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Con la sentenza n. 80 del 2021 la Corte costituzionale dichiara illegittima la norma statale che consentiva agli enti locali di diluire fino a trent’anni il disavanzo generato dalle anticipazioni di liquidità, in contrasto con l’equilibrio di bilancio e la responsabilità del mandato elettivo.

Di cosa si tratta

Le anticipazioni di liquidità sono prestiti dati ai Comuni per pagare debiti già maturati: non sono nuove risorse, ma denaro che va restituito. Se un ente le usa per coprire spese diverse, o per spalmare il proprio disavanzo su decenni, finisce per scaricare sulle generazioni future scelte che dovrebbero pesare su chi le ha compiute.

La questione di legittimità costituzionale

La Corte dei conti, sezione regionale di controllo per la Puglia, durante l’esame del piano di riequilibrio del Comune di Lecce, ha sollevato questioni sull’art. 39-ter, commi 2 e 3, del decreto-legge n. 162 del 2019. La norma permetteva di ripianare in molti anni il peggioramento del disavanzo derivante dall’accantonamento del fondo anticipazione di liquidità. I parametri evocati erano gli artt. 81, 97, primo comma, 119, sesto comma, e 136 della Costituzione.

La decisione della Corte

La Corte ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 39-ter, commi 2 e 3, del decreto-legge n. 162 del 2019, come convertito. Le norme consentivano di neutralizzare e diluire nel tempo gli effetti delle anticipazioni di liquidità, in contrasto con i principi già affermati nella sentenza n. 4 del 2020 sull’equilibrio del bilancio e sul corretto utilizzo di tali anticipazioni.

Il principio

Le anticipazioni di liquidità sono prestiti destinati esclusivamente al pagamento di passività pregresse e non possono tradursi in maggiore capacità di spesa o in strumenti per occultare e dilatare nel tempo il disavanzo. Una disciplina che consente di diluire il ripiano del deficit oltre i limiti fisiologici viola l’equilibrio di bilancio e la responsabilità nell’esercizio del mandato elettivo.

Domande e risposte

Cosa sono le anticipazioni di liquidità?

Sono prestiti concessi agli enti locali per pagare debiti già scaduti: vanno restituiti e non costituiscono risorse aggiuntive da spendere liberamente.

Cosa permetteva la norma annullata?

Consentiva di ripianare in molti anni — fino alla durata del piano di restituzione — il peggioramento del disavanzo collegato all’accantonamento del fondo, attenuando l’impatto immediato sul bilancio.

Perché è incostituzionale diluire il disavanzo?

Perché spostare nel tempo il peso del deficit contrasta con l’equilibrio di bilancio e con la responsabilità di chi amministra, che deve rispondere del proprio operato di fronte ai cittadini.

Norme collegate