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Informazione giuridica di carattere generale. Il presente contenuto costituisce informazione giuridica di carattere generale e non sostituisce in alcun modo il parere di un avvocato iscritto all’Albo. La norma riportata è tratta da fonti ufficiali (Normattiva, Gazzetta Ufficiale) e il commento ha finalità divulgativa. Per la valutazione del caso specifico è necessario consultare un professionista abilitato.
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La Corte salva la tassazione «per trasparenza» delle società di persone: il socio è tassato sul reddito prodotto dalla società anche se non lo ha materialmente percepito, e questo non viola la capacità contributiva né il diritto di difesa.

Di cosa si tratta

Un socio accomandante di una s.a.s. si era visto accertare maggiori imposte IRPEF su redditi della società che, a suo dire, non aveva mai percepito perché l’amministratore non gli aveva distribuito gli utili. La Commissione tributaria provinciale di Genova ha dubitato della legittimità dell’art. 5, comma 1, del TUIR, che imputa al socio il reddito societario «indipendentemente dalla percezione».

La questione di legittimità costituzionale

Il giudice rimettente censurava l’inciso «indipendentemente dalla percezione» dell’art. 5, comma 1, TUIR, per violazione degli artt. 3 (disparità), 24 (diritto di difesa), 53 (capacità contributiva) e 113 (tutela giurisdizionale) della Costituzione: il socio sarebbe tassato su un reddito inesistente, senza poter provare di non averlo percepito.

La decisione della Corte

Le questioni sono state dichiarate tutte non fondate. La tassazione per trasparenza non «presume» la distribuzione degli utili: elimina lo schermo societario e imputa direttamente al socio il reddito prodotto, che è effettivo. Il «possesso» del reddito ex art. 1 TUIR ha significato atecnico e indica la riferibilità del reddito al soggetto, non la materiale disponibilità. Il socio dispone dei poteri di controllo sulla società (artt. 2261 e 2320 c.c.) e può difendersi contestando nel merito l’accertamento; non vi è alcun solve et repete né presunzione assoluta.

Il principio

Nelle società di persone il reddito è imputato al socio «per trasparenza», indipendentemente dall’effettiva percezione: ciò non viola la capacità contributiva (art. 53 Cost.), perché il reddito prodotto è un indice non arbitrario di ricchezza e il socio ha poteri di controllo che lo pongono in relazione diretta con esso. Eventuali utili sottratti restano oggetto di azione verso amministratore o società, non verso il Fisco.

Domande e risposte

Devo pagare le imposte anche se non ho incassato gli utili?

Sì: nelle società di persone il socio è tassato sul reddito prodotto dalla società in proporzione alla sua quota, a prescindere dalla distribuzione. La Corte ha ritenuto questo meccanismo conforme alla Costituzione.

Posso difendermi se l’amministratore mi ha sottratto gli utili?

Sì, ma non contro il Fisco negando la tassazione: puoi contestare nel merito l’accertamento del reddito societario o la tua qualità di socio, e agire contro l’amministratore per il danno e gli utili sottratti.

Cosa significa «possesso» del reddito ai fini IRPEF?

Non ha il significato civilistico né quello di materiale disponibilità: indica la riferibilità del reddito a un soggetto e la titolarità dei poteri di disposizione, secondo le regole della singola categoria reddituale.

Norme collegate

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A cura di
Andrea Marton — Dottore in Economia e Finanza, praticante commercialista
Fondatore e responsabile editoriale di Legge in Chiaro, portale di divulgazione giuridica e fiscale gratuita su 101 testi e codici italiani. I contenuti sono curati e rivisti da un team di laureati in economia; hanno scopo informativo e divulgativo e non costituiscono consulenza professionale. Profilo completo →
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