← Torna a Ordinamento Penitenziario (L. 354/1975)
Ultimo aggiornamento: 31 Maggio 2026
Fonte: Normattiva.it · Gazzetta Ufficiale
Indice
  1. Testo dell'articolo
  2. Commento
  3. Casi pratici
  4. Domande frequenti
  5. Vedi anche
In sintesi
  • L'art. 76 affida al consiglio di aiuto sociale il soccorso alle vittime del delitto.
  • Prevede sussidi in natura o in denaro alle vittime.
  • Provvede all'assistenza delle vittime e dei loro familiari.
  • Esprime l'attenzione dell'ordinamento alla vittima del reato.
  • Si collega alla Cassa per le vittime (art. 73).

Testo dell'articoloVigente

Informazione giuridica di carattere generale — Il presente contenuto costituisce informazione giuridica di carattere generale e non sostituisce in alcun modo il parere di un avvocato iscritto all’Albo. La norma riportata è tratta da fonti ufficiali (Normattiva, Gazzetta Ufficiale) e il commento ha finalità divulgativa. Per la valutazione del caso specifico è necessario consultare un professionista abilitato.
Art. 76 L. 354/1975 — Attività del consiglio di aiuto sociale per il soccorso e l’assistenza alle vittime del delitto

Legge 26 luglio 1975, n. 354 — Norme sull’ordinamento penitenziario e sull’esecuzione delle misure privative e limitative della libertà

Il consiglio di aiuto sociale presta soccorso, con la concessione di sussidi in natura o in denaro, alle vittime del delitto e provvede all’assistenza in favore dei minorenni orfani a causa del delitto.

Commento

L'assistenza alle vittime del reato

L'art. 76 attribuisce al consiglio di aiuto sociale (art. 74) il compito di prestare soccorso e assistenza alle vittime del delitto. È una previsione significativa, che conferma l'attenzione dell'ordinamento penitenziario non solo al reo ma anche alla persona offesa: la legge, pur dedicata all'esecuzione della pena, dedica spazio al sostegno di chi ha subito le conseguenze del reato.

I sussidi alle vittime

Il consiglio presta soccorso, con la concessione di sussidi in natura o in denaro, alle vittime del delitto. Si tratta di un intervento di solidarietà materiale, volto ad alleviare le conseguenze economiche del reato per la vittima e i suoi familiari. Il sussidio può essere erogato in denaro o in beni, secondo le esigenze del caso.

L'assistenza alla persona

Oltre al soccorso materiale, il consiglio provvede all'assistenza delle vittime, che può comprendere il sostegno nei rapporti con le istituzioni, l'orientamento verso i servizi competenti e l'aiuto nelle difficoltà connesse alla condizione di vittima. L'assistenza guarda quindi alla persona nella sua interezza, non solo all'aspetto economico.

Il collegamento con la Cassa per le vittime

L'attività dell'art. 76 si collega alla Cassa per il soccorso e l'assistenza alle vittime del delitto (art. 73): la Cassa fornisce le risorse, il consiglio di aiuto sociale ne cura l'erogazione e l'assistenza concreta alle vittime sul territorio. I due istituti operano in modo complementare nell'ambito della tutela delle vittime.

La doppia funzione del consiglio

L'art. 76, insieme all'art. 75, mostra la doppia funzione del consiglio di aiuto sociale: da un lato l'assistenza ai dimessi (reinserimento del reo), dall'altro il soccorso alle vittime del delitto. Questa doppia attenzione riflette una concezione equilibrata della giustizia penale, attenta sia al recupero del condannato sia alla tutela di chi ha subito il reato.

L'evoluzione della tutela delle vittime

La previsione dell'art. 76 si inserisce in un percorso, sviluppatosi nel tempo, di crescente attenzione alla vittima del reato, oggi tradottosi in strumenti ulteriori (fondi di solidarietà, indennizzi, diritti di partecipazione al processo, giustizia riparativa, art. 15-bis). La norma rappresenta una delle previsioni storiche in questa direzione.

Profili pratici

Per la vittima del delitto, l'art. 76 prevede, dove i consigli sono operativi, la possibilità di ricevere sussidi e assistenza. Le risorse provengono dalla Cassa per le vittime (art. 73). La tutela delle vittime si è poi arricchita di ulteriori strumenti previsti dalla legislazione successiva, ai quali la vittima può fare riferimento.

Casi pratici

Caso 1: Sussidio a una vittima

Il consiglio di aiuto sociale concede un sussidio in denaro a una vittima di reato in difficoltà economica, con le risorse della Cassa (art. 73).

Caso 2: Assistenza ai familiari

Il consiglio provvede all'assistenza dei familiari di una vittima, sostenendoli nelle difficoltà connesse al reato.

Caso 3: Doppia funzione

Lo stesso consiglio che assiste i dimessi (art. 75) presta soccorso alle vittime (art. 76), in una concezione equilibrata della giustizia penale.

Domande frequenti

Cosa fa il consiglio di aiuto sociale per le vittime?

Presta soccorso, con sussidi in natura o in denaro, alle vittime del delitto e provvede alla loro assistenza e a quella dei loro familiari.

Da dove provengono le risorse?

Dalla Cassa per il soccorso e l'assistenza alle vittime del delitto (art. 73): la Cassa fornisce le risorse, il consiglio ne cura l'erogazione e l'assistenza sul territorio.

Perché la legge penitenziaria tutela le vittime?

Perché esprime una concezione equilibrata della giustizia penale, attenta sia al recupero del condannato sia alla tutela di chi ha subito il reato.

La tutela delle vittime si è evoluta?

Sì: si è arricchita nel tempo di ulteriori strumenti (fondi di solidarietà, indennizzi, diritti di partecipazione al processo, giustizia riparativa ex art. 15-bis).

Vedi anche

A cura di
Andrea Marton — Autore e divulgatore giuridico
Autore e responsabile editoriale di La Legge in Chiaro, portale di divulgazione giuridica gratuita su 54 testi e codici italiani. I contenuti hanno scopo informativo e divulgativo e non costituiscono consulenza professionale. Profilo completo →
Informazione giuridica di carattere generale — Il presente contenuto costituisce informazione giuridica di carattere generale e non sostituisce in alcun modo il parere di un avvocato iscritto all'Albo. La norma riportata è tratta da fonti ufficiali (Normattiva, Gazzetta Ufficiale) e il commento ha finalità divulgativa. Per la valutazione del caso specifico è necessario consultare un professionista abilitato.