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Con la sentenza n. 44/2023 la Corte costituzionale ha dichiarato illegittime due disposizioni della legge della Regione Veneto in materia di governo del territorio, salvando le altre attraverso un’interpretazione conforme alla disciplina statale sul paesaggio.
Di cosa si tratta
La tutela del paesaggio è un valore costituzionale primario, affidato alla disciplina statale, in particolare al codice dei beni culturali e del paesaggio. Le Regioni possono legiferare su governo del territorio, urbanistica e materie connesse, ma devono rispettare i principi fondamentali e le norme di riforma economico-sociale dettate dallo Stato a tutela del paesaggio. La legge della Regione Veneto 21 settembre 2021, n. 27, di adeguamento ordinamentale in materia di territorio, viabilità, lavori pubblici e ambiente, è stata impugnata in più punti dal Presidente del Consiglio dei ministri. Il governo riteneva che alcune disposizioni invadessero competenze statali o si discostassero dalla disciplina paesaggistica. La Corte ha esaminato la legge articolo per articolo, colpendo le norme effettivamente in contrasto con i vincoli statali e salvando le altre, alcune attraverso un’interpretazione conforme. Il caso illustra il difficile equilibrio tra l’autonomia regionale nel governo del territorio e la tutela uniforme del paesaggio garantita dallo Stato.
La questione di legittimità costituzionale
Il Presidente del Consiglio dei ministri ha impugnato gli artt. 1, 9, 19 e 20 della legge reg. Veneto n. 27 del 2021, in riferimento agli artt. 81 e 117, commi secondo, lettere l), m) e s), e sesto, della Costituzione, in materia di tutela del paesaggio, ordinamento civile e altre competenze statali.
La decisione della Corte
La Corte ha dichiarato l’illegittimità costituzionale degli artt. 9 e 19 della legge reg. Veneto n. 27 del 2021. Ha dichiarato inammissibili la questione sull’art. 9 in riferimento all’art. 81 Cost. e quelle sull’art. 20, e non fondate quelle sull’art. 1 e, nei sensi di cui in motivazione, sull’art. 20: quest’ultima disposizione, correttamente interpretata, deve operare nei limiti segnati dalla norma statale interposta sul paesaggio (artt. 146 e 149 del codice dei beni culturali), risultando così compatibile con l’art. 117, secondo comma, lettera s), Cost.
Il principio
Le Regioni che legiferano sul governo del territorio devono rispettare le norme statali di tutela del paesaggio, che costituiscono riforma economico-sociale vincolante anche per la potestà regionale. Le disposizioni regionali compatibili con quel limite si salvano, se necessario tramite un’interpretazione conforme; quelle che lo superano sono illegittime.
Domande e risposte
Perché la tutela del paesaggio limita le leggi regionali?
Perché il paesaggio è un valore costituzionale la cui disciplina di base spetta allo Stato. Le norme statali in materia vincolano anche le Regioni, che non possono discostarsene legiferando sul territorio.
Che cos’è l’autorizzazione paesaggistica?
È l’atto con cui si verifica la compatibilità di un intervento con la tutela del paesaggio in aree protette. Il codice dei beni culturali stabilisce quali interventi la richiedono e quali ne sono esclusi.
Perché alcune norme venete sono state salvate?
Perché, correttamente interpretate, operavano entro i limiti della disciplina statale sul paesaggio: la Corte le ha dichiarate non fondate nei sensi di cui in motivazione, anziché annullarle.
Cosa significa interpretazione conforme?
È la lettura di una norma che la rende compatibile con la Costituzione e con i vincoli statali. Quando è possibile, la Corte la preferisce all’annullamento, preservando la disposizione.
Norme collegate
- Art. 81 della Costituzione – equilibrio di bilancio, parametro dichiarato inammissibile.
- Art. 117 della Costituzione – riparto di competenze e tutela statale del paesaggio e dell’ambiente.
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Vedi anche
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