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Informazione giuridica di carattere generale. Il presente contenuto costituisce informazione giuridica di carattere generale e non sostituisce in alcun modo il parere di un avvocato iscritto all’Albo. La norma riportata è tratta da fonti ufficiali (Normattiva, Gazzetta Ufficiale) e il commento ha finalità divulgativa. Per la valutazione del caso specifico è necessario consultare un professionista abilitato.

Con la sentenza n. 142/2025 la Corte costituzionale ha dichiarato inammissibili le questioni sull’acquisto della cittadinanza italiana per discendenza (iure sanguinis) senza limiti generazionali, lasciando al legislatore ogni scelta di riforma.

Di cosa si tratta

In Italia la cittadinanza si trasmette per discendenza (iure sanguinis): è cittadino chi nasce da padre o madre italiani. La legge n. 91 del 1992 non pone limiti generazionali, sicché possono ottenere la cittadinanza anche discendenti di emigrati italiani nati all’estero, ivi residenti e in possesso di un’altra cittadinanza, pur senza altri legami concreti con l’Italia. Diversi tribunali specializzati in immigrazione (Bologna, Roma, Milano, Firenze) hanno dubitato che un riconoscimento senza limiti, fondato sulla sola discendenza, fosse coerente con la nozione di popolo e con i principi costituzionali. In gioco c’erano i criteri di appartenenza alla comunità nazionale e la questione, molto dibattuta, dei limiti all’acquisto della cittadinanza per discendenza.

La questione di legittimità costituzionale

I Tribunali di Bologna, Roma, Milano e Firenze hanno sollevato questioni sull’art. 1, comma 1, lettera a), della legge n. 91 del 1992 (e, per il solo Tribunale di Milano, anche sull’art. 4 del codice civile del 1865 e sull’art. 1 della legge n. 555 del 1912), in riferimento agli artt. 1, secondo comma, 3 e 117, primo comma, della Costituzione, nella parte in cui non pongono alcun limite all’acquisto della cittadinanza iure sanguinis.

La decisione della Corte

La Corte, riuniti i giudizi, ha dichiarato inammissibili le questioni (oltre ad alcuni interventi di associazioni). L’inammissibilità è una pronuncia di rito: introdurre limiti generazionali alla cittadinanza per discendenza richiede scelte complesse e discrezionali, riservate al legislatore, e non può essere imposto dalla Corte. Spetta dunque al Parlamento un’eventuale riforma.

Il principio

La definizione dei criteri e degli eventuali limiti per l’acquisto della cittadinanza per discendenza spetta al legislatore: di fronte a una scelta di sistema così rilevante e discrezionale, la Corte dichiara l’inammissibilità senza sostituirsi al Parlamento.

Domande e risposte

La Corte ha introdotto limiti alla cittadinanza per discendenza?

No. Ha dichiarato le questioni inammissibili: ogni limite generazionale deve essere stabilito dal legislatore, non dalla Corte.

Chi può ancora ottenere la cittadinanza iure sanguinis?

Restano applicabili le regole vigenti: la sentenza non ha modificato la disciplina, ma ha rimesso al legislatore eventuali riforme.

Perché la Corte non ha deciso nel merito?

Perché fissare limiti alla cittadinanza per discendenza comporta scelte di sistema discrezionali, che spettano al Parlamento.

Norme collegate

Leggi la decisione integrale
Testo ufficiale della Corte Costituzionale (PDF) e testo integrale con note.

📄 PDF ufficiale →Testo integrale con note (Consulta OnLine)

Vedi anche

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A cura di
Andrea Marton — Dottore in Economia e Finanza, praticante commercialista
Fondatore e responsabile editoriale di Legge in Chiaro, portale di divulgazione giuridica e fiscale gratuita su 101 testi e codici italiani. I contenuti sono curati e rivisti da un team di laureati in economia; hanno scopo informativo e divulgativo e non costituiscono consulenza professionale. Profilo completo →
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