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Informazione giuridica di carattere generale. Il presente contenuto costituisce informazione giuridica di carattere generale e non sostituisce in alcun modo il parere di un avvocato iscritto all’Albo. La norma riportata è tratta da fonti ufficiali (Normattiva, Gazzetta Ufficiale) e il commento ha finalità divulgativa. Per la valutazione del caso specifico è necessario consultare un professionista abilitato.
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La Corte dichiara di nuovo inammissibile la questione sul divieto di cumulo tra contribuzione volontaria e contribuzione nella gestione separata: il giudice non ha descritto adeguatamente il caso concreto e la richiesta è troppo generica e rimessa al legislatore.

Di cosa si tratta

L’art. 6, comma 2, del d.lgs. n. 184 del 1997 vieta il cumulo tra contribuzione previdenziale volontaria e contribuzione nella gestione separata. La Corte d’appello di Trieste riteneva irragionevole il divieto per attività di poche ore e compensi bassi.

La questione di legittimità costituzionale

La Corte d’appello di Trieste aveva riproposto, in riferimento agli artt. 3, 35, primo comma, e 38, secondo comma, della Costituzione, la questione già dichiarata inammissibile dalla sentenza n. 114 del 2015 sull’art. 6, comma 2, del d.lgs. n. 184 del 1997.

La decisione della Corte

La Corte ha dichiarato nuovamente inammissibile la questione: permane il difetto di motivazione sulla rilevanza, per carente descrizione del rapporto di lavoro, e il petitum è generico, risolvendosi in una addizione non «a rime obbligate», rimessa alla discrezionalità del legislatore.

Il principio

Il giudice deve descrivere con precisione la fattispecie concreta per consentire il controllo sulla rilevanza; e la Corte non può introdurre esclusioni dal divieto di cumulo definite per soglie generiche di ore e compensi, scelta che spetta al legislatore.

Domande e risposte

Perché la questione è inammissibile?

Perché il giudice non ha descritto adeguatamente natura e caratteri del rapporto di lavoro, già carenza rilevata nella sentenza n. 114 del 2015, e la richiesta è troppo generica.

Cosa significa addizione «a rime obbligate»?

Indica un intervento additivo costituzionalmente imposto in un’unica soluzione; qui invece la soluzione era affidata a scelte discrezionali del legislatore.

La Corte ha escluso che il divieto possa essere modificato?

No: ha osservato che il legislatore potrebbe individuare con precisione le prestazioni saltuarie da sottrarre al divieto di cumulo.

Norme collegate

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A cura di
Andrea Marton — Dottore in Economia e Finanza, praticante commercialista
Fondatore e responsabile editoriale di Legge in Chiaro, portale di divulgazione giuridica e fiscale gratuita su 101 testi e codici italiani. I contenuti sono curati e rivisti da un team di laureati in economia; hanno scopo informativo e divulgativo e non costituiscono consulenza professionale. Profilo completo →
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