In sintesi
- L'art. 35 disciplina la sdemanializzazione di zone costiere che non siano più ritenute utilizzabili per i pubblici usi del mare.
- Il presupposto è la valutazione del capo del compartimento marittimo, che formula un giudizio tecnico di inutilizzabilità della zona ai fini marittimi pubblici.
- L'esclusione è formalizzata con decreto del Ministro per le comunicazioni di concerto con il Ministro per le finanze, richiedendo un doppio controllo interministeriale.
- A seguito del decreto, la zona fuoriesce definitivamente dal regime demaniale e può rientrare nel patrimonio disponibile dello Stato o essere ceduta secondo le norme ordinarie.
- L'istituto è il contrario dell'ampliamento ex art. 33 e presuppone che la funzione pubblica marittima sia venuta meno in modo non temporaneo.
Testo dell'articoloVigente
Informazione giuridica di carattere generale — Il presente contenuto costituisce informazione giuridica di carattere generale e non sostituisce in alcun modo il parere di un avvocato iscritto all’Albo. La norma riportata è tratta da fonti ufficiali (Normattiva, Gazzetta Ufficiale) e il commento ha finalità divulgativa. Per la valutazione del caso specifico è necessario consultare un professionista abilitato.
Art. 35 Codice della Navigazione — Esclusione di zone dal demanio marittimo
R.D. 30 marzo 1942, n. 327 — Codice della navigazione
Le zone demaniali che dal capo del compartimento non siano ritenute utilizzabili per pubblici usi del mare sono escluse dal demanio marittimo con decreto del ministro per le comunicazioni di concerto con quello per le finanze.
Stesso numero, altri codici
- Art. 35 Cod. Amb. — Disposizioni transitorie e finali
- Art. 35 D.Lgs. 159/2011 — Nomina e revoca dell'amministratore giudiziario
- Art. 35 D.Lgs. 209/2005 — Determinazione delle tariffe nei rami responsabilità civile veicoli e natanti
- Art. 35 D.Lgs. 42/2004 — Intervento finanziario del Ministero
- Art. 35 CAD — Dispositivi sicuri e procedure per la generazione de...
Informazione giuridica di carattere generale — Il presente contenuto costituisce informazione giuridica di carattere generale e non sostituisce in alcun modo il parere di un avvocato iscritto all'Albo. La norma riportata è tratta da fonti ufficiali (Normattiva, Gazzetta Ufficiale) e il commento ha finalità divulgativa. Per la valutazione del caso specifico è necessario consultare un professionista abilitato.
Commento
Natura giuridica della sdemanializzazione
L'art. 35 del Codice della navigazione regola la cosiddetta sdemanializzazione espressa delle zone del demanio marittimo che abbiano perduto la loro idoneità ai pubblici usi del mare. La sdemanializzazione è il fenomeno inverso rispetto all'incorporazione demaniale: mentre l'art. 33 consente di attrarre beni privati nel demanio marittimo, l'art. 35 permette di espellere dal demanio aree che non rivestano più interesse marittimo pubblico. Sul piano teorico, il codice recepisce la distinzione tra demanio necessario — che per natura appartiene allo Stato e non può essere sdemanializzato per atto umano, come il mare e il lido (art. 822 c.c.) — e demanio accidentale o contingente, che comprende le zone acquisite storicamente al demanio marittimo ma non necessariamente connaturate a quel regime. L'art. 35 opera proprio su quest'ultima categoria: zone che, pur incluse nel demanio, non svolgono più alcuna funzione marittima e per le quali la permanenza nel regime pubblico non è giustificata.
Il giudizio tecnico del capo del compartimento marittimo
Il meccanismo procedimentale si apre con la valutazione del capo del compartimento marittimo, organo periferico dell'amministrazione marittima con competenza territoriale sulla fascia costiera. Questo soggetto deve accertare che la zona demaniale non sia «utilizzabile per pubblici usi del mare»: il giudizio ha natura tecnico-discrezionale e deve fondarsi su elementi oggettivi quali la conformazione morfologica dell'area, la distanza dal mare, la presenza di ostacoli fisici, l'eventuale interramento, o la collocazione in contesti già urbanizzati che rendano incompatibile qualsiasi uso marittimo. La valutazione non è vincolata a parametri quantitativi predeterminati, il che impone un onere motivazionale rafforzato, tanto più che l'atto finale avrà effetti permanenti e difficilmente reversibili sulla destinazione del bene.
Il decreto ministeriale interministeriale
La decisione definitiva di esclusione compete al Ministro per le comunicazioni (oggi Ministero delle infrastrutture e dei trasporti) di concerto con il Ministro per le finanze, con un meccanismo identico a quello previsto per l'ampliamento ex art. 33. Il concerto con il Ministero dell'economia e delle finanze si giustifica con le implicazioni patrimoniali dell'atto: l'esclusione dal demanio trasferisce il bene al patrimonio statale disponibile, modificando la consistenza del patrimonio pubblico. A differenza della destinazione alternativa ex art. 34, che è temporanea e reversibile, il decreto ex art. 35 produce effetti permanenti e definitivi: la zona fuoriesce dall'alveo del demanio marittimo e può essere alienata, locata o altrimenti gestita secondo le regole del patrimonio disponibile dello Stato.
Effetti dell'esclusione e coordinamento con l'art. 829 c.c.
L'art. 829 del codice civile stabilisce che i beni del demanio pubblico cessano di far parte del demanio quando sono posti fuori commercio nei modi stabiliti dalla legge. Il decreto ex art. 35 del codice della navigazione costituisce appunto l'atto normativo speciale che dà attuazione a questa previsione per il demanio marittimo accidentale. Una volta emanato il decreto, la zona segue il regime del patrimonio indisponibile o disponibile dello Stato: se destinata a un uso pubblico diverso da quello marittimo diventa patrimonio indisponibile; se non destinata ad alcuna funzione pubblica specifica, entra nel patrimonio disponibile alienabile. In entrambi i casi, il bene fuoriesce dal regime speciale di incommerciabilità, imprescrittibilità e inusucapibilità proprio del demanio (art. 823 c.c.).
Profili pratici e rischi di abuso
L'art. 35 è stato storicamente oggetto di attenzione critica da parte della dottrina e della giurisprudenza amministrativa per il rischio di utilizzi strumentali: la sdemanializzazione di zone costiere può aprire la strada alla privatizzazione di aree di pregio ambientale, con evidenti implicazioni urbanistiche e paesaggistiche. Per questo il decreto ministeriale deve essere coordinato con la disciplina del codice dei beni culturali e del paesaggio (D.Lgs. 42/2004), che sottopone le aree costiere a vincoli paesaggistici che sopravvivono alla sdemanializzazione. Anche i piani regolatori comunali e i piani paesaggistici regionali mantengono la loro efficacia sulle zone sdemanializzate, limitando le possibilità di utilizzo edificatorio. Va infine ricordato che la sdemanializzazione non opera automaticamente per il mero non utilizzo: è necessario un atto formale espresso, poiché l'abbandono di fatto non produce la perdita del carattere demaniale.
Casi pratici
Caso 1: Sdemanializzazione di un'ansa paludosa interrata
Tizio, proprietario di un fondo confinante, segnala all'autorità marittima che una zona inclusa nel demanio marittimo si è progressivamente interrata, diventando inaccessibile dal mare e priva di qualsiasi utilizzo marittimo da decenni. Il capo del compartimento, dopo sopralluogo tecnico, trasmette al Ministero la proposta di esclusione ex art. 35, che viene formalizzata con decreto interministeriale, consentendo l'eventuale valorizzazione patrimoniale dell'area.
Caso 2: Esclusione di un'area portuale dismessa e urbanizzata
Caio è assessore al demanio di un comune costiero. Una porzione del vecchio porto, inserita nel demanio marittimo, è da trent'anni inglobata nella trama urbana e inaccessibile dal mare. Su iniziativa dell'ente locale, l'amministrazione marittima avvia il procedimento ex art. 35: dopo il parere favorevole del compartimento, il decreto ministeriale esclude l'area dal demanio, che diventa patrimonio disponibile statale e può essere ceduta al comune per un progetto di rigenerazione urbana.
Caso 3: Impugnazione del decreto di esclusione da parte di un'associazione ambientalista
Sempronio, in qualità di presidente di un'associazione di tutela delle coste, impugna davanti al TAR un decreto ministeriale ex art. 35 che esclude dal demanio una zona umida costiera, lamentando l'insufficienza della motivazione e il mancato coordinamento con il vincolo paesaggistico previsto dal D.Lgs. 42/2004. Il giudice amministrativo sospende il decreto in via cautelare, richiedendo all'amministrazione una motivazione rafforzata sulla compatibilità della sdemanializzazione con i valori ambientali dell'area.
Domande frequenti
Cosa significa 'esclusione dal demanio marittimo' ai sensi dell'art. 35?
Significa che una zona, pur formalmente inclusa nel demanio marittimo, viene definitivamente sottratta a tale regime perché non più idonea ai pubblici usi del mare, transitando nel patrimonio statale disponibile o indisponibile.
La sdemanializzazione avviene automaticamente se un'area non viene usata per anni?
No, la perdita del carattere demaniale non opera per il mero non utilizzo: è necessario un decreto ministeriale espresso adottato secondo la procedura dell'art. 35, su proposta del capo del compartimento marittimo.
Chi propone la sdemanializzazione?
Il capo del compartimento marittimo, che valuta tecnicamente l'inutilizzabilità dell'area ai fini dei pubblici usi del mare, trasmettendo poi la proposta al Ministro competente per l'adozione del decreto definitivo.
Un'area sdemanializzata può essere venduta a privati?
Sì, se l'area entra nel patrimonio disponibile statale, può essere alienata secondo le norme generali sul patrimonio pubblico, fermo restando il rispetto dei vincoli paesaggistici e urbanistici applicabili.
Qual è la differenza tra l'art. 34 e l'art. 35 del codice della navigazione?
L'art. 34 consente una destinazione temporanea ad altri usi pubblici con automatico ripristino; l'art. 35 produce la fuoriuscita definitiva e permanente dal regime demaniale marittimo.
Vedi anche