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Informazione giuridica di carattere generale. Il presente contenuto costituisce informazione giuridica di carattere generale e non sostituisce in alcun modo il parere di un avvocato iscritto all’Albo. La norma riportata è tratta da fonti ufficiali (Normattiva, Gazzetta Ufficiale) e il commento ha finalità divulgativa. Per la valutazione del caso specifico è necessario consultare un professionista abilitato.
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Con la sentenza n. 96 del 2016 la Corte costituzionale ha dichiarato non fondate le questioni sulla riduzione dei trattamenti economici complessivi superiori a 90.000 euro dei dipendenti pubblici, prevista dalla manovra del 2010. La misura, temporanea e progressiva, è stata ritenuta una scelta non irragionevole di concorso alla finanza pubblica.

Di cosa si tratta

La norma censurata aveva introdotto, per un periodo limitato, una riduzione percentuale dei trattamenti economici complessivi dei dipendenti pubblici nelle fasce retributive più elevate (oltre 90.000 e oltre 150.000 euro), nell’ambito delle misure di stabilizzazione finanziaria.

La questione di legittimità costituzionale

Il TAR Lazio ha censurato l’art. 9, comma 21, terzo periodo, del d.l. n. 78 del 2010, in riferimento agli artt. 3, 36, 53 e 97 della Costituzione, prospettando una lesione del principio di eguaglianza, della proporzionalità della retribuzione, della capacità contributiva e del buon andamento della pubblica amministrazione.

La decisione della Corte

La Corte ha dichiarato non fondate le questioni. La riduzione — temporanea, progressiva e applicata alle sole fasce retributive più alte — costituisce una misura di concorso al risanamento della finanza pubblica non manifestamente irragionevole e non assimilabile a un prelievo tributario, restando perciò estranea al parametro della capacità contributiva.

Il principio

I sacrifici economici imposti ai dipendenti pubblici a fini di risanamento della finanza pubblica sono legittimi se temporanei, ragionevoli e non discriminatori. La riduzione di trattamenti retributivi elevati non è un tributo e non viola di per sé gli artt. 3, 36, 53 e 97 Cost.

Domande e risposte

La riduzione riguardava tutti i dipendenti pubblici?

No: colpiva solo i trattamenti economici complessivi più elevati, oltre determinate soglie (90.000 e 150.000 euro), con aliquote crescenti per le fasce superiori.

Si tratta di una tassa sugli stipendi alti?

No: la Corte ha escluso la natura tributaria, qualificando la misura come riduzione retributiva temporanea di concorso alla finanza pubblica; per questo il parametro della capacità contributiva non è pertinente.

Perché non viola il principio di eguaglianza?

Perché la differenziazione in base alla fascia retributiva non è irragionevole: chiede un sacrificio maggiore a chi ha redditi più elevati, in un contesto di temporaneità ed eccezionalità.

Norme collegate

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A cura di
Andrea Marton — Dottore in Economia e Finanza, praticante commercialista
Fondatore e responsabile editoriale di Legge in Chiaro, portale di divulgazione giuridica e fiscale gratuita su 101 testi e codici italiani. I contenuti sono curati e rivisti da un team di laureati in economia; hanno scopo informativo e divulgativo e non costituiscono consulenza professionale. Profilo completo →
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