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La Corte costituzionale ha dichiarato l’illegittimità costituzionale di una legge della Regione Calabria che, sotto forma di interpretazione autentica, mirava a stabilizzare i rapporti di lavoro dei giornalisti dell’ufficio stampa regionale.

Di cosa si tratta

La legge della Regione Calabria 31 maggio 2019, n. 14, qualificandosi come norma di interpretazione autentica, stabiliva che una precedente disposizione regionale dovesse intendersi confermativa dei rapporti di lavoro in essere, con l’effetto di stabilizzare giornalisti professionisti e pubblicisti assunti per «chiamata diretta» nell’ufficio stampa regionale.

La questione di legittimità costituzionale

Norma impugnata: art. 1 della legge della Regione Calabria 31 maggio 2019, n. 14 (interpretazione autentica). Parametri: art. 97, quarto comma, della Costituzione (accesso al pubblico impiego mediante concorso) e art. 3 Cost. (la norma sarebbe priva dei caratteri dell’interpretazione autentica e si risolverebbe in una legge retroattiva irragionevole). Ricorrente: Presidente del Consiglio dei ministri.

La decisione della Corte

La Corte ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 1 della legge regionale.

Il principio

Una legge che si presenta come interpretazione autentica ma in realtà ha l’effetto di stabilizzare rapporti di lavoro pubblici, eludendo il principio del pubblico concorso, è costituzionalmente illegittima: l’accesso al pubblico impiego deve avvenire, di regola, mediante concorso (art. 97 Cost.).

Domande e risposte

Cos’è una legge di interpretazione autentica?

È una legge che chiarisce il significato di una norma precedente con efficacia retroattiva; non può però essere usata per introdurre, sotto mentite spoglie, una disciplina nuova e diversa.

Perché la legge calabrese è stata annullata?

Perché mirava a stabilizzare rapporti di lavoro pubblici aggirando il principio del concorso pubblico, in violazione dell’art. 97 Cost.

Il concorso pubblico è sempre obbligatorio?

Costituisce la regola per l’accesso al pubblico impiego; le deroghe sono ammesse solo in casi limitati e ragionevolmente giustificati.

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Andrea Marton — Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale
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