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La Corte dichiara manifestamente inammissibile la questione sull’art. 10 del d.lgs. n. 5/2003 (processo societario), nella parte in cui non consentiva all’attore di dedurre la prova contraria quando il convenuto chiedeva la fissazione dell’udienza senza concedere i termini di cui all’art. 4, comma 2. Il Tribunale di Torino aveva omesso di descrivere compiutamente la fattispecie concreta, rendendo impossibile verificare la rilevanza della questione.

Di cosa si tratta

Nel rito societario, l’art. 10 del d.lgs. n. 5/2003 regolava le conseguenze processuali dell’istanza di fissazione dell’udienza presentata dal convenuto che non proponesse domande riconvenzionali. Il Tribunale di Torino dubitava che tale meccanismo non consentisse all’attore di dedurre la prova contraria dopo che il convenuto aveva depositato prove nella propria comparsa, ledendo il diritto al contraddittorio.

La questione di legittimità costituzionale

Questione sollevata dal Tribunale di Torino in riferimento agli artt. 24, secondo comma, e 111, secondo comma, Cost., sull’art. 10, commi 1 e 2, del d.lgs. n. 5/2003. Il rimettente lamentava che la norma non prevedesse per l’attore la facoltà di dedurre la prova contraria, analogamente a quanto consentito dall’art. 184, comma 1, c.p.c. nel rito ordinario.

La decisione della Corte

Manifesta inammissibilità. Il Tribunale aveva descritto la fattispecie in modo carente: si era limitato a riferire che il convenuto aveva “dedotto prove” e poi richiesto la fissazione dell’udienza, ma non aveva spiegato se il convenuto avesse effettivamente la facoltà di richiedere la fissazione in quel contesto (la questione della legittimità dell’istanza). L’ordinanza difettava di motivazione sia sulla rilevanza sia sull’individuazione del vizio normativo.

Il principio

L’ordinanza di rimessione alla Corte costituzionale deve contenere una descrizione compiuta della fattispecie processuale concreta, tale da consentire alla Corte di verificare la rilevanza della questione. La motivazione carente sull’effettiva configurabilità della situazione censurata rende la questione manifestamente inammissibile.

Domande e risposte

Cos’era l’istanza di fissazione dell’udienza nel rito societario?

Nel rito del d.lgs. n. 5/2003, la fase introduttiva consisteva in uno scambio di memorie scritte. Il convenuto che non proponesse domande riconvenzionali aveva la facoltà di chiedere direttamente la fissazione dell’udienza, senza concedere all’attore un ulteriore termine per replicare. Ciò poteva precludere all’attore di dedurre prove contrarie rispetto a quelle introdotte dal convenuto.

Perché la Corte non ha esaminato il merito della questione?

Per esaminare il merito, la Corte deve poter verificare che la questione sia rilevante nel giudizio principale. Se l’ordinanza di rimessione non descrive chiaramente i fatti di causa — in modo da dimostrare che la norma censurata si applica effettivamente — la questione è inammissibile a prescindere dalla sua fondatezza nel merito.

Qual è il parallelo con il rito ordinario (art. 184 c.p.c.)?

Nell’art. 184, primo comma, c.p.c. (nel testo allora vigente), le parti potevano indicare prove e documenti nell’udienza istruttoria, garantendo il contraddittorio. Il rimettente riteneva che il rito societario non offrisse garanzie equivalenti all’attore per la prova contraria, creando una disparità di trattamento rispetto al rito ordinario.

Norme collegate

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A cura di
Andrea Marton — Dottore in Economia e Finanza, praticante commercialista
Fondatore e responsabile editoriale di Legge in Chiaro, portale di divulgazione giuridica e fiscale gratuita su 101 testi e codici italiani. I contenuti sono curati e rivisti da un team di laureati in economia; hanno scopo informativo e divulgativo e non costituiscono consulenza professionale. Profilo completo →
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