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Informazione giuridica di carattere generale. Il presente contenuto costituisce informazione giuridica di carattere generale e non sostituisce in alcun modo il parere di un avvocato iscritto all’Albo. La norma riportata è tratta da fonti ufficiali (Normattiva, Gazzetta Ufficiale) e il commento ha finalità divulgativa. Per la valutazione del caso specifico è necessario consultare un professionista abilitato.
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La Corte salva la legge della Regione Puglia che vieta sale e apparecchi da gioco entro 500 metri da scuole, luoghi di culto e altri luoghi «sensibili». Le distanze minime contro la ludopatia rientrano nella «tutela della salute», materia di competenza regionale, e non invadono la competenza statale su ordine pubblico e sicurezza.

Di cosa si tratta

Il TAR Puglia aveva sollevato la questione nel corso di una causa in cui un Comune aveva impedito a una sala scommesse di trasferirsi in un locale posto a meno di 500 metri da una scuola. La norma contestata (art. 7 della legge regionale n. 43 del 2013) impone una distanza minima delle sale e degli apparecchi da gioco dai luoghi frequentati da soggetti ritenuti più vulnerabili al gioco d’azzardo patologico.

La questione di legittimità costituzionale

Il giudice rimettente dubitava che la norma violasse l’art. 117, terzo comma, Cost. (per contrasto con i principi statali sulla «tutela della salute», che prevedevano una pianificazione nazionale delle ricollocazioni) e l’art. 117, secondo comma, lettera h), Cost. (competenza esclusiva statale su «ordine pubblico e sicurezza», cui si riconduce la disciplina dei giochi con vincita).

La decisione della Corte

La Corte ha dichiarato non fondate entrambe le questioni. La disciplina sulle distanze persegue finalità socio-sanitarie, non di ordine pubblico, e rientra quindi nella «tutela della salute», dove la Regione può legiferare nel rispetto dei principi statali. La pianificazione nazionale prevista dalla legge statale, peraltro mai attuata, non poteva paralizzare a tempo indeterminato la competenza regionale.

Il principio

Le misure regionali che fissano distanze minime delle sale da gioco dai luoghi «sensibili» appartengono alla materia «tutela della salute» e non a quella dell’ordine pubblico e sicurezza: ciò che conta è l’oggetto e la finalità della norma (contrasto alla ludopatia), non gli effetti riflessi sulle autorizzazioni di pubblica sicurezza.

Domande e risposte

Cosa ha deciso la Corte sulle distanze antigioco?

Che sono legittime: la Regione può imporre distanze minime delle sale da gioco dai luoghi sensibili perché si tratta di tutela della salute, materia di competenza concorrente.

Perché non si tratta di «ordine pubblico»?

Perché la finalità della norma è prevenire la dipendenza da gioco nelle fasce deboli, non contrastare reati o disciplinare i giochi leciti; gli effetti sulle autorizzazioni di polizia sono solo riflessi.

La mancata pianificazione statale bloccava la Regione?

No. Poiché il decreto ministeriale di pianificazione non è mai stato emanato, la Corte ha escluso che la sua assenza potesse paralizzare sine die la potestà legislativa regionale.

Norme collegate

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A cura di
Andrea Marton — Dottore in Economia e Finanza, praticante commercialista
Fondatore e responsabile editoriale di Legge in Chiaro, portale di divulgazione giuridica e fiscale gratuita su 101 testi e codici italiani. I contenuti sono curati e rivisti da un team di laureati in economia; hanno scopo informativo e divulgativo e non costituiscono consulenza professionale. Profilo completo →
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