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Informazione giuridica di carattere generale. Il presente contenuto costituisce informazione giuridica di carattere generale e non sostituisce in alcun modo il parere di un avvocato iscritto all’Albo. La norma riportata è tratta da fonti ufficiali (Normattiva, Gazzetta Ufficiale) e il commento ha finalità divulgativa. Per la valutazione del caso specifico è necessario consultare un professionista abilitato.

Con la sentenza n. 228 del 2023 la Corte costituzionale ha respinto, dichiarandola non fondata, la questione sull’obbligo per il cittadino extracomunitario di allegare una certificazione consolare per accedere al patrocinio a spese dello Stato.

Di cosa si tratta

Il patrocinio a spese dello Stato consente a chi ha redditi bassi di difendersi in giudizio gratuitamente. Per accertare la situazione reddituale, il Testo unico sulle spese di giustizia prevede regole specifiche per i cittadini di Paesi non appartenenti all’Unione europea: questi devono allegare una certificazione dell’autorità consolare che attesti la veridicità dei redditi dichiarati prodotti all’estero. Nel caso esaminato, il Giudice per le indagini preliminari di Macerata ha dubitato della legittimità costituzionale di questa previsione, leggendola nel senso che la certificazione consolare andrebbe richiesta in modo indistinto a tutti gli stranieri, anche quando ciò risulta impossibile o particolarmente gravoso. Il timore è che un onere documentale rigido finisca per impedire di fatto l’accesso alla difesa gratuita a chi non è in grado di procurarsi quel documento, con una disparità di trattamento rispetto ai cittadini italiani e dell’Unione, che non devono fornire un’analoga certificazione.

La questione di legittimità costituzionale

Era impugnato l’art. 79, comma 2, del d.P.R. n. 115 del 2002 (Testo unico delle spese di giustizia), sollevato dal GIP del Tribunale di Macerata in riferimento all’art. 3 della Costituzione, sotto il profilo della ragionevolezza e della parità di trattamento.

La decisione della Corte

La Corte ha dichiarato non fondata la questione. La disposizione è stata interpretata in modo conforme alla Costituzione: l’obbligo di produrre la certificazione consolare non opera in modo automatico e indistinto, ma può essere superato quando la sua produzione risulti impossibile, salvaguardando così l’effettivo accesso al patrocinio a spese dello Stato per lo straniero.

Il principio

L’onere per il cittadino extracomunitario di allegare la certificazione consulare sui redditi prodotti all’estero, ai fini del patrocinio a spese dello Stato, va inteso in senso non assoluto: deve cedere quando la produzione del documento sia impossibile, così da non precludere l’accesso alla difesa gratuita garantita dalla Costituzione.

Domande e risposte

Lo straniero deve sempre allegare la certificazione consolare?

No, non in modo assoluto: la Corte ha chiarito che l’obbligo non opera quando la produzione del documento sia impossibile, per non impedire l’accesso al patrocinio gratuito.

Perché la Corte non ha annullato la norma?

Perché ha ritenuto possibile interpretarla in modo conforme alla Costituzione, evitando l’effetto discriminatorio paventato dal giudice.

C’è disparità di trattamento con gli italiani?

L’interpretazione adottata esclude la disparità incostituzionale: lo straniero che non può procurarsi la certificazione non resta privo della difesa gratuita.

Norme collegate

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A cura di
Andrea Marton — Dottore in Economia e Finanza, praticante commercialista
Fondatore e responsabile editoriale di Legge in Chiaro, portale di divulgazione giuridica e fiscale gratuita su 101 testi e codici italiani. I contenuti sono curati e rivisti da un team di laureati in economia; hanno scopo informativo e divulgativo e non costituiscono consulenza professionale. Profilo completo →
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