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La Corte dichiara manifestamente inammissibile la questione di legittimità costituzionale dell’art. 4, commi 1, 2 e 4, del d.l. n. 121 del 2002, che consente al prefetto di eliminare l’obbligo di contestazione immediata su taluni tratti stradali. Il difetto di motivazione del giudice rimettente — che non ha descritto la fattispecie concreta né indicato la norma del codice della strada violata — impedisce alla Corte di verificare la rilevanza della questione.
Di cosa si tratta
Il Giudice di Pace di Lanciano aveva sollevato dubbi sulla legittimità di una norma che autorizza il prefetto a stabilire, con decreto, su quali strade possa essere omessa la contestazione immediata delle infrazioni al codice della strada, consentendo quindi l’accertamento a distanza (ad esempio con autovelox). Il ricorrente aveva impugnato una multa elevata in assenza di contestazione immediata, sostenendo che la norma violasse il diritto di difesa e i limiti della delega legislativa.
La questione di legittimità costituzionale
Il Giudice di Pace di Lanciano ha impugnato l’art. 4, commi 1, 2 e 4, del decreto-legge 20 giugno 2002, n. 121, convertito dalla legge 1 agosto 2002, n. 168, in riferimento agli artt. 24 e 76 della Costituzione. Secondo il rimettente, la norma violerebbe il diritto di difesa (art. 24 Cost.) sopprimendo l’obbligo di contestazione immediata, e l’art. 76 Cost. per eccesso di delega, poiché la legge delega n. 85 del 2001 non aveva autorizzato l’abolizione di diritti soggettivi né la sub-delega al prefetto.
La decisione della Corte
La Corte dichiara la manifesta inammissibilità della questione. L’ordinanza di rimessione non contiene alcuna descrizione dell’infrazione oggetto del verbale di contravvenzione e non indica quale norma del codice della strada sarebbe stata violata dal conducente. Questa lacuna impedisce alla Corte di verificare se la fattispecie concreta rientri nelle ipotesi in cui le norme censurate escludono l’obbligo di contestazione immediata, rendendo impossibile il controllo sulla rilevanza della questione.
Il principio
Il giudice rimettente ha l’onere di motivare in modo sufficiente sulla rilevanza della questione nel giudizio a quo: senza una descrizione della fattispecie concreta che consenta alla Corte di verificare l’applicabilità della norma impugnata, la questione è manifestamente inammissibile per difetto di motivazione.
Domande e risposte
Cosa significa che una questione è “manifestamente inammissibile”?
Significa che la Corte non esamina il merito (la conformità della norma alla Costituzione) perché mancano requisiti formali essenziali, come la motivazione sulla rilevanza nel giudizio in corso.
Il prefetto può davvero eliminare l’obbligo di contestazione immediata?
Sì: l’art. 4 del d.l. n. 121 del 2002 consente al prefetto di individuare tratti stradali in cui è ammesso l’accertamento a distanza per le violazioni degli artt. 142, 148 e 176 del codice della strada (velocità, sorpasso, autostrade). La Corte in questa sede non ha esaminato la costituzionalità di tale potere.
Che effetto ha una multa notificata senza contestazione immediata sul diritto di difesa?
L’automobilista riceve il verbale per posta e ha 60 giorni per proporre ricorso al prefetto o al giudice di pace, con possibilità di produrre prove. Il diritto di difesa rimane garantito, sebbene con modalità diverse dalla contestazione in loco.
Norme collegate
- Art. 24 della Costituzione — Tutela del diritto di difesa invocato come parametro dal rimettente
- Art. 76 della Costituzione — Limiti della delega legislativa, secondo profilo di censura sollevato
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