazioni operative in chiave applicativa.
Profili procedimentali
I principi della Parte Prima trovano applicazione nei procedimenti ambientali in vari modi: come criteri di valutazione delle alternative nella VAS, come parametri di motivazione del provvedimento di VIA, come fondamento delle prescrizioni nell'AIA. Il principio di precauzione, in particolare, è stato valorizzato dal Consiglio di Stato in numerose pronunce a supporto di provvedimenti restrittivi o cautelativi adottati in presenza di incertezza scientifica circa gli effetti di una determinata attività.
Connessioni con altre discipline
La disposizione si coordina con la Convenzione di Aarhus del 1998, con la direttiva 2003/4/CE sull'accesso alle informazioni ambientali e con la direttiva 2003/35/CE sulla partecipazione del pubblico, oltre che con la disciplina interna in materia di accesso (l. 241/1990 e d.lgs. 33/2013). Essa interagisce con le valutazioni della Parte Seconda (VAS, VIA, AIA), con la disciplina sui rifiuti (Parte Quarta) e sul danno ambientale (Parte Sesta), oltre che con le competenze residuali di ARPA, Regioni e Comuni.
Domande frequenti
Qual è la portata giuridica del principio espresso dall'articolo 3-sexies?
Il principio non costituisce una mera enunciazione programmatica, ma criterio interpretativo vincolante per amministrazioni e operatori. La giurisprudenza, in linea generale, lo ha invocato per sindacare la legittimità di provvedimenti carenti sotto il profilo motivazionale o sproporzionati rispetto al risultato di tutela perseguito.
Qual è il rapporto con il diritto eurounitario?
La norma recepisce nel diritto interno i principi degli artt. 191-193 TFUE. Le Regioni e le amministrazioni sono tenute al rispetto di tali principi nell'esercizio delle loro funzioni, sotto la vigilanza anche della Commissione UE e della Corte di giustizia.
Il principio può fondare un autonomo ricorso al giudice?
Sì, nei limiti in cui la violazione del principio si traduca in un vizio di legittimità del provvedimento. Le associazioni ambientaliste e i singoli portatori di interessi qualificati possono dedurre in giudizio la violazione, secondo i consolidati orientamenti del giudice amministrativo.
Vedi anche