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Ultimo aggiornamento: 23 Maggio 2026
Fonte: Normattiva.it · Gazzetta Ufficiale
Indice
  1. Testo dell'articolo
  2. Commento
  3. Casi pratici
  4. Domande frequenti
  5. Vedi anche
In sintesi
  • Regola interventi sostitutivi in caso di inerzia delle autorità locali nella Parte Terza del Codice dell'Ambiente
  • Attua la direttiva 2000/60/CE e la direttiva 91/271/CEE
  • Tutti gli scarichi sono soggetti ad autorizzazione preventiva
  • Limiti di emissione nelle Tabelle dell'Allegato 5 Parte Terza
  • Controlli affidati in linea generale ad ARPA

Testo dell'articoloVigente

Informazione giuridica di carattere generale — Il presente contenuto costituisce informazione giuridica di carattere generale e non sostituisce in alcun modo il parere di un avvocato iscritto all’Albo. La norma riportata è tratta da fonti ufficiali (Normattiva, Gazzetta Ufficiale) e il commento ha finalità divulgativa. Per la valutazione del caso specifico è necessario consultare un professionista abilitato.
Art. 132 Cod. Amb. — interventi sostitutivi

D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 — testo aggiornato

1. Nel caso di mancata effettuazione dei controlli previsti dalla parte terza del presente decreto, il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare diffida la regione a provvedere entro il termine massimo di centottanta giorni ovvero entro il minor termine imposto dalle esigenze di tutela ambientale. In caso di persistente inadempienza provvede, in via sostitutiva, il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare , previa delibera del Consiglio dei Ministri, con oneri a carico dell’Ente inadempiente.

2. Nell’esercizio dei poteri sostitutivi di cui al comma 1, il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare nomina un commissario “ad acta” che pone in essere gli atti necessari agli adempimenti previsti dalla normativa vigente a carico delle regioni al fine dell’organizzazione del sistema dei controlli.

Commento

La disciplina degli scarichi idrici costituisce il cuore operativo della Parte Terza del Codice dell'Ambiente: ogni scarico — in acque superficiali, sul suolo, in pubblica fognatura — è soggetto, in linea generale, ad autorizzazione preventiva, secondo limiti di emissione e prescrizioni tecniche calibrate sulla tipologia di refluo e sul corpo recettore. La disposizione in esame regola uno specifico passaggio di questo sistema, da leggere in coordinamento con la direttiva 2000/60/CE (Direttiva Quadro Acque) e con la direttiva 91/271/CEE sul trattamento delle acque reflue urbane.

Ratio della disciplina dello scarico

La norma in tema di interventi sostitutivi in caso di inerzia delle autorità locali trova la propria ratio nell'esigenza di assoggettare ogni immissione di reflui nei corpi recettori a un controllo preventivo dell'autorità competente. poteri sostitutivi statali o regionali in caso di mancato esercizio delle funzioni di tutela delle acque da parte degli enti competenti. L'autorizzazione allo scarico costituisce, in linea generale, lo strumento mediante il quale l'autorità verifica che il refluo rispetti i limiti tabellari (Tabelle 3 e 4 dell'Allegato 5 alla Parte Terza) e impone le prescrizioni tecniche e gestionali necessarie a prevenire l'inquinamento delle acque, in attuazione della Direttiva Quadro Acque 2000/60/CE.

Soggetti coinvolti e iter procedurale

L'autorità competente al rilascio è, in linea generale, la Provincia (o la Città metropolitana) per gli scarichi in corpi idrici superficiali e sul suolo, mentre per gli scarichi in pubblica fognatura interviene il gestore del Servizio Idrico Integrato sulla base del regolamento di fognatura approvato dall'Ente di Governo dell'Ambito. La domanda contiene la descrizione delle attività produttive, la caratterizzazione quali-quantitativa del refluo, i sistemi di trattamento adottati e il piano di monitoraggio. La durata dell'autorizzazione è di norma quadriennale, salvo proroga su istanza tempestiva del titolare.

Controlli e monitoraggio

Il sistema dei controlli è affidato alle Agenzie Regionali per la Protezione dell'Ambiente (ARPA), che operano programmi di ispezione periodica e prelievi a campione. Per gli scarichi di sostanze pericolose (Tabelle 5 e 3/A) sono previsti regimi rafforzati di monitoraggio, comprensivi di autocontrolli a carico del titolare. ISPRA cura il coordinamento tecnico nazionale e la rendicontazione verso la Commissione UE. Per gli impianti complessi in AIA (direttiva 2010/75/UE) il regime dello scarico è ricompreso nell'autorizzazione integrata ambientale.

Profili sanzionatori e diffida

In caso di inosservanza delle prescrizioni l'autorità può adottare, in linea generale, atti di diffida, sospensione o revoca, oltre alle sanzioni amministrative e penali della Parte Terza (artt. 133 e 137). La giurisprudenza amministrativa ha valorizzato il principio di gradualità, esigendo che la revoca sia preceduta da diffida e tentativi di rientro nei limiti, salvo violazioni di particolare gravità. Sul versante penale, le contravvenzioni dell'art. 137 hanno tipicamente natura di pericolo astratto e prescindono dall'effettivo inquinamento.

Coordinamento sistematico

La disposizione si raccorda con la disciplina delle acque reflue urbane (artt. 100-108), con i limiti tabellari dell'Allegato 5 alla Parte Terza, con la disciplina dei fanghi di depurazione (art. 127, d.lgs. 99/1992), con quella delle aree di salvaguardia delle captazioni (art. 94) e con i piani di tutela delle acque regionali. MASE e ISPRA forniscono indicazioni operative per la classificazione dei reflui e per la corretta lettura dei valori-limite. Il quadro deve essere letto unitamente alle norme regionali attuative, spesso più stringenti.

Domande frequenti

Chi rilascia l'autorizzazione disciplinata dall'articolo 132?

Per gli scarichi in acque superficiali e sul suolo è competente, in linea generale, la Provincia o la Città metropolitana; per gli scarichi in pubblica fognatura interviene il gestore del Servizio Idrico Integrato sulla base del regolamento di fognatura dell'EGA. Per impianti complessi soggetti ad AIA, il regime dello scarico è ricompreso nell'autorizzazione integrata ambientale.

Qual è la durata dell'autorizzazione allo scarico?

L'autorizzazione ha tipicamente durata quadriennale, con possibilità di rinnovo su istanza tempestiva del titolare (di norma sei mesi prima della scadenza). In pendenza di rinnovo lo scarico può, in linea generale, proseguire alle condizioni del titolo scaduto.

Cosa accade in caso di violazione delle prescrizioni?

Possono essere adottati provvedimenti di diffida, sospensione o revoca dell'autorizzazione, oltre alle sanzioni amministrative (art. 133) e penali (art. 137). La giurisprudenza, in linea generale, esige il rispetto del principio di gradualità.

A cura di
Andrea Marton — Autore e divulgatore giuridico
Autore e responsabile editoriale di La Legge in Chiaro, portale di divulgazione giuridica gratuita su 54 testi e codici italiani. I contenuti hanno scopo informativo e divulgativo e non costituiscono consulenza professionale. Profilo completo →
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