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Informazione giuridica di carattere generale. Il presente contenuto costituisce informazione giuridica di carattere generale e non sostituisce in alcun modo il parere di un avvocato iscritto all’Albo. La norma riportata è tratta da fonti ufficiali (Normattiva, Gazzetta Ufficiale) e il commento ha finalità divulgativa. Per la valutazione del caso specifico è necessario consultare un professionista abilitato.
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Il Presidente del Consiglio aveva impugnato l’intera legge della Regione Umbria sulla tutela dal mobbing (l.r. n. 18/2005), sostenendo che invadesse la competenza statale in materia di ordinamento civile e organizzazione della P.A. La Corte ha dichiarato la questione non fondata.

Di cosa si tratta

Il mobbing è un fenomeno di molestie morali e psicologiche sistematiche sul posto di lavoro. La Regione Umbria aveva approvato una legge per prevenirlo e contrastarlo, istituendo strutture di ascolto, promuovendo progetti e prevedendo ispezioni nei luoghi di lavoro. Il Governo riteneva che la legge definisse il mobbing in modo vago, interferisse con i rapporti di lavoro pubblico statale e invadesse le competenze statali su ordinamento civile (art. 117, lett. l) e organizzazione della P.A. (lett. g).

La questione di legittimità costituzionale

Ricorso del Presidente del Consiglio dei ministri (depositato 24 maggio 2005, r.ric. n. 65/2005) avverso l’intera l.r. Umbria 28 febbraio 2005, n. 18, in riferimento all’art. 117, secondo comma, lettere g) ed l), e terzo comma, e all’art. 118, primo comma, della Costituzione.

La decisione della Corte

La Corte ha dichiarato la questione non fondata. Ha ribadito che le Regioni possono intervenire con propri atti normativi con misure di sostegno idonee a studiare il fenomeno del mobbing in tutti i suoi profili, a prevenirlo e limitarne le conseguenze, senza per ciò invadere la competenza statale in materia di ordinamento civile o di organizzazione della P.A.

Il principio

Le Regioni possono adottare leggi di prevenzione e contrasto del mobbing sul lavoro, anche con strutture di ascolto e supporto, purché si limitino a misure promozionali e di sostegno che non definiscano fattispecie di illecito civile né disciplinino i rapporti di lavoro in modo direttamente precettivo.

Domande e risposte

La definizione di ‘mobbing’ nella legge è vincolante?

La Corte ha ritenuto che la definizione contenuta nella legge regionale sia descrittiva e non crei una fattispecie giuridica autonoma che supplisca al silenzio del legislatore statale.

Le ispezioni nei luoghi di lavoro previste dalla legge sono legittime?

La Corte non le ha ritenute illegittime nell’ambito di una legge promozionale regionale, purché non si sovrappongano alle ispezioni statali e non creino obblighi coercitivi propri.

Le Regioni possono legiferare in materia di lavoro?

Sì, in materia di ‘tutela e sicurezza del lavoro’ (legislazione concorrente); non possono invece dettare norme sull’‘ordinamento civile’ (contratti, responsabilità), riservato allo Stato.

Norme collegate

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A cura di
Andrea Marton — Dottore in Economia e Finanza, praticante commercialista
Fondatore e responsabile editoriale di Legge in Chiaro, portale di divulgazione giuridica e fiscale gratuita su 101 testi e codici italiani. I contenuti sono curati e rivisti da un team di laureati in economia; hanno scopo informativo e divulgativo e non costituiscono consulenza professionale. Profilo completo →
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